31/12/2025
Da piccoli vivevamo aggrappati all’apparente sicurezza dei genitoriali decreti salva-vita, in stile “Guarda dove metti i piedi”. Una formula buona per tutto, capace di trasformare il mondo in un posto governabile: la terra sotto, il controllo, l’idea che bastasse guardare giù per non farsi male. E a forza di incollare gli occhi ai passi abbiamo imparato a fidarci più del suolo che dell’aria.
Crescendo, quel monito non è sparito, si è solo fatto meno riconoscibile. Ha preso la forma del buon senso, della prudenza spacciata per maturità, di scelte limate prima ancora di essere tentate. Restare nell’appoggio sicuro è diventato un’accomodante risposta alle aspettative, anche quando ci allontanava sempre più da noi stessi.
Le ali, intanto, si sono chiuse in un lungo sonno, a furia di stare accartocciate.
Ma, a un certo punto i piedi, si inchiodano: non c’è altro spazio da esplorare. Quando il terreno finisce, l’immobilità smette di sembrare prudenza e comincia a somigliare a un messaggio di resa. Il corpo annuncia prima della testa: qualcosa tira, preme, spinge.
Le ali non si aprono di colpo. Prima scricchiolano, si stirano piano, proprio come al risveglio da un sonno troppo lungo. Hanno pieghe, rigidità, memoria della chiusura. Non sono belle, non ancora. Sono vere.
Volare, a quel punto, non è slancio né coraggio esibito. È necessità. È smettere di chiedere alla terra ciò che non può più dare. È accettare che l’aria non sostiene come il suolo, ma dona infinite capriole capovolte e inaspettate intense emozioni.
E così si cambia postura.
Non perché sia facile, non perché sia sicuro, ma perché restare non basta più.
Volare diventa gioia, scoperta, perfino sopravvivenza. Ci permette di guardare dall’alto ciò che finora percepivamo come familiare e sicuro, nonostante il peso delle catene.
L’orizzonte sembra avvicinarsi. Il sole e la luna diventano compagni di viaggio.
Per il nuovo anno vi auguro dunque di attraversare l’aria senza mappe definitive, di fidarsi delle correnti leggere e di quelle contrarie, di perdervi abbastanza da ritrovarvi altrove, di abitare cieli imperfetti, senza necessariamente la nostalgia della terra conosciuta.
Finalmente posso dirvi “Guarda dove metti le ali.”
Buon inizio anno ⭐️