13/04/2026
«Sono diventato lacaniano a trent’anni, quando ho sentito per la prima volta questa frase: ”Sono colpevole non se tradisco la legge esterna, che vale per tutti. Bensì se tradisco la mia vocazione”. Se, cioè, non seguo la legge del mio desiderio. È questa l’unica forma del peccato in psicoanalisi.
[...]Una tra le tante definizioni possibili di desiderio: Giulio Cesare chiamava desiderantes i soldati che, toltisi la corazza al termine della battaglia, stavano in attesa del ritorno dei compagni, sotto le stelle, gli astri, senza sapere se li avrebbero rivisti. E desiderio è parola chiave della psicoanalisi.
[...] Desiderio è la nostra parte più intima, ma in realtà non ne siamo padroni. Siamo superati da esso, è una forza che ci trascina, non siamo noi a decidere di chi innamorarci. È una rapimento molto strano: siamo noi stessi la sua causa. E questo è un primo paradosso. Lacan sosteneva che c’è una frase irresistibile: “Ti desidero follemente, anche se non so perché”. Non so se in effetti fosse irresistibile, ma di sicuro aveva ragione».
- Massimo Recalcati, al Giardino Giusti per il Festival della Bellezza (2017)