Psicologa, Psicoterapeuta Maria Pina Famiglietti Pavia

Psicologa, Psicoterapeuta Maria Pina Famiglietti Pavia Sostegno psicologico e trattamento psicoterapeutico ad orientamento psicoanalitico. Consulenza psicologica e psicoterapia per bambini, adolescenti e adulti.

🧳Quando ereditiamo qualcosa—modi di stare al mondo, di reagire, di sentirci—ci sembra naturale abitarlo. Anche se ci fa ...
24/04/2026

🧳Quando ereditiamo qualcosa—modi di stare al mondo, di reagire, di sentirci—ci sembra naturale abitarlo. Anche se ci fa soffrire, è familiare, è “casa”.

🌱Le modalità nuove, invece, anche quando sono più sane e più autentiche, non nascono da un’abitudine: nascono da un lavoro. Da una scelta. Da un processo.
E proprio per questo, all’inizio, non scorrono con naturalezza.

È qui che spesso, in terapia, si osserva qualcosa che può sembrare una regressione:
la persona intravede una modalità nuova, la costruisce, la sente più propria… ma poi fatica ad abitarla fino in fondo. A volte torna indietro, a volte la sabota, a volte resta sulla soglia.

Non è un fallimento.
Può essere un movimento di protezione.

✨Perché ciò che costruiamo noi—soprattutto se ci abbiamo investito molto—diventa anche più esposto. Più prezioso, ma anche più vulnerabile.
E più qualcosa è prezioso, più aumenta il timore che possa essere perso, distrutto, o tolto.

Allora può attivarsi una dinamica sottile:
se sono io a non entrarci fino in fondo,
se sono io a “rompere” o a non far vivere pienamente ciò che ho costruito,
in qualche modo mantengo il controllo sulla possibile perdita.
È una forma di difesa:
meglio una perdita che controllo io,
che una perdita subita.

👁️Ci sono cose che non vediamo.Non perché non siano evidenti,ma perché, in qualche modo, non possiamo permetterci di ved...
12/04/2026

👁️Ci sono cose che non vediamo.
Non perché non siano evidenti,
ma perché, in qualche modo, non possiamo permetterci di vederle.
In psicologia si parla di :
una “cecità” che si attiva proprio nelle relazioni più importanti.

🕶️Quando il legame è fondamentale,
se qualcosa fa male…
tendiamo a , giustificare, normalizzare.
Non mettiamo in discussione la relazione,
ma quello che sentiamo.
Questa dinamica non resta nel passato.
Ce la portiamo anche nelle relazioni adulte.

💭Mi è tornata in mente in una prima seduta di coppia, in fase di .
La moglie disse:
“Non ti sei mai reso conto di quanto male mi hai fatto in 20 anni.”
E lui, sinceramente sorpreso:
“Perché non me lo hai mai detto? Non me ne ero accorto. Avrei fatto qualcosa.”
Ci fu un silenzio.
Poi lei disse:
“Forse non l’ho detto nemmeno a me stessa.
E quindi non sono mai riuscita a dirtelo davvero.”

Ecco cos’è, a volte, l’attachment blindness:
non vedere fino in fondo ciò che fa male,
perché vederlo significherebbe mettere a rischio il legame.

E così si resta.
Anche quando qualcosa dentro si spegne, piano.
Finché non è più possibile non vedere.
Ma allora dirlo diventa tardivo,
perché è difficile riparare ciò che, piano piano,
si è crepato a furia di piccole rotture.

La  , simbolicamente, richiama il tema della  .Un passaggio che, in psicologia, non è mai improvviso, ma fatto di piccol...
05/04/2026

La , simbolicamente, richiama il tema della .
Un passaggio che, in psicologia, non è mai improvviso, ma fatto di piccoli movimenti interni, spesso silenziosi.

Come i soffioni: ciò che sembra leggero porta con sé semi pronti a trovare nuovi spazi.
Questo tempo può diventare un’occasione per ascoltare ciò che, dentro di noi, chiede di emergere.

