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🧘‍♀️ Posizioni yoga per migliorare l’allineamento del bacinoUna postura scorretta e la retroversione del bacino possono ...
13/05/2026

🧘‍♀️ Posizioni yoga per migliorare l’allineamento del bacino

Una postura scorretta e la retroversione del bacino possono causare tensioni muscolari, mal di schiena e rigidità. Alcuni esercizi di stretching e yoga aiutano a migliorare l’equilibrio del corpo e a rafforzare il core.

🔹 Distensione con ginocchio al petto
Aiuta a rilassare la parte bassa della schiena e ad allungare i muscoli posteriori.

🌉 Posizione del ponte
Rafforza glutei e addome, favorendo una migliore stabilità del bacino.

⚡ Fulmine sdraiato reclinato
Contribuisce ad allungare flessori dell’anca e quadricipiti.

🦵 Affondo basso con mani al ginocchio
Migliora la mobilità dell’anca e riduce la tensione muscolare.

🐒 Scimmia storta
Favorisce l’allungamento dei quadricipiti e migliora la flessibilità.

🕊️ Piccione basso
Aiuta ad aprire i fianchi e ad alleviare rigidità e tensioni.

🌀 Marichyasana C
Stimola la mobilità della colonna vertebrale e migliora la postura.

👶 Happy Baby
Rilassa la schiena e favorisce il rilascio delle tensioni nel bacino.

💫 Angolo legato supino
Aiuta ad aprire delicatamente le anche e a rilassare il corpo.

Praticare questi esercizi con costanza può contribuire a migliorare l’allineamento corporeo, la mobilità e il benessere generale.

Endometriosi: ecco da quali MUSCOLI passa il DOLORESe hai l'endometriosi e convivi anche con dolore al bacino, alla bass...
13/05/2026

Endometriosi: ecco da quali MUSCOLI passa il DOLORE

Se hai l'endometriosi e convivi anche con dolore al bacino, alla bassa schiena, o quella sensazione di peso pelvico che non se ne va mai del tutto, sappi che non è una coincidenza.

C'è un meccanismo muscolare preciso che collega l'infiammazione cronica tipica dell'endometriosi al dolore che senti in quelle zone. Capirlo non cambia la diagnosi, ma può cambiare molto il modo in cui riesci a gestire i sintomi quotidiani.

Partiamo dall'anatomia, perché è lì che tutto diventa chiaro.

**Lo psoas.**

Lo psoas è un muscolo lungo e profondo che origina dai corpi delle vertebre lombari, da L1 a L5, scende attraverso il bacino passando nelle immediate vicinanze di utero e ovaie, e si inserisce sul piccolo trocantere del femore. È letteralmente il muscolo che fa da ponte tra la colonna lombare e il bacino, e il suo percorso lo porta a stretto contatto con le strutture riproduttive femminili.

Quando una zona è cronicamente infiammata, i muscoli vicini reagiscono contraendosi per proteggerla. È un riflesso automatico e in origine intelligente: i muscoli stringono intorno alla zona dolente per limitare i movimenti che potrebbero peggiorarla. Il problema è quando questo riflesso si prolunga per mesi o anni, come nell'endometriosi.

Lo psoas, in questo caso, resta contratto in modo cronico. E uno psoas cronicamente contratto fa cose molto precise.

Tira sulle vertebre lombari a cui è attaccato, esercitando una tensione continua sulla bassa schiena. Ecco il dolore lombare che non passa con i trattamenti classici, che migliora temporaneamente e poi ritorna, che alla risonanza spesso non trova una spiegazione strutturale proporzionata a quanto fa male. Non è la colonna che è "andata": è il muscolo che la tira ogni giorno, ogni notte, perché è bloccato in uno stato di allerta che non riesce a disattivare.

Comprime inoltre tutta la zona del bacino dall'interno, aumentando la pressione su strutture già irritate e contribuendo a quella sensazione di chiusura pelvica, di peso, di pressione interna che molte donne con endometriosi descrivono come costante, anche nei giorni in cui il dolore mestruale non è al picco.

