Stefania Savi Psicologa Perinatale

Stefania Savi Psicologa Perinatale Benvenuti nella mia pagina!

Come psicologa perinatale offro supporto ai genitori dall'inizio della gravidanza al terzo anno di vita del bimbo e mi occupo di tutti i temi che ruotano intorno a questo bellissimo periodo della vita della famiglia.

La notte è di solito un momento di pausa e relax, ma può essere anche una fase di intensa attività cerebrale e psicologi...
12/05/2026

La notte è di solito un momento di pausa e relax, ma può essere anche una fase di intensa attività cerebrale e psicologica, spesso dedicata al pensiero profondo, al rimuginio e al bilancio della giornata grazie al silenzio, alla solitudine e all'assenza di distrazioni esterne.

Anche per le mamme la notte è un momento particolare. Ti ritrovi?😊

Domenica vi aspetto a questo meraviglioso evento!
05/05/2026

Domenica vi aspetto a questo meraviglioso evento!

🌷Venite a trascorrere un pomeriggio speciale per la festa della mamma!
🕓 Ore 16 Laboratorio ludico teatrale per genitori e figli (a partire dai 6 anni)
🕕Ore 18 Incontro di approfondimento sulla genitorialitá con la psicologa Stefania Savi.
📍Casa del Popolo, Rivergaro
🆓 Eventi gratuiti.

🎭 A cura di Erranti Teatro, con il sostegno di Comune di Rivergaro
Gradita la prenotazione al laboratorio al numero
📱348 5632665

28/04/2026

Diventare madre non espone solo a nuove responsabilità, ma anche a uno sguardo costante e inatteso, lo sguardo dell’altro che osserva, valuta, commenta.

E questo ha un impatto psicologico non da poco.
Quando riceviamo continuamente opinioni non richieste, il nostro sistema interno può iniziare a spostarsi da una posizione di fiducia (“so cosa sto facendo”) a una posizione di dubbio (“ma starò facendo bene?”)…è quello che in psicologia si chiama erosione della fiducia interna.

Non succede in un momento, succede pian piano, commento dopo commento.

Quanto spazio quelle voci iniziano a occupare dentro di noi?

La genitorialità, soprattutto nei primi anni, è già una fase di grande vulnerabilità perché il sistema emotivo è più sensibile, l’identità è in trasformazione e di conseguenza il bisogno di conferme aumenta: così, in questo contesto, le opinioni esterne possono diventare più impattanti di quanto sembrino.

Per questo mettere un confine può essere importante.

E non significa essere chiuse o rigide, ma significa proteggere uno spazio interno necessario per sviluppare una competenza fondamentale: la capacità di fidarsi del proprio sentire come genitore.L’unico sentire che conta davvero.

tu di solito usi la 1, la 2 o la 3? o hai una risposta diversa?👇🏻

Un Pessoa visionario agli inizi del 900, circa 80 anni prima di tutta la terapia sensomotoria, parla dei traumi psicolog...
24/04/2026

Un Pessoa visionario agli inizi del 900, circa 80 anni prima di tutta la terapia sensomotoria, parla dei traumi psicologici che vivono nel corpo.
Adoro.💗

Li possiamo riconoscere e sentire su di noi, nella tensione delle spalle che non si abbassano mai, nel respiro che si accorcia quando i toni di un discorso si inaspriscono, nel nodo allo stomaco che sentiamo quando qualcuno ci dice no.

Pat Ogden, guru della Terapia Sensomotoria, ci spiega che il trauma non è solo ciò che è accaduto, ma anche ciò che NON è potuto accadere perché le risposte di difesa che non abbiamo potuto completare — come attaccare, fuggire, opporci — non spariscono, ma rimangono incompiute nel nostro sistema nervoso.

Non ricordiamo quei momenti incompiuti sempre e solo con la mente, ma il corpo porta una traccia indelebile, e questo è il motivo per cui a volte reagiamo in modo “eccessivo” a situazioni apparentemente piccole e insignificanti. 🤯

Perché di fatto non stiamo rispondendo solo al presente, ma stiamo riattivando qualcosa che anche in passato non ha mai trovato una vera conclusione.

Con i nostri figli questa cosa accade di continuo perché il loro comportamento va spessissimo a risollecitare dei vissuti che sono stati per noi dolorosi e che ci portano ad attivarci in automatico invece di orientare consapevolmente la nostra azione.

