Psicologa, Psicoterapeuta Maria Pina Famiglietti Pavia

Psicologa, Psicoterapeuta Maria Pina Famiglietti Pavia Sostegno psicologico e trattamento psicoterapeutico ad orientamento psicoanalitico. Consulenza psicologica e psicoterapia per bambini, adolescenti e adulti.

Quarant’anni.Se me lo avessero detto da ragazzina avrei pensato a una soglia serissima, quasi solenne.Invece a 40 anni s...
09/03/2026

Quarant’anni.
Se me lo avessero detto da ragazzina avrei pensato a una soglia serissima, quasi solenne.
Invece a 40 anni scopri che dentro di te convivono ancora molte età.
C’è la bambina che si stupisce, che si emoziona troppo, che ogni tanto vorrebbe solo essere rassicurata.🫂
C’è l’adolescente che si fa domande, che contesta, che non smette di cercare chi è davvero.⁉️
E poi c’è l’adulta, quella che nel frattempo paga le bollette, cresce figli, prende decisioni e prova a tenere insieme i pezzi.👣
Forse diventare grandi non significa smettere di essere stati piccoli.
Forse significa fare spazio a tutte queste parti e imparare a farle convivere.
A 40 anni non si è “arrivati”.
Si è semplicemente più abitati.
E tutto sommato mi sembra un buon posto da cui continuare. ✨

Finalmente è arrivata la serata del biberon a metà notte.🎉Posso dormire 5, forse 6, magari 7 ore consecutive.💤💤So che ci...
22/02/2026

Finalmente è arrivata la serata del biberon a metà notte.🎉
Posso dormire 5, forse 6, magari 7 ore consecutive.💤💤
So che ci sarà il papà a occuparsene.
Sono a letto.
Alle 3:30 sento piangere mio figlio.
So che c’è il papà.
Ma io mi sveglio. Occhi spalancati. Già operativa.
E da quel momento — fino alle 7:30, orario generoso per la poppata successiva — il mio corpo e la mia mente non riescono a lasciare l’ipervigilanza.

E no, non è solo “testa”.
È biologia.
Durante l’ il corpo materno è immerso in un assetto ormonale molto particolare:
• la (ormone della produzione di latte) mantiene il sistema in una modalità di risposta pronta
• l’ossitocina favorisce il l , ma aumenta anche la sensibilità ai segnali del bambino
• gli estrogeni bassi rendono il sonno più fragile e leggero
• il sistema dello stress resta finemente tarato sull’allerta

Il risultato?
Anche quando “possiamo” dormire, non sempre riusciamo a farlo.
Non è incoerenza.
Non è controllo.
Non è sfiducia nel partner.

È un corpo che ha imparato che quel suono è prioritario su tutto.
L’ipervigilanza materna è un fenomeno fisiologico.
Ha una funzione evolutiva.
Protegge.
Ma può lasciare esauste.

Come psicologa so che è normale.
Come madre so che è sfiancante.

Non sempre il riposo è solo una questione organizzativa.
A volte è una questione neuroendocrina.
E allora, prima di dirci “dovrei approfittarne”, possiamo dirci:
il mio corpo sta facendo esattamente quello per cui è programmato.
E piano piano, quando si sentirà al sicuro, imparerà anche a spegnersi.

Quando è normale?
✔ Fatichi ad addormentarti ma poi dormi a tratti
✔ Ti senti stanca ma “non spegni la testa”
✔ È iniziato dopo il parto

Quando va monitorato?
⚠ Insonnia totale per più giorni
⚠ Ansia marcata o pensieri intrusivi persistenti
⚠ Sensazione di agitazione continua
In questi casi è consigliato parlarne con un professionista.

“L’amore infantile dice: ti amo perché ho bisogno di te.L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”— Erich Fro...
14/02/2026

“L’amore infantile dice: ti amo perché ho bisogno di te.
L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”
— Erich Fromm

Questa riflessione di Fromm resta sorprendentemente attuale.
Perché ci ricorda che l’ non è solo un sentimento, ma una competenza emotiva che matura nel tempo.

All’inizio della vita — e spesso anche all’inizio delle relazioni — amiamo per bisogno:
per sentirci visti, scelti, rassicurati.
È un amore legittimo, necessario, umano.
Ma è un amore fragile, perché chiede all’altro di colmare che non gli appartengono.

