La stanza della psicoterapia

La stanza della psicoterapia Sono psicologa, psicoterapeuta e mamma del piccolo B. Intollerante alla rassegnazione, promuovo consapevolezza e cambiamento. Su Pistoia e online.

Scrivo di Analisi Transazionale e di bambini, ma soprattutto di quelli che siamo stati e ci portiamo dentro. Sono Giulia Bassetti, psicologa e psicoterapeuta e lavoro come libera professionista nel mio studio di Pistoia e online. Conduco colloqui individuali e di gruppo. Parlo di quello che succede nella stanza della psicoterapia, di relazioni emozioni e pensieri, e quando riesco a farlo attraverso le illustrazioni sono più contenta. Ho un albo illustrato nel cassetto �. Questa pagina non intende sostituirsi in alcun modo ad un colloquio psicologico né ad una psicoterapia. L'obiettivo è quello di offrire spunti di riflessione, per chi è interessato all'argomento.

A volte indosso un ciondolo a cui tengo molto.Mi ricorda la fine delle cose.Mi ricorda di quando separarsi è un atto d’a...
23/10/2022

A volte indosso un ciondolo a cui tengo molto.
Mi ricorda la fine delle cose.
Mi ricorda di quando separarsi è un atto d’amore.
Mi ricorda che volersi bene significa lasciar andare, permettere all’altro di prendere il volo.

È il ricordo di un percorso di terapia, uno di quelli lunghi, profondi, radicali, densi di significati.
Uno di quelli che finiscono tra le lacrime, quelle lacrime che quasi vorresti raccogliere e pesare e conservare, perché ti sembrano un buon indicatore del grande valore che quell'esperienza ha avuto per te.

Sono cresciuta con l’idea che amarsi significasse stare sempre insieme, essere inseparabili.
Credo invece, sempre più, che in tante situazioni sia più amorevole farsi da parte, guardare da lontano, dare la propria benedizione affinché l’altro possa andare per la sua strada.
Che, tra l’altro, quando una terapia ha funzionato, ci si può salutare con la ferma consapevolezza che l’altro c’è, c’è stato e rimarrà, e non solo perché la sua porta rimane aperta, ma soprattutto perché ce lo portiamo dentro. ❤

Il mio bimbo è nato a fine 2019, e ogni volta che ci penso tiro un sospiro di sollievo. Mi sono sembrati talmente compli...
16/05/2022

Il mio bimbo è nato a fine 2019, e ogni volta che ci penso tiro un sospiro di sollievo. Mi sono sembrati talmente complicati quei mesi, che non riuscivo fino in fondo ad immaginare come fossero stati per quelle mamme che sono arrivate dopo, che si sono ritrovate ad affrontarlo in completa solitudine, senza corsi preparto né visite in ospedale o a casa.

Poi è successo che sono arrivate nel mio studio, e hanno cominciato a raccontarmelo, come è stato. E la stessa cosa è accaduta alle mie colleghe.

E così è nato questo progetto, perché nel nostro piccolo vogliamo attivarci affinché le prossime mamme non rimangano sole, né prima né tantomeno dopo il parto, quando la solitudine fa male al cuore.

Abbiamo deciso di farlo in presenza, perché abbiamo la sensazione che ce ne sia bisogno. Saremo nella città in cui viviamo e lavoriamo, Pistoia.

Abbiamo deciso di partire subito, perché non c’è più tempo da perdere.

Abbiamo deciso di creare uno spazio di ascolto e confronto per mamme in attesa 🤰🏻, perché non vogliamo più saperle così drammaticamente sole.

L’idea è di estendere il progetto ai babbi e coinvolgere altre figure professionali, ma da qualche parte bisogna pur partire. Siamo sicure che il progetto crescerà insieme alle mamme stesse.

Vi preghiamo di spargere la voce, per noi è importante. Per info: lafinestrasulmandorlo@gmail.com oppure 3319999962.

