Stefania Savi Psicologa Perinatale

Stefania Savi Psicologa Perinatale Benvenuti nella mia pagina!

Come psicologa perinatale offro supporto ai genitori dall'inizio della gravidanza al terzo anno di vita del bimbo e mi occupo di tutti i temi che ruotano intorno a questo bellissimo periodo della vita della famiglia.

L’altro giorno mio figlio si è fissato di non voler mettere un paio di pantaloni e a un certo punto della "discussione" ...
20/03/2026

L’altro giorno mio figlio si è fissato di non voler mettere un paio di pantaloni e a un certo punto della "discussione" giuro che avrei voluto mandarlo a quel paese.

In quel momento mi è tornato in mente che io da bambina ho fatto una lunga fase di fissa sulle mutande…“sono strette, mi tirano, sono basse di vita…” in cui ho tirato pazza mia mamma, che ha girato il mondo per trovarmi delle mutande che andassero bene ed è passata attraverso delle forche caudine di mie lagne e rotture.

E mi ricordo benissimo che lei con pazienza stava li e mi assecondava…e probabilmente anche lei mentalmente sgranava dei rosari mentre accoglieva le mie lamentele.

Quando diventiamo genitori, alcune situazioni possono portarci a cambiare lo sguardo che abbiamo sui nostri genitori.

Finché siamo figli, vediamo solo una parte della storia: le regole, i divieti, le assenze, le frasi dette male o nei momenti sbagliati e magari rischiamo di vedere più ciò che ci è mancato.

Poi nasce un figlio e improvvisamente la prospettiva si allarga e si sperimentano tante situazioni e ci si accorge di quanto sia difficile fare il genitore.
E lì succede qualcosa.

A volte in effetti vediamo con più chiarezza ciò che non abbiamo avuto…l’ascolto, l’incoraggiamento, la presenza…e questo può far male.

Altre volte però possiamo anche mettere a fuoco con più chiarezza gli sforzi invisibili che prima non riuscivamo ad immaginare e all’improvviso alcune cose cambiano di significato.
Non vuol dire che a quel punto dobbiamo giustificare tutto o giustificare le ferite, ma vedere la complessità del tutto.

Quando diventiamo genitori a volte nasce una nuova forma di empatia: quella di figlio che riconosce, forse per la prima volta, quanto sia difficile crescere un altro essere umano.

Perché è vero che non tutti i genitori riescono a offrire ciò di cui un bambino avrebbe bisogno, ma è vero anche che molti hanno fatto più di quanto, da figli, riuscivamo a vedere.

E diventare genitori può aprire proprio questo spazio: uno sguardo più ampio, più maturo, capace di tenere insieme ciò che è mancato e ciò che è stato dato.

Che ne pensi? 👇

L’altro giorno riflettevo sul fatto che nei miei colloqui coi genitori passo tanto tempo a normalizzare situazioni che g...
18/03/2026

L’altro giorno riflettevo sul fatto che nei miei colloqui coi genitori passo tanto tempo a normalizzare situazioni che generalmente vengono percepite come problematiche e a riportare le aspettative genitoriali su piani più realistici.

Eppure i neonati, dal punto di vista biologico, non sono diversi da quelli di mille anni fa, e hanno bisogno sempre delle stesse cose: contatto fisico, regolazione emotiva attraverso l’adulto, prossimità e risposte sensibili ai loro segnali.

Cosa allora ci manda in crisi se loro sono sempre gli stessi?
Andiamo in crisi perchè noi e il contesto sociale in cui i nostri bimbi crescono siamo molto diversi da come eravamo un tempo.

Per gran parte della storia umana la crescita dei bambini è avvenuta in comunità allargate e si faceva il cosidetto “cooperative breeding”, cioè l’accudimento veniva condiviso tra madri, nonne, sorelle, vicine di casa, membri della comunità e tutti partecipavano alla cura dei bambini. Il famoso villaggio di cui tanto si parla.

Oggi, invece, le famiglie vivono spesso in nuclei isolati e fanno i conti con il rientro precoce al lavoro dopo il parto, con ritmi di vita molto accelerati, con la difficoltà a conciliare lavoro e famiglia e anche col bombardamento continuo di informazioni su come essere “genitori perfetti”.

Così accade che i genitori vorrebbero fare tutto al meglio, ma vivono in un contesto sociale che non favorisce le condizioni per una buona genitorialità, cosa che genera senso di colpa, solitudine e ansia.

Viviamo in una società che corre velocissima, abbiamo, soluzioni rapide per quasi tutto e ci siamo abituati all’idea che ogni problema abbia una soluzione immediata.
“Vorrei delle strategie…” mi chiedono sempre i genitori.

Il fatto è che a volte non ci sono strategie, bisogna solo aspettare, perché lo sviluppo dei bambini non segue la logica della velocità: i cervello umano ha tempi biologici che non possiamo accelerare!

Così mentre i bambini hanno bisogno di adulti che sappiano come funzionano, d’altro canto i genitori hanno altrettanto bisogno di qualcosa che la nostra società offre sempre meno, cioè comprensione, sostegno e comunità. 💗

che ne pensi? 👇

"Guarda, è furbo! Ha già capito che se piange, lo prendi in braccio!"Esattamente quello che voglio, sir!Personalmente sp...
13/03/2026

"Guarda, è furbo! Ha già capito che se piange, lo prendi in braccio!"

Esattamente quello che voglio, sir!

Personalmente spero proprio che i miei figli pensino e sappiano che ogni volta che saranno in difficoltà io ci sarò.

Ma la cosa che più mi fa sorridere amaramente è la leggenda del neonato furbo.

Ad un individuo con un cervello in cui molte aree cerebrali non sono ancora formate, viene attribuita addirittura la capacità di pensiero strategico. Cioè uno che non ha ancora capito come non farsi la c***a addosso sarebbe in grado di strutturare le sue azioni in maniera finalizzata e strategica. Interessante.

Accade ancora che nella nostra società il fondamento della sicurezza emotiva venga considerato un errore educativo perchè per molti anni si è creduto che rispondere troppo ai bisogni dei bambini li rendesse dipendenti o viziati.

Peccato che decenni di ricerca in psicologia dello sviluppo raccontino una storia completamente diversa.

Soprattutto nei primi mesi di vita, il pianto è il principale sistema di comunicazione del bambino ed è l’unico sistema che il neonato ha per esprimere i suoi bisogni, che rimane comunque un canale comunicativo per tanto tempo.

Quando il genitore arriva, prende in braccio e calma su* figli*, lui/lei riceve un messaggio biologico potente: “Il mondo è un posto sicuro e io sono importante perchè mi danno retta.”

Bowlby ci ha spiegato che i bambini sviluppano sicurezza quando i caregiver sono sensibili e responsivi ai loro segnali.
E sapete cosa? C’è un dato interessante: i bambini con attaccamento sicuro piangono di meno, perché imparano che il loro segnale funziona.
Incredibile dictu: la sicurezza crea autonomia!

E' il paradosso della dipendenza: più un bambino può contare sulla presenza dell’adulto, più facilmente diventa indipendente, perché non deve sprecare energia a chiedersi se qualcuno arriverà e non deve spendersi per essere visto, ma può usare quell’energia per crescere.

Quindi sì, se corri quando piange, tuo figlio si aspetterà che tu ci sia.
Ed è esattamente ciò di cui ha bisogno per costruire fiducia nel mondo, negli altri e, un giorno, in sé stesso.

10/03/2026

Anche tu* figli* ti sfida facendo esattamente ciò che gli hai appena detto di NON fare?
E se non fosse una sfida? 🤔

Nel reel ti spiego perché capita di frequente che i bambini facciano proprio ciò che gli abbiamo appena vietato. 🥴

Al di là di quello, continuare a dire NO a un bambino in una fase evolutiva in cui mediamente fa una cosa “sbagliata” via l’altra, non è una modalità del tutto efficace anche perché a furia di essere ripetuti i nostri no perdono rilevanza.

Cosa possiamo fare allora?
REDIREZIONARE il comportamento può essere una buona strategia, ovvero spostare l’attenzione e l’azione del bambino da un comportamento inappropriato verso un comportamento accettabile, senza concentrarsi solo sul divieto.

In altre parole, non mi limito a dirti cosa non fare, ma ti mostro cosa puoi fare invece.

Il redirezionamento funziona perché già i bambini faticano ad inibirsi, inoltre possono non avere ancora le competenze cognitive per trovare da soli l’alternativa all’azione scorretta.

Si tratta in pratica di offrire al loro cervello immaturo una strada praticabile già pronta e questo funziona perché riduce la frustrazione, non lasciando il bambino “bloccato” nel divieto ma attivando circuiti di apprendimento comportamentale modellati dall’adulto.

Così nel tempo il bambino interiorizza queste alternative e inizia a scegliere spontaneamente comportamenti più adeguati.

Attenzione che redirezionare non significa essere permissivi perché il limite resta chiaro, ma la differenza sta nel non fermarsi al controllo del comportamento, ma insegnare attivamente cosa fare invece.

Ps. Questo metodo é ottimo e funziona anche coi mariti , provare per credere 🤭🤭🤭🤭 trovate questa indicazione anche in Le parole sono finestre (oppure muri) di Rosenberg.

Credo che una delle cose che proprio non ci si aspetti dal post parto è il silenzio che si può creare intorno a te. Finc...
06/03/2026

Credo che una delle cose che proprio non ci si aspetti dal post parto è il silenzio che si può creare intorno a te.

Finchè sei incinta interessi a tutti…poi nasce il bambino e dopo i primi giorni di baldoria ecco il vuoto cosmico.
Diventare genitore è in effetti un potente rivelatore di verità su una marea di fronti soprattutto su quello identitario e quello delle relazioni.

Tante mamme fanno esperienza del fatto che quando diventano meno disponibili, più fragili e magari anche un po' sconnesse, vedono chiaramente chi resta davvero, chi si fa avanti senza essere chiamato, chi dice “dimmi cosa ti serve” e poi lo fa, senza farsi pregare!

Diventare genitore è inevitabilmente selettivo perché la vulnerabilità seleziona da sola.

Quando sei nel pieno del post parto, quando dormi poco, quando ti senti fragile e non sai neanche da che parte sei girata lì capisci chi è capace di stare nella tua fragilità senza scappare.

Il fatto è che a volte questa scoperta può essere molto toccante specialmente quando l’assenza arriva dai propri genitori o dal partner.

E’ doloroso scoprire che alcune presenze erano abitudini e che certi legami erano sostenuti dalla tua energia e non dalla reciprocità e ciò che fa più male è che questa consapevolezza aimè arriva proprio quando avresti più bisogno di sostegno.

Ma c’è una verità silenziosa in tutto questo, cioè che la genitorialità ti insegna anche l'arte di "tagliare i rami secchi"! O quantomeno, se vogliamo essere meno drastici, ti può mettere nella condizione di imparare a non inseguire chi non sa restare.

E così, quel vuoto all’inizio così desolante può aiutarci a ridefinire il nostro spazio in linea con la nuova persona che stiamo diventando…e può permetterci di rimettere a punto le nostre relazioni significative in modo più sano e più vero.

Anche per te il diventare genitore ha comportato una ridefinizione della tua rete di relazioni? 👇

Un’altra tutina? No grazie!Forse è qualcosa che possiamo sdoganare.Quando nasce un bimb* vogliamo farci presenti, celebr...
03/03/2026

Un’altra tutina? No grazie!
Forse è qualcosa che possiamo sdoganare.
Quando nasce un bimb* vogliamo farci presenti, celebrare la nascita e festeggiare, ma possiamo scegliere di farlo in maniera formale o in maniera pensata.

Il post parto è una fase di straordinaria vulnerabilità biologica e psicologica perchè il corpo della donna subisce una riorganizzazione neuroendocrina intensa e una riorganizzazione di vita non meno impattante.

