Dott. Alessandro Brancatella, Medico, Endocrinologo

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Dott. Alessandro Brancatella, Medico, Endocrinologo Sono Medico specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso la Scuola "Aldo Pinchera" di Pisa .

Ricevo, in libera professione, a Lucca, Cecina, Orbetello, Grosseto, Sarzana, Conegliano, Treviso e Belluno.

07/04/2026

Vitamina D e vitamina K: serve davvero assumerle insieme?

Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che la vitamina K sia necessaria per “far funzionare” o assorbire correttamente la vitamina D.

Non è così.

La vitamina D è una vitamina liposolubile: il suo assorbimento intestinale dipende dalla presenza di grassi nella dieta, non dalla vitamina K.

Da dove nasce allora questa convinzione?

Dal fatto che vitamina D e vitamina K partecipano entrambe al metabolismo osseo:
la vitamina D aumenta l’assorbimento del calcio,
la vitamina K contribuisce ad attivare alcune proteine coinvolte nella mineralizzazione.

Esiste quindi una possibile sinergia biologica. Ma attenzione: questo non significa che sia necessario integrarle insieme.

Ad oggi, le prove scientifiche:
– non dimostrano che la vitamina K migliori l’assorbimento della vitamina D
– non giustificano un’integrazione combinata di routine

Se c’è una carenza di vitamina D, va corretta la carenza di vitamina D. Punto.

Aggiungere automaticamente vitamina K non è uno standard di cura, e in alcuni casi (ad esempio in terapia anticoagulante) può essere persino problematico.

Come spesso accade: tra fisiologia e marketing c’è una bella differenza.

26/03/2026

Uno dei timori maggiori dei pazienti che iniziano un percorso farmacologico per la perdita del peso è ingrassare di nuovo, quando la terapia viene interrotta. È davvero così? Ne parlo in questo video.

19/03/2026

Negli ultimi anni i social sono diventati uno dei luoghi principali in cui le persone cercano informazioni sulla salute.

Questo non è necessariamente un male. La divulgazione medica può essere utile.
Il problema è che molte informazioni che circolano sono parziali, imprecise o sbagliate, e questo può diventare pericoloso perché può favorire comportamenti non corretti o generare dubbi sulle terapie.

A questo punto nasce una domanda:
come può una persona senza formazione medica orientarsi tra le tante informazioni che incontra online?

In questo video provo a affrontare il tema proponendo un piccolo decalogo per orientarsi.

Premessa importante:
nessuno di questi punti, preso singolarmente, identifica automaticamente un professionista come non affidabile.
Sono piuttosto possibili segnali di allerta che dovrebbero invitare a mantenere spirito critico.

Ecco alcuni esempi:

• Chi presenta il proprio metodo o trattamento come “il migliore” o “l’unico efficace”.
• Chi sostiene di dire “le cose che gli altri medici non ti dicono”.
• Chi mescola continuamente contenuti professionali e vita privata.
• Chi chiede continuamente follow, approvazione e interazioni.
• Chi trasforma ogni contenuto in marketing (prodotti, percorsi, programmi).
• Chi pubblica contenuti sanitari ogni giorno in modo assillante.
• Chi parla di tutto in ambito sanitario come se fosse esperto di tutto.
• Chi usa recensioni dei pazienti come prova principale della propria competenza.
• Chi mostra “prima e dopo” di singoli pazienti per dimostrare l’efficacia di cure o percorsi.
• Chi adotta atteggiamenti complottistici verso la scienza o la comunità scientifica.

La medicina è complessa.
Diffidare delle semplificazioni eccessive è spesso il primo passo per orientarsi meglio.

28/01/2026

🎥 Disfunzioni endocrinologiche da immunoterapia

Oggi molti tumori vengono curati con farmaci innovativi che attivano il sistema immunitario.
L’obiettivo è semplice: aiutare le nostre difese a riconoscere e colpire le cellule tumorali.

In alcuni casi, però, questo sistema così “potenziato” può perdere la distinzione tra ciò che è da colpire e ciò che è sano.
E può attivarsi anche contro organi normali.

Tra gli organi più frequentemente coinvolti ci sono le ghiandole endocrine, in particolare la tiroide, ma anche l’ipofisi, il surrene e il pancreas.