Per questo è fondamentale lavorare sull’esperienza del corpo.🥹

Per riconoscere ciò che si attiva, saper stare con quella attivazione senza esserne travolti e completare, in sicurezza, quelle risposte rimaste sospese. ❤️‍🩹

La guarigione, in questa prospettiva, non è quindi solo capire, ma è integrare, è permettere al corpo di aggiornare la propria memoria.
Perché quelle battaglie evitate non ci definiscono, ma finché restano nel corpo, effettivamente continuano a parlare al posto nostro, quantomeno nei momenti critici.

E magari da oggi puoi iniziare a notare….dove il corpo si irrigidisce, dove si ritrae, dove trattiene...perché è lì che la storia continua ed è sempre da lì che può iniziare a cambiare.

“Sei una mamma fantastica!” non è sempre la frase vincente.Essere incoraggiate, viste e gratificate è certamente bello e...
21/04/2026

“Sei una mamma fantastica!” non è sempre la frase vincente.

Essere incoraggiate, viste e gratificate è certamente bello e fa tanto piacere....ma a volte abbiamo solo bisogno che qualcuno ci "incontri lì dove siamo".

A volte serve qualcuno che sia capace di indugiare un pochino con noi nella fatica e di farci sentire accolte nella stanchezza e nelle difficoltà.

"Vedo che è molto faticoso per te, mi spiace che tu ti senta cosi sopraffatta, sono qui!" a volte può essere veramente un balsamo per le orecchie e il cuore.
🌷

Che ne pensi?
Tagga qualcuno a cui possono servire queste parole! 🥹

A volte ripenso con nostalgia ai pomeriggi bloccata sul divano con i miei figli in braccio e con la sensazione di star p...
13/04/2026

A volte ripenso con nostalgia ai pomeriggi bloccata sul divano con i miei figli in braccio e con la sensazione di star perdendo tempo.

Il disordine si accumulava insieme alla polvere e una vocina nella testa mi ricordava che stavo tralasciando tante cose e mi metteva ansia.

Eppure dentro di me sapevo che stavo facendo la cosa più importante, ma lasciar andare i pensieri non era semplice. E anche stare inchiodata li non era semplice e lo ammetto: in certi momenti avrei preferito essere altrove.

E poi un giorno guardi indietro e ti rendi conto, senza ombra di dubbio, che quei momenti apparentemente improduttivi erano gli attimi più importanti e quelli che oggi ti mancano di più.

La vita con un neonato è talmente totalizzante che “godersi” quei momenti può essere difficilissimo: apprezzare il contatto fisico continuo quando la cosa che agogni di più è un attimo per stare sola sembra quasi un controsenso.

Col tempo scopri che in quei momenti — quelli lenti, ripetitivi, spesso persino frustranti — si costruisce qualcosa di speciale.

Mentre il mondo misura tutto in risultati, efficienza, produttività, la maternità ci porta in una dimensione completamente diversa in cui ciò che conta è del tutto su un altro piano.

Probabilmente è inevitabile continuare a sentirsi divise tra ciò che “dovremmo fare” e ciò che stiamo facendo, ma ogni tanto possiamo ricordare a noi stesse che sta accadendo qualcosa di unico e irripetibile che vale più di tutto il resto.

Anche a te è capitato nella maternità di voler correre via da un momento che oggi vorresti poter fermare per sempre?

“Mi* figli* è iperattiv*: non sta ferm* un secondo, è completamente ingestibile!”Ma siamo sicuri che si tratti davvero d...
01/04/2026

“Mi* figli* è iperattiv*: non sta ferm* un secondo, è completamente ingestibile!”

Ma siamo sicuri che si tratti davvero di iperattività? 🤔

Per fare chiarezza su questo tema oggi cosi gettonato ho deciso di coinvolgere un collega fantastico, specializzato in neurodivergenze che possa aiutarci a capire meglio questo argomento spesso frainteso.

Insieme parleremo di quali sono le normali caratteristiche evolutive dei bambini, come vivacità, bisogno di movimento, curiosità e ricerca di stimoli e cercheremo invece di capire assieme quando siamo di fronte a una reale condizione di iperattività (come nell’ADHD).

Perché quando non conosciamo l’argomento di fatto il rischio è duplice: da una parte rischiamo di patologizzare comportamenti assolutamente normali, legati allo sviluppo e all’età evolutiva del bambino, dall’altra possiamo invece sottovalutare situazioni che effettivamente meriterebbero una reale attenzione clinica.

Vi racconteremo:
• come funziona il cervello dei bambini
• quali sono i segnali distintivi dell’iperattività
• cosa osservare nel quotidiano
• quali aspettative sono realistiche rispetto all’età
• come sostenere i bambini senza etichettarli in modo precoce.

