26/10/2023
Un tema molto attuale su cui riflettere!
I calciatori ricalcano il profilo dello scommettitore tipo: maschi, età inferiore ai 35 anni, livello di istruzione medio-basso, assenza di famiglia, oltre ovviamente a disponibilità finanziarie importanti. I Dipartimenti di Neuroscienze del Karolinska Institutet di Stoccolma, di Psichiatria dell’Università di Oxford e di Psicologia dell’Imperial College di Londra hanno elaborato i più importanti tra gli oltre 500 studi recenti su un tema la cui gravità è riassumibile con un solo numero: se il rischio di sviluppare ludopatia interessa 0,5/0,8 cittadini europei su 100, la percentuale sale almeno al 13% tra i calciatori professionisti.
Gli psicologi danno al fenomeno anche un’altra interpretazione: le scommesse sportive sostituiscono l’adrenalina del match, colmando le pause tra allenamenti e partite che una volta erano dedicate alla socializzazione. Questa tendenza, dicono gli esperti, sarebbe cresciuta moltissimo durante l’isolamento da Covid.
Tra le soluzioni riportate nell’articolo di oggi del Corriere della Sera, lavorare alla prevenzione su soggetti anagraficamente fragili, sradicare la cultura dell’azzardo all’interno dello spogliatoio, aiutare i giocatori a gestire il loro tempo libero ed ingaggiare specialisti che individuino il disagio ai primi segnali.