Queste alterazioni possono essere silenziose all’inizio, oppure manifestarsi con sintomi aspecifici: stanchezza, variazioni di peso, tachicardia, alterazioni della pressione o della glicemia.

Per questo motivo, durante un trattamento con immunoterapia, è fondamentale un monitoraggio attento e regolare della funzione endocrina.
Individuare precocemente una disfunzione permette di intervenire tempestivamente, senza interrompere cure oncologiche spesso fondamentali.

L’immunoterapia è una grande opportunità.
Ma, come tutte le terapie potenti, richiede controllo, collaborazione tra specialisti e attenzione ai segnali del corpo.

21/01/2026

⚖️ Terapie farmacologiche e stile di vita: non sono alternative

È importante dirlo chiaramente:
le terapie farmacologiche per l’obesità NON sostituiscono lo stile di vita, la corretta alimentazione e il lavoro nutrizionale.

👉 Sono strumenti, non scorciatoie.
👉 Funzionano solo se inserite in un percorso strutturato.

Quello che invece non ha senso è osteggiarle per principio. Succede ancora, ma sempre meno — e per fortuna.

💡 Nella pratica clinica, molti pazienti arrivano a queste terapie proprio su indicazione di nutrizionisti e dietisti quando, nonostante impegno e competenza,
lo stile di vita da solo non è sufficiente.

Ed è una scelta intelligente. Per tutti.

✔️ Per il paziente, che finalmente ottiene risultati
✔️ Per il nutrizionista, che può lavorare meglio
✔️ Per il percorso, che diventa più efficace e sostenibile

Diciamolo senza ipocrisie:
se un paziente dimagrisce, migliora la salute
👉 e il nutrizionista non “perde” il paziente
👉 al contrario, lo accompagna più a lungo e con più risultati

🤝 L’obesità è una malattia complessa
e nessuna figura sanitaria può gestirla da sola.

🎯 Per questo questo post è anche un invito:
se sei un/una nutrizionista o dietista
e vuoi collaborare in percorsi integrati,
dove alimentazione, stile di vita e terapia medica
lavorano nella stessa direzione,
lo spazio c’è.

La collaborazione non toglie valore.
👉 Lo moltiplica.

14/01/2026

🔍 Ovaio “policistico”: facciamo chiarezza

Il nome trae in inganno.
Ma è fondamentale dirlo chiaramente: la sindrome dell’ovaio policistico NON è una diagnosi ecografica.

L’ecografia da sola non basta.
La diagnosi si basa su una valutazione clinica completa e su esami del sangue mirati, in particolare ormonali.

🎥 Nel video porto due casi clinici reali:

➡️ Caso 1
Ragazza con ecografia che mostra “cisti ovariche”.
👉 Ma non ha la sindrome dell’ovaio policistico.
Nessuna alterazione clinica né ormonale compatibile con la diagnosi.

➡️ Caso 2
Ragazza con ecografia negativa.
👉 Eppure presenta tutti i criteri clinici e biochimici per la diagnosi di PCOS.

📌 Il messaggio chiave è questo:
✔️ Le ovaie “policistiche” all’ecografia non fanno la diagnosi
✔️ L’assenza di segni ecografici non la esclude

🎯 La diagnosi corretta richiede uno studio endocrinologico mirato, che integri:
– storia clinica
– segni e sintomi
– esami ormonali
– dati ginecologici

Affidarsi solo all’ecografia significa rischiare diagnosi sbagliata. E una diagnosi sbagliata porta quasi sempre a una terapia sbagliata.

Negli ultimi giorni si discute molto della nuova piramide alimentare proposta dalle linee guida americane. Al di là del ...
12/01/2026

Negli ultimi giorni si discute molto della nuova piramide alimentare proposta dalle linee guida americane. Al di là del merito specifico, credo che questa discussione sia l’occasione giusta per fare un passo indietro e allargare lo sguardo.

Uno dei problemi centrali della società contemporanea è la necessità quasi compulsiva di semplificare : concetti rapidi, messaggi brevi, slogan facilmente condivisibili, contenuti che “devono funzionare” in pochi secondi.
Questa esigenza è già discutibile di per sé, ma diventa particolarmente pericolosa quando applicata ai temi di salute pubblica, che per definizione sono complessi, stratificati, pieni di sfumature e influenzati non solo da evidenze scientifiche, ma anche da fattori sociali, culturali ed economici.

