Dott.ssa Eleonora Altomeni - Biologa Nutrizionista

Dott.ssa Eleonora Altomeni - Biologa Nutrizionista Sono Eleonora Altomeni, biologa-nutrizionista ed educatrice alimentare, la mia filosofia si basa su

14/04/2026

Giornata della salute: Focus sulla composizione corporea.
Prendersi cura di sé parte dalla conoscenza.
Lo Studio Oculistico Vichi dedica una giornata all'approfondimento della composizione corporea; un parametro essenziale per la prevenzione e il monitoraggio del benessere.

14/04/2026
14/04/2026

Junk food e neuroscienze: quello che il tuo cervello non ti dice!

Ti sei mai chiesto perché è cosi difficile fermarsi davanti a un pacchetto di patatine?
Non è solo una questione di forza di volontà.
Nel video di oggi esploriamo il legame che esiste tra alcuni alimenti e il nostro sistema di ricompensa.
Scopriamo insieme cosa succede nel nostro cervello quando cediamo al confort food e come riprendere il controllo delle nostre scelte alimentari.
E voi a quale cibo non riuscite a resistere scrivetelo nei commenti!!
👇guarda il video completo qui sotto.

31/03/2026

🍳 La scienza in cucina: cucinare è un atto chimico lo stai facendo nel modo giusto?
Non tutti i nutrienti reagiscono al calore nello stesso modo, alcuni vengono attivati dal calore mentre altri subiscono una drastica riduzione.
Nel video di oggi esploriamo come le cotture possono favorire o ridurre la biodisponibilita' dei nutrienti.

Smetti di lottare con la bilancia! Partecipa al nostro open day dedicato all analisi della composizione corporea (BIA);I...
30/03/2026

Smetti di lottare con la bilancia!
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27/03/2026

Personalizzare e non standardizzare; ogni percorso richiede attenzione e studio costante. ' https://www.facebook.com/share/p/14XWTUaSNnE/

𝐎𝐛𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚̀: 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐞𝐪𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞; 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐚.

Dovremmo smettere di parlare dell’obesità come se fosse una realtà unica, compatta, lineare. Non lo è. 𝑳’𝒐𝒃𝒆𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒆̀ 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒔𝒔𝒂, 𝒎𝒖𝒍𝒕𝒊𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂𝒍𝒆, 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒃𝒂𝒔𝒆 𝒈𝒆𝒏𝒆𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆. Gli studi di ereditarietà lo suggeriscono da tempo. La genetica molecolare, oggi, lo mostra con molta più precisione.

𝐀𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐞̀ 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞𝐬𝐢̀ 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚. Sarebbe una banalità opposta a quella che abbiamo ripetuto per anni. Il punto vero è che esiste un’architettura genetica dell’obesità che va dalle forme monogeniche rare e ad alta penetranza fino alla comune predisposizione poligenica, passando per forme intermedie oligogeniche. Questo, sul piano clinico, cambia parecchio. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐞𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢.

𝐋𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞 sono rare, ma quando ci sono parlano forte. In genere esordiscono presto, spesso con obesità severa, iperfagia marcata e una fisiopatologia che ha molto a che fare con i circuiti centrali dell’appetito. Ed è proprio questo uno dei messaggi più forti emersi dalla genetica: il baricentro non è soltanto il tessuto adiposo. Il baricentro è anche il cervello che regola fame, sazietà, ricerca del cibo, ricompensa, difesa del peso corporeo.

𝐌𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞 note convergono infatti sulla via leptina-melanocortina ipotalamica. È una via cruciale. La leptina segnala lo stato energetico, attiva neuroni POMC, porta alla produzione di α-MSH e all’attivazione di MC4R, con effetto finale di riduzione dell’introito alimentare e regolazione dell’omeostasi energetica. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒂𝒔𝒔𝒆 𝒔𝒊 𝒊𝒏𝒄𝒆𝒑𝒑𝒂, 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒃𝒍𝒆𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒅𝒆𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐 𝒃𝒆𝒏𝒆 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒓𝒂𝒔𝒆 𝒑𝒊𝒈𝒓𝒂 “𝒎𝒂𝒏𝒈𝒊𝒂 𝒕𝒓𝒐𝒑𝒑𝒐”. Il problema è che i sistemi biologici che dovrebbero frenare la fame o facilitare la sazietà funzionano male.

