Studi Clinici

Studi Clinici Centro Specialistico di Psichiatria e Psicoterapia

13/05/2025
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26/12/2021
Dott. Salvatore SpinellaMedico Chirurgo - Psichiatra e PsicoterapeutaSULL'EMPATIA"Dottore, tutti mi chiedono sempre qual...
01/08/2021

Dott. Salvatore Spinella
Medico Chirurgo - Psichiatra e Psicoterapeuta

SULL'EMPATIA
"Dottore, tutti mi chiedono sempre qualcosa…
Ma nessuno mi chiede mai …“Come stai ?”

Il nostro vivere il quotidiano, si forma continuamente e in modo pervicace in ogni sguardo, in ogni contatto, nelle relazioni e nell’avvicinamento all’altro. Ma cosa avviene dunque, nello scambio, con l’altro ? Nello scambio reciproco, insito nella comunicazione, c’è tutto: ossia tutto quello che inconsapevolmente è decifrato, tradotto con l’atteggiamento, la mimica, la postura, l’espressione del viso, il tono della voce, al di là dei contenuti espressi.
Anche l’atteggiamento oppositivo di chi appare mutacico, in verità dice tanto: Watzlawitck insegna nel I° assioma della comunicazione “non si può non comunicare”.
Ecco talvolta che si avverte una certa dissonanza tra quanto è detto a parole e quanto al contrario, è percepito emotivamente dall’altro.
Generalmente nelle relazioni sociali, o nelle situazioni di tipo formale, la conoscenza dell’altro è superficiale, effimera, sbrigativa, limitata da norme, foss’altro dal semplice “bon ton”, dove poco è concesso alla spontaneità e all’espressività.
Le persone pertanto restano estranee tra loro, non ancora conoscendosi nel profondo; dunque quello che passa nello scambio, sono consuetudini, schemi, prassi e convenzioni.
La parola “estraneo” (dal lat. extraneus, der. di extra «fuori») contiene anche le parole “strana”, ”straniera”; cosicché per avvicinare le persone, ossia stringere rapporti significativi, importanti, è necessario tentare di comprendere chi si ha di fronte, capire il loro mondo di significati, entrare in contatto.
Ma questo non è sufficiente: non basta capire razionalmente l’altro: chi si ha davanti serve “comprenderlo” nel senso dei latini, “sentirlo emotivamente”, serve saper accogliere le sue emozioni, immaginarsi al suo posto.
“Dottore, tutti mi chiedono sempre qualcosa… Ma nessuno mi chiede mai … Come stai ?”
Ecco la richiesta di quella capacità empatica di entrare in sintonia con altri esseri, in modo tale da aumentare la comprensione delle loro unicità e, quindi, dei loro bisogni e delle loro richieste.
Per “empatia” (dal greco ἐν, "in", e -πάθεια, dalla radice παθ- del verbo πάσχω, “soffro”), si intende la capacità di comprendere lo stato d'animo e la situazione emotiva di un'altra persona, in modo immediato e talvolta senza far ricorso alla comunicazione verbale.
Nell’epoca attuale frequentemente si rilevano problematicità e complessità nel tentativo di stabilire un rapporto empatico di siffatto genere, aumentando il disagio e il senso di inadeguatezza nel vivere assieme agli altri. Entrare in risonanza emotiva, è la peculiarità relazionale che funziona con gli animali, con i quali non c’è necessità di dialogo, ma la possibilità di percepire le intenzioni dell’altro attraverso le declinazioni emotive espresse.
Preziosa è in ultimo, non solo l’accettazione dell’altro, ma il suo vero accoglimento, il suo riconoscimento della logicità, ed unicità del suo essere senziente.

Dr.ssa Chiara Caruso
18/03/2021

Dr.ssa Chiara Caruso

Hanno paura di varcare la soglia di casa; qualcuno manifesta tic nervosi, c'è chi è diventato apatico o chi ha sviluppato sintomi psicosomatici, ad esempio una dermatite apparentemente inspiegabile. (ANSA)

30/12/2020
Dott. Salvatore SpinellaMedico Chirurgo - Psichiatra e PsicoterapeutaIL NEGAZIONISMO: PSICOPATOLOGIA ?“Negazionismo” è u...
11/11/2020

Dott. Salvatore Spinella
Medico Chirurgo - Psichiatra e Psicoterapeuta

IL NEGAZIONISMO: PSICOPATOLOGIA ?