L’alimentazione è probabilmente l’esempio più evidente di questa deriva.
È un tema estremamente articolato, che oggi occupa uno spazio enorme su social network e media generalisti, spesso trattato in modo superficiale, ideologico o addirittura dannoso. In questo contesto, qualsiasi rappresentazione grafica – una piramide, un piatto, uno slogan – è **in un certo senso sbagliata a prescindere. Non perché manchi di buone intenzioni, ma perché rischia di trasformare un problema complesso in una risposta semplicistica.

Detto questo, un punto fermo va ribadito con forza:
👉 uno stile di vita sano, fatto di alimentazione adeguata, attività fisica regolare e ritmi sonno–veglia conservati, rimane uno dei pilastri fondamentali della prevenzione delle malattie croniche.

Il vero nodo, però, è sempre lo stesso: che cosa si intende per “corretta alimentazione”?
Ed è qui che le nuove indicazioni americane – elaborate da organismi come l’USDA e il Department of Health and Human Services – sembrano, almeno in parte, sconfessare alcune certezze che davamo per acquisite.

Come spesso accade, la risposta non è né semplice né univoca.

La realtà è che, fatta eccezione per alcune categorie di alimenti su cui il consenso scientifico è ormai ampio, il resto non può essere diviso rigidamente in “giusto” e “sbagliato”.
Oggi sappiamo che cibi ultraprocessati e zuccheri aggiunti rappresentano un fattore di rischio per chiunque li consumi abitualmente. Su questo il dibattito è minimo.

Per tutto il resto – carboidrati, proteine vegetali e animali, grassi – non esistono alimenti buoni o cattivi in senso assoluto.
Esistono contesti, obiettivi e persone diverse.

Una persona francamente sovrappeso o obesa, in cui l’obesità rappresenta il principale fattore di rischio e di comorbilità, beneficia di un’alimentazione orientata al deficit calorico, spesso con un maggiore apporto proteico, finalizzato alla perdita di peso.
In quel caso, quella è l’alimentazione giusta per la salute di quella persona.

La stessa alimentazione, ricca di proteine (soprattutto animali), applicata a un soggetto normopeso ossessionato dalla performance sportiva o dall’estetica può invece diventare uno stile di vita potenzialmente dannoso nel lungo periodo.

Ecco perché la verità, scomoda ma inevitabile, è questa:
👉 la piramide alimentare non è universale.
👉 È individuale.

Va costruita sulla singola persona, sui suoi obiettivi, sul suo stato di salute, possibilmente da specialisti, e non da fanatici, influencer o ideologi del cibo.
L’obiettivo non è aderire a un modello teorico “perfetto”, ma migliorare lo stato di salute attuale o preservarlo nel tempo.

Infine, c’è un ultimo aspetto che merita di essere esplicitato.
Oltre alla semplificazione, un altro grande male del nostro tempo è la tendenza a trasformare tutto in propaganda. L’alimentazione, proprio perché riguarda tutta la popolazione ed è legata a enormi interessi economici, è uno strumento potentissimo. Ed è per questo che sarebbe sempre auspicabile che le prese di posizione su temi di salute pubblica fossero guidate da evidenze scientifiche solide, studi di qualità e confronto tra esperti, non da interessi politici o ideologici.

La salute, per definizione, non sta negli slogan.
E difficilmente può stare dentro una piramide.

07/01/2026

📉 Quanto bisogna dimagrire per migliorare davvero la salute?

È noto da tempo che all’aumentare dell’indice di massa corporea (BMI) aumenta anche il rischio di sviluppare problemi di salute:
malattie cardiovascolari, diabete tipo 2, ipertensione, steatosi epatica e molte altre condizioni.

🎯 Questo è il vero obiettivo del dimagrimento:
non l’estetica, ma la riduzione del rischio.

È vero che più ci si avvicina al normopeso, più il rischio si riduce.
Ma c’è un dato fondamentale che spesso viene sottovalutato 👇

✅ Una riduzione significativa del rischio si osserva già con cali di peso modesti,
nell’ordine del 5–10% del peso corporeo iniziale.

Questo significa una cosa molto importante:
👉 il successo di un percorso di dimagrimento, soprattutto nell’obesità, non si misura solo dal “peso ideale”.

