Dr.ssa Piera Cenname Psicologa -Psicoterapeuta

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24/09/2024

L’attenzione, scrive la filosofa Simone Weil al poeta Jöe Bousquet nel 1942, è la forma più rara e più pura della generosità. Inizia così l’articolo pubblicato in questi giorni sulla rivista The Vision che si concentra sulla cosiddetta “epidemia di depressione”, fenomeno che non riguarda solamente gli adulti, ma anche gli adolescenti, che attraversano per forza di cose una fase già di per sé estremamente critica.

Secondo l’articolo si parla di epidemia di depressione anche perché, negli ultimi anni, le diagnosi sono aumentate rispetto a solo qualche decennio fa, grazie alla crescente sensibilizzazione sul tema del benessere psicologico. I numeri emersi – secondo cui il 49,4% degli adolescenti soffre di ansia o depressione – hanno portato inevitabilmente la comunità scientifica ad interrogarsi su questo fenomeno.

Per alcuni esperti del settore, che quotidianamente fanno esperienza diretta di come si sentono gli adolescenti, la causa va ricercata a livello di educazione, non solo delle famiglie ma anche delle scuole. Un’educazione che tende a proteggere i bambini da qualsiasi infelicità e dolore, o meglio, tendeva a negare queste emozioni, a non fargliele vivere, nell’età della crescita, ha condotto i ragazzi ad aderire all’estetica famigliare delle pubblicità del Mulino Bianco.

Sentimenti come la frustrazione, l’insoddisfazione, l’impotenza, la gelosia, l’invidia, la rabbia, l’esclusione, la paura, l’ansia, l’inadeguatezza sono tutte sensazioni che l’essere umano, vivendo, volente o nolente attraversa, e deve abituarsi a vivere, a sopportare e a superare fin da piccolo.

Se queste non si presentano mai, o non viene dato il tempo di starci insieme, di conviverci, nemmeno qualche minuto, però, i muscoli emotivi e psichici che permettono di farci i conti non si sviluppano e dunque gli adolescenti (e non solo) non trovano altre reazioni che l’annichilirsi, ritirarsi nelle loro camerette, rifiutare quel mondo orribile a cui nessuno si era mai sognato di prepararli, nascondersi.

Per approfondire 👇
https://thevision.com/attualita/salute-mentale-depressione-giovani/?sez=all&ix=1

29/06/2024

📌Un cervello a riposo è un cervello attivo: il Default Mode Network

Quando ci impegniamo attivamente in un compito, i neuroni che si trovano nelle regioni cerebrali necessarie per svolgerlo aumentano la loro attività elettrica. Tuttavia il nostro cervello è attivo anche quando non stiamo svolgendo nessuna attività, ci stiamo rilassando o stiamo sognando ad occhi aperti, cioè mentre ci troviamo in uno stato di veglia rilassata.

❓Cos’è il Default Mode Network?

Il Default Mode Network è un insieme di aree cerebrali che interagiscono tra loro – in termini tecnici, una rete neurale – e che vengono generalmente attivate durante i momenti di riposo da attività specifiche. Tale rete neurale è distribuita in diverse regioni corticali e sottocorticali, che possono parzialmente variare da individuo a individuo, ma che nel complesso possono essere ricondotte ad alcune aree principali, quali l’ippocampo, il giro ippocampale, la corteccia prefrontale mediale, le regioni temporali laterali e parietali, e le cortecce posteriori mediali.

❓Quando si attiva?

L’attivazione del Default Mode Network sembra essere associata a:
➖mind wandering
➖ricordare esperienze passate
➖pensare agli stati mentali altrui
➖immaginare il futuro
➖elaborare il linguaggio.

A un primo sguardo, tali funzioni potrebbero apparire come una serie di abilità cognitive non correlate tra loro; tuttavia potrebbero essere collegate in quanto utili alla costruzione di una propria narrativa interiore. In altre parole, il Default Mode Network aiuterebbe gli individui a riflettere su chi sono in relazione agli altri e a ricordare le esperienze passate, sintetizzando tali aspetti in una narrazione di sé coerente.

👉Leggi l’articolo su State of Mind https://www.stateofmind.it/2024/04/default-mode-network-cervello/

08/06/2024
06/03/2024

“Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.”

(Khalil Gibran)

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