Dott.ssa Stella Semproni - Studio di psicoterapia

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Non so se sia peggio il maschilismo becero o questa categoria di uomini. Aiuto!!!!🤦‍♀️🤦‍♀️🤦‍♀️🤦‍♀️
24/01/2026

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🌹❤

15/01/2026

In questi giorni sto guardando la serie su Fabrizio Corona e, tra le varie nefandezze di cui si rende protagonista giornalmente da quando è sulla scena, c’è un particolare aspetto della sua personalità che mi ha colpito più di altri e ha suscitato in me alcune riflessioni; Fabrizio Corona è una persona estremamente intelligente, furba e strategica ma totalmente priva di morale e quando non si ha morale , si riesce a costruire una vita alla cui base può sembrare ci sia più intelligenza di quella che si ha realmente.
In effetti, se ci pensiamo bene, l’intelligenza risiede anche nella capacità di di arrivare dove si vuole tenendo conto di tutta una serie di “ostacoli” affettivi, etici e morali che rallentano il percorso lineare e diretto che che porterebbe al raggiungimento dell’obiettivo auspicato. Se io voglio fare tanti soldi , oltre ad avere la giusta idea per poterli fare, devo tenere conto di quello che posso e non posso fare per ottenerli. Se dentro di me non ho alcun filtro normativo, etico ed emotivo che medi le mie azioni, diventa tutto più semplice!
Perchè gli esseri umani ,spesso e volentieri, non riescono ad affrontare quei problemi della vita quotidiana che per altri sono di semplice risoluzione? Perchè l’emotività ci blocca, perché il senso di colpa ci paralizza, perché la paura di non essere all’altezza o di deludere l’altro stancano mente e corpo deprivandoci delle appropriate energie vitali e di un’appropriata lucidità.
Tra i tanti episodi della serie che mi hanno condotta a questa riflessione c’è anche quello relativo al processo : Corona, per nulla spaventato nell’affrontare qualcosa che poteva metterlo in seria difficoltà, risponde ai giudici con irriverenza e totale tranquillità, senza chiaramente tradire emozioni o difficoltà nella scelta delle parole da utilizzare e dei ragionamenti più convenienti da fare in quella situazione potenzialmente molto pericolosa per il suo futuro. Di primo acchito si potrebbe pensare che un atteggiamento simile possa essere facilmente e rapidamente redarguito , in realtà le persone che aveva di fronte , prima di esprimere e verbalizzare concetti che lo contrastassero, hanno dovuto sicuramente cercare di mediare tra i vari aspetti psichici e cognitivi che si affollavano nelle loro menti in quegli istanti professionalmente determinanti e complessi e questo rallenta la possibilità di innescare un ragionamento fluido che ,al contrario, ha chi non sente di dover combattere contro gli ostacoli interni ed esterni posti dalla società civile e dalla propria coscienza. Chiaramente, questo modo di funzionare può portare a grandi successi e disastrose rovine perché, se tutto è possibile e tutto si può fare, è chiaro che si possa superare gli altri anni luce ma si può anche franare in abissi senza fine.
Tutto questo fa capo ad una personalità narcisistica e antisociale (le inserisco entrambe per dare un impatto maggiore alla comprensione ma sono due disturbi per alcuni aspetti molto differenti); a tal proposito, quello che mi colpisce di Corona non è il suo narcisismo patologico di proporzioni inenarrabili, bensì la sua “purezza” nell’esprimerlo. Quello che rende estremamente pericoloso il narcisista tipo è la sua capacità di mimetizzarsi, di adattarsi alla società fingendo sentimenti, emozioni ed un rigore morale in realtà inesistenti. Corona, paradossalmente, potrebbe apparire meno pericoloso degli altri suoi “simili”considerando che non ha alcuna remora nel confessare i suoi peccati, il fatto che per soldi e potere si venderebbe madre, moglie, figli e chiunque lo circondi (cosa che tra l’altro ha provato a fare più e più volte), in realtà proprio questo suo rivendicare avversione per regole, affettività, solidarietà e buoni sentimenti lo rende un personaggio estremamente ipnotico perché quello che lui rivela senza fronzoli è qualcosa che è presente in tutti noi. Non intendo dire che si assomigli a lui, che dio ce ne scampi, ma le zone oscure che abitano tutti noi, trovano in Corona qualcuno che le assolve, qualcuno che, senza troppi fronzoli, ne autorizza l’esistenza. E questo avvicina e affascina. E questo è un grande pericolo. E questo ha rovinato la vita a molte persone che hanno avuto l’infausto destino di incontrarlo lungo il proprio cammino.