Perché non tutti i bambini che si hanno tanto bisogno di muoversi sono iperattivi! 🤸🏻

È vero anche di contro che è fondamentale che gli adulti sappiano correttamente leggere il comportamento dei piccoli con consapevolezza e senza giudizio.

📅 8 Aprile ore 21.00
📍 Qui su Instagram

Se sei un genitore, un educatore o semplicemente ti interessa capire meglio questo tema, io e Paolo ti aspettiamo! 👋🏻

Fare il genitore è un lavoro molto complesso. Non si tratta solo di nutrire, curare e far crescere i bambini, ma la part...
31/03/2026

Fare il genitore è un lavoro molto complesso. Non si tratta solo di nutrire, curare e far crescere i bambini, ma la parte più articolata (e mi permetto di dire inattesa) è quella che riguarda noi stessi.

Occuparsi di sé, del proprio mondo interno, porsi delle domande e cercare di migliorarsi è un atto di cura necessario in primis verso di noi, ma anche verso i nostri bambini.

Le nostre storie passate, i nostri dolori non elaborati infatti non si dissolvono con il tempo, con le buone intenzioni o con l’amore perché ciò che non è stato mentalizzato tende a essere agito ripetutamente nei nostri comportamenti, nei nostri toni, nelle nostre reazioni quotidiane e ci definisce come educatori.

Siegel dice che non è tanto ciò che abbiamo vissuto a determinare il nostro modo di essere genitori, ma quanto siamo consapevoli e integrati rispetto alle nostre esperienze. La consapevolezza cambia tutto!

In pratica non è il trauma in sé e per sé a passare da una generazione all’altra, quanto nello specifico il trauma NON ELABORATO.

Dunque possiamo iniziare a fare la differenza nel momento in cui notiamo cosa si attiva dentro di noi o quando sentiamo salire una reazione e proviamo a fermarci, anche solo per un istante e scegliamo di non agire automaticamente, ma di restare in contatto con ciò che stiamo provando.

In questi momenti facciamo una cosa straordinaria perché iniziamo a interrompere la catena passando da uno stato di reattività automatica a uno stato di integrazione: passo dopo passo impariamo a modulare l’attivazione emotiva, riuscendo a scegliere intenzionalmente risposte più consapevoli.

Così, quando siamo disposti a guardarci dentro, a interrogarci, a non lasciare che ciò che abbiamo vissuto si ripeta in modo automatico, iniziamo un importantissimo cambiamento profondo e silenzioso, impedendo che sia il nostro passato a scrivere il futuro dei nostri figli. 💗

25/03/2026

Ci dicono che possiamo avere tutto: una carriera in ascesa, una famiglia felice, figli ben educati, degli hobby, un fisico da urlo, una vita di coppia entusiasmante e una mente lucida capace di tenere insieme ogni pezzo.

Ma quanto può essere pesante quel “tutto”?

Nella nostra società la maternità è spesso raccontata come qualcosa che si può integrare, ottimizzare, gestire; una dimensione della vita che può convivere senza attriti con tutte le altre, se solo si è abbastanza organizzate, abbastanza resilienti, abbastanza capaci.

B***E.

Diventare madre non è solo aggiungere un tassello, è trasformare completamente il proprio assetto interno ed esterno.

La maternità viene idealizzata tantissimo a parole, ma sostenuta pochissimo nei fatti.

E così nasce la frattura silenziosa delle donne che si sentono stanche, sopraffatte e inadeguate, ma non perché non siano capaci, ma perché stanno cercando di sostenere qualcosa che, per sua natura, di fatto non è raggiungibile.

Non basta la forza di volontà per fare tutto!

La psicologia perinatale ci spiega chiaramente come la maternità non sia una prestazione da ottimizzare, ma un complicato processo relazionale, corporeo, emotivo.

“Avere tutto” non è realistico perché quel “tutto” è costruito su aspettative spesso incompatibili tra loro.

E allora io ti dico che non hai bisogno di dimostrare di farcela da sola e che non è giusto che tu ti senta sempre in debito, sempre in corsa, sempre in bilico.

Siamo noi che dobbiamo imparare a non cedere a questo “ricatto” sociale, imparando a dire a noi stesse che non siamo tenute ad essere super eroine e che siamo abbastanza cosi come siamo.

L’altro giorno mio figlio si è fissato di non voler mettere un paio di pantaloni e a un certo punto della "discussione" ...
20/03/2026

L’altro giorno mio figlio si è fissato di non voler mettere un paio di pantaloni e a un certo punto della "discussione" giuro che avrei voluto mandarlo a quel paese.

