12/01/2026
Negli ultimi giorni si discute molto della nuova piramide alimentare proposta dalle linee guida americane. Al di là del merito specifico, credo che questa discussione sia l’occasione giusta per fare un passo indietro e allargare lo sguardo.
Uno dei problemi centrali della società contemporanea è la necessità quasi compulsiva di semplificare : concetti rapidi, messaggi brevi, slogan facilmente condivisibili, contenuti che “devono funzionare” in pochi secondi.
Questa esigenza è già discutibile di per sé, ma diventa particolarmente pericolosa quando applicata ai temi di salute pubblica, che per definizione sono complessi, stratificati, pieni di sfumature e influenzati non solo da evidenze scientifiche, ma anche da fattori sociali, culturali ed economici.
L’alimentazione è probabilmente l’esempio più evidente di questa deriva.
È un tema estremamente articolato, che oggi occupa uno spazio enorme su social network e media generalisti, spesso trattato in modo superficiale, ideologico o addirittura dannoso. In questo contesto, qualsiasi rappresentazione grafica – una piramide, un piatto, uno slogan – è **in un certo senso sbagliata a prescindere. Non perché manchi di buone intenzioni, ma perché rischia di trasformare un problema complesso in una risposta semplicistica.
Detto questo, un punto fermo va ribadito con forza:
👉 uno stile di vita sano, fatto di alimentazione adeguata, attività fisica regolare e ritmi sonno–veglia conservati, rimane uno dei pilastri fondamentali della prevenzione delle malattie croniche.
Il vero nodo, però, è sempre lo stesso: che cosa si intende per “corretta alimentazione”?
Ed è qui che le nuove indicazioni americane – elaborate da organismi come l’USDA e il Department of Health and Human Services – sembrano, almeno in parte, sconfessare alcune certezze che davamo per acquisite.
Come spesso accade, la risposta non è né semplice né univoca.
La realtà è che, fatta eccezione per alcune categorie di alimenti su cui il consenso scientifico è ormai ampio, il resto non può essere diviso rigidamente in “giusto” e “sbagliato”.
Oggi sappiamo che cibi ultraprocessati e zuccheri aggiunti rappresentano un fattore di rischio per chiunque li consumi abitualmente. Su questo il dibattito è minimo.
Per tutto il resto – carboidrati, proteine vegetali e animali, grassi – non esistono alimenti buoni o cattivi in senso assoluto.
Esistono contesti, obiettivi e persone diverse.
Una persona francamente sovrappeso o obesa, in cui l’obesità rappresenta il principale fattore di rischio e di comorbilità, beneficia di un’alimentazione orientata al deficit calorico, spesso con un maggiore apporto proteico, finalizzato alla perdita di peso.
In quel caso, quella è l’alimentazione giusta per la salute di quella persona.
La stessa alimentazione, ricca di proteine (soprattutto animali), applicata a un soggetto normopeso ossessionato dalla performance sportiva o dall’estetica può invece diventare uno stile di vita potenzialmente dannoso nel lungo periodo.
Ecco perché la verità, scomoda ma inevitabile, è questa:
👉 la piramide alimentare non è universale.
👉 È individuale.
Va costruita sulla singola persona, sui suoi obiettivi, sul suo stato di salute, possibilmente da specialisti, e non da fanatici, influencer o ideologi del cibo.
L’obiettivo non è aderire a un modello teorico “perfetto”, ma migliorare lo stato di salute attuale o preservarlo nel tempo.
Infine, c’è un ultimo aspetto che merita di essere esplicitato.
Oltre alla semplificazione, un altro grande male del nostro tempo è la tendenza a trasformare tutto in propaganda. L’alimentazione, proprio perché riguarda tutta la popolazione ed è legata a enormi interessi economici, è uno strumento potentissimo. Ed è per questo che sarebbe sempre auspicabile che le prese di posizione su temi di salute pubblica fossero guidate da evidenze scientifiche solide, studi di qualità e confronto tra esperti, non da interessi politici o ideologici.
La salute, per definizione, non sta negli slogan.
E difficilmente può stare dentro una piramide.