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Neuropsicologia clinica | Riabilitazione | Benessere mentale

Empatia: il ponte tra te e gli altriL’empatia non è solo “mettersi nei panni di qualcun altro”. In psicologia clinica è ...
26/02/2026

Empatia: il ponte tra te e gli altri
L’empatia non è solo “mettersi nei panni di qualcun altro”. In psicologia clinica è considerata una competenza fondamentale, che integra comprensione cognitiva, condivisione emotiva e capacità di risposta adeguata. È ciò che ci permette di entrare in contatto con le esperienze altrui senza perdere il nostro equilibrio, e allo stesso tempo di comprendere meglio noi stessi.
🔹 I due volti dell’empatia
1. Empatia cognitiva – la capacità di comprendere ciò che l’altro sta pensando o provando.
• Ci permette di anticipare reazioni, decifrare intenzioni e adattare il nostro comportamento alle circostanze sociali.
• È alla base di una comunicazione efficace e di relazioni sane, perché ci aiuta a comprendere senza giudicare.
2. Empatia emotiva – la capacità di sentire ciò che l’altro prova, condividendo la sua esperienza emotiva.
• Non significa essere travolti dalle emozioni altrui, ma riconoscerle e rispondere in maniera adeguata.
• È essenziale per offrire supporto, conforto e risposte compassionevoli.
🤯 Funzioni psicologiche dell’empatia
• Regolazione emotiva: comprendere e condividere le emozioni degli altri ci aiuta a gestire meglio le nostre.
• Comprensione sociale: permette di leggere segnali, interpretare intenzioni e costruire legami cooperativi.
• Comportamenti prosociali: empatia significa anche trasformare la comprensione in azione concreta, offrendo aiuto, sostegno o protezione quando necessario.
• Riflessione su sé stessi: sviluppare empatia ci aiuta a diventare più consapevoli dei nostri schemi emotivi e dei nostri limiti, migliorando autocompassione e gestione dello stress.

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🥗 ARFID: quando il cibo diventa una sfida (per bambini e non solo)L’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) è ...
18/02/2026

🥗 ARFID: quando il cibo diventa una sfida (per bambini e non solo)
L’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) è un disturbo dell’alimentazione riconosciuto nel DSM-5, caratterizzato da restrizione o evitamento del cibo per motivi diversi dall’immagine corporea o dalla paura di ingrassare. È spesso sottovalutato perché può sembrare “schizzinosità”, ma ha conseguenze fisiche, psicologiche e sociali reali.
🔹 Caratteristiche principali:
• Evitamento o restrizione alimentare: ridotta varietà di cibi, quantità limitate o rifiuto di provare nuovi alimenti.
• Conseguenze fisiche: perdita di peso significativa, deficit nutrizionali, affaticamento o rallentamento della crescita nei bambini.
• Impatto psicologico: ansia, stress o disagio sociale legati ai pasti, evitamento di situazioni in cui si mangia con altri.
• Motivazioni specifiche:
-Paura di soffocamento o vomito.
-Sensibilità estrema a consistenze, colori, odori o sapori.
-Mancanza di interesse per il cibo o l’alimentazione.

⚠️ Attenzione!
ALTA manifestazione nei bambini con:
• Selettività estrema: molti bambini con ARFID mangiano pochi tipi di cibo, spesso con consistenze o colori specifici, rifiutando tutto il resto.
• Ansia e paura: possono temere di soffocare, vomitare o avere reazioni avverse a nuovi alimenti.
• Routine alimentari rigide: pasti ripetitivi e ritualizzati diventano fonti di comfort, mentre i cambiamenti generano forte stress.
• Impatto sociale: i bambini possono evitare cene con amici o scuola, generando isolamento o frustrazione familiare.