**Il pavimento pelvico.**

Il pavimento pelvico nell'endometriosi è spesso ipertonico, cioè cronicamente contratto, per ragioni simili a quelle dello psoas: la vicinanza anatomica alle zone infiammate, la risposta difensiva prolungata, la sensibilizzazione progressiva del sistema nervoso locale.

Un pavimento pelvico ipertonico genera dolore perineale, difficoltà nei rapporti intimi, urgenza minzionale, difficoltà evacuative. Sintomi che nell'endometriosi vengono spesso attribuiti alla malattia in sé, ma che in parte significativa derivano dalla contrattura muscolare secondaria all'infiammazione cronica, e che per questo rispondono al lavoro muscolare in modo diverso rispetto ai sintomi puramente infiammatori.

**Il piriforme e i rotatori profondi dell'anca.**

Anche il piriforme e gli otturatori, i rotatori profondi dell'anca di cui abbiamo già parlato in altri post, condividono inserzioni sul sacro e sul coccige con il pavimento pelvico. Nell'endometriosi la tensione difensiva si propaga spesso anche a questi muscoli, che a loro volta possono irritare il nervo pudendo nel suo percorso, aggiungendo una componente neuropatica al dolore già presente.

Il quadro che emerge è quello di una rete muscolare, non di un singolo muscolo colpevole.

Lo psoas che tira la lombare e comprime il bacino dall'interno. Il pavimento pelvico che risponde in ipertono. Il piriforme e gli otturatori che trasmettono tensione al sacro e al coccige. Tre sistemi muscolari diversi, tutti in risposta alla stessa infiammazione cronica, tutti che si potenziano a vicenda, tutti che contribuiscono a un dolore che sembra diffuso e impossibile da localizzare con precisione perché in effetti lo è: arriva da più punti contemporaneamente.

La buona notizia è che su tutti questi muscoli si può lavorare.

Non per guarire l'endometriosi, che richiede un percorso medico dedicato e non dipende dai muscoli. Ma per ridurre la componente muscolare del dolore, che in molte donne è significativa e che risponde al lavoro di mobilità, allungamento e rieducazione posturale in modo misurabile.

Uno studio pubblicato su Archives of Physical Medicine and Rehabilitation ha mostrato che un programma strutturato di lavoro muscolare lombo-pelvico migliora qualità della vita, riduce il dolore e diminuisce la rigidità in donne con endometriosi, con effetti che durano almeno un anno.

Lavorare sui muscoli non guarisce l'endometriosi. Ma può fare la differenza tra una giornata in cui il dolore ti blocca e una giornata in cui riesci a muoverti, respirare e stare in piedi senza quel peso costante

PROBLEMI ASSOCIATI ALLA POSTURA: cosa succede se i tuoi muscoli posturali sono rigidi Quando si parla di "postura" la ma...
27/04/2026

PROBLEMI ASSOCIATI ALLA POSTURA: cosa succede se i tuoi muscoli posturali sono rigidi

Quando si parla di "postura" la maggior parte delle persone pensa a un discorso estetico: le spalle curve, la schiena gobba, la testa in avanti.

In realtà la postura "chiusa" produce una serie di sintomi che con l'estetica non c'entrano nulla, e che quasi nessuno collega alla rigidità dei muscoli posturali.

Sintomi che la gente attribuisce allo stress, all'età, alla stanchezza "normale", all'alimentazione, e che invece hanno una componente muscolare molto più concreta di quanto si pensi.

Che poi non è neanche tanto questione di quanto la postura è visivamente chiusa o gobba: è questione di quanto i tuoi muscoli sono tesi.

Puoi non avere nessuna particolare "gobba", ma avere dei muscoli che sono rigidi come cavi d'acciaio: e in ciò che sto per dire ci rientri alla grande.

Vediamone quattro, perché sono quelli in cui la maggior parte delle persone si riconosce.

La stanchezza mentale.

Sembra strano collegare la postura alla mente, ma il meccanismo è diretto.

Quando i muscoli posturali sono rigidi e il torace è chiuso, il diaframma non si muove come dovrebbe e il respiro resta superficiale.

Un respiro superficiale significa meno ossigenazione, e un cervello meno ossigenato si affatica prima.

La postura chiusa affatica la mente prima ancora che il corpo.