“Negazionismo” è un sostantivo usato da molti per indicare una particolare presa di consapevolezza o di posizione di tipo revisionista su qualche tema, attuale o storico, argomento talvolta già discusso, anche inerente a fatti avvenuti o altro e di cui si hanno in genere inconfutabili prove di esistenza, per asserire invece una tesi opposta, o altre versioni.
Si motiva così la propria opinione con altrettante evidenze, affermando in realtà che solamente la scoperta di tale evidenza, pure condivisa da terzi, corrisponderebbe a verità, sovente celando nell’ombra una verità terribile, impronunziabile, secondo filosofia “necessaria” a dinamiche spesso succubi di vari potentati economici, politici, illegali, segreti, eticamente riprovevoli e da biasimare in toto.
Diversi ne sono stati e ne sono ad’ora gli esempi.
Alcuni asseriscono che in realtà l’uomo non sia mai stato sulla Luna, e che le riprese televisive realizzate all’allunaggio, siano da sempre o meglio dal 1969, niente altro che un’accurata ricostruzione, un movie forse prodotto negli studi hollywoodiani, con la supervisione della N.A.S.A., e l’ombra dei servizi d’Intelligence statunitensi, F.B.I., e C.I.A. in primis. Per rimanere in tema, come non ricordare coloro che, facendo torto a Galileo, sostengono al contrario che la Terra sia piatta; o chi con una coscienza morale discutibile e senso dell’etica piuttosto criticabile, esponendo varie tesi, si distingue dicendo che al tempo del secolo scorso lo Shoah non sarebbe esistito, negando quindi l’Olocausto.
Appare dunque il Negazionismo, come una sorta di interpretatività di fondo della realtà, in grado di condizionare le relazioni interpersonali ?
Oppure potrebbe essere del tutto aderente a contenuti e tematiche riguardanti tesi complottistiche, dalle verità assunte come assolutamente incrollabili, infallibili ? Ove colui che ne è il nunzio sentendosi preso di mira, è vessato, incalzato, e ne detiene la Conoscenza, ossia l’unica verità ? Una verità che lo induce a credere d'essere il Solo ad avere la potenzialità di indagare, il merito di scoprire, e persuadendo sé stesso, la missione di dover salvare il mondo ?
Obiettivamente si può asserire che il Negazionismo non sembra assurgere a tale dimensione psicopatologica, che anzi potrebbe implicare, a seconda delle circostanze presentate, anche trattamenti di tipo psichiatrico; tanto è vero che colui che ne condivide le tesi e tematiche, genericamente nell’hic et nunc, e a fronte di una reale constatazione di persona, riconsidera la propria posizione, a differenza di quanto avviene per un assetto psicopatologico più importante.
Quale allora è il significato complesso, profondo, dell’essere negazionista, in una ottica analitica interna ?
Il Negazionismo dunque, pare piuttosto corrispondere ad una intima disposizione, ad uno stato interno, ove i vissuti, anche quelli trans-generazionali, giocano ruoli fondamentali nella costruzione della personalità. Una composizione eterogenea di esperienze, fattori esterni socio-ambientali e familiari, vicende complesse o episodi che si integrano e si combinano insieme, sino a divenire nel corso degli anni, il costituente, l’orditura di base attraverso la quale osservare, alquanto con apparente distacco, il reale. I fili di questo intessuto, sono spesso rappresentati essenzialmente da blandi sentimenti di insoddisfazione, rivendicazione, lamentosità, sofferenza esistenziale, emozioni di malcontento e frustrazione, inappagamento, a volte però esitanti in astio, rancore e stizza. Detta emotività, declinata attraverso la complessità che differenzia ogni individuo, organizza un modello, uno stile nel quale allestire, come difesa dagli insulti esterni, la proiezione del proprio disagio esistenziale, al di fuori del Sé, scaricando pertanto gli oneri, il senso di inadeguatezza, i sentimenti di colpa, le negligenze e responsabilità, su qualcosa di esterno, ma bene identificabile e quindi facilitante il distanziamento dal Sé, al fine di meglio sopportare le avversità quotidiane, allontanandone la causa efficiente, e così potendo più convenientemente, controllare a distanza l’oggetto doloroso.

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