Un altro aspetto su cui mi sto soffermando in questi giorni prende spunto da Corona ma riguarda l’atteggiamento dei più nei suoi confronti: quando si parla di Corona, chi vuole proteggere la propria interiorità e quindi distaccarsi strenuamente dalle nefandezze che combina, lo rifiuta, lo schifa e lo insulta. Tutto giustissimo ma bisognerebbe andare un po' oltre e analizzare le cose a 360 gradi. Una cosa che proprio non capisco è come sia possibile avercela tanto con Corona e per nulla con chi gli permette di avere potere, soldi e notorietà; da che ho memoria, Corona è stato sempre sulla cresta dell’onda, l’invitato numero uno nelle varie trasmissioni, anche da quelle che millantano un certo rigore culturale e mi chiedo come questo sia possibile; Corona è uno che , tra le svariate cose rivoltanti che ha fatto e di cui possiamo non ricordarci, ha fatto cose di cui ci ricordiamo tutti molto bene, soprattutto di cui si ricordano certamente i vari conduttori e giornalisti del palinsesto televisivo. Nello specifico mi riferisco al caso di Erba: Corona , all’indomani della strage che ha visto coinvolto persino un bambino di due anni maciullato a sangue freddo, ha pensato bene di cavalcare l’onda di dolore e disperazione inserendo il padre del bambino morto nel suo entourage e coinvolgendolo in serate a base di alcol, sesso e divertimento con l’intento di attirare l’attenzione e fare più soldi possibile.
Ora, non mi soffermerei su Azouz Marzouk, il padre del bambino e marito della donna defunti, perché probabilmente non troverei parole da esprimere che non contengano l’indicibile, ma voglio soffermarmi sullo squallore di chi continua a dare spazio a una persona come Corona: se permetto al personaggio Corona di esistere, in cosa sono diverso da lui?
Alcuni mi rispondono che Corona è peggiore degli altri perché lui fa certe cose, gli altri no. Bene, io credo sia proprio questo il modus operandi che rende questo mondo tanto crudele, spietato e pericoloso; ognuno guarda al proprio e nessuno capisce che cosi facendo nessuno di noi sarà mai al sicuro da nulla. Se una persona fa cose truci io mi devo dissociare, devo denunciare, devo fare in modo che quella persona finisca nel dimenticatoio altrimenti, in termini morali, siamo complici, siamo affini, siamo la stessa cosa. Chi compie azioni deprorevoli non ha inibizioni, paure, ed è spinto da un bisogno concreto di danneggiare l’altro che un’altra persona probabilmente non ha ma la mancanza di empatia accomuna entrambi. Se non capiamo questo sottile ma enorme passaggio continueremo ad essere soli in una notte piena di lupi.
La madre di Corona a un certo punto della serie dice una frase raccapricciante: -“quando Fabrizio è scappato rendendosi latitante per non finire in prigione non ha chiamato neanche me e l’ho trovato strano perché lui sa bene che pur di salvarlo non avrei detto nulla a nessuno su dove si trovasse”-. Questa frase agghiacciante la dice lunga su chi sia Corona e sul perché sia quello che è. Neanche i punti di riferimento più importanti insegnano a prendersi le proprie responsabilità, trasmettono cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, quello che si può e non si può fare e se ci ritroviamo madri che aiutano i figli che si macchiano di crimini, anche i più efferati, a scappare di fronte alle proprie responsabilità, è chiaro che ci ritroveremo un giorno un Costanzo, un Giletti o un Mentana di turno che continueranno a normalizzare azioni che di normale non hanno proprio nulla.
Credo quindi che dovremmo cercare di essere tutti più attenti a queste incongruenze, alle piccole grandi sfumature di ciò a cui assistiamo, abituarci a guardare la luna e non solo il dito che la indica.
Ce la faremo? Spero di sì, se così non dovesse essere attendo pazientemente che un meteorite ci spazzi via tutti lasciando spazio solo ad animali, oceani, mari e tutto ciò che di più bello e puro esista in questo mondo così sporco e tutto da rifare….

Grazie alla Presidente dell'Inner Wheel per avermi invitata a parlare di un tema complesso e di grande rilievo in una gi...
25/11/2021

Grazie alla Presidente dell'Inner Wheel per avermi invitata a parlare di un tema complesso e di grande rilievo in una giornata per le donne, ma anche per gli uomini, così importante.

04/03/2021
28/11/2020

Questa donna straordinaria si chiama Franca Viola, oggi ha 72 anni. Ne aveva 17 il giorno di Santo Stefano del 1965, quando il suo ex fidanzato Filippo Melodia, noto malavitoso e nipote di un capoclan locale, dopo una lunga serie di minacce e intimidazioni, fece irruzione nella sua casa di Alcamo insieme a 13 giovani armati, che devastarono l'appartamento, pestarono a sangue la madre e rapirono Franca e il fratellino Mariano, che si era aggrappato alle gambe della sorella senza mollarla più.