Desideri rimasti in sospeso, bisogni poco ascoltati, parti di sé che attendono riconoscimento.
Darsi il permesso di desiderare è già un primo atto trasformativo.

Non tutto deve accadere subito, ma qualcosa può iniziare a prendere forma.
Buona Pasqua 🌿

Parlare ai   delle emozioni — e anche delle notizie difficili — è una delle sfide più delicate che affrontiamo come adul...
02/04/2026

Parlare ai delle emozioni — e anche delle notizie difficili — è una delle sfide più delicate che affrontiamo come adulti.

😔Qualche giorno fa, la babysitter di mia figlia si è fatta male a una gamba.
Ho dovuto dirle che per un po’ non l’avrebbe vista.
E, anche sapendo quanto sia importante dire la verità, ho sentito un nodo allo stomaco.
Mi sono chiesta: come glielo dico? Userò le parole giuste?

Dopo averglielo detto, mi sono anche chiesta se il messaggio fosse arrivato davvero.
Per me era importante che capisse questo: non era sparita, non l’aveva abbandonata.
Doveva solo guarire.

Poi è successo qualcosa.
Giocando con i mattoncini, ha costruito una piccola scena: la sua babysitter con una gamba “ferita” che sarebbe guarita grazie al dottore.
E lì ho sentito sollievo: aveva capito.

Questo mi ha ricordato una cosa fondamentale:
i bambini non hanno bisogno di essere protetti dalla realtà, ma accompagnati nel comprenderla.
Evitar loro le “brutte notizie” non li protegge davvero: spesso li lascia soli con e che possono essere più spaventose della realtà.

La vera protezione, forse, non è evitare ciò che è difficile, ma .
Restare un punto fermo dentro la della vita.

✨Oggi, per la  Festa del papà, mi viene una riflessione che nasce da storie ascoltate.Parto da una premessa importante: ...
19/03/2026

✨Oggi, per la Festa del papà, mi viene una riflessione che nasce da storie ascoltate.

Parto da una premessa importante: ogni famiglia trova il proprio equilibrio. Non esiste un unico modo “giusto” di essere e questo discorso non riguarda tutti. Ma riguarda una realtà sempre più frequente.

🫂Il papà di oggi, spesso, è più presente.
Non ai margini, ma dentro la .
Tiene in braccio, consola, si sveglia la notte.
Coccola, si espone, c’è.

E, in molti casi, è la prima generazione a farlo così.
Perché i loro padri sono cresciuti in una cultura in cui la cura dei figli era soprattutto materna.

Così questi papà si trovano in una sorta di terra di mezzo:
più presenti, ma non sempre pienamente riconosciuti.
Da una cultura che cambia lentamente e da sistemi che non li sostengono ancora abbastanza.

E dentro le coppie si apre anche un lavoro nuovo:
fare spazio, prendersi spazio, ridefinire ruoli e possibilità.
Non è un modello perfetto.
È un passaggio.
Un cambiamento fatto di tentativi, aggiustamenti, presenza che cresce.

Buona Festa del papà a chi c’è, a chi ci sta provando, a chi ogni giorno riscrive il proprio modo di essere padre. 💛

(In particolare grazie a mio papà e al papà con il quale condivido quotidianamente l'avventura della genitorialità❤️)


psicologopavia

💭Quando ero piccola seguivo spesso mia madre a fare visita alle donne che avevano appena partorito.Al Sud era un’abitudi...
16/03/2026

💭Quando ero piccola seguivo spesso mia madre a fare visita alle donne che avevano appena partorito.
Al Sud era un’abitudine diffusa: si andava a salutare il nuovo arrivato portando dolci o qualcosa di cucinato.🍲
Un gesto semplice ma molto simbolico.
Un po’ come dire: la madre che nutre deve essere nutrita a sua volta.
Chi si prende cura ha bisogno di essere accudito.

Quelle visite avevano almeno due effetti.
⭕Il primo: la puerpera stava seduta, parlava, raccontava il parto e il cambiamento che stava vivendo. Non le si chiedeva di rassettare o di tornare subito efficiente.

⭕Il secondo: non era sola.
Il neonato non era solo “mio figlio”, ma un nuovo nato nella comunità.