“Da quando vai in terapia sei egoista!”Vi è mai capitato che qualcuno ve lo dicesse?Ebbene, quando succede, in genere è ...
08/02/2022

“Da quando vai in terapia sei egoista!”

Vi è mai capitato che qualcuno ve lo dicesse?

Ebbene, quando succede, in genere è un buon segno. ✨

Perché in terapia, quando le cose funzionano, si scopre finalmente di essere creature interessanti, degne della propria attenzione. Si impara la curiosità verso se stessi. Si diventa un argomento di conversazione, complesso e appassionante.

Perché in terapia, spesso, si lavora sul mettere limiti agli altri, con l'intento di rispettare se stessi. Si impara ad ascoltare i propri bisogni, e ci si focalizza sulla qualità della propria vita.
Se ci pensiamo è abbastanza intuitivo, no? Che il nostro benessere abbia a che fare con la qualità-della-propria-vita.

Perché in terapia, a volte, si ci mette, con pazienza, in ascolto delle proprie timide emozioni, inclusa la rabbia, per dire.

Perché in terapia, per alcuni, arriva il momento di abbandonare, o perlomeno arginare, tutta quella compiacenza che aveva fatto da padrona indiscussa fino a poco prima.

Perché in terapia si impara a scegliere, e non a farsi scegliere (cit.).

Perché in terapia si impara pure che non attivarsi sempre in soccorso degli altri può significare dar loro fiducia, e farli crescere. E anche che, se “rubo” tempo ai miei figli per dedicarlo a me, sto facendo un gran bel regalo a tutti quanti.

Insomma, non vale sempre, ma tendenzialmente, se vi dicono che siete un po' più egoisti, datevi una pacca sulla spalla: sta funzionando. 👏

Se poi ve lo dicono con amore, avranno il sorriso sulle labbra e uno sguardo d’approvazione. E allora è anche più bello, e si può celebrare insieme. ❤️

Ps. i quadri nel mio studio sono di microcosmi_di_elo, li amo, sembrano nati per stare dove stanno, e me li sono regalati a Natale da arte_pistoia 🙏

"CHE BELLEZZA! TUTTE QUESTE COSE SONO IO!"(Continuo ad ascoltare questo monologo ⬇️ con gli occhi lucidi perché mi pare ...
05/02/2022

"CHE BELLEZZA! TUTTE QUESTE COSE SONO IO!"

(Continuo ad ascoltare questo monologo ⬇️ con gli occhi lucidi perché mi pare che il lavoro che facciamo quotidianamente, nelle nostre stanze, coi nostri coraggiosi pazienti, qui venga spiegato con una potenza, una grazia, e una chiarezza... unici. Assaporatevi ogni parola, e se potete andate a guardarvi il video integrale, c'è tutto, dentro).



"Un termine in sostituzione potrebbe essere unicità, perché tutti noi siamo capaci di coglierla nell’altro e pensiamo di essere unici, no? Facile!
Per niente, per niente, perché per comprendere la propria unicità è necessario capire di cosa è composta la nostra unicità, di che cosa è fatta, di cosa siamo fatti noi, eh?

Certamente delle cose belle: le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti.
Eh si, però i talenti vanno allenati, vanno seguiti. Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità. Delle proprie forze bisogna avere cura. Insomma non è facilissimo, e queste son le cose che sulla carta son fighe.

Immaginatevi quando si comincia: e i dolori che vanno affrontati, e le paure che vanno in qualche modo esorcizzate, e le fragilità che vanno accudite, che bisogna prendersene cura… cioè una roba pazzesca, non è affatto facile entrare in contatto con la propria unicità, è un lavoro pazzesco, come si fa? Come si fa a tenere insieme tutte queste cose che ci compongono?

Allora io un modo ce l’avrei.

Si prendono per mano tutte le cose che ci abitano, quelle belle e quelle che pensiamo essere brutte e si portano in alto, si sollevano insieme a noi, nella purezza dell’aria, nella libertà del vento, alla luce del sole, in un grande abbraccio innamorato e gridiamo: “che bellezza! tutte queste cose sono io! sono io.”

