03/05/2026
La rabbia se riconosciuta ed accolta senza automatismo, ma agita attraverso la consapevolezza, può avere la sua funzione benefica. Ci fa sentire da cosa è possibile prendere le distanze e cosa dobbiamo lasciare andare (persone, situazioni, luoghi etc.)
"In queste settimane ho contattato un sentimento molto forte di rabbia. Rabbia verso persone che mi hanno ferito nel passato,
rabbia come sentimento che ho un po’ represso nell’infanzia,
che ho in parte rimosso, diventando un po’ sommesso,
un bravo bambino che vuole apparire buono agli occhi dei genitori.
Paura della rabbia, perché il problema è proprio che quando viene fuori, la rabbia, se l’hai tenuta troppo a lungo dentro, esplode, e può fare male, e portare a grandi casini.
Ho sentito, ho capito quasi direi nel corpo, di come la rabbia sia connessa alla guerra. Di come cioè la rabbia sia una energia potente ma anche distruttiva, se non viene usata guarendone la ferita da cui sgorga e origina.
La rabbia chiede riconoscimento, rispetto, di essere visti per quello che siamo, di non essere invasi né umiliati o trattati male.
La rabbia va espressa, tirata fuori, ma è proprio questa espressione il problema.
Come esprimiamo questa energia? È un tema di cui non si parla, ma mi sembra importantissimo. Perché mi sembra che tutti noi oscilliamo spesso fra il reprimere la rabbia, o l’esprimerla in forme distorte.
La rabbia chiede di essere trattati bene. La rabbia è una emozione potente se viene messa al servizio di una giusta battaglia e lotta per il riconoscimento, per l’auto-affermazione, ma può essere estremamente pericolosa se si lascia guidare dal dolore e dal sentimento di rivalsa, dal non volere accettare il fallimento.
Perché la ferita, il risentimento, la frustrazione da cui la rabbia trae alimento, rischia di diventare un colpevolizzare un nemico, o una serie di nemici come responsabili del nostro dolore.
È colpa di tutti gli altri se io sto così. E le rivoluzioni moderne purtroppo hanno assunto spesso questo schema.
Come usare la rabbia per evolvere? Né reprimendola né lasciandosi possedere da essa? Cosa può insegnarci di prezioso, da onorare, questa rabbia? A livello personale e collettivo?
Francesco Marabotti