Dott.ssa Eleonora Bellini - Medico e Psicoterapeuta

Dott.ssa Eleonora Bellini - Medico e Psicoterapeuta Psicoterapia per adulti e adolescenti
a Pistoia e online
Albo OMCEO Pistoia n.2225
Biopsicosintesi
EMDR

06/04/2026

Le relazioni ci formano prima ancora che possiamo ricordarlo. 🌿

Il primo "manuale" su come funziona il mondo non l'abbiamo letto: l'abbiamo vissuto. Attraverso gli occhi di chi ci ha cresciuto abbiamo imparato se siamo degni di amore, se gli altri sono affidabili, se è sicuro mostrare quello che sentiamo.

Queste prime esperienze lasciano tracce profonde: nel corpo e nei comportamenti che teniamo. Nel modo in cui ci avviciniamo o ci allontaniamo. Nel come reagiamo quando qualcuno ci delude e in quanto spazio ci concediamo per esistere in una relazione.

Il trauma relazionale non nasce sempre da eventi drammatici. A volte nasce dal silenzio. Da un'emozione ignorata troppe volte. Da una vicinanza che non si è mai sentita davvero sicura.

La buona notizia è che ciò che è stato appreso in una relazione può essere trasformato grazie ad un altro tipo di relazione. 🪷

Riconosci te stesso/a in uno di questi schemi?

31/03/2026

Ti giudichi troppo duramente quando sbagli? 🌿

Viviamo in una società che ci spinge a competere, essere i migliori, non fermarci mai.

Ma la ricerca della psicologa Kristin Neff, una delle voci più importanti nel panorama internazionale rispetto alla Self Compassion, ci dice qualcosa di sorprendente: l'autostima basata sul successo ci rende fragili, non forti.

L'alternativa si chiama autocompassione: trattarti come tratteresti un amico caro nei momenti difficili. Con gentilezza, non con giudizio.

Non significa arrendersi o smettere di crescere. Significa riconoscere che la vulnerabilità e l'imperfezione sono parte dell'esperienza umana, non difetti da nascondere.
Un piccolo passo concreto per iniziare:

💬 Osserva il tuo dialogo interiore: lo useresti con chi ami?

In psicoterapia, lavorare sull'autocompassione è spesso uno dei cambiamenti più profondi e liberatori che una persona possa fare.

Quanto sei gentile con te stesso? 🪷

30/03/2026
26/03/2026

I ricordi, soprattutto quelli legati a esperienze intense o traumatiche, non scompaiono: restano dentro di noi, influenzando emozioni, comportamenti e percezioni del presente.

La buona notizia è che il cervello può rielaborarli 🧠

Approcci terapeutici come l’EMDR aiutano a trasformare l’impatto di questi ricordi, permettendo al cervello di integrarli in modo più adattivo e ridurre la loro influenza sulla vita quotidiana.

24/03/2026

🌙 Cosa ti succede mentre dormi?

Una paziente mi raccontò un giorno: "Mi sono svegliata e sapevo già cosa fare. Non lo avevo deciso. Lo sapevo, e basta."

In psicosintesi questo non è un caso. Assagioli insegnava che abbiamo noi stessi come laboratorio ventiquattr'ore su ventiquattro, anche di notte, anche nel sonno.

Quando ci addormentiamo, la mente razionale si ritira. Ma qualcosa continua a lavorare: l'inconscio creativo, quello che Assagioli chiamava "superconscio", continua a elaborare, a integrare, a cercare soluzioni.

Thoreau lo descriveva così: al risveglio, prima ancora che la volontà si svegli, la mente funziona come un dispositivo ben oliato.

Hai mai vissuto quel momento di dormiveglia in cui un'intuizione arriva nitida, pacifica, tua... prima che il rumore del giorno inizi?

La psicosintesi lavora anche con questo: non solo con ciò che portiamo in seduta, ma con tutto ciò che siamo - inclusa la parte di noi che lavora nell'ombra luminosa del sonno. 🌿

17/03/2026

✅️Dire no può essere un atto d'amore per te stesso.

Quante volte hai detto sì quando dentro di te c'era un no chiarissimo? Quante volte hai ceduto, smorzato, accomodato per poi ritrovarti svuotato, arrabbiato con te stesso, con un vago senso di tradimento nei tuoi confronti?
L'assertività non è una tecnica comunicativa che si impara in una volta: è il risultato di un lavoro interiore profondo, quello che accade quando cominciamo a capire perché abbiamo imparato a tacere.