🏃‍♀️Oggi viviamo nell’epoca dell’efficienza: si allatta, si sistema la casa, si torna operative in fretta.
Anche la genitorialità rischia di entrare nel girone della performance.

🫂E così molte madri che riescono “solo” a occuparsi del proprio bambino pensano di non fare abbastanza.
Quando in realtà stanno facendo qualcosa di radicale: nutrire e contenere una vita.

Forse non dobbiamo tornare alle visite continue.
Ma possiamo chiederci:
chi tiene oggi i genitori mentre loro tengono il bambino?

Quarant’anni.Se me lo avessero detto da ragazzina avrei pensato a una soglia serissima, quasi solenne.Invece a 40 anni s...
09/03/2026

Quarant’anni.
Se me lo avessero detto da ragazzina avrei pensato a una soglia serissima, quasi solenne.
Invece a 40 anni scopri che dentro di te convivono ancora molte età.
C’è la bambina che si stupisce, che si emoziona troppo, che ogni tanto vorrebbe solo essere rassicurata.🫂
C’è l’adolescente che si fa domande, che contesta, che non smette di cercare chi è davvero.⁉️
E poi c’è l’adulta, quella che nel frattempo paga le bollette, cresce figli, prende decisioni e prova a tenere insieme i pezzi.👣
Forse diventare grandi non significa smettere di essere stati piccoli.
Forse significa fare spazio a tutte queste parti e imparare a farle convivere.
A 40 anni non si è “arrivati”.
Si è semplicemente più abitati.
E tutto sommato mi sembra un buon posto da cui continuare. ✨

Finalmente è arrivata la serata del biberon a metà notte.🎉Posso dormire 5, forse 6, magari 7 ore consecutive.💤💤So che ci...
22/02/2026

Finalmente è arrivata la serata del biberon a metà notte.🎉
Posso dormire 5, forse 6, magari 7 ore consecutive.💤💤
So che ci sarà il papà a occuparsene.
Sono a letto.
Alle 3:30 sento piangere mio figlio.
So che c’è il papà.
Ma io mi sveglio. Occhi spalancati. Già operativa.
E da quel momento — fino alle 7:30, orario generoso per la poppata successiva — il mio corpo e la mia mente non riescono a lasciare l’ipervigilanza.

E no, non è solo “testa”.
È biologia.
Durante l’ il corpo materno è immerso in un assetto ormonale molto particolare:
• la (ormone della produzione di latte) mantiene il sistema in una modalità di risposta pronta
• l’ossitocina favorisce il l , ma aumenta anche la sensibilità ai segnali del bambino
• gli estrogeni bassi rendono il sonno più fragile e leggero
• il sistema dello stress resta finemente tarato sull’allerta

Il risultato?
Anche quando “possiamo” dormire, non sempre riusciamo a farlo.
Non è incoerenza.
Non è controllo.
Non è sfiducia nel partner.

È un corpo che ha imparato che quel suono è prioritario su tutto.
L’ipervigilanza materna è un fenomeno fisiologico.
Ha una funzione evolutiva.
Protegge.
Ma può lasciare esauste.

Come psicologa so che è normale.
Come madre so che è sfiancante.

Non sempre il riposo è solo una questione organizzativa.
A volte è una questione neuroendocrina.
E allora, prima di dirci “dovrei approfittarne”, possiamo dirci:
il mio corpo sta facendo esattamente quello per cui è programmato.
E piano piano, quando si sentirà al sicuro, imparerà anche a spegnersi.

Quando è normale?
✔ Fatichi ad addormentarti ma poi dormi a tratti
✔ Ti senti stanca ma “non spegni la testa”
✔ È iniziato dopo il parto

Quando va monitorato?
⚠ Insonnia totale per più giorni
⚠ Ansia marcata o pensieri intrusivi persistenti
⚠ Sensazione di agitazione continua
In questi casi è consigliato parlarne con un professionista.

