Cristiana Soldaini - psicomotricista relazionale

Cristiana Soldaini - psicomotricista relazionale Mi occupo di bambini e adulti che si muovono, si emozionano, si relazionano, giocano.

Nel dibattito sull’origine dell’ADHD, la posizione di Gabor Maté si distingue in modo netto da quella della psichiatria ...
06/01/2026

Nel dibattito sull’origine dell’ADHD, la posizione di Gabor Maté si distingue in modo netto da quella della psichiatria e delle neuroscienze contemporanee. Nel suo libro Una mente in frammenti (Scattered Minds), Maté propone una lettura dell’ADHD non come disturbo geneticamente determinato, ma come l'esito di un processo di sviluppo che coinvolge l’esperienza emotiva e relazionale dei primi anni di vita.
Maté non nega l’esistenza di una base biologica innata. Al contrario, afferma che molte persone con ADHD nascono con un sistema nervoso particolarmente sensibile, più ricettivo agli stimoli, alle emozioni e alle tensioni dell’ambiente. Questa sensibilità, che egli considera un tratto temperamentale e non una patologia, può essere ereditata e spesso si ritrova all’interno delle stesse famiglie. Tuttavia, ciò che viene trasmesso non è l’ADHD in sé, ma una maggiore vulnerabilità neuroemotiva. Secondo Maté, parlare di genetica dell’ADHD rischia di semplificare eccessivamente un fenomeno che riguarda il modo in cui un bambino impara a regolarsi in relazione al mondo.
Nella sua prospettiva, l’ADHD emerge quando un bambino altamente sensibile cresce in un contesto che, per varie ragioni, non riesce a offrire una regolazione emotiva sufficiente. Non si tratta necessariamente di traumi evidenti o di genitori inadeguati, ma anche di stress cronico, tensioni relazionali, assenze emotive involontarie o ritmi di vita troppo intensi. In queste condizioni, il bambino sviluppa strategie adattive per proteggersi e autoregolarsi, per cui la disattenzione può diventare una forma di ritiro, l’iperattività un modo per scaricare la tensione, l’impulsività una risposta ad un sovraccarico interno. Col tempo, queste modalità si stabilizzano e vengono riconosciute come sintomi di ADHD.
Maté interpreta quindi l’ADHD non come un difetto neurobiologico, ma come un adattamento precoce a un ambiente vissuto come eccessivo per quel particolare sistema nervoso. Questo spiega, secondo lui, anche perché l’ADHD sembri ripetersi nelle famiglie: genitori sensibili e spesso a loro volta non diagnosticati possono avere maggiori difficoltà di autoregolazione emotiva, creando senza volerlo un contesto più stressante per un bambino altrettanto sensibile. La trasmissione, in questa lettura, è quindi intergenerazionale ma non riducibile ai soli geni.
Questa posizione si discosta in modo significativo dal consenso scientifico attuale, che attribuisce all’ADHD un’elevata ereditabilità e riconosce un ruolo centrale ai fattori genetici, seppur in interazione con l’ambiente. La teoria di Maté è stata criticata per la sua scarsa aderenza ai dati genetici su larga scala, ma resta influente perché riporta al centro la dimensione dell’esperienza soggettiva, dell’attaccamento e della storia di sviluppo della persona.
L’ADHD per Maté, non è ciò che una persona è geneticamente destinata a diventare, ma è l'esito di ciò che è accaduto ad una sensibilità precoce nel suo incontro con il mondo esterno.

Gabor Maté e la sua prospettiva su adhd e altro
Incontro online per i genitori
23 maggio ore 15 su Zoom
Per info e iscrizioni scrivere a terapeutemilleriane@gmail.com
Iscrizioni fino ad esaurimento posti.

02/01/2026

PERCORSO DI PSICOMOTRICITÁ RELAZIONALE

Un'esperienza unica di osservazione, esplorazione, apprendimento, in un ambiente dedicato e in linea con lo sviluppo emotivo, cognitivo, relazionale dei piccoli.

👉 Primo ciclo in partenza il giorno 14 gennaio dalle 17 alle 17.45 presso lo Spazio NU a Pontedera.

Scrivimi se vuoi partecipare o avere info: cristianasoldaini@gmail.com
www.cristianasoldaini.it

Da fine gennaio presso il Sambalà Centro Olistico:*Laboratorio gratuito di educazione sessuoaffettiva* dedicato ai ragaz...
29/12/2025

Da fine gennaio presso il Sambalà Centro Olistico:
*Laboratorio gratuito di educazione sessuoaffettiva* dedicato ai ragazzi.

👉🏼 Oggi, presso la biblioteca comunale c’è l’incontro informativo.
Comune di Vicopisano


Felici e orgogliosi di ospitare anche questo importantissimo progetto!