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LEZIONI DI NEUROANATOMIAL'INSULA: Il cuore della nostra percezione internaSe il cervello fosse una città, l’insula sareb...
11/02/2026

LEZIONI DI NEUROANATOMIA
L'INSULA: Il cuore della nostra percezione interna
Se il cervello fosse una città, l’insula sarebbe il suo osservatorio segreto: nascosta tra i lobi frontale, temporale e parietale, questa piccola regione cerebrale svolge ruoli fondamentali nella percezione corporea, nelle emozioni e nelle interazioni sociali.
Non è grande, ma è incredibilmente potente.
🧠 Cosa fa l’insula?
L’insula integra informazioni provenienti da tutto il corpo e dal mondo esterno. Tra le sue funzioni principali troviamo:
1. Percezione interocettiva – ci permette di sentire il battito del cuore, la fame, la sete e altre sensazioni corporee sottili. È la ragione per cui possiamo percepire uno stomaco pieno o la tensione muscolare senza guardare.
2. Emozioni e sentimenti – l’insula contribuisce a esperienze complesse come disgusto, ansia, empatia e amore, collegando segnali corporei a stati emotivi coscienti. (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
3. Consapevolezza del sé e degli altri – ci aiuta a capire i segnali emotivi degli altri e a regolare le nostre risposte sociali.
4. Processi cognitivi complessi – partecipa a decisioni rischiose, percezione del dolore e regolazione della motivazione.
🔬 Neuroanatomia in pillole
• L’insula si trova profonda nel solco laterale, nascosta tra i lobi frontale e temporale.
• Si divide in insula anteriore e insula posteriore:
o Anteriore → emozioni, percezione interocettiva e integrazione sociale.
o Posteriore → sensazioni corporee, gusto, dolore e percezione viscerale.
• È collegata a corteccia prefrontale, amigdala, corteccia cingolata e talamo, formando reti complesse per integrare corpo, mente e comportamento.
🤯 Perché è importante?
L’insula è coinvolta in numerose condizioni cliniche e comportamentali:
• Disturbi d’ansia e depressione → alterazioni nella percezione delle emozioni e del corpo.
• Disturbi del comportamento alimentare → iperattivazione dell’insula durante la percezione del corpo o del cibo.
• Disturbi ossessivo-compulsivi → maggiore sensibilità a stimoli disgustosi o ansiosi.
• Dolore cronico e dipendenze → modulazione della percezione corporea e della motivazione.
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🤢 IL DISGUSTO: PIÙ DI UN SEMPLICE “BRIVIDO”Il disgusto non è solo quella sensazione che proviamo di fronte a cibo avaria...
04/02/2026

🤢 IL DISGUSTO: PIÙ DI UN SEMPLICE “BRIVIDO”
Il disgusto non è solo quella sensazione che proviamo di fronte a cibo avariato o a odori sgradevoli. In psicologia e neuroscienze è riconosciuta come una emozione fondamentale. Paul Ekman, celebre psicologo ed esperto di emozioni, ha evidenziato come le espressioni facciali associate al disgusto sono consistenti a livello globale: naso arricciato, labbra strette, sopracciglia abbassate e occhi leggermente socchiusi e che avesse un ruolo protettivo evolutivo: ci aiuta a proteggerci dai pericoli evitando le sostanze nocive come cibo avariato ma va anche oltre al fisico, infatti ci aiuta a regolare il comportamento sociale. Quest’ultimo è il disgusto morale che si attiva di fronte a violazioni etiche o comportamenti sociale riprovevoli come ingiustizia, crudeltà o inganno.
🧠 Cosa succede nel cervello quando proviamo disgusto?
• Il circuito del disgusto coinvolge principalmente insula anteriore e corteccia cingolata anteriore, aree cerebrali che elaborano percezioni corporee e segnali emotivi interni.
• L’insula integra informazioni sul corpo, come gusto, odori e sensazioni viscerali, trasformandole in un’esperienza emotiva cosciente di disgusto.
• La corteccia cingolata anteriore aiuta a valutare il significato emotivo della stimolazione, modulando l’intensità della reazione di disgusto.
In sostanza, il nostro cervello traduce stimoli fisici e sociali in una sensazione interna chiara e potente, che ci avverte di un possibile pericolo o comportamento da evitare.
🔹 Il ruolo evolutivo del disgusto
Il disgusto ha una funzione protettiva:
• Protezione da sostanze nocive: evitare cibo avariato, sostanze chimiche o agenti patogeni.
• Regolazione sociale: il disgusto morale ci aiuta a riconoscere e evitare comportamenti sociali considerati “sbagliati” o dannosi, come ingiustizie o trasgressioni igieniche. (plosone.org)
È quindi un’emozione multidimensionale, che collega corpo, mente e società.
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Mangiare bene non è sempre sinonimo di salute: quando l'ossessione per l'alimentazione diventa un disturbo 💡🍎Mangiare sa...
21/01/2026