L’amore maturo, invece, non nasce dalla mancanza ma dalla presenza.
Non dice: “senza di te non sono niente”,
ma: “con te scelgo di esserci, senza smettere di essere me.”

Amare in modo maturo significa:
saper stare nella senza annullarsi
tollerare la distanza senza viverla come abbandono
riconoscere l’altro come separato da sé
assumersi la responsabilità dei propri bisogni emotivi

Come scriveva Fromm, l’amore non è qualcosa che accade, ma qualcosa che si pratica:
richiede cura, conoscenza, impegno, disciplina.
E soprattutto richiede il coraggio di non usare l’altro, ma di incontrarlo.

In una cultura che spesso confonde l’amore con la dipendenza,
forse San Valentino può essere l’occasione per chiederci non quanto amiamo,
ma come amiamo.

Perché l’amore che fa crescere non trattiene,
non salva,
non completa.
L’amore che fa crescere sceglie, ogni giorno.
E resta.

🌱Maria Pina Famiglietti
- -Sessuologa Clinica
Ricevo a Pavia, Voghera e online
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✨Oggi non è successo niente di straordinario.Ho allattato con una mano, risposto con l’altra, pensato “che privilegio” e...
05/02/2026

✨Oggi non è successo niente di straordinario.
Ho allattato con una mano, risposto con l’altra, pensato “che privilegio” e subito dopo “non ce la faccio”.
Più o meno qui abita la maternità reale.
La e la non sono un racconto lineare: sono un continuo oscillare tra pienezza e stanchezza, gratitudine e desiderio di silenzio, amore profondo e bisogno urgente di sparire cinque minuti in bagno (da sole).

Da psicologa so che l’ambivalenza è fisiologica.
Da bis so che, quando riguarda te, quella fisiologia somiglia molto a una colpa.

🚶‍♀️👣Oggi, durante la seconda uscita al sole con mio figlio — nato nel gennaio più piovoso che ricordi 😅 — pensavo a quanto si parli poco della fatica, dei lati scomodi, di quel pensiero indicibile che ogni tanto affiora soprattutto nei momenti più faticosi di tutte le mamme:" a volte vorrei tornare indietro"
Un pensiero che convive con un’altra : la mia vita è più piena da quando sono madre e non tornerei indietro.

Questa oscillazione viene spesso nascosta.
Perché una madre, se è “fortunata”, non dovrebbe lamentarsi.

Questa post nasce da qui:
dal bisogno di dire anche quello che non si dice.
Molte donne pensano che questi pensieri siano sbagliati invece fanno parte di una maternità reale.

🌱Maria Pina Famiglietti
-Psicoterapeuta-Sessuologa Clinica
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🌱Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.Carl Gustav Jung✨Essere mamma bisporta con sé un pens...
23/01/2026

🌱Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.
Carl Gustav Jung

✨Essere mamma bis
porta con sé un pensiero che ritorna spesso,
quasi come un sottofondo:
Ce la farò a gestire i tempi? Le attenzioni?
Riuscirò a essere abbastanza per entrambi?
Occuparsi di un piccolo essere umano è, nel senso più pieno del termine, totalizzante.

⭕Nel senso che non resta spazio tanto spazio per altro, perché tutto viene assorbito lì: nel corpo, nello sguardo, nella presenza.

E quando diventi mamma per la seconda volta, quella presenza assoluta — che con il primo sembrava possibile — scopri che non può più essere garantita allo stesso modo.
L’amore, allora, deve necessariamente essere condiviso.🫂
E questa parola, diviso, inizialmente fa paura.

Ieri, mentre davo il seno al mio secondogenito e allo stesso tempo parlavo con la mia primogenita, ho avuto una sorta di rivelazione silenziosa.
Ero lì. Non interamente per uno. Non interamente per l’altra.
Eppure profondamente presente.

💭Mi sono accorta che il timore nasce da un’idea quasi “capitalistica” dell’amore:
come se fosse una risorsa limitata, misurabile,
che perde valore quando viene distribuita.
Come se la questione fosse quantitativa.

Ma l’amore non funziona così.
La questione non è quanto amore, ma che tipo di amore.
Con il secondo figlio non ho sottratto nulla al primo.
Ho donato una .
Ho donato la fratellanza.
Ho donato una qualità di vita diversa, un altro modo di stare al mondo.
Sapere di essere in due — per un bambino — non è un dettaglio.