In quel momento mi è tornato in mente che io da bambina ho fatto una lunga fase di fissa sulle mutande…“sono strette, mi tirano, sono basse di vita…” in cui ho tirato pazza mia mamma, che ha girato il mondo per trovarmi delle mutande che andassero bene ed è passata attraverso delle forche caudine di mie lagne e rotture.

E mi ricordo benissimo che lei con pazienza stava li e mi assecondava…e probabilmente anche lei mentalmente sgranava dei rosari mentre accoglieva le mie lamentele.

Quando diventiamo genitori, alcune situazioni possono portarci a cambiare lo sguardo che abbiamo sui nostri genitori.

Finché siamo figli, vediamo solo una parte della storia: le regole, i divieti, le assenze, le frasi dette male o nei momenti sbagliati e magari rischiamo di vedere più ciò che ci è mancato.

Poi nasce un figlio e improvvisamente la prospettiva si allarga e si sperimentano tante situazioni e ci si accorge di quanto sia difficile fare il genitore.
E lì succede qualcosa.

A volte in effetti vediamo con più chiarezza ciò che non abbiamo avuto…l’ascolto, l’incoraggiamento, la presenza…e questo può far male.

Altre volte però possiamo anche mettere a fuoco con più chiarezza gli sforzi invisibili che prima non riuscivamo ad immaginare e all’improvviso alcune cose cambiano di significato.
Non vuol dire che a quel punto dobbiamo giustificare tutto o giustificare le ferite, ma vedere la complessità del tutto.

Quando diventiamo genitori a volte nasce una nuova forma di empatia: quella di figlio che riconosce, forse per la prima volta, quanto sia difficile crescere un altro essere umano.

Perché è vero che non tutti i genitori riescono a offrire ciò di cui un bambino avrebbe bisogno, ma è vero anche che molti hanno fatto più di quanto, da figli, riuscivamo a vedere.

E diventare genitori può aprire proprio questo spazio: uno sguardo più ampio, più maturo, capace di tenere insieme ciò che è mancato e ciò che è stato dato.

Che ne pensi? 👇

L’altro giorno riflettevo sul fatto che nei miei colloqui coi genitori passo tanto tempo a normalizzare situazioni che g...
18/03/2026

L’altro giorno riflettevo sul fatto che nei miei colloqui coi genitori passo tanto tempo a normalizzare situazioni che generalmente vengono percepite come problematiche e a riportare le aspettative genitoriali su piani più realistici.

Eppure i neonati, dal punto di vista biologico, non sono diversi da quelli di mille anni fa, e hanno bisogno sempre delle stesse cose: contatto fisico, regolazione emotiva attraverso l’adulto, prossimità e risposte sensibili ai loro segnali.

Cosa allora ci manda in crisi se loro sono sempre gli stessi?
Andiamo in crisi perchè noi e il contesto sociale in cui i nostri bimbi crescono siamo molto diversi da come eravamo un tempo.

Per gran parte della storia umana la crescita dei bambini è avvenuta in comunità allargate e si faceva il cosidetto “cooperative breeding”, cioè l’accudimento veniva condiviso tra madri, nonne, sorelle, vicine di casa, membri della comunità e tutti partecipavano alla cura dei bambini. Il famoso villaggio di cui tanto si parla.

Oggi, invece, le famiglie vivono spesso in nuclei isolati e fanno i conti con il rientro precoce al lavoro dopo il parto, con ritmi di vita molto accelerati, con la difficoltà a conciliare lavoro e famiglia e anche col bombardamento continuo di informazioni su come essere “genitori perfetti”.

Così accade che i genitori vorrebbero fare tutto al meglio, ma vivono in un contesto sociale che non favorisce le condizioni per una buona genitorialità, cosa che genera senso di colpa, solitudine e ansia.

Viviamo in una società che corre velocissima, abbiamo, soluzioni rapide per quasi tutto e ci siamo abituati all’idea che ogni problema abbia una soluzione immediata.
“Vorrei delle strategie…” mi chiedono sempre i genitori.

Il fatto è che a volte non ci sono strategie, bisogna solo aspettare, perché lo sviluppo dei bambini non segue la logica della velocità: i cervello umano ha tempi biologici che non possiamo accelerare!

Così mentre i bambini hanno bisogno di adulti che sappiano come funzionano, d’altro canto i genitori hanno altrettanto bisogno di qualcosa che la nostra società offre sempre meno, cioè comprensione, sostegno e comunità. 💗

che ne pensi? 👇

Indirizzo

Piacenza
29010

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