Spesso la difficoltà ad affermarsi ha radici lontane: a volte in un ambiente familiare dove esprimere un bisogno significava essere un peso, deludere, o perdere l'amore di qualcuno di importante. Il bambino impara presto a fare sparire se stesso per mantenere la relazione con l'adulto significativo. E da adulto continua a farlo, anche se ormai non serve più.

Proprio come Marta che arriva in terapia esausta. Lavora troppo, dice sempre sì ai colleghi, si sente invisibile in famiglia. "Non riesco a chiedere niente", mi dice. "Mi sembra sempre di pretendere."
Nel corso del percorso emerge un'immagine nitida: da bambina, ogni volta che esprimeva un desiderio, la madre diventava triste, come se il bisogno della figlia fosse un rimprovero silenzioso. Marta aveva imparato che volere qualcosa significava fare del male a chi amava.
Quando, un giorno, riesce a dire al marito "ho bisogno di un'ora solo per me", e lui risponde semplicemente "certo", Marta rimane in silenzio qualche secondo. Poi dice: "Non sapevo che potesse essere così semplice."
Non era semplicità. Era il frutto di mesi di lavoro su se stessa.

Riprendersi la propria voce non è un percorso lineare. Ma c'è qualcosa che cresce, una sensazione sempre più solida di abitare la propria vita, anziché assistervi da spettatori.

✅️Affermarsi non significa imporsi sugli altri. Significa smettere di imporre il silenzio a noi stessi.

📍Questo post è ispirato a storie cliniche reali ma profondamente modificate per proteggere la privacy.

06/03/2026

🎯 Sai riconoscere quando qualcuno ha attraversato un tuo confine? E, ancora più difficile, sai quando sei tu a farlo?

In psicologia, i confini personali non sono muri: sono membrane semipermeabili. Regolano lo scambio tra il sé e l'altro, proteggono l'integrità emotiva e rendono possibile la vera intimità: quella che nasce dalla scelta, non dalla fusione.
Eppure molti di noi crescono senza averli mai imparati davvero. In famiglie dove le emozioni degli adulti occupavano tutto lo spazio, dove "volersi bene" significava non avere segreti, dove dire no era egoismo.

→ Il limite non è ciò che ci separa dagli altri. È ciò che rende possibile l'incontro reale.

Le invasioni di confine possono essere sottili: la critica mascherata da consiglio, l'affetto che soffoca, la domanda che non aspetta risposta. Oppure marcate: il controllo, la manipolazione, la violazione emotiva o fisica.

La ricerca in psicoterapia mostra che imparare a stabilire e comunicare i propri confini è uno dei fattori più potenti di cambiamento: riduce sintomi ansiosi e depressivi, migliora la qualità delle relazioni, aumenta autostima ed efficacia personale.

Non si tratta di diventare irraggiungibili. Si tratta di sapere dove finisce il tuo spazio e dove inizia quello dell'altro — e di avere gli strumenti per dirlo.

04/03/2026

Le esperienze traumatiche non elaborate non restano nel passato: continuano a influenzare il presente, le emozioni, le reazioni e il modo in cui una persona percepisce sé stessa e il mondo.

La terapia EMDR nasce proprio da questa osservazione: quando l’informazione resta bloccata, il sistema non è in grado di integrarla.

Il lavoro terapeutico permette allora di trasformare ciò che è rimasto “attivo” in un’esperienza finalmente collocata nel tempo.
Una prospettiva che guida da sempre il nostro lavoro clinico.

26/02/2026

🔹️Questo post è stato ispirato da un cammino di trasformazione, giunto al suo termine, che ho potuto accompagnare in terapia e che condivido per bellezza e universalità.🔹️

🟣Quello che i figli insegnano: la rinascita che non cercavamo🟣

"Dottoressa, mi ritrovo iscritta a un corso iper avanzato di mindfulness cui non ricordo di essermi iscritta."
Così una mia paziente ha descritto la maternità.

E in quella frase c'era davvero tutto: la sorpresa, lo spaesamento, la consapevolezza di essere dentro qualcosa di più grande di lei.

Si diventa genitori credendo di essere noi a dover insegnare. E invece ci si ritrova al corso più radicale della propria vita.

"Ho imparato la mindfulness da mio figlio", mi ha detto. Non dai libri, non dai corsi pagati. Da lui, che semplicemente vive nel presente senza sapere che si chiama così.
Un figlio non ti insegna con le parole. Ti insegna chiedendoti tutto. E in terapia, piano piano, emergono le lezioni più dure:

"Mi ha messo davanti all'imprevedibile, all'illogico, al disordine."
"Ho dovuto ridefinire ogni mio limite: di stanchezza, di lavoro, di spazio personale."
"Ho scoperto che non posso essere perfetta in tutto. E che devo e che posso chiedere aiuto."

