L'Atelier della Pedagogista di Lucia Vichi

L'Atelier della Pedagogista di Lucia Vichi "Gli alberi non crescono tirandoli per le foglie" Myrtha Hebe Chokler https://padlet.com/vichilucia/z65xgps8j16r5mie

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La Pedagogia Nera è il braccio armato del patriarcato.Antonella Questa      👠
25/11/2025

La Pedagogia Nera è il braccio armato del patriarcato.
Antonella Questa

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💡 LA REGOLA D'ORO PER I GENITORI: “TRATTA GLI ALTRI COME VORRESTI ESSERE TRATTATO TU".Quale insegnamento migliore possia...
24/11/2025

💡 LA REGOLA D'ORO PER I GENITORI:
“TRATTA GLI ALTRI COME VORRESTI ESSERE TRATTATO TU".

Quale insegnamento migliore possiamo applicare quotidianamente come genitori? Una possibile variante della regola d'oro applicata ai genitori sarebbe: "Tratta i tuoi figli come vorresti essere trattato tu al loro posto".
E' illuminante mettere alla prova i metodi disciplinari in voga alla luce di questa "regola d'oro per i genitori", provando a mettere marito e moglie al posto di genitore e bambino. Per esempio:

1. PUNIZIONI CORPORALI.
La moglie versa accidentalmente il caffè sulla giacca nuova del marito. Lui la picchia.
Starà più attenta la prossima volta? O potrebbe farlo arrestare per violenza coniugale?

2.CASTIGO.
Il marito litiga con un ospite. Sua moglie gli dice: "Non è bello litigare così col tuo amico! Non si fa così! Vai nella tua stanza e restaci per mezz'ora!".
Il marito diventerà meno litigioso? L'imbarazzo della situazione lo correggerà? Si sentirà di chiedere scusa all'amico?

3. LOGICHE CONSEGUENZE.
La moglie esce con l'auto ma si dimentica di far benzina e rimane a secco. Chiama casa e chiede al marito se può prendere la sua auto, andare a riempire una tanica di benzina e portargliela. Lui rifiuta, spiegandole che deve imparare a "trarre le logiche conseguenze" ed essere più responsabile.
La prossima volta che il serbatoio sarà agli sgoccioli la moglie ricorderà di fare benzina? O sarà troppo assorta a meditare sul divorzio per pensare a cose di minore importanza come la manutenzione dell'auto?

4. CONTO ALLA ROVESCIA.
Una moglie ricorda al marito, che sta leggendo il giornale, che è il suo turno di lavare i piatti. Lui mormora "Hmm..." e continua a leggere. La moglie si incaponisce:" Devi andare a lavare i piatti adesso! Dieci...nove...otto...sette..."
Il marito se la sentirà di collaborare con sua moglie? O penserà di aver sposato una pazza? E si sentirà amato anche solo un pò?

Tutti questi metodi disciplinari appaiono ridicoli, visti in questo modo.
Ma si è stabilito, a un certo punto nella nostra società, che adulti e bambini reagiscono in base a diversi principi comportamentali.
E' stato un gravissimo errore.
Ci siamo posti la domanda sbagliata:"Quali regole funzionano con i bambini? E quali con gli adulti?".

La realtà è molto più semplice: tutti gli esseri umani si comportano come vengono trattati.

L'unico "metodo" che abbia senso nelle relazioni umane, siano essi adulti o bambini, è l'amore incondizionato.

I genitori che vogliono aiutare i loro figli a crescere e diventare adulti affettuosi e responsabili non possono fare di meglio che ricordare la regola d'oro dei genitori: "Tratta i tuoi figli come vorresti essere trattato tu al loro posto".

Semplice, chiara ed efficace.

Non dobbiamo perdere tempo a chiederci l'età di una persona per applicare questa regola: è su misura per tutti.

Jan Hunt, Genitori con il cuore

🌿 UN’ALTRA VERITÀ CHE MERITA VOCE: IL LINGUAGGIO CHE GLI ADULTI RESPIRANOOggi vorrei riagganciarmi al pensiero condiviso...
23/11/2025

🌿 UN’ALTRA VERITÀ CHE MERITA VOCE: IL LINGUAGGIO CHE GLI ADULTI RESPIRANO

Oggi vorrei riagganciarmi al pensiero condiviso ieri, aggiungendo un tassello che riguarda proprio le relazioni tra noi adulti.

Perché prima ancora di parlare del linguaggio che usiamo con le bambine e i bambini, dovremmo avere il coraggio di guardare - con sincerità e gentilezza - il linguaggio che noi adulti respiriamo ogni giorno, anche ascoltando i nostri genitori.