NON È MAGIA. È PSICOMOTRICITÀ RELAZIONALELe emozioni sono il linguaggio con cui sentiamo il mondo e questo linguaggio na...
09/12/2025

NON È MAGIA. È PSICOMOTRICITÀ RELAZIONALE

Le emozioni sono il linguaggio con cui sentiamo il mondo e questo linguaggio nasce dal corpo. Prima dei pensieri, delle parole, il nostro corpo sente e registra l’ambiente che ci circonda.

In un percorso di psicomotricità relazionale, questo linguaggio viene accolto, ascoltato e portato alla luce.
Per questo può accadere che già dopo i primi incontro in sala, i genitori mi raccontino stupiti che hanno notato dei cambiamenti. Piccoli cambiamenti densi di significato: “la notte dorme meglio”, oppure “vedo che nei giochi con altri bambini riesce ad aspettare il suo turno”, “la mattina è più facile scegliere come vestirsi”, “le maestre ci dicono che la fase del pranzo è più tranquilla”..

Sentirsi “visti” senza essere giudicati, aiuta il nostro sistema nervoso a reimparare e costruirsi nuove strade.

I percorsi di psicomotricità relazionale si svolgono presso lo Spazio NU a Pontedera e sono rivolti alle famiglie con bambini e bambine da 12 mesi a 6 anni di età.

il 20 novembre potremo approfondire questi temi, in un incontro gratuito che si terrà presso al Comune di Vicopisano dal...
18/11/2025

il 20 novembre potremo approfondire questi temi, in un incontro gratuito che si terrà presso al Comune di Vicopisano dalle 17.

̀relazionale ̀consapevole

Condivido questo importante incontro a cura di Associazione "La vita oltre lo specchio" -Dca“L’identità ha sempre a che ...
17/11/2025

Condivido questo importante incontro a cura di Associazione "La vita oltre lo specchio" -Dca
“L’identità ha sempre a che vedere con gli altri, col gruppo” R. Losso

🫂 Torniamo con i nostri incontri a tema del sabato mattina in Associazione, e torniamo a parlare del tema che ci è più caro: Gli adolescenti e la famiglia.
📣 Lo facciamo con il Dr.Davide Gravina che ci parlerà dei loro disagi, del ruolo della famiglia e delle metafore degli animali secondo il modello Maudsley.
Quale modello di attaccamento ci rappresenta di più?
Un sabato imperdibile, per accogliere le suggestioni e gli spunti dell’esperto, e riflettere insieme!! Vi aspettiamo 💜

15/11/2025

🟢 TRA DUBBI E AMORE: COSA VIVONO I GENITORI QUANDO SENTONO PARLARE DI PSICOMOTRICITÀ...
Quando un genitore sente dire a scuola “sarebbe utile un percorso di psicomotricità”, dentro si apre un piccolo terremoto silenzioso.
Da un lato arriva quella frase pronunciata con delicatezza, quasi a voler sfiorare il meno possibile le sue paure; dall’altro, dentro di sé, qualcosa si muove: preoccupazione, incertezza, senso di inadeguatezza.
È normale.
Nessuno è mai davvero preparato a sentire che il proprio bambino potrebbe aver bisogno di un supporto in più.

Subito compaiono mille domande: “Cosa significa esattamente?”, “Sta succedendo qualcosa di grave?”, “Ho fatto qualcosa di sbagliato?”.

Poi l’altra voce, quella pratica: “Funzionerà davvero?”, “Troverò il professionista giusto?”, “È davvero necessario?”.

Sono pensieri che affiorano perché ogni genitore vorrebbe per il proprio figlio un percorso lineare, sereno, senza deviazioni che mettano in dubbio la propria capacità di accompagnarlo.

Eppure, dopo lo smarrimento iniziale, spesso emerge anche un’altra dimensione: la consapevolezza che la scuola non sta puntando il dito, ma sta offrendo uno sguardo in più.

La psicomotricità non è un’etichetta, non è una diagnosi, non è un giudizio: è uno spazio in cui il bambino può esprimere ciò che ancora non riesce a dire con le parole, un luogo dove il movimento, il gioco e la relazione diventano ponti verso un equilibrio più solido.

Il genitore allora cammina su un filo sottile: da una parte la difficoltà di decidere — perché scegliere un percorso di supporto significa ammettere che una difficoltà esiste davvero — e dall’altra l’amore profondo che spinge a cercare ciò che è migliore per il proprio bambino, anche quando costa fatica.

Ed è proprio lì che avviene il cambiamento: quando ci si allontana dall’idea di “un problema da risolvere” e ci si avvicina all’idea di “un bisogno da ascoltare”.