Ecco perché dopo una giornata alla scrivania ti senti esausto mentalmente, anche se fisicamente non hai fatto nulla: il tuo corpo è stato in una posizione che ha ridotto l'efficienza respiratoria per otto ore, e il cervello ne ha pagato il prezzo.

Non è che "il lavoro ti ha stancato": è che la postura in cui lo hai fatto ti ha tolto ossigeno.

Il respiro corto e la sensazione di oppressione.

La gabbia toracica non è una struttura fissa: è fatta di costole che dovrebbero muoversi ad ogni respiro, espandendosi verso l'esterno e verso l'alto.

Ma quando i muscoli del torace sono rigidi (pettorali accorciati, intercostali contratti, diaframma irrigidito), le costole non si muovono più.

La gabbia toracica diventa una gabbia nel senso letterale: una struttura rigida che non si espande.

Il diaframma prova a scendere per far entrare l'aria, ma il torace non si apre abbastanza per accogliere l'espansione.

Il respiro resta alto, corto e superficiale, e quella sensazione di "non riuscire a respirare a fondo" diventa una compagna costante.

Le spalle sempre in tensione.

Più la postura è chiusa, più i muscoli delle spalle devono lavorare per tenerla su.

Quando le spalle si arrotondano in avanti (trascinate dai pettorali accorciati e dal torace chiuso), i muscoli tra le scapole (romboidi e trapezio medio) entrano in tensione costante per impedire alle spalle di chiudersi completamente.

È un lavoro continuo, involontario, che non si ferma mai: quei muscoli stanno facendo gli straordinari tutto il giorno.

Ecco quella tensione alle spalle e alla base del collo che sembra non passare mai, che peggiora durante la giornata

Lo stomaco e l'intestino hanno bisogno di spazio per lavorare, e hanno bisogno del diaframma che li "massaggi" dall'alto 20.000 volte al giorno.

Quando la postura è chiusa e i muscoli del tronco sono rigidi, lo spazio per gli organi si riduce.

Il diaframma rigido non li comprime e rilascia ritmicamente, e la motilità rallenta.

Il gas che si produce durante la digestione non viene spostato in modo efficiente, e la pancia si gonfia.

Non per quello che hai mangiato: perché i muscoli intorno ai tuoi organi non stanno funzionando.

Stanchezza mentale, respiro corto, spalle in tensione, gonfiori: quattro sintomi che sembrano appartenere a quattro problemi diversi.

In realtà sono tutti figli della stessa rigidità muscolare posturale.

I sintomi (stanchezza, respiro corto, tensione) alimentano lo stress.

I muscoli posturali devono ritrovare la loro elasticità, così il torace si apre, il diaframma torna a muoversi, le spalle si rilassano, e gli organi hanno di nuovo spazio.

Non sono quattro interventi separati: è un unico lavoro di mobilità e stretching che ripristina la funzione dei muscoli che si erano irrigiditi.

E i sintomi migliorano insieme, perché era la stessa rigidità a produrli tutti 💪

BRACCIO intorpidito di notte: ecco perché non è un problema di circolazione ma di muscoli del COLLO (e perché può succed...
23/04/2026

BRACCIO intorpidito di notte: ecco perché non è un problema di circolazione ma di muscoli del COLLO (e perché può succedere anche di giorno)

Ti svegli nel cuore della notte con un braccio completamente "morto".

Nessuna sensibilità, formicolio intenso, e quella sensazione spiacevole di braccio che non risponde ai comandi finché non lo muovi per qualche secondo.

La spiegazione che si dà quasi sempre è: "ho dormito sopra il braccio e si è bloccata la circolazione".

Sembra logico, e a volte è effettivamente la posizione a creare il problema.

Ma attenzione: se senti spesso formicolii, non è questione di "trovare la posizione giusta", è semplicemente che i tuoi muscoli sono troppo rigidi, e comprimono i nervi appena la posizione è un minimo storta.

Per capire cosa succede davvero bisogna risalire molto più in alto rispetto al braccio, fino alla parte laterale del collo.

Nella zona cervicale ci sono tre muscoli che quasi nessuno conosce per nome: gli scaleni.