Quello che abbiamo respirato da piccoli.
Quello che probabilmente continuiamo ad ascoltare oggi, nelle nostre famiglie di origine.
Quello che attraversa ancora corpo, pelle e cuore, senza che ce ne accorgiamo. Riaccendendo ferite.

Frasi come:
“Tu sei…”
“Se non …. allora io …”
“Sei talmente una grande chef che hai lasciato i piselli duri.”
“Come devo fare con te? Ti devo dare altre medicine per farti tornare normale?”
“Non ascolti niente. Sei come tua madre.”
“In questa casa non si capisce più niente.”
“Devo fare tutto io. Ah, ma quando non ci sono più io…”
“Vai a sedere e stai tranquilla lì. Qui faccio io.”
“Non toccare quelle cose. Fai solo danni”.


Sono frasi, toni, significati che fanno parte della quotidianità di tante famiglie.
Frasi che spesso non sono e non vogliono essere riconosciute come violente, ma lo sono perché composte da sarcasmo, sfiducia, giudizio, irritazione, rancore, arroganza, violenza psicologica.
Sono frasi che parlano di adulti emotivamente immaturi, con bisogni non compresi, con ferite non elaborate, con emozioni taciute. Con il pilota automatico inserito e memore delle violenza educativa - emotiva e corporea - subita nella loro storia.

Eppure… sappiamo cosa accade e che cosa si sente nel corpo:
⭐ questo linguaggio pesa,
⭐ fa male,
⭐ modella,
⭐ sottomette la sensibilità,
⭐ si trasmette,
⭐ continua a vivere attraverso di noi.

Perché il linguaggio violento non è solo urlare: è far sentire l’altro sbagliato, incapace, mai abbastanza. Rotto.
E quando respiriamo tutto questo per anni, senza volerlo, iniziamo a parlarlo anche noi.

🌱 Essere adulti oggi significa prendersi cura di ciò che ci ha fatto soffrire ieri
Romperla, questa catena, non è semplice.
Non è immediato.
È lento e doloroso.
Non è un interruttore.
Richiede consapevolezza,
richiede ascolto di sé,
richiede il coraggio di dire: “Quella frase, quella modalità, quella ironia… mi ha fatto male per anni. Devo ascoltarla ancor oggi, come ieri. Ma oggi, consapevolmente, dico che non voglio che diventi la mia eredità.”
È un lavoro emotivo, relazionale, corporeo. Un lavoro che riguarda:
• il nostro sentirci sbagliati, insicuri e rotti,
• le aspettative respinte,
• il bisogno di riconoscimento,
• le parti di noi che non sono mai state ascoltate e così respinte e represse.

E riguarda soprattutto la responsabilità, oggi,
di non passare quel peso ai bambini e alle bambine.
Di divenire un luogo emotivo più sicuro anche nelle relazioni tra adulti.

💚 Perché quando noi adulti impariamo un nuovo linguaggio emotivo… cambia tutto
Cambia il modo in cui litighiamo.
Cambia il modo in cui chiediamo.
Cambia il modo in cui ascoltiamo.
Cambia il modo in cui stiamo nella relazione. A casa. Tra amici. Tra colleghi. Tra sconosciuti.

E cambia - profondamente - ciò che le bambine e i bambini imparano sulla vita, sull’amore, sulla dignità di sé e dell’altro. Ciò che osservano, imparando.
Questo è il cuore della consapevolezza pedagogica.
Questo è il punto di svolta.

Spezzare la catena… per costruire con i bambini e con gli adulti di oggi relazioni più mature, più autentiche, più libere da un passato che si fa prigione.
È un lavoro che trasforma.
E che fa riscoprire umanità e com-passione.

Atelier della Pedagogista

🌿 QUANDO LE PAROLE COSTRUISCONO O FERISCONO: COSA IMPARANO DA NOI I BAMBINIC’è un aspetto che spesso dimentichiamo: le b...
22/11/2025

🌿 QUANDO LE PAROLE COSTRUISCONO O FERISCONO: COSA IMPARANO DA NOI I BAMBINI

C’è un aspetto che spesso dimentichiamo: le bambine e i bambini non imparano il linguaggio solo quando iniziano a parlare.
Lo imparano molto prima.
Lo assorbono.
Lo respirano.
Lo osservano nel modo in cui gli adulti si rivolgono a loro… e nel modo in cui gli adulti si parlano tra loro.

E qui c’è un punto importante - forse il più scomodo:
✨ il linguaggio violento è, molto spesso, il linguaggio che abbiamo ereditato. È il modo in cui siamo stati parlati, educati, rimproverati. È il linguaggio “normale”, quotidiano, passato di generazione in generazione senza mai essere messo in discussione.
Per questo ci ritroviamo a usarlo automaticamente, anche quando non vogliamo.

