06/03/2026
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Condividiamo la bella recensione di Valdimiro Pellicanò a “L’elefante addormentato” di Angelo Antonio Moroni, Scatole parlanti, 2025
Il romanzo si apre in un agosto infuocato, in un supermercato deserto che appare fin da subito come una massa inerte, opaca, silenziosa. Un elefante, appunto.
L’autore gioca con l’onomastica in modo tutt’altro che ornamentale. I nomi non funzionano come semplici etichette identificative, ma come operatori di senso, tracce che rimandano a genealogie, appartenenze, scarti simbolici. È un gioco sottile, quasi laterale, che invita il lettore a tornare indietro, a rileggere, a interrogarsi su ciò che appariva neutro e che invece custodiva una funzione latente. Anche qui, la verità non si impone frontalmente: si lascia intravedere attraverso uno slittamento, un dettaglio linguistico, un nome che, nel momento giusto, smette di essere trasparente e diventa significativo. È un ulteriore modo con cui L’elefante addormentato ribadisce che il senso non esplode, ma si costruisce — e che talvolta è proprio il linguaggio, più che l’evento, a custodire la chiave del disvelamento.
Angelo Moroni Società Psicoanalitica Italiana International Psychoanalytical Association (IPA) Davide Rosso Anna Cordioli Fulvio Mazzacane Patti Santinon Renata Rizzitelli Gabriele Cassullo
Parole chiave: segreto, violenza, verità, edipo, prometeo “L’elefante addormentato” di Angelo Antonio Moroni, Scatole parlanti, 2025 Recensione di Valdimiro Pellicanò Il romanzo L’elefante addormentato si apre in un agosto infuocato, in un supermercato deserto che appare fin da subito come...