Quella frase - "devo e posso chiedere aiuto" l'ha pronunciata dopo mesi. Come se fosse una confessione. Come se ammettere la propria vulnerabilità fosse ancora più difficile del viverla.

Ma poi è arrivata la svolta:
"Si può soccombere a tutto questo, oppure rinascere. Ho capito che ad ogni generazione ci viene data la possibilità di rinascere a noi stessi."

Non è automatico. Di fronte alla destrutturazione totale che un figlio porta, possiamo aggrapparci disperatamente a chi eravamo e vivere in una guerra quotidiana contro l'impossibilità di controllare tutto. Oppure possiamo accettare di lasciar morire quella versione di noi, per scoprire chi possiamo diventare.

"Mio figlio mi ha insegnato un nuovo modo di guardare il mondo - il suo. E nel tentativo di immedesimarmi in lui, ho scoperto parti di me che non sapevo esistessero."

I bambini vivono naturalmente nel presente non perché lo hanno imparato ma perché non hanno ancora dimenticato come si fa. Non hanno ancora costruito quella pesante architettura mentale che noi adulti portiamo sempre con noi: il passato con i suoi rimpianti, il futuro con le sue ansie. Quando un bambino gioca con la sabbia, è completamente quella sensazione. Non pensa "dovrei fare meglio" o "tra un'ora devo fare altro".

E tu, genitore esausto, con la tua lista infinita di cose da fare, vieni richiamato a quel presente. Non dolcemente. Con insistenza: "Guarda questo. Adesso. Qui."

"Ho scoperto una nuova idea di solitudine", ha aggiunto nell'ultima seduta. Mai sola fisicamente, eppure a volte profondamente sola in un'esperienza intensamente sua, anche quando condivisa.

Ad ogni generazione ci viene data la possibilità di rinascere a noi stessi.
Non come crescita lineare o miglioramento. Ma come morte e resurrezione. Come smantellamento e ricomposizione.
È scomodo, spesso doloroso. Ma forse è anche l'unica vera trasformazione possibile.

18/02/2026

📍Questo post è ispirato a storie cliniche reali ma profondamente modificate per proteggere la privacy.

🟢"DOVE SEI?" - Quando un sogno apre la porta alla consapevolezza🟢

🔹️"Ormai mi sono rassegnato. Mi rendo conto di poter andare avanti ma non so proprio come farlo."

Queste parole sono rimaste sospese tra me e Paolo alla fine della nostra ultima seduta. Dopo che ci siamo salutati hanno continuato a chiedere spazio e ascolto dentro di me. Mi ripropongo di tornare lì, proprio a quelle parole, nella seduta successiva.

🔹️Chi è Paolo

Paolo ha 40 anni, lavora come impiegato in un'azienda di informatica. Arriva in terapia dopo una serie di relazioni sentimentali andate male e un crescente senso di inadeguatezza professionale. Brillante negli studi, lo accompagna sempre la sensazione di essere fuori tempo e fuori posto nella vita.

🔹️Il sogno che collega tutto

Alla seduta successiva, Paolo mi fornisce inconsapevolmente un collegamento all'incontro precedente: arriva con un sogno e vuole raccontarmelo subito.
Sogna che deve sostenere un esame all'università ma si presenta nella sede sbagliata. Nonostante si renda conto dell'errore, si siede comunque davanti al professore che è lì e inizia a parlare di ciò che ha studiato. Il professore lo ascolta tranquillamente, poi gli chiede: "Dove sei?"
Paolo si sveglia, molto agitato.

🔹️Cosa accade in terapia: il sogno come ponte

Grazie al sogno Paolo ed io abbiamo modo di parlare della sensazione che lo accompagna nella vita: il fatto di "presentarsi nel posto sbagliato" - nelle relazioni, nel lavoro e forse anche in terapia con me.
💡Ma la parte più importante non è l'errore: è che, pur consapevole di essere altrove, nel sogno continua a parlare, a mostrare ciò che sa.
Il professore - figura che probabilmente rimandava anche a me come terapeuta - non lo giudica né lo allontana. Lo ascolta. E poi gli pone la domanda fondamentale: "Dove sei?"
Non "dove dovresti essere", non "perché hai sbagliato". Semplicemente: dove sei, adesso, in questo momento?

