31/08/2022
Chi non è in grado di chiedere aiuto perde la capacità di “farsi morbido”, si comporta come colui che ha indossato una robusta e possente armatura per affrontare anche le battaglie più dure, ma che non è più in grado di toglierla rischiando di soffocare sotto il peso della propria corazza e della propria forza.
Un ultimo aspetto emblematico che discrimina tra “portatori sani di resilienza” è la capacità di chiedere aiuto. Aderire alla lettera, senza mai derogarvi, all’esortazione di Catone: «tutto ciò che ti occorre chiedilo in prestito a te stesso», impegnandosi per farcela da soli, è un’importante palestra di abilità ma è altrettanto vero che, se questo atteggiamento diventa estremizzato e totalizzante, inducendoci a pensare che chiedere aiuto sia un fallimento o qualcosa di cui vergognarsi, allora l’addestramento non permette di raggiungere gli effetti desiderati. Chi non è in grado di chiedere aiuto perde la capacità di “farsi morbido”, si comporta come colui che ha indossato una robusta e possente armatura per affrontare anche le battaglie più dure, ma che non è più in grado di toglierla rischiando di soffocare sotto il peso della propria corazza e della propria forza.
«Se la resilienza fosse un colore sarebbe il verderame», scrive Andrea Marcolongo, quel colore che non è né verde né arancio ma rimanda alla patina di ruggine che si posa sulle cose o gli esseri umani che hanno avuto il coraggio – spietato – di vivere. E pare dirci che nulla è irreversibile, e niente di arrugginito è perduto.
Centro di Terapia Strategica