🐺 La strada del linguaggio violento
Quella in cui “avere ragione” diventa più importante di capirsi. Quella del “tu sei sempre…”, delle pretese, dei giudizi, dei ricatti e delle minacce mascherate da educazione.

Un linguaggio che non nasce solo dalle parole:
⭐ nasce dal corpo teso,
⭐ dal tono della voce che sale,
⭐ dallo sguardo che giudica,
⭐ dal respiro corto,
⭐ dalla postura che comunica “io vinco, tu perdi”.

È un linguaggio coerente, perfettamente allineato tra verbale e non verbale.
I bambini questa coerenza la colgono.
La sentono.
La incorporano.
E la assorbono come fosse un modo naturale di stare in relazione.

🦒 La strada del linguaggio non violento
Quella che la Comunicazione NonViolenta di Rosenberg ci invita a coltivare.
Non è facile.
Non è immediata.
Non è ciò che ci è stato insegnato.

👉 È un linguaggio che richiede consapevolezza.
👉 Richiede di fermarsi prima di reagire.
👉 Richiede di ascoltare cosa succede dentro: il sentimento, il bisogno, la vulnerabilità.
È un linguaggio che non nasce spontaneo,
ma che diventa una scelta profonda di trasformazione personale.
Un linguaggio che dice: “Non sei tu il problema. C’è qualcosa che sento. E c’è una relazione che voglio proteggere.”

E quando questo accade, le bambine e i bambini lo sentono subito: il loro sistema nervoso si calma ed entra in uno stato di sicurezza ventro-vagale, perché percepiscono sicurezza, calma, assertività, autorevolezza, non “guerra di potere”.

🌱 Cosa possono imparare osservando, allora, i bambini?
Imparano che si può essere arrabbiati senza ferire.
Imparano che si può chiedere senza pretendere.
Imparano che si può essere stanchi, frustrati, vulnerabili… senza fare del male a nessuno.
Imparano che il conflitto non è un pericolo, ma un luogo dove incontrarsi se gli adulti lo attraversano con cura.
Imparano che le parole non servono a vincere o ad aver ragione, ma a creare un ponte di connessione.
Imparano che comunicare i propri bisogni e le proprie emozioni è umano.

💚 Tutto questo comincia da noi adulti. Dalla consapevolezza che il linguaggio violento non è “colpa nostra”: è una eredità. È ciò che abbiamo vissuto.

🌱 Ma trasformarlo… quello sì, è responsabilità nostra. È un percorso di conoscenza personale profondo,
dove impariamo a tradurre giudizi in sentimenti e bisogni, reazioni in presenza, automatismi in scelte. Dove impariamo a sentire emozioni nel corpo, nel respiro e sentire che forse oltre alla rabbia, alla paura, alla delusione c’è altra emozione.

Il linguaggio che usiamo oggi diventa il linguaggio interiore dei piccoli. Diventa la voce, il modo in cui un giorno parleranno a sé stessi. E il modo in cui ameranno.

💡 Non si tratta di perfezione. Si tratta di interrompere un’eredità. Di comprendere che il “si è sempre fatto così” può ora non essere così funzionale. Di aprire una strada nuova.
Di scegliere, quando possiamo, un linguaggio che fa respirare la relazione.

Perché un bambino che ascolta adulti che si parlano con cura… cresce sapendo che le parole possono essere casa, non armi.

Atelier della Pedagogista

🌿 OLTRE LA “BRAVURA”: COSA VEDE DAVVERO UN ADULTO CHE EDUCA?📐Non si misura la “bravura” di un bambino rispetto a quanto ...
21/11/2025

🌿 OLTRE LA “BRAVURA”: COSA VEDE DAVVERO UN ADULTO CHE EDUCA?

📐Non si misura la “bravura” di un bambino rispetto a quanto fastidio crea o non crea all’adulto.
📐Non si misura la “buona educazione” dal silenzio, dalla compiacenza, dall’assenza di oppositività.
📐Non si misura l’essere “modello” dalla quantità di emozioni trattenute o di “no” non pronunciati.

⚠️Eppure, per generazioni - e spesso ancora oggi - è così che valutiamo l’infanzia: attraverso il filtro del nostro comfort, delle nostre aspettative, del bisogno adulto di ordine, disponibilità, pace.
Accade nelle case, nei servizi 0–6, nelle scuole.

🔎 Questa logica affonda le sue radici nella Pedagogia Nera, quella che resiste ancora dentro frasi comuni come:
✨ “Se ti comporti bene ti voglio bene”,
✨ “Bravo chi ascolta e non risponde”,
✨ “Bambini invisibili, adulti tranquilli”,
✨ “Bambini che non si sentono, adulti soddisfatti”.