Mangiare bene non è sempre sinonimo di salute: quando l'ossessione per l'alimentazione diventa un disturbo 💡🍎
Mangiare sano è un ottimo obiettivo, ma può diventare un problema quando l’attenzione alla purezza, alla qualità e alla “correttezza” del cibo prende il sopravvento. La ortoressia si caratterizza per una preoccupazione eccessiva verso ciò che è “sano”, con regole rigide, evitamento di certi alimenti, e una focalizzazione che può danneggiare la salute fisica e mentale.
🔍 Cosa ci dicono gli studi recenti
• Anche se non è ancora riconosciuta come disturbo ufficiale nei manuali diagnostici, i ricercatori la descrivono come una fissazione patologica per l’alimentazione “corretta”: restrizioni alimentari, rituali, evitamento di cibi considerati “impuri”.
• In uno studio italiano su giovani adulti, l’uso di un questionario ha mostrato una variabilità significativa, suggerendo che è difficile distinguere tra “mangiare bene” e “ossessione per il mangiare bene”.
• Fattori di rischio identificati includono bassa alfabetizzazione sanitaria, uso intenso dei social media, perfezionismo e strategie di controllo
⚠️ Attenzione: quando il bene diventa estrema cura
Alcuni segnali che possono indicare che l’interesse per l’alimentazione è diventato problematico:
• Pensieri costanti su quanto sia “puro” o “corretto” il cibo, tempo eccessivo dedicato a scegliere, preparare o evitare alimenti.
• Il cibo diventa fonte principale di stress o ansia: se la giornata è compromessa perché non si trova “il cibo perfetto”.
• Isolamento sociale o evitamento di occasioni conviviali per evitare alimenti “non conformi”.
• Non tanto la linea o il peso come in altri disturbi alimentari, ma la qualità del cibo stesso e la rigidità delle regole...CONSIGLI UTILI NEI COMMENTI

Quando parliamo di controllo cognitivo o controllo esecutivo in psicologia e neuroscienze, non intendiamo solo la forza ...
14/01/2026

Quando parliamo di controllo cognitivo o controllo esecutivo in psicologia e neuroscienze, non intendiamo solo la forza di volontà o la decisione di “fare la cosa giusta”, ma una serie di processi cerebrali specializzati che ci permettono di regolare pensieri, emozioni e comportamenti per raggiungere obiettivi e adattarci all’ambiente.
🔹 Il ruolo chiave del lobo frontale
La parte anteriore del cervello, in particolare la corteccia prefrontale (la porzione più avanzata dei lobi frontali), è spesso descritta come il “centro di controllo esecutivo” del cervello. È qui che vengono coordinate molte delle funzioni che ci permettono di controllarci veramente: pianificazione, decisioni, regolazione emotiva e inibizione degli impulsi automatici.
👉 Il lobo frontale è l’area più “giovane” in termini evolutivi e di sviluppo individuale: non raggiunge la maturità completa prima dei 20–25 anni circa.
🧠 Ma che cosa vuol dire “controllare”?
Inibizione degli impulsi
Questa è la capacità di fermare una reazione automatica o impulsiva quando non è utile — ad esempio non mangiare qualcosa non salutare quando sappiamo che ci farà stare male, o non dir qualcosa di offensivo in un momento di rabbia. È uno degli aspetti più importanti del controllo cognitivo controllato dal lobo frontale.
Pianificazione e organizzazione
Quando progettiamo una sequenza di azioni per raggiungere un obiettivo futuro (come preparare un esame o programmare un allenamento), il cervello attiva reti frontali che prevedono conseguenze, pianificano strategie e mantengono l’attenzione sul compito.
Regolazione emotiva
Il lobo frontale aiuta anche a modulare le emozioni che potrebbero altrimenti guidare comportamenti impulsivi o automatici, come reagire con rabbia o ansia. Queste connessioni con il sistema limbico (che genera le emozioni) ci permettono di valutare e rispondere con equilibrio.
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Cos’è un’ossessione? In psicologia clinica il termine ossessione non indica semplicemente un’idea ricorrente o una “fiss...
07/01/2026