𝐍𝐨𝐧 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐨, il deficit di MC4R resta la forma più comune di obesità monogenica nelle popolazioni europee. Ma il quadro non si ferma lì. Oggi conosciamo numerose forme monogeniche, e non tutte sono “obesità pura”. Anzi, uno dei passaggi più interessanti della genetica recente è proprio questo: 𝒍𝒂 𝒗𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒊𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒓𝒊𝒈𝒊𝒅𝒂 𝒕𝒓𝒂 𝒐𝒃𝒆𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒎𝒐𝒏𝒐𝒈𝒆𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒊𝒔𝒐𝒍𝒂𝒕𝒂 𝒆 𝒐𝒃𝒆𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒔𝒊𝒏𝒅𝒓𝒐𝒎𝒊𝒄𝒂 𝒓𝒆𝒈𝒈𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒎𝒆𝒏𝒐. 𝑰𝒏 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒊 𝒄𝒂𝒔𝒊 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒂𝒗𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒂 𝒖𝒏 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒖𝒎. Anche condizioni considerate in passato più “isolate” possono associarsi a difficoltà di apprendimento, alterazioni del neurosviluppo o altri fenotipi extra-metabolici. In sostanza, in una quota di pazienti l’obesità non è un dettaglio estetico né un epifenomeno alimentare. È parte di una biologia più ampia.

𝐄 𝐩𝐨𝐢 𝐜’𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚: 𝐥’𝐨𝐛𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚. Ed è forse il capitolo più importante, perché è quello che riguarda la maggior parte dei nostri pazienti. 𝑵𝒐𝒏 𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆 𝒊𝒍 “𝒈𝒆𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒐𝒃𝒆𝒔𝒊𝒕𝒂̀”. 𝑬𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆 𝒍’𝒆𝒇𝒇𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒖𝒎𝒖𝒍𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒅𝒊 𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒗𝒂𝒓𝒊𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊, 𝒄𝒊𝒂𝒔𝒄𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒊𝒎𝒑𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒔𝒕𝒐, 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 𝒔𝒑𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒊𝒍 𝒓𝒊𝒔𝒄𝒉𝒊𝒐. I punteggi di rischio poligenico stanno mostrando una cosa molto chiara: 𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒐𝒏𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐. Alcuni soggetti hanno una predisposizione molto alta, altri molto bassa. E agli estremi della distribuzione il rischio cambia in modo sostanziale.

𝐌𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: predisposizione non significa destino. Anche un rischio poligenico elevato non determina automaticamente obesità, così come un basso rischio non rende immortali. Però il dato opposto è affascinante e troppo poco discusso: 𝒆𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒔𝒐𝒓𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒈𝒆𝒏𝒆𝒕𝒊𝒄𝒂. 𝑰𝒏 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒆, 𝒄𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒈𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒉𝒆, 𝒑𝒖𝒓 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒂𝒎𝒃𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒐𝒃𝒆𝒔𝒐𝒈𝒆𝒏𝒐, 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒃𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒎𝒆𝒏𝒐 𝒗𝒖𝒍𝒏𝒆𝒓𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒐 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒅𝒊 𝒐𝒃𝒆𝒔𝒊𝒕𝒂̀ 𝒔𝒆𝒗𝒆𝒓𝒂. Questa sola osservazione dovrebbe bastare a seppellire l’idea semplicistica secondo cui tutti i pazienti obesi sono, in fondo, persone che hanno semplicemente fatto le stesse scelte sbagliate più a lungo degli altri.