⚠️ È uno sguardo che trasforma bambine e bambini in oggetti da plasmare; premia la compiacenza, penalizza l’espressione viva; confonde la quiete con la crescita, la docilità con l’educazione.
È uno sguardo che giudica, etichetta, e troppo spesso cerca nel bambino il “problema” da diagnosticare.
E così rischia di spegnere la loro parte più creativa, relazionale, autentica.

🌱 La pedagogia consapevole, invece, ribalta la prospettiva: dai bisogni dell’adulto ai bisogni del bambino; dall’autorità all’autorevolezza; dalla negazione emotiva all’accoglienza.

Ci chiede di guardare oltre il comportamento e domandarci:
🌱 Di cosa ha bisogno questo bambino?
🌱 Cosa esprime con questo gesto, questa protesta, questo “no”?
🌱 Cosa posso fare io per accompagnarlo funzionalmente, senza spostare il problema su di lui?

💡 In questo sguardo, la “bravura” non è una quiete valutata. È la capacità di sentire, esplorare, provare, sbagliare e riprovare. È il coraggio di dire NO quando qualcosa non torna. È la libertà di mostrare emozioni vere, non quelle che fanno comodo agli adulti.

💡 E la “buona educazione” non coincide con l’obbedienza. È una sicurezza interiore che nasce da adulti presenti, non invasivi; capaci di contenere senza schiacciare, di accompagnare senza controllare, di porre limiti senza umiliare, di restare senza cercare etichette rapide.

Perché un bambino non cresce quando è “bravo”. Quando non è “lagnoso”. Quando non è “agitato”. Quando non è “ubbidiente” …
Cresce quando è visto. Quando può restare se stesso dentro una relazione che non misura, non giudica, non pretende… ma accoglie, orienta, sostiene.

"Definire «lagnose» queste persone [...] è un atteggiamento che fornisce informazioni sulla passata condizione di chi vi ricorre: e cioè che nessuno ha voluto mai prendere sul serio le lacrime del bambino e che il famigerato «vedi di controllarti» ne ha tirannicamente segnato l'infanzia."
Alice Miller, La fiducia tradita

Atelier della Pedagogista

☀️ 20 Novembre: Giornata Nazionale dei Diritti dell’Infanzia🌱 dai Diritti Naturali di Bimbi e Bimbe di Gianfranco Zavall...
20/11/2025

☀️ 20 Novembre: Giornata Nazionale dei Diritti dell’Infanzia
🌱 dai Diritti Naturali di Bimbi e Bimbe di Gianfranco Zavalloni

I Diritti Naturali non sono solo un elenco da celebrare una volta l’anno: sono le radici biologiche, emotive, corporee e relazionali che permettono a un essere umano di crescere sano.
E sono anche un invito, fortissimo, rivolto a noi adulti: tornare ad accompagnare, non a dirigere; accogliere, non modellare; sostenere, non riempire.

1. Diritto all’ozio — il tempo lento del corpo e della mente
Le bambine e I bambini hanno diritto a respirare, a rallentare, a non essere invasi.
Dovere dell’adulto: togliere, non aggiungere. Semplificare, non complicare.
Custodire tempi vuoti in cui il bambino possa ascoltarsi, osservare, annoiarsi e orientarsi nella propria interiorità. Perché la maturazione nasce nel silenzio interno, non nel rumore delle attività o giocattoli preconfezionati.

2. Diritto a sporcarsi — il corpo che conosce il mondo
Terra, acqua, fango, erba, alberi, foglie: è qui che nasce la competenza senso-motoria, quella vera.
Dovere dell’adulto: offrire materia, non giocattoli preconfezionati e plastica; natura, non schede e esercizi; contatto e ricerca spontanea, non controllo. Gioco libero e non sempre solo gioco guidato e con obbiettivi didattici.
Sporcarsi è costruire identità corporea, forza interna e fiducia in sé.

3. Diritto agli odori — il mondo che entra dentro
Un bambino cresce attraverso i sensi, non attraverso le schede.
Dovere dell’adulto: riportare la vita dentro il quotidiano - un giardino aromatico, il profumo della pioggia, il pane che lievita, il fieno d’estate, i profumi dell’orto e della cucina.
La percezione crea memoria. La memoria crea radici.

4. Diritto al dialogo — ascolto, non addestramento
Ogni bambino ha diritto a esprimere ciò che sente, anche quando è scomodo.
Dovere dell’adulto: non reagire, accogliere. Fare spazio alla tristezza, alla rabbia, all’opposizione, al “no” che dice: “Sto costruendo me stesso”. L’opposizione non è maleducazione: è identità che nasce.

