Dr. Massimiliano Di Liborio - Psicologo Clinico e dello Sport

Dr. Massimiliano Di Liborio - Psicologo Clinico e dello Sport Psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico a Pescara. Mi occupo di psicologia clinica e psicologia dello sport, con consulenze in studio e online.

Docente di Psicosomatica Presso Aiot, Docente al Master Universitario Di Psicologia dello Sport IUSVE, Membro del Direttivo Dell'AIPS (Associazione Italiana di Psicologia dello Sport e dell'esercizio,Vice-presidente SIPSIOL (Società Italiana di Psicologia Online), docente in diversi master, Docente CONI Abruzzo. Psicoterapeuta ad Orientamento Psicoanalitico Lacaniano

Ora stop, se ne parla domani.
25/01/2026

Ora stop, se ne parla domani.

23/01/2026

Dai miti antichi alle storie moderne, le ombre e i mostri
li hanno sempre combattuti i bambini in bicicletta.

All'Ombra del Capo"Il rene nella stanza 609."Così un infermiere si riferisce a un paziente durante il giro di consegne. ...
22/01/2026

All'Ombra del Capo
"Il rene nella stanza 609."
Così un infermiere si riferisce a un paziente durante il giro di consegne. Non il signor Rossi, non il paziente della 609. Il rene. Come se la persona distesa in quel letto fosse riducibile a un organo malfunzionante, a un numero di cartella clinica. Questa frase, citata in uno studio condotto in un grande ospedale del Midwest, rappresenta la "depersonalizzazione", quel distacco emotivo che porta a trattare le persone come oggetti da gestire.
La domanda interessante è perché alcuni professionisti riescano a mantenere il loro coinvolgimento anche nelle situazioni più difficili mentre altri scivolano verso questo distacco.

E cosa c'entra il capo del capo?
La ricerca di Tangirala, Green e Ramanujam del 2007 evidenzia qualcosa di controintuitivo: l'atteggiamento di un collaboratore dipende non solo dalla relazione con il proprio capo, ma anche da quella che il capo ha con il suo superiore. Quando un manager ha un solido rapporto con i vertici, questo agisce come amplificatore delle sue interazioni con il team, in entrambe le direzioni. Un suo supporto genera coinvolgimento ancora maggiore, ma una sua disapprovazione produce distacco ancora più profondo.

Un manager ben collegato viene visto come qualcuno con più "capitale politico": maggiore accesso a risorse, più capacità di influenza. Nel quotidiano questo significa poter facilitare promozioni, garantire accesso a progetti strategici, ottenere budget, intervenire quando ci sono problemi. Di conseguenza il suo supporto viene vissuto come più prezioso e la sua disapprovazione come più rischiosa.

Tendiamo a pensare che l'efficacia di un manager dipenda dalle sue competenze individuali, ma la ricerca suggerisce che un manager brillante ma isolato dai vertici potrebbe avere un impatto limitato. Quando valutiamo un manager, dovremmo chiederci non solo come gestisce il team, ma anche quanto supporto riceve dai suoi superiori. Un team in difficoltà potrebbe essere il sintomo non di un cattivo capo, ma di un capo lasciato solo.
Torniamo all'infermiere che chiama il paziente "il rene". Probabilmente non è una persona priva di empatia, ma qualcuno esausto che lavora in un sistema dove si sente progressivamente più solo. E forse il suo supervisore è altrettanto esausto, intrappolato tra le richieste pressanti e l'indifferenza che percepisce dai livelli superiori.

Dietro un venditore che tratta i clienti come numeri, un manager HR che processa le persone come pratiche, c'è spesso non un deficit personale ma una catena di relazioni gerarchiche che non funziona, dove il supporto promesso si perde tra un livello e l'altro.
Guardare all'ombra del capo significa riconoscere che nessun leader è un'isola, e che l'efficacia si costruisce anche nelle relazioni che attraversano i livelli organizzativi.

Tangirala, S., Green, S. G., & Ramanujam, R. (2007). In the shadow of the boss's boss. Journal of Applied Psychology, 92(2), 309-320.

Eravamo giovani, eravamo belli, ed eravamo così felici, o così infelici,  da non poterlo dire a nessuno.
19/01/2026

Eravamo giovani, eravamo belli, ed eravamo così felici, o così infelici, da non poterlo dire a nessuno.