🔗È una posizione esistenziale: qualcuno con cui confrontarsi, scontrarsi, allearsi, riconoscersi.
Un legame che non passa solo attraverso me.

Forse essere mamma bis significa proprio questo:
accettare di non essere più il centro esclusivo
per diventare il luogo da cui nasce un legame.
Il dono della fratellanza.

🌱Maria Pina Famiglietti
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🌱Ero una giovanissima psicologa, fresca di abilitazione, alle prese con una delle scelte più complesse: la scuola di psi...
31/12/2025

🌱Ero una giovanissima psicologa, fresca di abilitazione, alle prese con una delle scelte più complesse: la scuola di psicoterapia.

💭Durante la presentazione di una scuola, una collega molto più esperta mi disse, con un sorriso:
“Con il cognome che ti ritrovi – Famiglietti – non puoi che occuparti di legami, relazioni, famiglie.”
All’epoca colsi solo il lato ironico di quella frase.

Forse anche perché, a dirla tutta, non avevo le idee così chiare su cosa esattamente volessi specializzarmi come psicoterapeuta.

👣Negli anni di formazione e di lavoro, ho scelto di formarmi seguendo ciò che sentivo necessario esplorare: temi, domande, modalità cliniche che nascevano dall’incontro vivo con i pazienti.

L’ho fatto senza mai aderire rigidamente a un’etichetta: sono di questo orientamento, sì, ma voglio restare aperta.
Alle richieste dei pazienti, alla mia curiosità, al desiderio di fare clinica — una certa clinica — e agli interrogativi che man mano emergono durante il percorso.

🌱Più mi formo, più capisco che non si smette mai davvero di sapere.
E più so, più mi pongo domande.
Ed è proprio questo che amo di più del mio lavoro e della formazione: restare in ricerca.

Oggi, a distanza di anni sento di poter rendere onore a quella frase colta all'epoca come un gioco di parole.
Perché col tempo ho capito che c’è sempre l’altro, anche quando non è fisicamente presente.
C’è la relazione che abita le parole, i silenzi,
i sintomi.
C’è la rete di legami che ci ha cresciuti e quella che continuiamo, spesso senza saperlo, a tessere.

⭕Così, anche quando nello studio entra una sola persona, non entra mai davvero da sola.
Entrano le sue relazioni, le sue appartenenze, le sue assenze.
Ed è lì, in quello spazio condiviso e delicato, che il lavoro clinico prende forma:
nell’ascolto di ciò che lega, separa, avvicina.
E, a volte, permette di rinascere in modo nuovo.

🌈In questo tempo di passaggio, che chiude un anno e ne apre un altro, l’augurio è di restare curiosi, in ascolto, disposti a mettersi in ricerca.
Desiderosi di incontrare l’altro e se stessi con uno sguardo nuovo, lasciando che i legami — quelli che ci abitano e quelli che verranno — continuino a trasformarci.

🌱L’agenda chiusa che non si riapre a fine colloquio per fissare il prossimo appuntamento mi ricorda che è la mia ultima ...
19/12/2025

🌱L’agenda chiusa che non si riapre a fine colloquio per fissare il prossimo appuntamento mi ricorda che è la mia ultima settimana di attività clinica prima di andare in maternità.

Andare in maternità è qualcosa di molto particolare per una psicoterapeuta.

I pazienti sanno che non si tratta di una semplice pausa: questo lavoro richiede una presenza piena, profonda, continuativa.
Non si può esserci con due piedi in una scarpa.
E nello spazio terapeutico questo è chiaro, condiviso, rispettato.

Eppure lo spazio di psicoterapia è spesso uno dei luoghi più stabili nella vita di una persona.

Per questo la sospensione non è mai neutra: attiva pensieri, emozioni, talvolta fatiche, talvolta risorse inattese.

È un tempo che parla di separazione, di fiducia, di una continuità che deve potersi reggere anche nell’assenza.

In questa settimana ho sentito con chiarezza quanto il lavoro terapeutico non sia fatto solo di presenza,
ma anche della possibilità di dare senso all’assenza.

Un tempo che si interrompe non perché la relazione venga meno, ma perché è sufficientemente solida da potersi sospendere.

I tempi cambiano, le relazioni si trasformano, e ciò che è stato costruito continua a esistere anche quando lo spazio si ferma.
Anche questo, nella cura, è lavoro.