5. Diritto alla natura — un sistema nervoso che si regola
La natura è regolazione polivagale pura.
Dovere dell’adulto: garantire aria, luce, movimento libero in ogni stagione. Con stivali, fango, vento e sole.
La natura calma, radica, apre. Nessun schermo digitale potrà mai restituire ciò che offre il gioco in natura.

6. Diritto al silenzio — lo spazio della presenza
Silenzio non significa vuoto: significa possibilità.
Dovere dell’adulto: ridurre stimoli inutili, insegnamenti didattici e aprire spazio a ciò che conta. Ogni bambino ha bisogno di ascoltare il proprio respiro, i rumori della natura, il ritmo del proprio corpo. Così imparano a conoscersi. Così nasce la consapevolezza.

7. Diritto alle mani in pasta — imparare facendo, non copiando
Il bambino non ha bisogno di essere “stimolato”: ha bisogno di agire, manipolare, costruire, distruggere, inventare, spezzettare, arrampicarsi, saltare.
Dovere dell’adulto: offrire materia viva — legno, corde, tessuti, semi, terra, strumenti veri.
Perché il sapere non si insegna: si scopre con il corpo.

8. Diritto a un buon inizio — sicurezza emotiva e movimento libero
Ogni bambino merita adulti che siano nido e cornice: accoglienti e presenti, ma anche chiari nei limiti. Pochi limiti, chiari, stabili.
Dovere dell’adulto: riti e rituali che rassicurano, cura del corpo lenta, abbracci veri, voce dolce, letture condivise, contatto caldo, presenza amorevole e autorevole.
E soprattutto: movimento libero e autonomo fin da neonati, non accelerato. Non guidare, non stimolare, non anticipare.

9. Diritto al rischio — vivere è provare
Rischio non significa pericolo. Significa crescita.
Dovere dell’adulto: fidarsi della competenza corporea del bambino. Piccole sfide, tronchi, alberi bassi, scalini, coltelli, forbici, … Perché solo attraversando il rischio calcolato si può comprendere la prudenza. Perché solo se qualcuno ha fiducia e crede in te puoi apprendere il cor-aggio.

10. Diritto all’identità — essere sé stessi
Ogni bambino ha diritto a non essere appiattito, etichettato, confrontato. Sminuito, deriso e minimizzato dagli adulti. Ogni bambino deve avere diritto di parola, pensiero, gioco, salute e sicurezza.
Dovere dell’adulto: vedere l’unicità, chiamarla per nome, proteggerla. Niente premi, niente punizioni, niente paragoni. La crescita non è una gara: è un viaggio interno. L’amore non è condizione. Ma presenza incondizionata.

🌟 E allora?
Per riconoscere davvero i Diritti Naturali dell’Infanzia, l’adulto ha il dovere di intraprendere un cammino: educare invece di reagire, accogliere invece di giudicare, sentire invece di controllare.

Spezzando le catene della pedagogia nera, dei retaggi patriarcali, dei modelli che chiedono autorità e obbedienza invece che autenticità.

Come ci ricorda Maria Montessori:
“Nel dichiarare l’importanza dell’infanzia alla società, affermiamo che il bambino deve avere diritti uguali a quelli degli altri cittadini.”

E diritti significa una cosa semplice ma rivoluzionaria: la vita del bambino conta. Il suo corpo conta. Le sue emozioni contano. La sua libertà interiore conta.

Atelier della Pedagogista

🌿 L’AUTENTICITÀ CHE CURAIn famiglia non serve essere perfetti. Serve essere veri.I bambini e le bambine non hanno bisogn...
19/11/2025

🌿 L’AUTENTICITÀ CHE CURA

In famiglia non serve essere perfetti. Serve essere veri.
I bambini e le bambine non hanno bisogno di adulti impeccabili: hanno bisogno di adulti che sanno di poter sbagliare, e quando accade, sanno fermarsi, stare, guardarsi dentro e fare un passo verso la riparazione.

La fragilità non è un difetto dell’essere genitori: è la porta d’accesso alla relazione. È lì che i piccoli imparano che l’amore non vive nelle giornate lisce e “senza onde”, ma nei tentativi, nelle cadute, nel coraggio di dire: “oggi mi è uscita una parola che non volevo… mi dispiace”, nei gesti che ricuciono ciò che si è “rotto”.
Come un prezioso cerotto nelle piccole ferite. Come un piccolo bacio sulla botta.

Ogni rottura relazionale - piccola o grande - diventa un’occasione preziosa se l’adulto torna, ripara, accoglie.
Ed è fondamentale ricordarlo: è l’adulto che deve tornare e riparare, mai il bambino.
È così che il sistema nervoso dei piccoli impara la sicurezza: non in un ambiente dove non succede mai nulla, ma in uno dove ciò che accade può essere riconosciuto, nominato, legittimato, riaggiustato insieme.