Sono quasi dieci anni che mi occupo, in maniera trasversale, dell'impatto della tecnologia sui ragazzi e, più il tempo p...
17/01/2026

Sono quasi dieci anni che mi occupo, in maniera trasversale, dell'impatto della tecnologia sui ragazzi e, più il tempo passa, più trovo impensabile che un ragazzino di 13 anni possa accedere a qualsiasi contenuto la rete offra semplicemente autodichiarando di averne 18.
E questo nei migliori dei casi, perché sui social, quasi senza volerlo, si possono vedere esecuzioni, violenza, risse, accoltellamenti. Basta partire da un innocente video dove ci sono due che litigano e nel giro di un'ora ti ritrovi a essere spettatore di un esecuzione. Nonostante se ne parli molto, ho la sensazione che ci stiamo muovendo tra divieti intermittenti e il far finta che questa realtà non esista.

Il problema vero, dal mio punto di vista, è l'inconsapevolezza.

Serve una materia specifica a scuola, qualcosa che dia un minimo di competenza ai ragazzi, un minimo di coding. Mostrare che dietro l'apparente magia non c'è una coscienza, ma matrici matematiche. Che ad esempio l'AI lavora su vettori e calcoli probabilistici per decidere, banalmente, quale parola mettere dopo in una frase. Questo può aiutare a mettersi al riparo da fenomeni di antropomorfizzazione, che sono quasi naturali e fisiologici altrimenti.

Spesso l'unico indicatore di rischio considerato è il "tempo" passato online, ma c'è una differenza abissale tra passare tre ore connessi per un uso attivo, cercare informazioni, portare avanti passioni, scrivere in gruppi, parlare con gli amici su WhatsApp, e passarne anche meno a scorrere passivamente video scelti da un algoritmo. Quell'algoritmo ha un solo obiettivo: incollarci allo schermo per profitto.Questa mancanza di basi tecniche ci rende vulnerabili sui social.
Senza un minimo di educazione tecnica, siamo tutti alla mercé delle piattaforme, delle grandi aziende che dettano le regole del gioco. Ecco perché parlo di coding a scuola. Non per formare una generazione di programmatori, chi vuole fare il programmatore lo farà più avanti, ma per aiutare i ragazzi a comprendere le logiche degli algoritmi.

E intanto a scuola si gioca a guardia e ladri: professori che cercano di smascherare i compiti fatti con l'AI e studenti che provano a nasconderlo. Mentre sappiamo che l'AI può essere utilizzata per migliorare l'apprendimento, e non solo, come spesso si fa, per spegnere il pensiero critico. Ma bisogna ragionare su come fare, come presentare ai ragazzi un modo ecologico di usarla, per quello che è: uno strumento.

Per fare questo salto serve un piano. Serve generare nuove competenze negli insegnanti, che non possono essere lasciati soli a gestire tutto questo, così come non possono esserlo le famiglie. Le istituzioni e la società devono smettere di delegare e iniziare ad assumersi la responsabilità di dare ai ragazzi gli strumenti per capire il mondo in cui vivono.

La fragilità della bellezzaFreud passeggia in una campagna in fiore con un giovane poeta (molto probabilmente Rilke) e u...
16/01/2026

La fragilità della bellezza

Freud passeggia in una campagna in fiore con un giovane poeta (molto probabilmente Rilke) e un'amica. Il poeta ammira la bellezza intorno a sé, ma non riesce a provare gioia. Lo turba il pensiero che tutta quella perfezione svanirà con l'inverno, così come ogni bellezza umana e ogni opera creata dagli uomini.

Due anni dopo, nel 1915, mentre la Prima Guerra Mondiale devasta l'Europa, Freud scrive "Vergänglichkeit" (Caducità) e ribalta completamente quella prospettiva pessimista.

Prima riflessione: la fragilità rende preziosa la bellezza

Freud introduce il concetto di "valore di rarità nel tempo". La limitata possibilità di godere di qualcosa non ne sminuisce il valore, ne aumenta il pregio.