𝐔𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨: genetica e ambiente non si escludono. Si intrecciano. L’ambiente obesogeno amplifica il rischio biologico. 𝐋’𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐮𝐚𝐫𝐥𝐨. Il pattern dietetico può modularlo. Il contesto sociale ed economico pure. Nelle famiglie con deficit di MC4R, per esempio, la penetranza dell’obesità aumenta nelle generazioni più recenti. Non perché il gene sia cambiato. 𝐄̀ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨. Questo è un passaggio decisivo: 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐞𝐧𝐨, 𝐥’𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐞𝐧𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐫𝐚̀ 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨.

𝐍𝐨 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, 𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚.. Non diciamo che l’ambiente non conta. Non diciamo che alimentazione e movimento sono secondari. 𝐀𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐨: il rischio obesità nasce dall’interazione tra vulnerabilità biologica e ambiente. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐯𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨!!

𝐒𝐮𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨, la prima ricaduta è banale solo in apparenza: davanti a un’obesità estrema e precoce, soprattutto se compare prima dei 5 anni, con iperfagia importante e familiarità marcata, il sospetto genetico va preso sul serio. Non come curiosità accademica. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚. Lo stesso vale quando il quadro appare sproporzionato, molto aggressivo, resistente ai trattamenti standard, o accompagnato da segni neuroevolutivi, sindromici o endocrini che non tornano con la spiegazione facile.

𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐚 è che il BMI, da solo, racconta poco. Serve sempre meno una medicina che etichetta e 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐭𝐢𝐩𝐢𝐳𝐳𝐚. Quando è iniziato il problema? Com’è la fame? Com’è la sazietà? C’è una ricerca del cibo anomala? C’è iperfagia vera o no? C’è familiarità forte? Ci sono difficoltà cognitive, disturbi del comportamento, segni di sindrome? Senza queste domande, il rischio è prendere casi biologicamente complessi e ridurli alla solita frase da corridoio: “𝒂𝒅𝒆𝒓𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒑𝒐𝒄𝒐”.

𝐋𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐚. In alcune obesità genetiche gli approcci basati soltanto sullo stile di vita possono risultare insufficienti. 𝐍𝐨𝐧 𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢: 𝐢𝐧𝐬𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢. 𝐄̀ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. Se il nucleo del problema è una disregolazione profonda dell’appetito, limitarsi a consegnare una dieta e aspettarsi una risposta lineare significa non aver capito il caso. 𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 servono percorsi più strutturati, controllo dell’ambiente alimentare, strategie comportamentali solide, coinvolgimento dei caregiver quando necessario e, nei casi appropriati, una valutazione farmacologica più ragionata.

𝐋𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐟𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞: la diagnosi genetica, in alcune forme, non serve solo a mettere un nome elegante sulla cartella. Può aprire la porta a terapie mirate. È la parte più concreta della medicina di precisione applicata all’obesità. Non a caso, le scoperte su questa via biologica hanno già portato allo sviluppo di trattamenti specifici in sottogruppi ben definiti. E questo, detto senza retorica, è un cambio di paradigma.

𝐍𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐩𝐫𝐮𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚. Non tutti i geni candidati hanno lo stesso livello di conferma. Non tutte le associazioni sono ugualmente robuste. Alcuni segnali richiedono ancora replica e validazione funzionale. Anche le forme oligogeniche, così affascinanti sul piano teorico, non vanno trasformate in una discarica dove buttare tutto ciò che non comprendiamo bene. 𝑨𝒍𝒍𝒂𝒓𝒈𝒉𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒆𝒓𝒅𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒊𝒍 𝒔𝒆𝒏𝒔𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒍𝒊𝒎𝒊𝒕𝒆.

𝐂’𝐞̀ 𝐩𝐨𝐢 𝐮𝐧 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨, molto concreto, che merita attenzione: la chirurgia bariatrica. Nelle obesità genetiche gli esiti possono essere più variabili. In alcune condizioni il recupero ponderale è più frequente, e in altre il rischio di complicanze è più alto. Non significa demonizzare la chirurgia. Significa una cosa molto più semplice e molto più onesta: 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐯𝐚𝐬𝐢𝐯𝐨, 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐞𝐜𝐜𝐨𝐦𝐞.