🔹 Ogni chilo perso conta
🔹 Ogni calo di peso mantenuto nel tempo è un passo avanti
🔹 Qualunque riduzione stabile del peso è già un miglioramento della salute

Cambiare rotta, anche di poco, cambia la direzione del rischio.Ed è da lì che si costruisce il vero risultato.

Ogni volta che un’analisi sull’evoluzione di una professione parte dal presupposto del “ai miei tempi”, temo sia destina...
30/12/2025

Ogni volta che un’analisi sull’evoluzione di una professione parte dal presupposto del “ai miei tempi”, temo sia destinata a diventare sterile, se non controproducente.

Lo dico da medico che ha attraversato in prima persona la formazione specialistica. Anche nel mio percorso ho incontrato spesso colleghi più anziani (a volte neppure di molto) che rivendicavano una presunta superiorità generazionale: più sacrificio, più turni, più ore non pagate, più disponibilità a restare in reparto oltre ogni limite.
E, con onestà intellettuale, devo dire che anch’io mi sono fermato molte volte più di quanto previsto dal contratto: talvolta per carenze organizzative, altre – spesso – per seguire i pazienti e per svolgere attività scientifica che semplicemente non trovava spazio nelle ore “canoniche” dell’assistenza. Quel tempo in più, nel bene e nel male, ha contribuito alla mia formazione medica e culturale.

Ma proprio per questo trovo la retorica del “ai miei tempi” poco credibile e poco utile. Perché se allarghiamo lo sguardo, tutti noi abbiamo conosciuto medici eccellenti e medici mediocri distribuiti in modo sorprendentemente equo tra le generazioni. Così come molti paladini della cultura del lavoro 24 ore su 24 che oggi trascorrono intere giornate a fare poco o nulla, spesso grazie al lavoro silenzioso degli specializzandi. E quando per 7-8 anni consecutivi non li vedi mai lavorare davvero, o li vedi alterarsi per un turno in più al mese, è difficile credere che “ai loro tempi” fossero gli eroi che oggi raccontano.

Se poi vogliamo allargare il discorso al contesto sociale – supportato da dati economici e storici – è proprio la generazione del “ai miei tempi” ad aver contribuito in modo determinante alle fragilità strutturali del Paese: un debito pubblico enorme, la cultura della raccomandazione a ogni livello, le baby pensioni, scelte individuali e collettive che hanno scaricato il costo sulle generazioni successive. È anche per questo che oggi molti giovani vivono in una condizione di precarietà cronica, con difficoltà ad accedere a un lavoro stabile e con la prospettiva concreta di non avere mai una pensione in età ragionevole.

La mia non è una critica generazionale, né una difesa d’ufficio degli specializzandi di oggi. È un invito a superare una narrazione semplicistica e polemica.
Su temi complessi come il lavoro in sanità, la formazione e la sostenibilità del sistema, un giornale nazionale meriterebbe un approccio più analitico e meno nostalgico. Perché il problema non è “chi lavora di più”, ma come si lavora, con quali regole e per costruire quale futuro.

La testimonianza: «Siamo in pericolo e non l’abbiamo capito. Come si spiega altrimenti l’indifferenza al fatto che in giorni tipo Natale e simili in un ospedale universitario come il Sant'Orsola diversi medici anziani facciano le guardie senza specializzandi. Niente di sindacale, corporativo o ...

Sono il Dott. Alessandro Brancatella,Mi sono specializzato in Endocrinologia e Diabetologia presso la scuola “Aldo Pinch...
28/12/2025

Sono il Dott. Alessandro Brancatella,
Mi sono specializzato in Endocrinologia e Diabetologia presso la scuola “Aldo Pinchera” di Pisa dove poi ho anche conseguito un dottorato di ricerca e pubblicato numerosi lavori scientifici su riviste internazionali.

