29/01/2026
Oggi in Commissione è passato a maggioranza il nuovo testo base sul reato di stupro.
Un testo che cancella la parola “consenso” e la sostituisce con formule come “dissenso” e “contraria alla volontà della persona”.
Non è un dettaglio giuridico.
È una scelta politica e culturale.
Aumentare le pene senza mettere al centro il consenso non tutela di più le vittime. Al contrario, rischia di scaricare ancora una volta su chi subisce violenza l’onere di dimostrare di aver detto “no”, di essersi opposta abbastanza, di non aver lasciato spazio ad ambiguità.
In Europa e nella giurisprudenza più avanzata il principio è chiaro:
senza consenso non è sesso, è violenza.
Strappare un accordo parlamentare che andava in questa direzione significa arretrare sui diritti, sulla dignità delle persone, sulla libertà di autodeterminazione.
Come Arci siamo al fianco delle associazioni femministe e di chi chiede una legge che chiami le cose con il loro nome.
Perché la sicurezza non si costruisce solo con pene più alte, ma con leggi giuste, cultura del rispetto e responsabilità di chi agisce violenza.
Il consenso non si aggira.
Si riconosce. Si tutela. Si scrive nelle leggi.