🔹️La relazione terapeutica come specchio

A questo punto Paolo ed io torniamo alla frase conclusiva della seduta precedente: "Ormai mi sono rassegnato. Mi rendo conto di poter andare avanti ma non so proprio come farlo."
💡Paolo prende consapevolezza che stava portando in seduta la sua modalità abituale: essere presente fisicamente ma emotivamente altrove, sforzarsi di dare risposte giuste pur essendo nel posto sbagliato.
La rassegnazione di cui parlava era proprio questo: continuare a fare senza mai chiedersi davvero dove si trovasse.

🔹️Accettazione e rassegnazione sono cose diverse

La rassegnazione è rinunciare mentre si continua a camminare, trasportati dagli eventi.
L'accettazione è fermarsi e chiedersi: dove sono?
💡Solo quando Paolo ha potuto ascoltare veramente quella domanda - "Dove sei?" - ha iniziato a distinguere tra il continuare meccanicamente e il riconoscere dove si trovava davvero.

🔹️Cosa significa fare psicoterapia

A volte il lavoro terapeutico passa proprio da qui: dall'aiutare il paziente a svegliarsi non "dal" sogno, ma "dentro" il sogno. A riconoscere dove si trova, prima di decidere dove vuole andare.
I sogni in terapia non sono enigmi da decifrare ma ponti verso parti di noi che cercano di farsi ascoltare. La relazione terapeutica diventa lo spazio sicuro dove queste parti possono finalmente emergere, essere viste, nominate.
E dove una semplice domanda - "Dove sei?" - può diventare l'inizio di un cammino verso di sé.

16/02/2026

Oggi si parla tanto di amore, ma per noi che camminiamo accanto agli adolescenti, l’amore ha un nome diverso: si chiama CURA.

L’amore di un genitore o di un educatore è fatto di due pilastri fondamentali: PRESENZA e ATTENZIONE.

Non basta la vicinanza fisica per dire "io ci sono". Esserci significa sintonizzazione emotiva. È quella presenza consapevole, senza "se" e senza "ma", che permette a un ragazzo di sentirsi al sicuro anche nel mezzo di una tempesta emotiva.

L’attenzione è una delle espressioni più belle dell’amore: vedi per comprendere. Non è controllo; è interesse, condivisione, valore.
Significa:
Vedere chi hai davanti, oltre i voti o i comportamenti difficili.
Riconoscere la sua unicità, anche quando sfida le tue aspettative.
Conoscere con curiosità, ogni giorno, chi è e chi sta diventando.

Tutto ciò che si fa quando si ama una persona non si chiama SACRIFICIO, si chiama AMORE.

Quando si agisce per amore, lo si fa per scelta, perché si vuole, non perché si deve. Non si vive annullandosi, si vive CON loro, in uno scambio che nutre entrambi.

Educare è un atto d’amore costante. Questa riflessione è dedicata a chi ama educando e a chi, ogni giorno, sceglie di "esserci" davvero.

Se anche tu credi che educare sia un atto d'amore, condividi questa riflessione con un genitore o un educatore che "c'è davvero" e diffondi con noi la cultura di una adolescenza e di a genitorialità consapevole.

Maura Manca
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Mente e corpo: cosa dice la scienza sull' "accettazione" 🧠La ricerca in psiconeuroimmunologia dimostra che l' "accettazi...
15/02/2026

Mente e corpo: cosa dice la scienza sull' "accettazione" 🧠

La ricerca in psiconeuroimmunologia dimostra che l' "accettazione psicologica" non è solo una questione mentale: riduce concretamente i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress cronico associato a ipertensione, disturbi cardiovascolari e infiammazione sistemica.

Studi su pazienti con dolore cronico mostrano che chi sviluppa capacità di "accettazione" attraverso la psicoterapia riporta una diminuzione significativa della percezione del dolore e un miglior funzionamento fisico.

La psicoterapia psicodinamica, lavorando sull'elaborazione dei conflitti interni e sull'integrazione delle esperienze dolorose, migliora la regolazione del sistema nervoso autonomo ⚖️ riducendo l'iperattivazione della risposta "combatti o fuggi" che logora l'organismo.
Accettare ciò che non possiamo cambiare significa smettere di combattere la realtà, liberando risorse psico-fisiche preziose.

Il corpo risponde abbassando i marcatori infiammatori, migliorando la qualità del sonno e rafforzando la risposta immunitaria 💪

La separazione mente-corpo è un'illusione: quando curiamo la psiche attraverso il lavoro terapeutico, curiamo l'intero organismo

Indirizzo

Via Ernesto Rossi 2 (Farmacia Belvedere)
Pistoia
51100

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