𝐈𝐧 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢, 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐦𝐦𝐨 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐨. L’obesità non è un’entità uniforme. Non è solo una faccenda ambientale, non è solo una questione di kcalorie, ma non è neppure una sentenza genetica. 𝑬̀ 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒅𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒃𝒊𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂 𝒅𝒂 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆, 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒂𝒈𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒖𝒏 𝒂𝒎𝒃𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒇𝒂𝒗𝒐𝒓𝒆𝒗𝒐𝒍𝒆 𝒂𝒍𝒍’𝒂𝒖𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒆𝒔𝒐. E la genetica ci sta insegnando soprattutto questo: dietro due BMI uguali possono esserci meccanismi patogenetici profondamente diversi.

𝐒𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚. 𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨.

𝐃𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐡𝐢: 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑞𝑢𝑜𝑡𝑖𝑑𝑖𝑎𝑛𝑎, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑜𝑏𝑒𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑒𝑣𝑒𝑟𝑒, 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑜𝑐𝑖 𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑎 𝑖𝑝𝑒𝑟𝑓𝑎𝑔𝑖𝑎 𝑚𝑎𝑟𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑠𝑜𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑟𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜, 𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑏𝑟𝑖𝑔𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑙 “𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑒 𝑠𝑖 𝑚𝑢𝑜𝑣𝑒 𝑝𝑜𝑐𝑜”?

𝐁𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚
𝐵𝑜𝑛𝑛𝑒𝑓𝑜𝑛𝑑 𝐴, 𝐵𝑟𝑢𝑛𝑒𝑟 𝑊𝑆, 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑡 𝑆𝐹𝐴, 𝑀𝑜𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 𝐴, 𝐹𝑟𝑜𝑔𝑢𝑒𝑙 𝑃. 𝑇ℎ𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑡𝑖𝑐𝑠 𝑜𝑓 𝑜𝑏𝑒𝑠𝑖𝑡𝑦: 𝑎𝑒𝑡𝑖𝑜𝑙𝑜𝑔𝑦, 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖𝑜𝑛 𝑎𝑛𝑑 𝑡ℎ𝑒𝑟𝑎𝑝𝑦. 𝑁𝑎𝑡𝑢𝑟𝑒 𝑀𝑒𝑡𝑎𝑏𝑜𝑙𝑖𝑠𝑚. 2026. 𝑑𝑜𝑖:10.1038/𝑠42255-026-01497-𝑤.

Alimentazione e modulazione del microbiota.
25/03/2026

Alimentazione e modulazione del microbiota.

09/03/2026
16/02/2026
Evoluzione professionale e nuove sinergie mediche. 👩‍⚕️È con grande entusiasmo che vi comunico l'inizio della mia collab...
28/01/2026

Evoluzione professionale e nuove sinergie mediche. 👩‍⚕️
È con grande entusiasmo che vi comunico l'inizio della mia collaborazione con lo Studio Oculistico Vichi una realtà di riferimento per la medicina d'eccellenza a Pesaro.
Credo fermamente che la medicina moderna richieda un approccio multidisciplinare.
Ho scelto di unirmi a questo team perché condividiamo un obiettivo comune:
METTERE IL PAZIENTE AL CENTRO.
In un contesto dove la cura del paziente è intesa come un percorso integrato e di altissimo profilo, il mio contributo come Dott.ssa Eleonora Altomeni - Biologa Nutrizionista si unirà a quello degli altri specialisti per offrire protocolli alimentari basati sulle più recenti evidenze scientifiche.
COSA TROVERETE IN QUESTA SEDE:
•Approccio multidisciplinare e personalizzato
•Tecnologie diagnostiche all'avanguardia
•Un ambiente progettato per la salute, il benessere e la privacy del paziente.
▪︎📍Mi trovate in via Eugenio Curiel 11
▪︎☎️Prenota la tua visita contattando la segreteria allo 072131602
Ringrazio tutto il team per l'accoglienza

15/12/2025

Indirizzo

Via A. Rosmini 22/via E. Curiel 11
Pesaro
61122

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