24/04/2026
🧳Quando ereditiamo qualcosa—modi di stare al mondo, di reagire, di sentirci—ci sembra naturale abitarlo. Anche se ci fa soffrire, è familiare, è “casa”.
🌱Le modalità nuove, invece, anche quando sono più sane e più autentiche, non nascono da un’abitudine: nascono da un lavoro. Da una scelta. Da un processo.
E proprio per questo, all’inizio, non scorrono con naturalezza.
È qui che spesso, in terapia, si osserva qualcosa che può sembrare una regressione:
la persona intravede una modalità nuova, la costruisce, la sente più propria… ma poi fatica ad abitarla fino in fondo. A volte torna indietro, a volte la sabota, a volte resta sulla soglia.
Non è un fallimento.
Può essere un movimento di protezione.
✨Perché ciò che costruiamo noi—soprattutto se ci abbiamo investito molto—diventa anche più esposto. Più prezioso, ma anche più vulnerabile.
E più qualcosa è prezioso, più aumenta il timore che possa essere perso, distrutto, o tolto.
Allora può attivarsi una dinamica sottile:
se sono io a non entrarci fino in fondo,
se sono io a “rompere” o a non far vivere pienamente ciò che ho costruito,
in qualche modo mantengo il controllo sulla possibile perdita.
È una forma di difesa:
meglio una perdita che controllo io,
che una perdita subita.