Un fiore che fiorisce una sola notte non ci appare meno splendido, al contrario il suo incanto è amplificato dalla sua unicità irripetibile. La bellezza della natura ritorna dopo l'inverno, mentre quella del corpo umano o di un'opera d'arte svanisce per sempre. Ed è proprio questa limitata opportunità di godimento che la rende infinitamente più preziosa.

Seconda riflessione: la ribellione psichica contro il lutto

Le argomentazioni logiche di Freud non hanno effetto sul poeta. La questione non è intellettuale, è emotiva: il poeta sta vivendo una "ribellione psichica contro il lutto".

L'animo umano, nel tentativo di proteggersi dal dolore di una perdita futura, sabota la gioia del presente. La tristezza di fronte alla bellezza effimera è un lutto anticipato, un meccanismo di difesa che ci impedisce di vivere pienamente il momento attuale.

Terza riflessione: il lutto si estingue, poi si ricostruisce

La guerra ha infranto l'orgoglio per la civiltà, il rispetto per pensatori e artisti, la speranza di superare le differenze tra i popoli. Ha "insozzato la sublime imparzialità della nostra scienza, messo a n**o la nostra vita pulsionale, scatenato gli spiriti malvagi che albergano in noi".

Freud descrive il lutto come un processo che coinvolge la libido, la nostra capacità di amare. Quando gli oggetti d'amore vengono distrutti, la libido si aggrappa a essi e il distacco è doloroso.

Ma questo processo, per quanto straziante, si estingue spontaneamente. Una volta compiuto il lavoro del lutto, la libido torna libera di investire in nuovi legami, nuove bellezze.

Freud era convinto che l'umanità avrebbe ricominciato a costruire, forse su un fondamento più solido.

Fonte: Sigmund Freud, "Vergänglichkeit" (Caducità), 1915,

14/01/2026

«Il diritto al segreto è una condizione necessaria affinché il soggetto possa pensarsi come autore del proprio pensiero.»

— Piera Aulagnier

11/01/2026

Gli adulti progettano spazi non per i ragazzi, ma per sé stessi.
Per la propria ansia, per soddisfare il proprio bisogno di controllo.

Spazi freddi e calcolati. Direzioni obbligate, altezze calcolate, divieti, videocamere, orari. Campi che si prenotano con la tessera, luci che si spengono, cancelli che si chiudono.

Il barbiere che tra un cliente e un altro guardava, commentava e a volte strillava, non esiste più. Un senso di tribù andato perso. L'idea che i figli degli altri fossero anche un po' affari tuoi, evaporata.

Nel frattempo i bambini avrebbero bisogno di arrampicarsi, cadere, sbucciarsi le ginocchia. Di misurarsi con un rischio gestibile per affinare una sensibilità che sarà necessaria.

E Ieri al telegiornale presentavano un robot in grado di "guardare" i bambini.

Basta che prenda aria!Londra, anni Trenta: la Baby Cage. Gabbie di rete metallica sospese fuori dalle finestre degli app...
07/01/2026

Basta che prenda aria!
Londra, anni Trenta: la Baby Cage. Gabbie di rete metallica sospese fuori dalle finestre degli appartamenti per permettere ai bambini di "prendere aria fresca" e irrobustire il fisico.

L'idea nasceva dalle migliori intenzioni; i pediatri dell'epoca erano ossessionati dall'igiene, dalla luce solare, e dall'aria pulita. I bambini delle famiglie benestanti che vivevano nei palazzi londinesi non avevano un giardino? Nessun problema: si costruiva una gabbia fuori dalla finestra.

Come se un bambino fosse una pianta da esporre alla luce.

Oggi ci sembra assurdo. Ma spesso mi chiedo se, per alcuni aspetti, siamo davvero così diversi.

Penso a certe palestre e a certi campi dove vedo bambini di otto anni in tutina tecnica, cronometrati, corretti, valutati. "L'importante è che si muova", dicono i genitori. Come se il movimento fosse un indicatore da ottimizzare, non un'esperienza da vivere. Come se l'attività motoria esistesse separata dal piacere, dalla relazione, dal gioco.

E penso anche a certe case dove il doposcuola è una catena di montaggio: compiti, ripetizioni, inglese, musica. "L'importante è che studi, basta che faccia qualcosa!."
Come se riempire la testa di nozioni bastasse a costruire un pensiero.

A volte le gabbie cambiano forma, ma le logiche no.