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25 novembre – Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.Oggi non ricordiamo solo ciò che...
25/11/2025

25 novembre – Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Oggi non ricordiamo solo ciò che accade “fuori”, ma anche ciò che accade dentro: nelle storie, nelle credenze, nelle ferite che preparano il terreno alla violenza molto prima che questa diventi visibile.

La non nasce quasi mai come gesto improvviso.
Spesso inizia come una : quella del , della dell’altro, dell’idea che il potere si eserciti attraverso il .
Inizia nelle che normalizzano la gelosia come prova d’amore, nelle micro-rinunce che una donna fa per evitare un conflitto, nella convinzione – introiettata negli anni – che il proprio diritto a dire “no” sia negoziabile.

Da clinica vedo quanto la vera sia un lavoro sotterraneo, lento, quotidiano:
✅ educare alla lettura delle emozioni, soprattutto quelle difficili e scomode, che se non trovano parole cercano spesso vie più crude;
✅insegnare a stare nella frustrazione, perché chi non sa tollerare il limite può trasformare la paura in dominio;
✅ lavorare sulle prime crepe della relazione, quei dinamismi che non sono ancora violenza, ma che contengono già la sua grammatica;
✅allenare la capacità di chiedere aiuto senza sentirlo come fallimento.

La prevenzione non è solo dire “denuncia”. È costruire contesti affettivi dove nessuno deve ridursi, rimpicciolirsi o giustificarsi per esistere.
È imparare a riconoscere gli allarmi che non fanno rumore. È rendere possibile ciò che la violenza impedisce: la possibilità stessa di .

E oggi, più che mai, ricordiamoci che la lotta alla violenza di genere non riguarda soltanto le donne che la subiscono.
Riguarda i modelli che ereditiamo, i linguaggi che usiamo, le responsabilità emozionali che ognuno di noi porta.

Perché la violenza non si spezza solo quando finisce: si spezza soprattutto quando non trova più terreno per nascere.

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🌻Giornata dei diritti dei bambiniC’è una verità semplice e scomoda insieme:i bambini non scelgono il contesto in cui  .A...
20/11/2025

🌻Giornata dei diritti dei bambini

C’è una verità semplice e scomoda insieme:
i bambini non scelgono il contesto in cui .
Arrivano nel mondo e devono adattarsi a ciò che trovano — alle nostre abitudini, ai nostri ritmi, alle nostre fragilità. E non sempre ciò che incontrano è davvero adeguato alla loro , ai loro tempi, al loro modo unico di essere.

👂Per questo l’ascolto e l'osservazione diventano un atto di responsabilità adulta.
Un ascolto che non si limita alle parole, perché spesso le parole non bastano.
Non bastano quando il bambino ancora non le usa…
E a volte non bastano nemmeno quando le parole le conosce bene, ma non può usarle, perché la dipendenza affettiva e materiale dagli adulti rende rischioso mostrare ciò che sente davvero.
La paura — anche silenziosa, anche inconsapevole—
di essere rifiutato o abbandonato può spegnere molte voci.

🔎E c’è un altro aspetto che vale la pena ricordare:
per alcuni adulti ascoltare un bambino è difficile, perché quel bambino che sono stati non ha avuto sufficienti spazi di accoglienza, di riconoscimento,
di protezione.

🩹Avvicinarsi ai bisogni dei piccoli significa, a volte, sfiorare le proprie ferite.
E questo richiede coraggio, presenza e delicatezza verso sé stessi, oltre che verso il bambino.

I bambini non sono adulti in miniatura.
Non sono soprammobili da spostare dove ci è più comodo.
Sono persone — intere, complesse, vulnerabili
— che meritano spazi, tempi e relazioni in cui potersi esprimere senza dover temere le conseguenze del proprio bisogno.

E allora ricordiamoci che il nostro compito non è solo “guidarli verso l’adultità”, ma anche lasciarci guidare da loro:
dalla loro curiosità che apre mondi,
dalla loro creatività che immagina possibilità,
dalle loro domande che guardano la realtà come se fosse sempre nuova.
Non sono solo allievi della vita: a loro modo, ne sono maestri.

Rispettiamo il diritto di essere un bambino.
Ogni giorno, non solo oggi.

Foto: la mia speciale maestra

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🌀 Il conflitto e l’illusione dell’ ✔️Nei momenti di conflitto siamo spesso convinti che la nostra versione dei fatti sia...
10/11/2025

🌀 Il conflitto e l’illusione dell’

✔️Nei momenti di conflitto siamo spesso convinti che la nostra versione dei fatti sia quella vera.
Che il nostro punto di vista sia quello oggettivo.

