11/11/2020
Dott. Salvatore Spinella
Medico Chirurgo - Psichiatra e Psicoterapeuta
IL NEGAZIONISMO: PSICOPATOLOGIA ?
“Negazionismo” è un sostantivo usato da molti per indicare una particolare presa di consapevolezza o di posizione di tipo revisionista su qualche tema, attuale o storico, argomento talvolta già discusso, anche inerente a fatti avvenuti o altro e di cui si hanno in genere inconfutabili prove di esistenza, per asserire invece una tesi opposta, o altre versioni.
Si motiva così la propria opinione con altrettante evidenze, affermando in realtà che solamente la scoperta di tale evidenza, pure condivisa da terzi, corrisponderebbe a verità, sovente celando nell’ombra una verità terribile, impronunziabile, secondo filosofia “necessaria” a dinamiche spesso succubi di vari potentati economici, politici, illegali, segreti, eticamente riprovevoli e da biasimare in toto.
Diversi ne sono stati e ne sono ad’ora gli esempi.
Alcuni asseriscono che in realtà l’uomo non sia mai stato sulla Luna, e che le riprese televisive realizzate all’allunaggio, siano da sempre o meglio dal 1969, niente altro che un’accurata ricostruzione, un movie forse prodotto negli studi hollywoodiani, con la supervisione della N.A.S.A., e l’ombra dei servizi d’Intelligence statunitensi, F.B.I., e C.I.A. in primis. Per rimanere in tema, come non ricordare coloro che, facendo torto a Galileo, sostengono al contrario che la Terra sia piatta; o chi con una coscienza morale discutibile e senso dell’etica piuttosto criticabile, esponendo varie tesi, si distingue dicendo che al tempo del secolo scorso lo Shoah non sarebbe esistito, negando quindi l’Olocausto.
Appare dunque il Negazionismo, come una sorta di interpretatività di fondo della realtà, in grado di condizionare le relazioni interpersonali ?
Oppure potrebbe essere del tutto aderente a contenuti e tematiche riguardanti tesi complottistiche, dalle verità assunte come assolutamente incrollabili, infallibili ? Ove colui che ne è il nunzio sentendosi preso di mira, è vessato, incalzato, e ne detiene la Conoscenza, ossia l’unica verità ? Una verità che lo induce a credere d'essere il Solo ad avere la potenzialità di indagare, il merito di scoprire, e persuadendo sé stesso, la missione di dover salvare il mondo ?
Obiettivamente si può asserire che il Negazionismo non sembra assurgere a tale dimensione psicopatologica, che anzi potrebbe implicare, a seconda delle circostanze presentate, anche trattamenti di tipo psichiatrico; tanto è vero che colui che ne condivide le tesi e tematiche, genericamente nell’hic et nunc, e a fronte di una reale constatazione di persona, riconsidera la propria posizione, a differenza di quanto avviene per un assetto psicopatologico più importante.
Quale allora è il significato complesso, profondo, dell’essere negazionista, in una ottica analitica interna ?
Il Negazionismo dunque, pare piuttosto corrispondere ad una intima disposizione, ad uno stato interno, ove i vissuti, anche quelli trans-generazionali, giocano ruoli fondamentali nella costruzione della personalità. Una composizione eterogenea di esperienze, fattori esterni socio-ambientali e familiari, vicende complesse o episodi che si integrano e si combinano insieme, sino a divenire nel corso degli anni, il costituente, l’orditura di base attraverso la quale osservare, alquanto con apparente distacco, il reale. I fili di questo intessuto, sono spesso rappresentati essenzialmente da blandi sentimenti di insoddisfazione, rivendicazione, lamentosità, sofferenza esistenziale, emozioni di malcontento e frustrazione, inappagamento, a volte però esitanti in astio, rancore e stizza. Detta emotività, declinata attraverso la complessità che differenzia ogni individuo, organizza un modello, uno stile nel quale allestire, come difesa dagli insulti esterni, la proiezione del proprio disagio esistenziale, al di fuori del Sé, scaricando pertanto gli oneri, il senso di inadeguatezza, i sentimenti di colpa, le negligenze e responsabilità, su qualcosa di esterno, ma bene identificabile e quindi facilitante il distanziamento dal Sé, al fine di meglio sopportare le avversità quotidiane, allontanandone la causa efficiente, e così potendo più convenientemente, controllare a distanza l’oggetto doloroso.