25/11/2025
25 novembre.
Oggi tutti parlano di violenza sulle donne.
Io voglio parlare del meccanismo psicologico che la rende possibile.
La violenza non inizia con un atto.
Inizia con una percezione: la progressiva riduzione di una donna da soggetto a "funzione".
La ricerca psicologica lo chiama processo di disumanizzazione (Haslam, 2006).
È sottile, graduale, socialmente accettato.
E accade molto prima del primo controllo, del primo insulto, del primo gesto.
La disumanizzazione non è mostruosa.
È quotidiana.
Inizia quando una donna diventa “dovrebbe”, “potresti”, “ma tu sei fatta così”.
Quando non le si chiede come sta, ma cosa può dare.
Gli studi mostrano tre indicatori clinici che anticipano la spirale della violenza:
1. Oggettivazione funzionale
(Kelman, 1973) —
La persona viene vista in base al ruolo: compagna, madre, stabilizzatrice emotiva.
Qual è il problema?
Un ruolo si usa.
Una persona si incontra.
2. Riduzione dell’agency
(Bandura, 1999) —
La sua volontà viene ridimensionata: “sei troppo sensibile”, “non fare problemi”, “stai esagerando”.
Quando perdi voce,
perdi potere.
3. Saturazione emotiva unidirezionale
(Estratégie—Abuso psicologico, Walker, 1979) —
La donna diventa contenitore emotivo dell’altro, senza reciprocità.
Chi non è autorizzata a sentirsi,
smette di esistere.
È qui che nasce la violenza.
Non nel gesto finale,
ma nella lenta sottrazione della soggettività.
Oggi non ti chiedo di condividere un numero o uno slogan.
Ti chiedo qualcosa di più difficile, più vero, più utile:
"In quali relazioni,anche le tue, una donna viene trattata come una funzione?"
Perché la prevenzione non inizia quando una donna denuncia.
Inizia quando la riconosci come persona intera.
Il resto sono post.
Questa è psicologia.
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