Mostrare le proprie fragilità non destabilizza le bambine e i bambini, anzi… li fa respirare.
Perché quando un adulto mostra la sua umanità, sta insegnando una cosa enorme: si può essere imperfetti e comunque degni d’amore.

Essere autentici significa lasciare che i figli vedano anche il dietro le quinte: la stanchezza, i dubbi, i limiti, la fatica, le paure… senza caricarli del nostro peso, ma mostrando che le emozioni possono essere attraversate e vissute naturalmente, insieme.
Senza timore. Senza solitudine. Nella co-regolazione.

Così l’adulto diventa un modello di regolazione, non perché è sempre calmo, ma perché quando perde l’equilibrio sa ritrovarlo.
E ogni riparazione diventa un ponte: un «ti vedo», un «possiamo ricominciare», un «la nostra relazione è più forte del mio errore».

Questa è la vera eredità affettiva. Non la perfezione, ma la possibilità. La possibilità di essere vivi: cadere, rialzarsi, incontrarsi di nuovo. Sempre.

«Siamo tutti genitori imperfetti
e questo è perfettamente giusto.
I cuccioli di essere umano
hanno bisogno di connessione,
non di perfezione».
L.R. Knost

Atelier della Pedagogista

🌱🌿 MOTRICITÀ LIBERA E CURA CONSAPEVOLEL’Approccio pedagogico di Emmi Pikler nella primissima infanziaEmmi Pikler (1902–1...
18/11/2025

🌱🌿 MOTRICITÀ LIBERA E CURA CONSAPEVOLE
L’Approccio pedagogico di Emmi Pikler nella primissima infanzia

Emmi Pikler (1902–1984), pediatra ungherese, ha rivoluzionato il modo di guardare i piccoli nella loro fase più delicata: quella della primissima infanzia. La sua visione nasce da un presupposto semplice e rivoluzionario: il bambino è competente fin dalla nascita, e il suo corpo contiene già un programma di crescita che chiede soltanto tempo, spazio, libertà e cura rispettosa per dispiegarsi in modo spontaneo e armonioso.

🌿 1. Movimento libero
Per Pikler, ogni bambino dovrebbe poter esplorare il proprio corpo e l’ambiente senza essere posto in posizioni che non può raggiungere da sé. Questa fiducia nelle competenze naturali del bambino permette uno sviluppo motorio armonioso, sicuro, autentico. Un corpo che non viene anticipato è un corpo che si organizza con stabilità, equilibrio e piacere di muoversi.

🌿 2. Cura rispettosa
I momenti di cura personale – cambiare il pannolino, vestire, nutrire, lavare – non sono semplici “compiti”.
Sono incontri relazionali, piccoli rituali di connessione in cui il bambino percepisce la qualità del nostro tocco, del nostro sguardo, della nostra presenza.
Lentezza, anticipazione e verbalizzazione, delicatezza diventano strumenti di sicurezza.

🌿 3. Autonomia naturale
Quando il bambino è accolto in un ambiente preparato, sicuro e calibrato, il suo desiderio di esplorare emerge spontaneamente. Non c’è bisogno di accelerare. Non c’è bisogno di stimolare.
Il piccolo, se ascoltato, manifesta da sé curiosità, iniziativa e capacità di organizzare il proprio apprendimento attraverso il gioco spontaneo.

🌿 4. Osservazione attenta
L’adulto, nella visione pikleriana, osserva senza giudicare, senza invadere. Si mette al servizio della comprensione: guarda, ascolta, attende.
È un’osservazione che educa lo sguardo e apre alla possibilità di rispondere ai bisogni reali del bambino, non alle aspettative degli adulti.

📚 Per approfondire:

• Emmi Pikler – Datemi Tempo. Lo sviluppo autonomo dei movimenti nei primi anni di vita del bambino (EdizioniScientifiche)

• Agnès Szanto-Feder – L’osservazione del movimento nel bambino. Accompagnare lo sviluppo psico-motorio nella prima infanzia (Erickson)

• Emanuela Cocever (a cura di) – Bambini attivi e autonomi. A cosa serve l’adulto? L’esperienza di Lóczy (Collana ZeroSei, Zeroseiup)

• G. Honegger Fresco, E. Cocever, B. Ongari – Tre sguardi sul bambino. Viaggio alla scoperta di Maria Montessori, Emmi Pikler ed Elinor Goldschmied (Il Leone Verde – Collana Appunti Montessori)

• Francesca Romana Grasso – Primi libri per leggere il mondo. Pedagogia e letteratura per una comunità educante (Editrice Bibliografica)

Atelier della Pedagogista

🌿 LA CURA DEI DETTAGLI«…oltre ai libri, gli adulti sono il testo per eccellenza dei più piccoli: un corpo che accoglie e...
17/11/2025

🌿 LA CURA DEI DETTAGLI
«…oltre ai libri, gli adulti sono il testo per eccellenza dei più piccoli: un corpo che accoglie e legge, una mano che offre e indica, una voce che sussurra, incanta e che aiuta a costruire la voce interiore dei piccoli.»
Yolanda Reyes

Quando guardo questa immagine, sento tutta la verità di queste parole.