Cos’è un’ossessione?
In psicologia clinica il termine ossessione non indica semplicemente un’idea ricorrente o una “fissazione” comune nella vita di tutti i giorni — tutti noi abbiamo pensieri insistenti di tanto in tanto — ma un’esperienza mentale specifica quando questi pensieri invadono la mente con frequenza, intensità e difficoltà nel controllarli. Le ossessioni sono:
🔹 Pensieri, immagini o impulsi intrusivi e indesiderati, che emergono automaticamente e sono difficili da ignorare o eliminare.
🔹 Non sono semplici preoccupazioni quotidiane: mentre è normale preoccuparsi per un esame o per una scadenza, le ossessioni sono persistenti, ripetitive e causano ansia o disagio marcati.
🔹 Le persone sperimentano spesso un senso di controllo ridotto, come se il pensiero non fosse volontario e non potesse essere allontanato.
📊 In termini clinici, le ossessioni sono un tratto centrale del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) — una condizione psicologica in cui questi pensieri intrusivi si presentano con maggiore frequenza, intensità e impatto emotivo rispetto alla popolazione generale.
🧠 🔍 Come si differenziano dalle preoccupazioni normali?
✔️ Pensieri normali: possono riguardare dubbi temporanei o ansie legate a situazioni reali, riconoscibili come legate alla vita quotidiana e facilmente gestibili.
✔️ Ossessioni cliniche: sono intrusivi, persistenti, spesso irrazionali o fuori dal controllo diretto, e possono generare ansia significativa, interferendo con la vita sociale, lavorativa o scolastica.
Inoltre, sebbene pensieri intrusivi siano esperienze comuni che possono capitare a molti — persino ai bambini — la loro persistenza, intensità e impatto sull’umore e sul comportamento sono ciò che li differenzia dal normale “rumore mentale”.

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🎄 SPECIALE NATALENatale e alimentazione: quando il cibo diventa una fonte di pauraIl periodo natalizio rappresenta, dal ...
24/12/2025

🎄 SPECIALE NATALE
Natale e alimentazione: quando il cibo diventa una fonte di paura
Il periodo natalizio rappresenta, dal punto di vista clinico, una fase particolarmente delicata per le persone che presentano un rapporto disfunzionale con il cibo, una elevata preoccupazione per il peso e la forma corporea o una diagnosi di Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA). Come abbiamo già detto nei post precendenti. il cibo non è il problema in sé, ma diventa il mezzo attraverso cui si esprimono difficoltà emotive più profonde. Tuttavia durante il Natale, la pressione sociale a “mangiare normalmente” o, al contrario, a “non esagerare”, può amplificare il conflitto interno, favorendo: evitamento dei pasti, compensazioni, aumento dell’autocritica e della vergogna…in quanto le festività sono caratterizzate da:
• maggiore esposizione al cibo
• aumento della convivialità e dei pasti condivisi
• forte valenza simbolica e culturale degli alimenti (in particolare dolci e carboidrati)
In questo contesto, è frequente l’intensificarsi di vissuti di ansia, senso di colpa, controllo e paura, soprattutto nei confronti di specifiche categorie alimentari, come i carboidrati o di specifici alimenti considerati “pericolosi” o “da evitare”.
🔬 Dal punto di vista scientifico, tale paura è il risultato di: credenze alimentari rigide e disfunzionali, processi di demonizzazione del cibo che vengono rinforzati dalla cultura della dieta, meccanismi di controllo tipici dei disturbi alimentari. È importante sottolineare che i carboidrati rappresentano la principale fonte di energia per il cervello e svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umore, dell’attenzione e delle funzioni cognitive. La loro restrizione, soprattutto se protratta, è associata a:
• aumento dell’ossessione per il cibo
• peggioramento dell’ansia e dell’irritabilità
• maggiore rischio di cicli di restrizione-abbuffate e conseguentemente perdita di controllo
Ma cosa possiamo fare?
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🧠 Il circuito della paura — quando il cervello suona l’allarmeLa paura non nasce “solo nella mente”: è il risultato di u...
17/12/2025