I TRE BAMBININon accogliamo mai solo il bambino che nasce. Nella mente di ogni genitore coesistono sempre tre bambini di...
06/01/2026

I TRE BAMBINI

Non accogliamo mai solo il bambino che nasce. Nella mente di ogni genitore coesistono sempre tre bambini diversi. Serge Lebovici, psicoanalista, li descriveva così, e riconoscerli è forse il primo atto di vera cura.

Il primo è il bambino immaginario. È il figlio della gravidanza cosciente, il bambino “ideale”. È sano, bello, intelligente, destinato alla felicità. È il depositario di tutte le nostre speranze.

Il secondo è il bambino fantasmatico. Abita nell’ombra del nostro inconscio. È modellato dalle nostre ferite antiche, dalle perdite che abbiamo subito, dai sogni che non abbiamo realizzato, dalle nostre storie familiari, dai nostri fantasmi. Senza saperlo, carichiamo su di lui un compito immane: riparare ciò che si è rotto prima di lui. Deve riuscire dove noi abbiamo fallito, deve risarcirci del dolore provato.

E poi c’è il terzo. Il bambino reale. Quello che urla quando vorremmo dormire, che ha un temperamento che non avevamo previsto, che magari è timido quando lo volevamo audace, o vivace quando lo sognavamo calmo. È Paolo, Marco, Giulia... È il bambino che non coincide con nessuna fantasia e che per alcuni aspetti può deluderci.

Uso questa parola forte, "delusione", perché è necessaria. Il lavoro psichico della genitorialità non consiste nel sovrapporre il figlio ideale a quello reale, ma nell'accettare lo scarto che passa tra i due.

Sembra indecente parlarne: il lutto per il bambino perfetto che non è mai nato. Se non elaboriamo questo lutto, non lasciamo andare l'immagine idealizzata.

Tollerare che il figlio sia "altro" da noi può essere complesso. Amare un figlio non è amare l'idea che ci siamo fatti di lui. È avere il coraggio di guardare il bambino reale, nella sua irriducibile unicità. Amarlo non per chi dovrebbe essere, ma per quello che è.

"La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco."- Gustav MahlerCustodire il fuoco significa portar...
05/01/2026

"La tradizione non è il culto delle ceneri, ma la custodia del fuoco."

- Gustav Mahler

Custodire il fuoco significa portarlo nel futuro, e per farlo, a volte, è necessario "tradire" la forma per salvarne la sostanza.
È il compito dei giovani: rompere il patto, fraintendere, deludere, ripensare il mondo.

Il dovere silenzioso dei maestri è permettere che ciò accada.

Ormai sono passati circa venti anni, ma ricordo che il professore di filosofia, a lezione, ci disse che Aristotele era amico di Platone, ma lo era ancora di più della verità.

La Regola Aurea di DarwinCharles Darwin aveva scoperto un meccanismo della propria mente: ogni volta che un'osservazione...
03/01/2026

La Regola Aurea di Darwin

Charles Darwin aveva scoperto un meccanismo della propria mente: ogni volta che un'osservazione contraddiceva le sue teorie, quella informazione tendeva a svanire dalla memoria.
I fatti favorevoli restavano nitidi, disponibili, facili da richiamare. Quelli scomodi scivolavano via senza che se ne accorgesse. La sua mente aveva imparato a selezionare i fatti.

Allora stabilì per sé una "regola aurea": annotare immediatamente, prima che la mente facesse il suo lavoro di censura , ogni fatto che mettesse in discussione i suoi risultati.

Decenni dopo, Sigmund Freud rilesse quell'autobiografia con occhio clinico.
Ciò che Darwin aveva osservato in sé non era un'eccezione.
La memoria, scrive Freud, non è un archivio neutrale. Conserva ciò che conferma ed elimina ciò che disturba. Abbiamo la necessità di mantenere intatta l'immagine che abbiamo costruito di noi stessi e del mondo.

Darwin sapeva che senza quella disciplina avrebbe costruito una teoria coerente, bella e perfetta.
Ma sbagliata.

Indirizzo

Via Caravaggio 127
Pescara
65122

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dr. Massimiliano Di Liborio - Psicologo Clinico e dello Sport pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dr. Massimiliano Di Liborio - Psicologo Clinico e dello Sport:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare