13/04/2026
Un'insegnante continua ad andare avanti con il programma, nonostante diversi suoi alunni siano indietro, e lei lo sa. Lo fa perché il sistema lo richiede, perché i programmi vanno rispettati.
Spesso parliamo di burnout, e in parte lo è. Ma il burnout ha una logica più meccanica: domande che superano le risorse. Un esaurimento progressivo.
Oggi si inizia a parlare di moral injury. Il termine nasce negli anni Novanta, nella psicologia militare, legato al PTSD dei veterani costretti a compiere, o a subire, azioni che violavano in profondità la loro coscienza. Lo usiamo per descrivere la rabbia, la frustrazione e l'impotenza di chi lavora in istituzioni dove gli interessi economici, o le logiche di potere, che minimizzano la possibilità di mettere il bisogno del paziente, dell'alunno, del cliente, davanti agli obblighi del sistema.
Una percezione di tradimento: l'istituzione chiede al professionista di abbassare i propri standard etici, e lui cede. Disattendere il sistema è possibile, ma lottare contro Golia, ogni singolo giorno, a un certo punto diventa una fatica che non si regge.
La ricerca più recente chiarisce che le due condizioni, pur correlate, hanno origini abbastanza distinte. Si parla troppo spesso di resilienza, ma su certe questioni essere o meno resilienti non cambia di molto le cose.