🧠 Il circuito della paura — quando il cervello suona l’allarme

La paura non nasce “solo nella mente”: è il risultato di un vero circuito neuropsicologico, un sistema di sopravvivenza che il nostro cervello attiva in millisecondi per proteggerci dal pericolo.
💭 Non serve un leone davanti: oggi, anche una notifica stressante, un rimprovero o un ricordo traumatico possono accendere lo stesso meccanismo.
🔍 Come funziona davvero il circuito della paura
1️⃣ Amigdala: il “radar” del pericolo
È una piccola struttura a forma di mandorla, nel sistema limbico.
👉 Il suo compito? Rilevare minacce (reali o percepite) e attivare la risposta di emergenza.
In pochi millisecondi invia segnali al corpo: aumento del battito, tensione muscolare, respiro corto.
📚 Studi di LeDoux (NYU) e colleghi hanno mostrato che l’amigdala può reagire prima ancora che la corteccia razionale capisca cosa stia accadendo — una sorta di “paura automatica”. (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)
2️⃣ Ippocampo: la memoria che dà contesto
L’ippocampo confronta la situazione attuale con ricordi passati.
👉 È lui a dire all’amigdala “sì, questo è davvero pericoloso” o “no, è solo un déjà-vu”.
Se però l’ippocampo è iperattivo o danneggiato (come nei disturbi post-traumatici), il cervello può reagire con paura anche quando non serve più.
3️⃣ Corteccia prefrontale: il freno razionale
È la parte “pensante” del cervello.
👉 Interviene dopo, analizzando la situazione e modulando la risposta emotiva.
Quando siamo stanchi, stressati o in ansia cronica, la corteccia prefrontale funziona peggio — e l’amigdala prende il controllo.
4️⃣ Sistema nervoso autonomo: il corpo in azione
Una volta lanciato l’allarme, il corpo rilascia adrenalina e cortisolo, prepara i muscoli, dilata le pupille, accelera il battito.
È la classica reazione “fight, flight or freeze” — combatti, fuggi o ti blocchi.
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La PAURA — un’emozione che ci protegge (ma a volte ci blocca)La paura è una delle emozioni più antiche e potenti: nasce ...
12/12/2025

La PAURA — un’emozione che ci protegge (ma a volte ci blocca)

La paura è una delle emozioni più antiche e potenti: nasce per proteggerci, avvisarci di un pericolo e prepararci a reagire.
⚡ Ma quando prende troppo spazio, può trasformarsi in un ostacolo invisibile che limita la libertà e alimenta ansia, evitamento e senso di vulnerabilità.
💭 “E se succedesse qualcosa di brutto?” — questa frase, nella mente, può bastare a scatenare un’ondata di paura anche senza un vero pericolo.
La paura attiva una rete cerebrale precisa: amigdala, insula e corteccia prefrontale comunicano per decidere se “fuggire o restare”.
È un sistema evolutivo, ma nel mondo moderno spesso si attiva anche per pericoli immaginari. Studi di neuroimaging mostrano che il cervello reagisce più intensamente a stimoli minacciosi o incerti, anche se la minaccia non è reale: il corpo si prepara come se lo fosse. Quando la paura è troppo forte o persistente, può sfociare in disturbi come ansia generalizzata, attacchi di panico o fobie specifiche.
E LE FOBIE? CONTINUA NEI COMMENTI...