Anteriore, medio e posteriore: partono dalle vertebre cervicali e si attaccano alle prime due costole.

Il dettaglio anatomico che li rende speciali è questo: tra lo scaleno anteriore e quello medio passa il PLESSO BRACHIALE, l'intero fascio di nervi che dal collo controlla la sensibilità e la forza di tutto il braccio, dalla spalla fino alla punta delle dita.

In pratica, tutti i "cavi elettrici" che servono al tuo braccio per funzionare devono passare attraverso un corridoio strettissimo tra due muscoli del collo.

Quando dormi in certe posizioni, come quella dell'immagine con il braccio sopra la testa e il peso del corpo che comprime la zona della spalla e del collo, quel corridoio si restringe ulteriormente.

I nervi vengono compressi nel passaggio tra gli scaleni, il segnale si interrompe, e il braccio si "spegne".

Quando ti muovi, la compressione si allenta, il segnale riprende, e il formicolio arriva mentre i nervi si "riaccendono".

Fin qui il meccanismo notturno, che dipende dalla posizione.

Ma se ti capita spesso, o se il formicolio arriva anche durante la giornata, in posizioni che non hanno nulla di strano, il discorso cambia.

E cambia perché il problema non è più solo la posizione: sono gli scaleni che sono cronicamente contratti.

Se il corridoio è già stretto di suo perché i muscoli sono rigidi, basta pochissimo per comprimere i nervi: una leggera rotazione del collo, guidare a lungo, stare al computer con le spalle un po' alzate.

Posizioni normalissime che in una persona con gli scaleni rilassati non creerebbero nessun problema, ma che in chi li ha cronicamente tesi bastano a interrompere il segnale.

Perché gli scaleni si irrigidiscono così tanto?

Il primo fattore lo sa quasi nessuno, ed è la respirazione.

Gli scaleni sono muscoli "accessori" della respirazione: sollevano le prime costole per far entrare più aria.

Dovrebbero attivarsi solo durante uno sforzo intenso, ma quando il diaframma è bloccato dalla tensione (e in chi vive sotto stress è bloccato quasi sempre), gli scaleni vengono chiamati a lavorare ad ogni singolo respiro.

Migliaia di micro-contrazioni al giorno che non dovrebbero fare.

Il secondo fattore è la postura a testa in avanti, che li tiene in accorciamento costante per ore.

Il terzo è la tensione emotiva, alla quale i muscoli del collo sono estremamente reattivi.

Tre fattori che si sommano silenziosamente, e il corridoio diventa sempre più stretto.

A questo punto una precisazione importante.

Non tutti i formicolii alla mano vengono dal collo.

Esiste certamente la compressione al polso, il famoso tunnel carpale, che è un problema reale e ben definito.

Ma è facilmente distinguibile: il tunnel carpale dà formicolio specificamente alle prime tre dita (pollice, indice, medio), spesso accompagnato da dolore localizzato al polso, e peggiora tipicamente con i movimenti ripetitivi della mano.

Se il tuo formicolio è più diffuso, coinvolge tutto il braccio o l'avambraccio, cambia un po' di posizione, e si presenta soprattutto in relazione a come tieni il collo o le spalle, la probabilità che il problema sia al polso è molto bassa.

Conviene guardare 30 centimetri più in alto.

La buona notizia è che gli scaleni rispondono molto bene al lavoro attivo.

quando rimetti in efficienza tutta la catena cervicale, la respirazione diaframmatica toglie il sovraccarico respiratorio, la mobilità cervicale riduce la tensione generale, e il corridoio tra gli scaleni si riapre.

Chi ha gli scaleni cronicamente contratti ha quasi certamente anche il trapezio rigido, lo SCM teso, i sub-occipitali sovraccaricati, e tutto il corteo di sintomi che ne consegue: sbandamenti, nebbia mentale, stanchezza inspiegabile.

Il formicolio al braccio è solo la punta dell'iceberg di un collo che nel suo insieme non funziona come dovrebbe.