Lavoro come Endocrinologo e Diabetologo in libera professione

Mi occupo di:
✅ Malattie benigne della tiroide (Tiroide autoimmune, Hashimoto, morbo di Basedow, Noduli tiroidei, disfunzioni tiroidee in gravidanza e in previsione di PMA)
✅ Tumori della tiroide
✅ Obesità e disordini del metabolismo
✅ Terapia farmacologica dell'obesità
✅ Sindrome dell'ovaio micropolicistico
✅ Disordini del metabolismo fosco-calcico (iperparatiroidismo) e osteoporosi
✅ Diabete mellito di tipo 2
✅ Disturbi della fertilità maschile e femminile
✅ Patologie ipofisarie
✅ Patologie surrenaliche

Visito in Toscana, Liguria e Veneto e online:
Toscana
👉 Lucca: Centro Medico D33, Via di Salicchi 978. Per appuntamenti: 0583 152 7791
👉 Cecina: Studio Medico Etrusca Medica, Piazza della Libertà 44. Per appuntamenti: 0586 684588
👉 Orbetello: Centro Medico Costa d'Argento, Via Mura di Levante 78. Per appuntamenti: 0564850204
👉 Grosseto: Centro Multiservizi Salus, Via Monte Leoni 6. Per appuntamenti: 0564 458999
👉 Pisa: Centro Analisi Pratale, Via Hermada 14. Per appuntamenti: 324 926 8024

Liguria
👉 Sarzana: Centro Medico Lunense, Via Variante Aurelia 105. Per appuntamenti: 0187 624965

Veneto
👉 Belluno: Centro Euromedica, Via Cavarzano 43. Per appuntamenti: 0437 930606
👉 Treviso/Villorba: Centro di Medicina, Viale della Repubblica 10/B. Per appuntamenti: 0422 698111
👉 Conegliano: Centro di Medicina, Viale Venezia, 91. Per appuntamenti: 0438 66191
👉 Montebelluna: Centro di Medicina, Via Biagi 1B, Per appuntamenti: 0423 22744

Online
Svolgo anche visite online prenotabili sul portale miodottore:

https://www.miodottore.it/alessandro-brancatella/endocrinologo-diabetologo/villorba

N.B. le visite endocrinologiche in presenza comprendono sempre l'ecografia tiroidea che svolgo personalmente nel corso della visita.

22/12/2025
𝐈𝐥 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢?Oggi vorrei...
22/12/2025

𝐈𝐥 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢?

Oggi vorrei condividere una riflessione che nasce da una conversazione che mi ha colpito molto.

Una mia paziente, che seguo da anni per un’amenorrea legata a un sottopeso marcato conseguente a un disturbo della condotta alimentare importante e di lunga data, è tornata all’ultima visita profondamente diversa.
Con mia grande gioia ho visto un netto miglioramento dello stato di salute generale: un recupero ponderale significativo, un benessere fisico e psicologico che, sinceramente, non avevo mai osservato in tutti gli anni in cui ci conosciamo.

Parlando del percorso che l’ha portata fin qui, mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere. Tra gli aspetti per lei più importanti, oltre al lavoro fatto su di sé, ha sottolineato un elemento:

– ha smesso completamente di seguire sui social contenuti di professionisti sanitari che parlano della sua malattia.

Non perché quelle informazioni fossero necessariamente sbagliate. Anzi. Il problema, a suo dire, era diventato proprio il bombardamento continuo di informazioni, anche corrette, che finiva per interferire con la possibilità di elaborare serenamente la propria condizione psicologica. Un rumore di fondo costante, difficile da spegnere.

Questa esperienza, ovviamente, è quella di una singola paziente e non può né deve essere generalizzata. Ma credo che ponga una domanda legittima.

Viviamo in un mondo in cui siamo esposti ogni giorno a una quantità enorme di contenuti sanitari. Quando le patologie hanno una componente psicologica rilevante, non è possibile che questa esposizione continua — anche se animata dalle migliori intenzioni — possa in alcuni casi diventare controproducente?
Non nel senso che “non se ne debba parlare”, ma nel senso di come, quanto e dove se ne parla.

Il mio non è un giudizio, né una presa di posizione assoluta. È un dubbio. E forse un invito a chiederci se, accanto alla divulgazione, non serva anche il coraggio di interrogarsi sui suoi possibili effetti collaterali.

Personalmente troverei molto interessante che questi temi venissero affrontati con veri studi scientifici, perché l’impressione è che il confine tra informazione utile e sovraccarico dannoso sia, in alcuni casi, molto sottile.

Lo condivido come spunto di riflessione, non come verità.
Come spesso accade in medicina, le domande ben poste sono almeno importanti quanto le risposte.

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Pisa
56135

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