Nonostante ciò, culturalmente chiediamo alle madri di “riprendere la normalità” nel giro di pochi giorni.

Un tempo invece si usava osservare la quarantena, un contenitore sociale fondamentale di cui spesso mi parlava mia nonna e che ancor oggi viene rispettato in moltissime culture tradizionali come periodo sacro di ritiro e protezione.

In America Latina c’è “la cuarentena”, in Cina lo “Zuo Yuezi” (sedersi per un mese) e in India si pratica il periodo di riposo postnatale chiamato “Jaappa”.

In queste tradizioni la madre non deve occuparsi della casa, cucinare, pulire, etc, ma deve rimanere a letto o comunque in uno spazio protetto, mentre altre donne della famiglia si occupano di tutto per preservare la diade mamma-bimb*.

I primi 40 giorni sono una finestra neurobiologica fondamentale in cui si costruisce la relazione: in quelle settimane si consolida l’attivazione dei circuiti dell’attaccamento ed è un tempo importantissimo di conoscenza reciproca.

Per questo il vero regalo nel post parto è qualcuno che faccia la spesa, che cucini, che prepari i pasti, stenda il bucato, tenga il bambino mezz’ora mentre fai un'agognata doccia!

Il carico mentale nel post parto è enorme e offrire aiuto pratico significa proteggere la salute mentale materna che a cascata significa proteggere lo sviluppo emotivo del bambino.

Oggi abbiamo perso quel contenitore sociale, dunque il gesto più rivoluzionario che possiamo fare è semplice: invece di chiedere “Posso ve**re a vedere il bambino?”, possiamo chiedere “Come posso aiutarti oggi?”

Com'è stata/com'è la tua esperienza di post parto? 👇

Hai presente quando l’umore di una persona diventa il meteo emotivo di tutta la casa? L’hai mai provato?A volte succede ...
27/02/2026

Hai presente quando l’umore di una persona diventa il meteo emotivo di tutta la casa? L’hai mai provato?

A volte succede che un membro della famiglia diventi il disregolatore dell’atmosfera domestica e questo può essere un genitore, ma anche i bambini lo fanno.

Sappiamo però ormai benissimo che è normale che i bambini siano dei disregolatori, perché i loro sistemi nervosi ancora immaturi e le loro cortecce prefrontali in costruzione hanno bisogno del nostro aiuto per regolarsi.

Un discorso diverso è invece quando è l’adulto a disregolarsi spesso e volentieri rendendo così l’ambiente imprevedibile.
Questo porta il bambino a sviluppare uno stato di ipervigilanza, perchè per sapersi muovere nel suo contesto. impara a fiutare l’aria, a diventare un “barometro emotivo” che sa leggere micro-espressioni, sa modulare il proprio comportamento per preve**re l’esplosione emotiva dell’altro.

Questo adattamento è sicuramente intelligente ed è un’efficace una strategia di sopravvivenza relazionale, ma porta con sè un costo elevato perché nel tempo può generare ansia anticipatoria, difficoltà nel riconoscere e dare spazio ai propri bisogni, eccessivo senso di responsabilità emotiva o compiacenza.

Se ragioniamo in termini sistemici, possiamo dire che la famiglia crea un equilibrio disfunzionale perché, per cercare di mantenere una stabilità, tutti sono costretti a organizzarsi attorno all’umore di un*, creando una polarizzazione, dove qualcuno esprime e qualcun altro contiene.

Peccato che quando sono i bambini a dover contenere noi grandi stiamo chiedendo a loro di svolgere il nostro compito.

Quando invece diventiamo consapevoli del nostro impatto emotivo sugli altri, possiamo iniziare a differenziare ciò che è nostro da ciò che è dell’altro.

Possiamo imparare a nominare le emozioni invece di agirle e possiamo chiedere aiuto invece di scaricare tensione nell’ambiente e questo cambia radicalmente il “meteo” familiare, non perchè i bambini abbiano bisogno di case sempre serene, ma perché hanno bisogno di case emotivamente prevedibili.