Accogliere il suggerimento della scuola non significa arrendersi, ma scegliere di mettersi in connessione con ciò che il bambino sta comunicando attraverso il suo corpo, i suoi gesti, i suoi silenzi, le sue esplosioni di energia. Significa vedere oltre la paura del giudizio e oltre la tentazione di minimizzare.
È un atto di coraggio, di cura, di ascolto profondo.

Alla fine, ciò che davvero conta non è la parola “psicomotricità”, ma il movimento più importante: quello del genitore che, con tutte le sue emozioni, decide comunque di restare vicino ai bisogni reali del proprio bambino. Un passo dopo l’altro, insieme.

SP

14/11/2025

👧🏼🧒🏻 Diritti in Comune, dare voce alle emozioni dei bambini e delle bambine per costruire comunità più forti e belle!

👉🏻 In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il 20 novembre, dalle 17:00 alle 18:30 in Sala Giunta, il Comune di Vicopisano, avendo aderito all’iniziativa nazionale Diritti in Comune, promossa da ANCI e UNICEF Italia, dedica un incontro su un tema delicato e fondamentale: “I litigi nei bambini. Un’occasione di crescita.”, con Cristiana Soldaini, psicomotricista.

🙌🏼 Il tema dell’aggressività nei bambini è un tema molto complesso perché investe molti aspetti della vita: relazionale, affettivo, emotivo.

Culturalmente, veniamo da un’esperienza, noi adulti in primis come figli, che vedeva l’aggressività e il litigio come sbagliati, da correggere e il più possibile da evitare. Ricordate frasi tipo “mi raccomando non litigate”?

🗣️ “Se consideriamo l’aggressività dei bambini e delle bambine come un comportamento funzionale alla crescita e il litigio come un’esperienza che fa parte della relazione _ spiega la dottoressa Soldaini _ potremo finalmente aprire il nostro sguardo e vedere il bambino e la bambina che abbiamo davanti, con tutti i suoi diritti. La persona che sta cercando di diventare.
In questo incontro proveremo a confrontarci in merito a questi temi _ conclude Soldaini _ e a trovare strumenti concreti per rispondere in maniera consapevole e rispettosa ai bisogni dei bambini e alle fatiche degli adulti che se ne prendono cura.”

✅ Evento libero e gratuito, ℹ️ www.cristianasoldaini.it

🌱 Una comunità che ascolta le emozioni dei bambini è una comunità che difende i loro diritti!

Un’educazione che ha cura non cerca difetti, ma relazioni.Non accelera, ma attende.Non etichetta, ma abbraccia la comple...
05/11/2025

Un’educazione che ha cura non cerca difetti, ma relazioni.
Non accelera, ma attende.
Non etichetta, ma abbraccia la complessità del crescere.

L'Atelier della Pedagogista di Lucia Vichi

🌱 UNO SGUARDO CHE CURA, NON CHE ETICHETTA

Mi fa davvero tanta tristezza vedere come, in molte scuole dell’infanzia, la figura della pedagogista sia ancora percepita come “colei che osserva per valutare” o che accelera il percorso verso una diagnosi.

Come se il problema abitasse a priori sempre nel bambino o nella bambina. Come se il comportamento fosse un sintomo da correggere, e non un linguaggio da ascoltare.

👉 A volte, però, questo sguardo porta a evitare l’unica vera rivoluzione possibile: quella che riguarda noi adulti.
Le nostre corazze.
Il nostro “abbiamo sempre fatto così”.

E in tutto questo… dove li mettiamo i bambini e le bambine?
Qual è il posto che diamo ai loro bisogni, ai loro tempi, alle loro unicità?

Quali valori ci guidano quando incontriamo le loro emozioni, il loro movimento, le loro difficoltà, la loro forza?

Perché devono sempre rientrare dentro le nostre strutture rigide?
Perché, quando non ci rientrano, cerchiamo disperatamente il problema in loro invece di chiederci cosa possiamo trasformare in noi?

🌿
Un’educazione che ha cura non cerca difetti, ma relazioni.
Non accelera, ma attende.
Non etichetta, ma abbraccia la complessità del crescere.

C’è qualcosa di profondamente storto quando il primo pensiero di un sistema educativo è cercare cosa “non va” nel bambino, invece di interrogarsi su cosa non sta funzionando nell’ambiente, nelle relazioni, negli adulti.

La pedagogia non è un sistema di controllo. È un invito alla meraviglia e alla creazione di contesti e relazioni co-regolative.
Un luogo dove ogni bambino e bambina possa sentirsi visto, accolto e rispettato nella propria irripetibile verità.

Atelier della Pedagogista

Indirizzo

Pisa

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