Il fratello lo lasciarono poche ore dopo. Franca no. Franca trascorrerà i successivi sette giorni segregata in un casolare di campagna e, in seguito, in casa della sorella di Melodia. Infine, dopo una settimana trascorsa quasi sempre a letto, a digiuno, in stato di semi-incoscienza, insultata, saccheggiata, umiliata, fu violentata dall'ex fidanzato.

Quando, il 2 gennaio, fu rintracciata e liberata dalla polizia, Melodia dava per scontato che tutte le accuse sarebbero crollate con quello che allora era considerato la norma: il "matrimonio riparatore".

Ed è qui che una storia drammaticamente comune a quella di centinaia di donne assume una traiettoria che cambierà la storia di Franca e quella di un Paese intero. Franca rifiuta di sposarsi, sceglie di dichiararsi "svergognata" davanti a un'opinione pubblica bigotta e sbigottita: non era mai accaduto prima di allora.

Franca ha contro tutto e tutti: lo Stato italiano, la mafia, una società patriarcale e arcaica che la considera un incidente di percorso. Accanto a lei ha solo una persona: il padre Bernardo, che dal primo istante non l'ha mai abbandonata e si è costituito parte civile al processo, a costo anche del proprio lavoro.

Ed è proprio durante quello storico processo che Franca Viola pronuncia queste parole che oggi riecheggiano ancora fortissimo, ma che allora, nell'Italia e nella Sicilia degli anni '60, suonavano semplicemente blasfeme. E, per questo, potentissime.

"Io non sono proprietà di nessuno” disse. “Nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto. L'onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.

Dopo mesi di fango, insulti, minacce, intimidazioni di ogni genere, Melodia e i suoi complici vengono condannati a 11 anni di carcere. Franca ha vinto, sposa un altro uomo, si riappropria della propria vita, ma dovremo attendere altri 15 anni - il 1981 - perché il matrimonio riparatore e il delitto d'onore - grazie anche e soprattutto al suo coraggio e alla sua tenacia - spariscano dal codice penale.

Ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, quando Franca incontra per strada alcuni dei suoi carnefici, chinano il capo alla vista di quella donna, incapaci di sostenerne lo sguardo, la dignità incrollabile.

Mentre parliamo di violenza sulle donne, abusi, discriminazioni di genere, di patriarcato malato e maschilismo tossico, questa storia è ancora lì a ricordarci che i diritti che crediamo scontati sono stati conquistati un pezzo per volta, un passo dopo l'altro, con fatica, sacrifici e sofferenze inimmaginabili da parte di donne come Franca Viola. Una grande italiana.

Storie di donne e uomini dall’Italia che resiste le trovate nel mio nuovo libro, “Un passo dopo l’altro”:👇
http://bit.ly/UnPassoDopoLaltro

08/11/2020

"Tutte le vite sono difficili; ciò che rende certe vite riuscite è il modo in cui sono state affrontate le sofferenze".

-Nietzsche-

29/08/2020

"Quando la lista dei criteri diagnostici del disturbo antisociale apparve per la prima volta, si pensava che il clinico medio non potesse valutare in modo attendibile tratti di personalità come l'empatia, l'egocentrismo, il senso di colpa, e così via. La diagnosi, quindi, si basava soltanto su ciò che i clinici potevano presumibilmente valutare senza difficoltà, ossia sui comportamenti oggettivi socialmente devianti.
La conseguenza è stata un'ulteriore confusione, per cui molti clinici ritenevano erroneamente che il disturbo antisociale di personalità e la psicopatia fossero sinonimi.
In realtà il disturbo antisociale si riferisce principalmente a una serie di comportamenti criminali e antisociali. La maggioranza dei criminali soddisfa facilmente questi criteri. La psicopatia, invece, è definita sia dalla presenza di comportamenti socialmente devianti sia da una serie di tratti di personalità. Molti criminali non sono psicopatici e molti degli individui che riescono a muoversi nel lato oscuro della legge e restano fuori di prigione sono psicopatici!"

- Robert Hare-

OCCORRE TENERE A MENTE QUESTA DISTINZIONE QUALORA SI DEBBA CONSULTARE UN CLINICO A CAUSA DI UNO PSICOPATICO CHE CI STA ROVINANDO LA VITA . BISOGNA ASSICURARSI CHE IL PROFESSIONISTA A CUI CI RIVOLGIAMO CONOSCA LA DIFFERENZA TRA DIATURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITÀ E PSICOPATIA.

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