25/02/2026
Non sono brava a ricordare a memoria le citazioni, ma una di Jung mi è sempre rimasta in mente e dice: “Finché non rendi...
20/02/2026

Non sono brava a ricordare a memoria le citazioni, ma una di Jung mi è sempre rimasta in mente e dice: “Finché non rendi conscio ciò che è inconscio, sarà lui a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.”

E da genitore è facile rendersi conto che quel “destino” può prendere il volto del propri* figli*.

I bambini, soprattutto nei primi anni di vita, sono totalmente immersi nel campo emotivo dei genitori: respirano le nostre emozioni, intercettano le nostre ambivalenze, le tensioni non dette, i conflitti irrisolti, le paure negate e spesso ne vediamo poi gli effetti nei loro comportamenti.

Come genitori abbiamo il compito di accogliere le emozioni dei nostri figli, contenerle e magari anche trasformarle e restituirgliele in forma pensabile. Ma quando non siamo in grado di fare questo lavoro dentro di noi, succede che i bambini si trovano nella condizione di diventare i nostri contenitori.

E così, portano l’ansia che noi non riconosciamo, esprimono la rabbia che magari in famiglia non è ammessa, somatizzano il dolore che non trova spazio.

Questo non significa che ciascuno di noi non possa avere le sue difficoltà perché rischia di nuocere ai propri figli; vuol dire però che ciascun genitore è chiamato ad interrogarsi, a riconoscere le proprie ombre e ad averci a che fare con consapevolezza.

Perché altrimenti è inevitabile che inavvertitamente i figli si trovino a regolare ciò che gli adulti non hanno potuto elaborare.

Per questo quando mi raccontate alcuni comportamenti dei vostri bimbi io vi chiedo anche un banale: Ma tu come stai in relazione a ciò? Tu come ti senti in questo periodo?
Non si tratta di trovare colpevoli, ma di mettere ordine.
Si tratta di responsabilità emotiva.

Cosi, quando un adulto inizia a guardarsi dentro, a fare spazio, a nominare ciò che prima era rimosso, qualcosa cambia nell’intero sistema relazionale: il "sintomo" si alleggerisce, la tensione si scioglie e il bambino torna a fare il bambino.

Credo sinceramente che la forma più alta di amore verso un figlio non sia proteggerlo da tutto (anzi!!), ma avere il coraggio di non lasciargli in eredità ciò che noi non abbiamo avuto la forza di affrontare. 💗

In un corpo che si trova improvvisamente svuotato, cambiato e attraversato da cambiamenti ormonali profondi c’è un siste...
17/02/2026

In un corpo che si trova improvvisamente svuotato, cambiato e attraversato da cambiamenti ormonali profondi c’è un sistema nervoso costantemente in allerta e una mente laboriosa e affollata di dubbi che non si spegne mai.

Sembra l’incipit di un thriller (o di un horror? 😅) e invece è semplicemente il racconto dell'esordio del puerperio.

Ebbene si, essere nel corpo di una neomamma è un’esperienza…diciamo sfidante.

Le neuroscienze ci hanno dimostrato che durante la gravidanza e il post-parto avvengono modificazioni strutturali nel cervello materno funzionali a garantire la sopravvivenza dei piccoli.

Il nostro sistema nervoso diventa naturalmente iper-reattivo perché deve garantire la sopravvivenza e la cura dei nostri piccoli, ma questo di contro ci rende anche iper preoccupate, costantemente dubbiose, controllanti, ansiose, in allerta.

A tutto questo dobbiamo aggiungere un altro elemento: la comunicazione corporea del bimbo appena nato è frammentaria, spesso ambigua e il pianto non è un linguaggio ancora codificato, ma un segnale generale di attivazione.

La neomamma quindi, non deve solo accudire, ma anche decodificare un linguaggio che sta nascendo e che all'inizio, giustamente, non sa e non capisce. Non è proprio cosa da poco.

La diade deve imparare a conoscersi perché non esistono regole universali che valgono per tutti e questo processo è molto faticoso e richiede tempo.