⚖️Eppure, l’oggettività non esiste.
Esistono sguardi diversi sulla stessa realtà, ognuno filtrato attraverso la propria , le proprie esperienze, le proprie ferite.

👥Quando entriamo in conflitto, accade spesso che non stiamo davvero discutendo con l’altro, ma con qualcosa di nostro che l’altro — senza volerlo — ha toccato.
Proiettiamo su di lui (o lei) parti di noi che non riusciamo ancora ad accogliere, ad accettare, ad ascoltare.

🗯️Dietro la rabbia, la frustrazione o la delusione che il conflitto porta con sé, si nascondono spesso emozioni più profonde:
il bisogno di riconoscimento, la paura di non valere,
il timore di essere esclusi o non visti.

👂Se impariamo a fermarci un attimo e ad ascoltare cosa ci succede dentro,
il conflitto può diventare una porta.
Una porta che ci conduce verso parti di noi che chiedono attenzione e cura.

Non si tratta di “aver ragione”, ma di capire cosa ci sta succedendo davvero.
Ogni conflitto, allora, può trasformarsi in uno spazio di ,
un’occasione per conoscerci meglio e per scegliere, con maggiore consapevolezza, come vogliamo stare in relazione con l’altro.

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📘 Giornata Mondiale della    «Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato… Possiamo però cambiare noi s...
10/10/2025

📘 Giornata Mondiale della

«Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato… Possiamo però cambiare noi stessi, “riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta.»
— Alice Miller

💬Ricordo ancora quando, da studentessa universitaria, lessi per la prima volta queste .
Mi colpì profondamente l’idea che la potesse essere non solo uno strumento di , ma un mezzo di .

🌱Che il dolore, la storia, le ferite — anziché essere condanne — potessero diventare materiale di lavoro, di consapevolezza, di libertà.

Da allora questa convinzione mi accompagna e dà senso al mio lavoro: la possibilità di cambiare il proprio “destino” non cancellando il , ma imparando a leggerlo diversamente, a integrarlo, a trasformarlo in qualcosa di nuovo.

🌺La psicologia, come scienza, ricerca e metodo, è questo: un percorso rigoroso che intreccia conoscenze, teoria e umanità per rendere possibile ciò che sembrava impossibile — diventare autori della propria storia.

Ed è questo, ancora oggi, ciò che mi affascina e mi guida: la fiducia nella capacità dell’essere umano di conoscersi, di cambiare e di , anche quando il passato sembra aver già scritto tutto.

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✨ “A caso” non esiste nella nostra psiche ✨Quante volte ci capita di dire: “mi è venuta l’ansia a caso”, “mi sono sentit...
15/09/2025

✨ “A caso” non esiste nella nostra psiche ✨

Quante volte ci capita di dire: “mi è venuta l’ansia a caso”, “mi sono sentito triste senza motivo”, “non so perché ho reagito così”.
Eppure, nella nostra economia psichica nulla è davvero “a caso”.

I nostri sintomi, le emozioni improvvise, persino i cali di energia hanno una logica: non quella razionale, lineare, che siamo abituati a cercare, ma una logica emotiva, più sottile e personale.
Spesso ciò che appare illogico è in realtà un modo che la nostra psiche trova per proteggerci, per autoregolarsi, per conservare un equilibrio.

🌿 Un esempio: immaginiamo di avere voglia di uscire con gli amici. Ci prepariamo, siamo convinti che sia una bella idea. Poi, all’improvviso, arriva l’ansia, o un senso di stanchezza che ci blocca. Sembra incomprensibile.
Ma forse quella parte di noi sta dicendo che, proprio oggi, sarebbe troppo faticoso stare in mezzo agli altri. Forse il corpo e la mente stanno suggerendo che è meglio restare in uno spazio tranquillo.

👉 Non è detto che dobbiamo sempre assecondare questi segnali, ma riconoscere che non sono casuali cambia lo sguardo: ci permette di comprendere meglio i nostri bisogni profondi e di trattarci con più gentilezza, invece che giudicarci come illogici o “sbagliati”.

💬 Ti capita mai di provare emozioni o reazioni che sembrano non avere senso?

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Via Mascherpa 17, Pavia/Centro Psicologico Lo Scrigno, Via Ricotti 17 Voghera
Pavia
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