26/05/2026
In un corridoio del laboratorio Clarendon dell’Università di Oxford c’è una campana che non ha mai smesso di funzionare dal 1840. Più di 180 anni. Circa 10 miliardi di rintocchi. E la batteria che la alimenta è ancora lì, attiva, con una particolarità che fa impazzire gli scienziati: nessuno sa esattamente di cosa sia fatta.
Il dispositivo si chiama Campana Elettrica di Oxford, oppure Pila Secca di Clarendon. È semplice da descrivere: due piccole campane di ottone, una per lato, con un batacchio di appena 4 millimetri di diametro sospeso tra di loro. Ogni campana è collegata a una pila secca. Una attira il batacchio e, quando questo la tocca, riceve una piccola carica che lo respinge, facendolo viaggiare verso l’altra campana, che ripete la stessa operazione. Così, ancora e ancora, a una frequenza di circa due volte al secondo.
Il suono è talmente lieve da risultare quasi impercettibile. Inoltre, l’apparecchio è protetto sotto una campana di vetro. Per questo motivo, l’esperimento continua da quasi due secoli in modo praticamente invisibile.
Ciò che nessuno è riuscito a risolvere è la composizione delle pile. Si sa che sono ricoperte di zolfo fuso per proteggerle dall’umidità. Gli esperti sospettano che possano essere pile di Zamboni, un modello inventato nel 1812 da Giuseppe Zamboni, costruito con dischi di carta rivestiti di zinco e biossido di manganese. Ma nessuno può confermarlo, perché aprire il dispositivo interromperebbe immediatamente l’esperimento.
Ed è proprio questo il dilemma: per scoprire di cosa è fatta la batteria, bisognerebbe spegnerla. E nessuno vuole farlo.
La campana detiene il record Guinness come la batteria più longeva al mondo capace di produrre un tintinnio continuo. E, in teoria, continuerà a suonare finché le pile non esauriranno completamente la loro carica, qualcosa che, a questo ritmo, nessuno sa quando accadrà.