“L’amore infantile dice: ti amo perché ho bisogno di te.L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”— Erich Fro...
14/02/2026

“L’amore infantile dice: ti amo perché ho bisogno di te.
L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”
— Erich Fromm

Questa riflessione di Fromm resta sorprendentemente attuale.
Perché ci ricorda che l’ non è solo un sentimento, ma una competenza emotiva che matura nel tempo.

All’inizio della vita — e spesso anche all’inizio delle relazioni — amiamo per bisogno:
per sentirci visti, scelti, rassicurati.
È un amore legittimo, necessario, umano.
Ma è un amore fragile, perché chiede all’altro di colmare che non gli appartengono.

L’amore maturo, invece, non nasce dalla mancanza ma dalla presenza.
Non dice: “senza di te non sono niente”,
ma: “con te scelgo di esserci, senza smettere di essere me.”

Amare in modo maturo significa:
saper stare nella senza annullarsi
tollerare la distanza senza viverla come abbandono
riconoscere l’altro come separato da sé
assumersi la responsabilità dei propri bisogni emotivi

Come scriveva Fromm, l’amore non è qualcosa che accade, ma qualcosa che si pratica:
richiede cura, conoscenza, impegno, disciplina.
E soprattutto richiede il coraggio di non usare l’altro, ma di incontrarlo.

In una cultura che spesso confonde l’amore con la dipendenza,
forse San Valentino può essere l’occasione per chiederci non quanto amiamo,
ma come amiamo.

Perché l’amore che fa crescere non trattiene,
non salva,
non completa.
L’amore che fa crescere sceglie, ogni giorno.
E resta.

🌱Maria Pina Famiglietti
- -Sessuologa Clinica
Ricevo a Pavia, Voghera e online
📞3881198404
✉️ mariapina.famiglietti@gmail.com
🌐https://www.mariapinafamiglietti.it/

✨Oggi non è successo niente di straordinario.Ho allattato con una mano, risposto con l’altra, pensato “che privilegio” e...
05/02/2026

✨Oggi non è successo niente di straordinario.
Ho allattato con una mano, risposto con l’altra, pensato “che privilegio” e subito dopo “non ce la faccio”.
Più o meno qui abita la maternità reale.
La e la non sono un racconto lineare: sono un continuo oscillare tra pienezza e stanchezza, gratitudine e desiderio di silenzio, amore profondo e bisogno urgente di sparire cinque minuti in bagno (da sole).

Da psicologa so che l’ambivalenza è fisiologica.
Da bis so che, quando riguarda te, quella fisiologia somiglia molto a una colpa.

🚶‍♀️👣Oggi, durante la seconda uscita al sole con mio figlio — nato nel gennaio più piovoso che ricordi 😅 — pensavo a quanto si parli poco della fatica, dei lati scomodi, di quel pensiero indicibile che ogni tanto affiora soprattutto nei momenti più faticosi di tutte le mamme:" a volte vorrei tornare indietro"
Un pensiero che convive con un’altra : la mia vita è più piena da quando sono madre e non tornerei indietro.

Questa oscillazione viene spesso nascosta.
Perché una madre, se è “fortunata”, non dovrebbe lamentarsi.

Questa post nasce da qui:
dal bisogno di dire anche quello che non si dice.
Molte donne pensano che questi pensieri siano sbagliati invece fanno parte di una maternità reale.

🌱Maria Pina Famiglietti
-Psicoterapeuta-Sessuologa Clinica
Ricevo a Pavia, Voghera e online
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🌱Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.Carl Gustav Jung✨Essere mamma bisporta con sé un pens...
23/01/2026

🌱Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.
Carl Gustav Jung

✨Essere mamma bis
porta con sé un pensiero che ritorna spesso,
quasi come un sottofondo:
Ce la farò a gestire i tempi? Le attenzioni?
Riuscirò a essere abbastanza per entrambi?
Occuparsi di un piccolo essere umano è, nel senso più pieno del termine, totalizzante.

⭕Nel senso che non resta spazio tanto spazio per altro, perché tutto viene assorbito lì: nel corpo, nello sguardo, nella presenza.