Perché qui non c’è solo un adulto che aiuta nel pasto un bambino. C’è un micro–spazio relazionale dove accade qualcosa di grande:
✨ c’è un corpo disponibile, che si inclina in avanti, che si fa nido, presente, accogliente, interessato;
✨ c’è uno sguardo che cerca e trova risposta, un ponte affettivo che si intreccia al gesto del nutrire;
✨ c’è una mano che attende, non dà fretta, che non impone, ma offre;
✨ e c’è quella espressione del viso e degli occhi del piccolo, così libera, così piena… sensazioni che nascono solo dove l’altro è riconosciuto come “casa”.

Sono dettagli minuscoli - un cucchiaino, un ginocchio su cui sedersi, un busto che si piega, braccia che accolgono, mani che attendono, un sorriso condiviso - ma è proprio lì che si costruisce la sicurezza.

🌱 Ed è proprio qui, nel vivere i rituali di cura, che ogni gesto adulto diventa un segno di punteggiatura del mondo. Uno spazio, un punto, una virgola, un punto esclamativo.
E in questo minuscolo scambio - quotidiano, semplice, apparentemente ordinario - accade pedagogia viva:
• il bambino fa esperienza di essere visto e considerato;
• l’adulto diventa specchio affettivo e regolatore;
• la relazione si fa ritmo, danza, linguaggio;
• l’autonomia futura si radica nell’intimità di questo presente condiviso.

🌿 La cura dei dettagli non è mai “in più”. È la trama invisibile che accompagna consapevolmente l’infanzia.

E questa immagine ce lo ricorda con una forza gentile:
i bambini ci leggono prima ancora di ascoltarci,
ci imitano prima ancora di capirci,
ci sentono prima ancora di comprenderci.

Siamo noi, i nostri corpi, i nostri gesti, la qualità della nostra presenza, la prima storia che imparano ad abitare.

Atelier della Pedagogista

✨ Dove il corpo parla, la relazione cresce ✨Dopo questa meravigliosa giornata trascorsa al convegno di psicomotricità “D...
15/11/2025

✨ Dove il corpo parla, la relazione cresce ✨

Dopo questa meravigliosa giornata trascorsa al convegno di psicomotricità “Dove il corpo parla, la relazione cresce”, sento ancora più forte quanto sia il corpo – prima della parola – a guidare davvero ogni relazione educativa.

🌱 Il corpo è il primo linguaggio, la prima presenza, il primo luogo in cui si crea sicurezza o allerta, apertura o chiusura.

🌿 Per questo oggi porto con me tre parole che sento come radici: connessione, enterocezione, attivazione simpatica.
💡 La connessione non nasce dalla mente, ma dal corpo: da uno sguardo che accoglie, da un tono che si rilassa, da una presenza che diventa un invito. Un bambino può giocare, esplorare, rischiare e creare solo quando sente un adulto disponibile, non invaso dalla fretta, non attraversato dall’allarme interno.

💡 L’enterocezione è la capacità di ascoltare ciò che accade dentro di noi mentre siamo in relazione: il respiro che cambia, la tensione che sale, il battito che accelera, il corpo che si chiude o si apre. Senza questo ascolto rischiamo di interpretare i comportamenti dei bambini attraverso le nostre attivazioni, non attraverso i loro reali bisogni.

💡 E poi c’è l’attivazione simpatica, il modo in cui il corpo entra in protezione: succede a noi, succede ai bambini, succede con la stessa lingua biologica. Quando l’adulto è attivato il corpo si irrigidisce, la voce cambia, cresce l’urgenza di controllare. Quando è il bambino a essere attivato, non può ragionare né ascoltare: piange, si muove, protesta, cerca un’ancora regolativa che ancora non possiede.

🌱 Due sistemi nervosi in allerta non si incontrano: si amplificano.

Per questo la regolazione dell’adulto non è un dettaglio, ma la base di ogni relazione educativa. È ciò che permette al bambino di ritrovare la calma, al gioco di diventare profondo, all’incontro di trasformarsi in sicurezza. Prima noi, poi loro, attraversando l’errore e la riparazione: non possiamo accompagnare un bambino verso la calma se il nostro corpo è in tempesta, né sostenere la libertà del gioco se dentro siamo tesi.