Quando tutto il sistema torna efficiente, il corridoio si riapre, i nervi smettono di essere compressi, e quelle notti con il braccio "morto" diventano sempre più rare

PSOAS CONTRATTO: i sintomi che quasi nessuno collega a questo muscoloC'è un muscolo nel tuo corpo che può causare dolore...
19/04/2026

PSOAS CONTRATTO: i sintomi che quasi nessuno collega a questo muscolo

C'è un muscolo nel tuo corpo che può causare dolore lombare, gonfiori intestinali, fastidio all'inguine, dolore al basso ventre e problemi di postura, e che quasi nessuno considera quando ha uno di questi sintomi.

Si chiama psoas, ed è il muscolo più profondo e più "nascosto" che abbiamo.

Per raggiungerlo dovresti passare attraverso l'addome: sta davanti alla colonna, dietro gli organi, in una posizione così profonda che la maggior parte delle persone non sa nemmeno che esiste.

Lo psoas si attacca direttamente alle vertebre lombari, una per una, dalla prima all'ultima.

Quando è contratto, tira quelle vertebre in avanti.

La colonna viene sollecitata in modo asimmetrico, i dischi si comprimono, e la zona lombare bassa diventa il punto dove tutta la tensione si concentra.

È quel dolore di fondo che c'è sempre, quel fastidio che non si spiega con nessuno sforzo recente e che non migliora con i classici esercizi per la schiena.

Non è un problema della schiena: è lo psoas che sta tirando sulla schiena dal davanti.

Lo psoas attraversa la parte bassa dell'addome, ed è a contatto diretto con gli organi pelvici.

Quando è cronicamente contratto, crea una tensione profonda nella zona bassa della pancia, difficile da localizzare con precisione.

Molte persone la descrivono come un fastidio "che sta sotto", sordo, non acuto, che a volte viene confuso con problemi intestinali o, nelle donne, con problemi ginecologici.

Lo psoas termina nella parte interna della coscia, passando attraverso la zona inguinale.

La sua contrazione cronica genera una pressione nella piega dell'inguine, vicino ai vasi linfatici e ai linfonodi pelvici.

È un fastidio che molte persone sentono quando camminano a lungo, quando si alzano dalla sedia, o quando cercano di allungare la gamba all'indietro.

Lo psoas è a contatto diretto con l'intestino: l'intestino ci sta appoggiato sopra, come una coperta su un cavo teso.

Quando lo psoas è rigido, riduce lo spazio disponibile per l'intestino e ne limita la motilità.

Il transito rallenta, la fermentazione aumenta, il gas si accumula e non viene spostato in modo efficiente.

Ecco perché tante persone hanno gonfiori "inspiegabili" che non dipendono da cosa mangiano: lo spazio in cui l'intestino dovrebbe lavorare è compresso da un muscolo che quasi nessuno sta considerando.

L'iperlordosi e la pancia che sporge.

Uno psoas accorciato tira il bacino in avanti e accentua la curva lombare.

La pancia sporge in basso, soprattutto sotto l'ombelico, anche senza eccesso di grasso.

La difficoltà ad estendere la schiena.
Estendere la schiena all'indietro significa allungare lo psoas.

Se lo psoas è contratto, quel movimento crea tensione o dolore immediato nella zona lombare.

È il test più semplice che ci sia: se inarcare la schiena all'indietro ti dà fastidio nella parte bassa, è molto probabile che lo psoas sia rigido.

Quando si rilassa, la trazione sulla colonna si riduce e la schiena si libera.

La tensione al basso ventre e all'inguine si allenta, e anche il profilo dell'addome migliora.

Non sei sintomi che migliorano uno alla volta: è un unico muscolo che torna a fare il suo lavoro, e tutto quello che stava comprimendo si libera contemporaneamente 💪

PANCIA che sporge in BASSO e LOMBARE rigida: ecco perché è lo stesso problema Hai mai notato come molte persone, non nec...
16/04/2026

PANCIA che sporge in BASSO e LOMBARE rigida: ecco perché è lo stesso problema

Hai mai notato come molte persone, non necessariamente sovrappeso, abbiano la parte bassa dell'addome nettamente più sporgente del resto?

Se sei tra queste, sappi che i tuoi muscoli ti stanno lanciando un messaggio, e che questo messaggio ha a che vedere con la tua bassa schiena (che probabilmente non è proprio il tuo punto forte, vero?)