E quando diventi mamma per la seconda volta, quella presenza assoluta — che con il primo sembrava possibile — scopri che non può più essere garantita allo stesso modo.
L’amore, allora, deve necessariamente essere condiviso.🫂
E questa parola, diviso, inizialmente fa paura.

Ieri, mentre davo il seno al mio secondogenito e allo stesso tempo parlavo con la mia primogenita, ho avuto una sorta di rivelazione silenziosa.
Ero lì. Non interamente per uno. Non interamente per l’altra.
Eppure profondamente presente.

💭Mi sono accorta che il timore nasce da un’idea quasi “capitalistica” dell’amore:
come se fosse una risorsa limitata, misurabile,
che perde valore quando viene distribuita.
Come se la questione fosse quantitativa.

Ma l’amore non funziona così.
La questione non è quanto amore, ma che tipo di amore.
Con il secondo figlio non ho sottratto nulla al primo.
Ho donato una .
Ho donato la fratellanza.
Ho donato una qualità di vita diversa, un altro modo di stare al mondo.
Sapere di essere in due — per un bambino — non è un dettaglio.

🔗È una posizione esistenziale: qualcuno con cui confrontarsi, scontrarsi, allearsi, riconoscersi.
Un legame che non passa solo attraverso me.

Forse essere mamma bis significa proprio questo:
accettare di non essere più il centro esclusivo
per diventare il luogo da cui nasce un legame.
Il dono della fratellanza.

🌱Maria Pina Famiglietti
- - Clinica
Ricevo a , Voghera e online
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🌱Ero una giovanissima psicologa, fresca di abilitazione, alle prese con una delle scelte più complesse: la scuola di psi...
31/12/2025

🌱Ero una giovanissima psicologa, fresca di abilitazione, alle prese con una delle scelte più complesse: la scuola di psicoterapia.

💭Durante la presentazione di una scuola, una collega molto più esperta mi disse, con un sorriso:
“Con il cognome che ti ritrovi – Famiglietti – non puoi che occuparti di legami, relazioni, famiglie.”
All’epoca colsi solo il lato ironico di quella frase.

Forse anche perché, a dirla tutta, non avevo le idee così chiare su cosa esattamente volessi specializzarmi come psicoterapeuta.

👣Negli anni di formazione e di lavoro, ho scelto di formarmi seguendo ciò che sentivo necessario esplorare: temi, domande, modalità cliniche che nascevano dall’incontro vivo con i pazienti.

L’ho fatto senza mai aderire rigidamente a un’etichetta: sono di questo orientamento, sì, ma voglio restare aperta.
Alle richieste dei pazienti, alla mia curiosità, al desiderio di fare clinica — una certa clinica — e agli interrogativi che man mano emergono durante il percorso.

🌱Più mi formo, più capisco che non si smette mai davvero di sapere.
E più so, più mi pongo domande.
Ed è proprio questo che amo di più del mio lavoro e della formazione: restare in ricerca.

Oggi, a distanza di anni sento di poter rendere onore a quella frase colta all'epoca come un gioco di parole.
Perché col tempo ho capito che c’è sempre l’altro, anche quando non è fisicamente presente.
C’è la relazione che abita le parole, i silenzi,
i sintomi.
C’è la rete di legami che ci ha cresciuti e quella che continuiamo, spesso senza saperlo, a tessere.

⭕Così, anche quando nello studio entra una sola persona, non entra mai davvero da sola.
Entrano le sue relazioni, le sue appartenenze, le sue assenze.
Ed è lì, in quello spazio condiviso e delicato, che il lavoro clinico prende forma:
nell’ascolto di ciò che lega, separa, avvicina.
E, a volte, permette di rinascere in modo nuovo.

🌈In questo tempo di passaggio, che chiude un anno e ne apre un altro, l’augurio è di restare curiosi, in ascolto, disposti a mettersi in ricerca.
Desiderosi di incontrare l’altro e se stessi con uno sguardo nuovo, lasciando che i legami — quelli che ci abitano e quelli che verranno — continuino a trasformarci.

Indirizzo

Via Mascherpa 17, Pavia/Centro Psicologico Lo Scrigno, Via Ricotti 17 Voghera
Pavia
27100

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