Ritornare al corpo significa ritornare alla relazione autentica, lenta, empatica.

Atelier della Pedagogista

🌿 QUEL SENTIRE NON LORO💡 Accade spesso, più spesso di quanto crediamo.Di fronte a una situazione che tocca qualcosa dent...
14/11/2025

🌿 QUEL SENTIRE NON LORO

💡 Accade spesso, più spesso di quanto crediamo.
Di fronte a una situazione che tocca qualcosa dentro di noi - una difficoltà, un conflitto, un fallimento, un rifiuto, un momento carico emotivamente - crediamo di sapere come si sente quel bambino o quella bambina.
E glielo attribuiamo.
Con una certezza che nasce da un grande equivoco interiore.

🔎 Perché quel sentire… non è il loro. È il nostro.
🌱 È ciò che noi abbiamo provato, anni prima, in un’altra storia, con altri adulti, con un’altra cornice di significati.
🌱 È una traccia antica che si riattiva, una memoria emotiva che torna a parlare attraverso di noi.
E allora proiettiamo.

✨ “Se io, da adolescente, lì mi sono sentita umiliata… allora anche lui adesso sarà umiliato.”
✨ “Se io, da bambina, in quel momento mi sono sentita sbagliata e abbandonata… allora anche lei ora si sentirà così.”
✨ “Se a me quella situazione generava ansia, allora lui starà sicuramente provando la stessa cosa.”
✨ “Se io mi sono sentita sbagliata e non sapevo come uscirne, anche lui ora si sente così e non sa uscirne.”

🔎 Ma i bambini e le bambine non sono il nostro passato.
🌿 Non sono le nostre ferite.
🌿 Non sono le nostre paure.

🫀 Hanno un sentire proprio, unico, contemporaneo.
Radicato nella loro storia, nella loro unicità, nelle loro risorse, nella qualità delle relazioni che li sostengono oggi.
A volte quella situazione per loro è neutra.
A volte è una piccola sfida.
A volte un’avventura.
A volte non significa nulla di ciò che significa per noi.
Soprattutto quando li osserviamo distesi, calmi, non coinvolti emotivamente.

💡 Il rischio è duplice:
1. Non vedere il bambino o la bambina, ma solo il riflesso delle nostre memorie.
2. Non vedere noi stessi, proprio nel punto in cui potremmo crescere.

Educare, allora, chiede un gesto di grande delicatezza: fermarsi un attimo davanti al proprio sentire e chiedersi:
🪷 “Sto guardando davvero lui o lei… o sto guardando la me di allora?”
🪷 “Questa emozione è mia o sua?”
🪷 “Cosa mi risuona così forte adesso?”
🪷 “Quali parti di me stanno parlando attraverso questa scena?”

🎒 Liberare i bambini e le bambine da pesi, da zaini non loro, dalle nostre proiezioni è un atto d’amore. Un gesto che restituisce loro il diritto di sentire con il proprio corpo, la propria storia, il proprio animo.

E restituisce a noi l’occasione preziosa di incontrare ciò che è ancora vivo dentro, farcene nido e accoglierlo, senza farlo ricadere su chi sta crescendo.

Atelier della Pedagogista

Indirizzo

Viale XXIV Maggio 61
Pesaro
61121

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 18:30
Martedì 17:00 - 18:30
Mercoledì 15:30 - 18:30
Giovedì 14:30 - 19:00
Venerdì 14:30 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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Chi sono

Sono dottoressa magistrale in Progettazione e coordinamento dei servizi educativi e formativi presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Urbino.

Ho iniziato la mia carriera lavorativa nell’anno 2001 attraverso diversi stage formativi ed esperienziali in diversi nidi d’infanzia del territorio e, durante le estati, nei diversi centri estivi e spazi gioco della zona.

Dal 2007 al 2019 ho lavorato come educatrice d’infanzia presso un nido infanzia ospitante bambini da 3 mesi a 36 mesi, sito in Gradara. Dal 2014 al 2019, nello stesso servizio, ho ricoperto la funzione di coordinatrice interna, mantenendo sempre vivi e costanti i dialoghi tra équipe educativa, cooperativa sociale, uffici comunali e territorio (famiglie).

Dal 2016 ad oggi, per la stessa cooperativa che ha in gestione il servizio di nido a Gradara, faccio parte dell’equipe di coordinamento pedagogico, che ha come principale funzione quella di supervisionare, ascoltare ed accompagnare, pedagogicamente parlando, le equipe educative di altri nidi d’infanzia della provincia di Pesaro ed Urbino verso una sempre maggiore qualità dei servizi ed un benessere globale (personale educativo, bambini, famiglie).