Pancia che sporge e lombare rigida sono due segnali molto legati tra loro, anche se uno sembra un problema "estetico" e l'altro uno "funzionale".

In realtà, nella maggior parte dei casi, sono lo stesso identico problema visto da due lati diversi del corpo.

Il responsabile è un muscolo che non ha nulla a che fare né con la pancia né con la schiena, ma influenza entrambe: lo psoas.

Lo psoas è un grande muscolo profondo che collega le vertebre lombari alla parte interna della coscia.

Il suo lavoro principale è flettere l'anca, ma ha un effetto collaterale fondamentale: tira costantemente il bacino in avanti.

In condizioni normali non è un problema, perché gli addominali profondi fanno da contrappeso e tengono il bacino in posizione neutra.

Ma quando lo psoas è molto più dominante degli addominali (e dopo anni di vita sedentaria lo è quasi sempre), vince il tiro alla fune.

Il bacino si inclina in avanti.

E da quel momento succedono DUE cose nello stesso istante.

Davanti: tutto il contenuto addominale (intestino, organi, visceri) viene spinto in avanti e in basso. Il profilo della pancia cambia nella parte bassa. Non perché il volume sia aumentato, ma perché il "contenitore" si è inclinato e ha fatto scivolare fuori tutto quello che conteneva.

Dietro: la curva lombare si accentua. I dischi vertebrali vengono compressi nella parte posteriore. I muscoli della schiena devono lavorare il doppio per tenere tutto in equilibrio, e la lombare entra in quella rigidità cronica che tanti conoscono.

Due sintomi visibili e percepibili, un'unica causa meccanica.

Ecco perché nessuna dieta cambia quel profilo: non è un problema di cosa c'è dentro, è un problema di come è inclinato il contenitore.

Ed ecco perché nessun massaggio sulla schiena risolve davvero: rilassi i muscoli per qualche ora, poi lo psoas rimette tutto sotto tensione.

Stai trattando gli effetti, non la causa.

Immagina una bilancia a due piatti. Da una parte lo psoas che tira in avanti, dall'altra gli addominali che trattengono.

Se il piatto dello psoas è sempre pieno e quello degli addominali è vuoto, la bilancia si inclina. Qualsiasi cosa tu faccia sul piatto già pieno (stretching, massaggi) dà un sollievo temporaneo, ma la bilancia resta sbilanciata.

L'unico modo per raddrizzare la bilancia è aggiungere peso sull'altro piatto: riattivare gli addominali profondi che hanno smesso di lavorare, riequilibrare lo psoas con esercizi specifici, e rimettere il bacino dove dovrebbe stare.

Quando questo succede, non migliora "un problema": migliorano entrambi.

La pancia bassa si riprende lo spazio che le spetta, perché il contenitore torna dritto.

La schiena si scarica, perché non è più costretta in quella curva esagerata.

Due risultati dallo stesso lavoro, perché il problema è sempre stato uno solo.

E la cosa che sorprende molte persone è che una volta capito il meccanismo, il miglioramento arriva più in fretta di quanto si aspettassero 💪

Sintomi di disturbo CERVICALE da STRESS: ecco perché devi conoscerli Lo stress ti irrigidisce il collo.Questo lo sanno t...
13/04/2026

Sintomi di disturbo CERVICALE da STRESS: ecco perché devi conoscerli

Lo stress ti irrigidisce il collo.

Questo lo sanno tutti. Ma quello che quasi nessuno sa è che i sintomi che ne derivano vanno ben oltre il classico "collo duro" e il trapezio di marmo.

E soprattutto, quasi nessuno sa come si arriva al punto di non ritorno: quel momento in cui la tensione smette di essere un fastidio passeggero e diventa qualcosa di persistente, che non se ne va nemmeno quando lo stress è passato.

Partiamo da cosa succede fisicamente quando sei sotto tensione.

Il cervello percepisce una minaccia, e non gli importa se è una tigre o una scadenza lavorativa: la risposta è identica.

Prima cosa: il diaframma si contrae, il respiro diventa corto e alto.

Seconda cosa: le spalle salgono verso le orecchie e il collo si incassa, il famoso riflesso della tartaruga che entra nel guscio.