Credo che la vera fatica della maternità precoce stia nel tollerare quella costante l’incertezza che si vive mentre si costruisce la conoscenza reciproca.

Madre e bambino si plasmano a vicenda uno sguardo dopo l'altro, tramite ogni riparazione dopo un’incomprensione, con ogni tentativo fallito ed esperimento di successo.
Così la sicurezza nasce dalla ripetizione, non dalla perfezione!

Se ti senti confusa, piena di dubbi, a volte inadeguata in primis sappi che è normale!

È perché sei dentro un processo evolutivo profondo, che non si impara a navigare coi corsi pre-parto o leggendo dei libri, ma che richiede di mettersi in gioco costantemente un'esperienza, dopo l'altra. 💗

Quando ho visto in diretta l’intervista di Francesca ho pensato: guarda che forse stiamo diventando normali!E invece no....
12/02/2026

Quando ho visto in diretta l’intervista di Francesca ho pensato: guarda che forse stiamo diventando normali!
E invece no.

No perché OVVIAMENTE tutto ciò che è arrivato dopo quell’intervista è stato come sempre penoso e ha messo in luce, ancora una volta, quanto la nostra società sia miseramente retrograda.

E si, uso parole forti perché è davvero deprimente avere ogni volta contezza del fatto che è davvero questo il mondo in cui viviamo.

Sarebbe andato tutto bene se avesse fatto l’intervista con suo figlio e bon, morta li.
Mitica Francesca che hai vinto l’oro! Ti amiamo!
Ma no!

Scatta il putiferio mediatico.

C’è da evidenziare che è una madre (come se fosse un handicap nonostante il quale ce l’ha potuta fare), c’è da dire che il bambino è maleducato, c’è da criticare l’intervista col figlio in braccio perché doveva prendersi un momento tutto suo. E dov’era il padre? Ma non poteva tenere il bambino???

Tutti ad accanirsi contro di lei, tutti a dire la loro opinione non richiesta senza filtro alcuno. Ognuno ha qualcosa di ridire e da recriminare e tristemente le più accanite sono state le donne.
Le stesse donne che forse, se avessero visto fare la stessa cosa a un uomo avrebbero detto: ma guarda che bravo papà!

Questo per dire che essere donna, così come essere madre, nella nostra società è davvero difficile, perché qualunque cosa tu faccia, c’è sempre una critica in serbo per te.

Lasciate stare le donne.
Lasciate stare le madri.

10/02/2026

Ed ecco che proprio quando sei a pezzi e hai bisogno di un attimo di tranquillità e solitudine…tu* figli* ti cerca di più: ti si attacca alle gambe, vuole ve**re in braccio, ti interrompe, ti reclama.
Ma perché accidenti?????🤯

Devi sapere che il suo è un tentativo biologico di riparazione: il/la bambin* cerca infatti di fare il lavoro di co-regolazione che in quel momento l’adulto non riesce a mettere in campo.

I/Le bambin* non aumentano la ricerca di contatto perché vogliono di più o perché sono incontentabili, ma lo fanno perché, nel momento in cui percepiscono instabilità, sono biologicamente programmati per provare a ripararla. ❤️‍🩹

Quando un genitore è molto stanco, il suo sistema nervoso diventa più disregolato e il bambino lo percepisce immediatamente, per questo tende ad avvicinarsi, aumentando la ricerca di contatto per cercare di ristabilire equilibrio.

Se in questo caso allontaniamo il bambin* o cerchiamo di evitare questa richiesta, il ciclo tende ad intensificarsi, poiché la distanza viene percepita dal cervello come una minaccia ed ecco che si innesta uno sgradevole circolo vizioso. 😵‍💫

Conoscere certi meccanismi ci aiuta a contestualizzare e a comprendere alcuni comportamenti.

Sicuramente non rende semplice averci a che fare, ma ci può, se non altro, aiutare nella grande difficoltà di stare dentro alla relazione, anche quando siamo stanchi. ❤️‍🩹

Indirizzo

Piacenza
29010

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