19/04/2026
Oggi vorrei parlarvi di un legame invisibile ma potentissimo che unisce la mia terra (l'Abruzzo), la psicoanalisi e la grande letteratura dimenticata.
Protagonisti: Laudomia Bonanni, la maestra aquilana che vinse il Campiello nel 1964, con il romanzo "L'adultera", e il nostro Nicola Perrotti, pioniere della mente di Penne.
La Bonanni non fu solo una delle voci più originali del Novecento, fu una donna che visse sulla propria pelle il peso di una crisi profonda. Nonostante il dolore, scelse di non entrare mai formalmente in analisi. Tuttavia, ebbe un interlocutore d’eccezione: l’illustre pennese Nicola Perrotti.
Perrotti, che da Penne segnò la storia della psicoanalisi italiana (aiutando, tra gli altri, Giuseppe Berto a uscire dal suo "male oscuro"), fu vicino a Laudomia. Fu il testimone privilegiato della sua lotta perenne per trasformare il trauma in parola.
Libri: Dall'Adultera al Bambino di Pietra: La clinica della narrazione
Nella sua opera, questo "incrocio" tra letteratura e psicologia diventa palpabile:
L'Adultera: In questo romanzo magistrale, la Bonanni esplora la fuga, il viaggio interiore e quel senso di colpa che logora l'identità. È un'opera profondamente psicologica, dove la protagonista Linda incarna la ricerca di sé attraverso il superamento delle convenzioni.
Il bambino di pietra: Qui la maestra aquilana trasforma la nevrosi in una verità "pietrosa". Il tema della maternità (mancata, subita o cercata) diventa uno specchio spietato.
Come psicologo, trovo affascinante questo dialogo a distanza: da un lato il rigore clinico di Perrotti, dall'altro la forza viscerale di Laudomia, che usava la scrittura come via di salvezza e strumento di indagine.
(Foto scattata da me nel luogo dove nacque Nicola Perrotti, in largo San Comizio a Penne)