Terza cosa: i muscoli anteriori del collo, sterno-cleido-mastoideo e scaleni, si contraggono per proteggere la gola.

Quarta cosa: i denti si stringono, e la tensione mandibolare si trasferisce direttamente ai muscoli del collo.

Tutto questo in un istante, senza che tu possa farci granchè.

Se dura un'ora e poi passa, non succede niente: i muscoli si rilassano e il giorno dopo è come se non fosse successo.

Il problema è quando dura settimane.

Settimane di diaframma bloccato, di trapezio contratto, di scaleni che lavorano ad ogni respiro perché il diaframma non li aiuta, di mandibola serrata di notte.

A quel punto i muscoli cervicali non sono più "un po' tesi": sono cronicamente sovraccaricati.

E qui iniziano i sintomi che la gente non collega allo stress.

Sbandamenti e sensazione di "essere su una barca": lo sterno cleido mastoideo e gli scaleni sono pieni di recettori dell'equilibrio, e quando sono cronicamente rigidi mandano segnali confusi al cervello.

Vista che si appanna senza problemi agli occhi: i muscoli sub-occipitali alla base del cranio coordinano i micro-movimenti oculari, e quando sono contratti la coordinazione visiva perde precisione.

Nebbia mentale e stanchezza cerebrale inspiegabile: gli stessi sub-occipitali sono attaccati alla dura madre, l'involucro del cervello, e quando tirano costantemente su quella membrana il cervello perde risorse.

Tachicardia senza motivo con il cuore perfettamente sano: il nervo vago, che è il "freno" del cuore, scorre tra i muscoli cervicali e quando è disturbato il cuore accelera.

Formicolii alle braccia e alle mani: il plesso brachiale passa tra gli scaleni, e se il corridoio si restringe i nervi vengono compressi.

Un sacco di sintomi che sembrano non avere niente a che fare con il collo, e che mandano le persone dall'otorino, dall'oculista, dal cardiologo, senza che nessuno trovi nulla.

Perché il problema non è nell'organo che dà il sintomo: è nei muscoli che lo circondano.

Anche a me capita che in momenti di forte tensione il collo si irrigidisca: è assolutamente normale, succede a tutti.

Ma ho imparato a mie spese che esiste una "soglia critica".

Se al collo già teso per lo stress aggiungi un lavoro fisico intenso, magari proprio per scaricare la tensione, rischi di superare quella soglia.

I muscoli che erano già al limite si ritrovano con un carico extra che non riescono a gestire, e la tensione passeggera si trasforma in tensione persistente, con sbandamenti e sintomi che possono durare giorni.

Questo non vuol dire che non devi fare attività fisica quando sei stressato, anzi: è una delle cose migliori che puoi fare.

Ma vuol dire che nei periodi di forte tensione conviene dosare l'intensità, privilegiando un lavoro di mobilità e allungamento piuttosto che uno sforzo massimale.

Prima sciogli, poi carichi. Non il contrario.

Ed ecco il punto fondamentale: perché i sintomi non se ne vanno anche quando lo stress è passato?

Perché si crea un circolo vizioso.

La tensione emotiva irrigidisce i muscoli cervicali.

I muscoli rigidi disturbano il cervello con segnali sporchi.

Il cervello disturbato genera ansia e stato di allerta.

L'allerta irrigidisce ulteriormente i muscoli.

E il loop gira anche dopo che la causa originale non c'è più.

I muscoli hanno "memorizzato" lo schema, e continuano a ripeterlo in automatico.

Ecco perché "rilassarsi" non basta: il circolo è un meccanismo fisico che non si spezza con la forza di volontà.

Si spezza dando ai muscoli stimoli attivi che invertano il messaggio: allungamento, mobilità, rinforzo progressivo.

Quando i muscoli recuperano elasticità e funzionalità, mandano al cervello il segnale "tutto ok, il pericolo è passato".

Il cervello abbassa l'allerta, i muscoli si rilassano ulteriormente, e il circolo si inverte.

Non serve lavorare su un singolo muscolo: serve rimettere in efficienza tutta la catena cervicale, dalla respirazione ai muscoli profondi.

