07/01/2026
“Ripartire” presuppone la possibilità e la volontà di rimettere tutto in moto, di cambiare direzione, di dare un nuovo corso agli eventi, come se questo fosse sempre possibile.
Ma non sempre è così.
In alcuni casi, l’invito alla ripartenza rischia di produrre un effetto paradossale:
invece di attivare, schiaccia.
Non incoraggia, ma misura.
Non sostiene, ma confronta con un ideale di funzionamento che, in certi momenti, non è accessibile.
In alcuni momenti della vita, chiedere di “andare avanti” rischia di aumentare il senso di inadeguatezza e di fallimento.
Ecco perché il lavoro terapeutico non consiste sempre nello “spingere in avanti”, ma nel “rendere il presente più vivibile ed abitabile”.
Aiutare la persona a stare in ciò che c’è, senza esserne travolta. Creare uno spazio in cui non è richiesto performare, migliorare, dimostrare. Uno spazio in cui il dolore non deve essere subito trasformato in lezione o in opportunità, ma può essere semplicemente riconosciuto.
Solo quando il presente diventa sufficientemente comprensibile e tollerabile, può emergere spontaneamente un movimento verso il futuro, non imposto, ma in linea con i tempi interni della persona.
È allora che il cambiamento smette di essere un dovere e diventa una possibilità.
Non tutti gli anni iniziano: alcuni continuano e basta ✨💛🌻