📱 Social media & disturbi alimentari — tra trigger invisibili e realtàI contenuti del tipo “What I eat in a day”, i vide...
26/11/2025

📱 Social media & disturbi alimentari — tra trigger invisibili e realtà
I contenuti del tipo “What I eat in a day”, i video fitspiration, i feed costantemente centrati sul “corpo perfetto” non sono solo innocui momenti di intrattenimento… per molte persone diventano trigger invisibili che attivano insoddisfazione corporea, sensi di colpa, restrizioni alimentari o compulsioni.
🔍 Ecco cosa ci dicono le ricerche
• Una review sistematica basata su 50 studi in 17 paesi ha trovato che l’uso dei social media tra i 10-24 anni è associato a insoddisfazione corporea e possibili disturbi alimentari, tramite meccanismi quali il confronto sociale costante, l’interiorizzazione dell’ideale “snello/fit” e l’oggettivazione del corpo.
• In uno studio su giovani, l’“addiction” ai social media era correlata significativamente con restrizione alimentare, binge eating e insoddisfazione corporea
• Una review su contenuti “cibo” come mukbang, vlog alimentari e “What I eat in a day” conclude che, pur essendo ancora poche, le prove suggeriscono che questo tipo di contenuti può contribuire a un’immagine corporea negativa o a comportamenti alimentari problematici.
• Un’inchiesta giornalistica ha evidenziato che su Instagram gli adolescenti che avvertivano malessere rispetto al proprio corpo ricevevano una quota maggiore di contenuti “vicini ai disturbi alimentari” rispetto ai coetanei
• Trend virali tipo su TikTok sono stati segnalati da autorità europee come potenziali promotori di norme di corpo irreali e comportamenti pericolosi.

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🧠 Confrontarsi con gli altri è naturale, ma sui social o nella vita quotidiana può diventare un trigger potente per bass...
19/11/2025

🧠 Confrontarsi con gli altri è naturale, ma sui social o nella vita quotidiana può diventare un trigger potente per bassa autostima. In particolare, la bassa autostima non è solo un pensiero negativo: ha radici profonde nel cervello. Non è colpa tua se a volte ti senti inadeguato: il tuo sistema neurale interpreta il confronto e le valutazioni sociali in modo automatico.
🔍 Il cervello reagisce in modo specifico, con circuiti emotivi e cognitivi ben definiti. Ecco come:
1️⃣ Corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC)
• Coinvolta nella valutazione del sé e nel confronto con gli altri. Quando ci confrontiamo e percepiamo di “valere meno”, questa area registra una riduzione di attivazione → sensazione di inadeguatezza. Studi mostrano che le persone con bassa autostima hanno una vmPFC iperattiva durante il confronto sociale negativo, amplificando il disagio.
2️⃣ Amigdala
Come nella paura, anche il confronto sociale può attivare l’amigdala, generando stress, ansia e sensazione di minaccia sociale. Questo accade soprattutto quando riceviamo feedback negativi o vediamo “vite perfette” online: il cervello interpreta la discrepanza come un pericolo per la nostra accettazione sociale.
Quindi: questi dati ci mostrano che chi ha bassa autostima ha minore attivazione della corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC) quando valuta se stesso positivamente, mentre aumenta l’attività dell’amigdala durante feedback sociali negativi.
3️⃣ Striato ventrale (nucleo accumbens)
• L’area legata alla ricompensa reagisce ai like, commenti e approvazioni sociali.
• Se i risultati sono inferiori alle aspettative o percepiti come “meno degli altri”, il circuito produce frustrazione e abbassamento dell’umore, contribuendo a bassa autostima.
4️⃣ Corteccia cingolata anteriore (ACC)
• Monitora conflitti e errori, compreso il conflitto tra sé reale e sé ideale.
• Se vediamo altri che “fanno meglio” o “sono più felici”, l’ACC segnala una discrepanza → sensazione di fallimento o inadeguatezza...
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