Quando il sistema torna a funzionare insieme, i sintomi si riducono a catena, spesso anche quelli che sembravano più misteriosi 💪

PSOAS: ecco il muscolo che può causare GONFIORI di PANCIAHai notato che ci sono giorni in cui digerisci benissimo e gior...
10/04/2026

PSOAS: ecco il muscolo che può causare GONFIORI di PANCIA

Hai notato che ci sono giorni in cui digerisci benissimo e giorni in cui ti gonfi anche con un piatto di riso?

Se il problema fosse davvero il cibo, la reazione dovrebbe essere prevedibile: quel cibo ti gonfia, quest'altro no.

Quella logica in realtà c'è.
Solo che non sta nel piatto.
Sta in un muscolo che quasi nessuno associa alla digestione: lo psoas.

Lo psoas è un grande muscolo profondo che parte dalle vertebre lombari, attraversa il bacino e arriva alla coscia.

È uno dei muscoli più profondi del corpo: per raggiungerlo dovresti "passare attraverso" l'addome.

Ed è proprio per questo che ha un rapporto così intimo con l'intestino: l'intestino è appoggiato direttamente sopra lo psoas.

Lo possa si irrigidisce per difendere una zona che percepisce come in difficoltà.

Quando lo psoas è rigido per conto suo (e dopo anni di vita sedentaria lo è quasi sempre), comprime l'intestino dal basso.

Pensa a un tubo dell'acqua sotto un mobile pesante: l'acqua passa, ma passa male.

Lo psoas rigido è quel mobile: schiaccia l'intestino riducendo il suo "spazio vitale", limita la motilità, e rallenta il transito.

Il cibo arriva, l'intestino deve lavorare, ma ha meno spazio per muoversi.

La fermentazione aumenta, il gas si accumula, e la pancia si gonfia.

Non per quello che hai mangiato, ma perché l'intestino non ha abbastanza libertà per gestire quello che hai mangiato.

Ma lo psoas non è l'unico muscolo coinvolto.
Sopra l'intestino c'è il diaframma, la grande cupola muscolare della respirazione.

Ogni volta che inspiri, il diaframma scende e comprime dolcemente gli organi dall'alto, poi risale e li rilascia.

20.000 volte al giorno: una p***a naturale che aiuta l'intestino a far avanzare il contenuto e a gestire il gas.

Quando il diaframma è rigido (e lo stress lo irrigidisce costantemente), questa p***a si ferma.

A quel punto l'intestino si ritrova in una vera e propria morsa: lo psoas che comprime dal basso, il diaframma che ha smesso di muoverlo dall'alto.

Il gas che normalmente verrebbe gestito senza problemi resta intrappolato.

Ecco perché il gonfiore cambia da un giorno all'altro con lo stesso cibo.

Nei giorni in cui sei più rilassato, il diaframma si muove meglio, lo psoas è meno teso, e l'intestino ha spazio e movimento per fare il suo lavoro: digerisci bene anche cibi "sospetti".

Nei giorni in cui sei teso, stressato, in cui sei stato seduto per ore, la morsa è più stretta: ti gonfi anche con il riso in bianco.

L'intestino gonfio e disteso preme sullo psoas, che si irrigidisce ulteriormente.

Lo psoas più rigido comprime ancora di più l'intestino.

L'intestino più compresso rallenta, fermenta di più, si gonfia di più.

Ogni pezzo peggiora l'altro, e la situazione sembra non avere via d'uscita.

Ma il circolo vizioso funziona anche al contrario, e questa è la vera buona notizia.

Quando lo psoas si rilassa, l'intestino ha più spazio.

Quando il diaframma torna a muoversi, la p***a riprende.

Con più spazio e più movimento, la motilità migliora, il gas non resta intrappolato, e la pancia si sgonfia.

Attenzione! non sto dicendo che l'alimentazione non conti, perché conta eccome.

Ma se i muscoli intorno ai tuoi organi non funzionano, puoi mangiare perfetto e gonfiarti lo stesso.

Se vuoi lavorare in modo mirato sullo psoas e sul diaframma, contattami e ti spiegherò come fare

Indirizzo

Via Giovanni Ciceri Num. 6
Passo Di Treia
62010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393498469433

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