Sarà una figata pazzesca.

Sarà una figata pazzesca. E sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità, e a quel punto io credo che sarà anche più probabile aprirsi all’unicità dell’altro ed uscire da questo stato di conflitto che ci allontana. Io credo di sì."

(Drusilla Foer a Sanremo)

A volte mi imbatto in percorsi di crescita personale che suggeriscono di prendere carta e penna e scriversi i propri obi...
19/01/2022

A volte mi imbatto in percorsi di crescita personale che suggeriscono di prendere carta e penna e scriversi i propri obiettivi e poi declinarli in sotto-obiettivi e magari darsi pure delle date di “scadenza”.

E allora mi chiedo: quanto lavoro c’è a monte di questo apparente esercizietto?

Ragioniamoci: quante forze entrano in campo nel momento in cui dobbiamo decidere a cosa dare la priorità?

Voglio davvero laurearmi?
Voglio davvero insegnare?
Voglio davvero andare a lavorare all’estero?
Voglio davvero fare carriera?
Voglio davvero avere un altro figlio?
Voglio davvero vivere in campagna?
Voglio davvero trascorrere la mia vita con lui?
Voglio davvero prendermi cura di me?
Voglio davvero dimagrire?
Voglio davvero andare a vivere da solo?


💡Ci sono i desideri ✨, non sempre così chiari e accessibili. Un passaggio centrale del nostro albo illustrato verte proprio su questo. È così scontato sapere cosa si vuole per se stessi? Affatto, soprattutto se non si è così abituati a domandarselo. Per scegliere bisogna provare, sperimentare, sbagliare, ascoltarsi. E poi ancora interpellare le varie parti di noi, perché nell’intreccio dei personaggi che popolano il nostro mondo interno, non è facile che la nostra parte Bambina prenda la parola in maniera spontanea e libera. A volte confondiamo ciò che desideriamo con ciò che ci imponiamo di essere o di fare.

Una buona domanda, a questo proposito, è “ma perché? Perché lo voglio?”. E’ una risposta autentica è merce rara.

💡Ci sono le paure 👻: di deludere, di fallire ma anche di avere successo. Di complicarsi la vita, di non poter tornare indietro, di sentirsi in gabbia, di pentirsi, di perdere qualcuno per la strada, di rimanere soli. Di buttarsi senza paracadute. Di morire.

Quante volte sono le paure a decidere per noi e per la nostra vita? A guidare la macchina e a scegliere la strada?

💡Ci sono i pregiudizi 👂, quelle idee preconfezionate che abbiamo su noi stessi e sugli altri e su come gira il mondo: “non ce la farò mai”, “è impossibile”, “fan tutti così”.

💡Ci sono gli altri 👥, con le loro aspettative più o meno esplicite, e le nostre fantasie sulle loro aspettative. E la nostra paura dei loro sguardi, e il nostro desiderio dei loro sorrisi incoraggianti.

✨C’è una società 📱 che ci bombarda di stimoli e distrattori. E ci tenta continuamente, ci invita a non pensarci, a prendersi tempo, a rimandare. Oppure a performare, senza farsi troppe domande.

Io non so voi, ma per me e i miei pazienti, sta roba è buona parte del lavoro quotidiano. Che lavorare su se stessi a volte mi sembra tutt’un mettere in ordine il caos dentro di noi, incuriosirsi, ascoltare, decifrare, catalogare, scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare. Un po’ come in una vecchia soffitta.

E allora io, personalmente, quel lavoro di buttar giù gli obiettivi eccetera eccetera, ho smesso da anni di farlo. Ho delle priorità, che poi son delle persone, e per il resto navigo un po’ a vista.
Oggi, che bello, ho trovato il tempo per pensare e per convivere queste due parole scritte qui.

E voi, avete chiaro cosa volete per voi stessi?

ACCETTARSI è RASSEGNARSI? 🤔A volte mi capita che qualcuno abbia paura che “accertarsi” significhi “fermarsi”, “accontent...
04/06/2021

ACCETTARSI è RASSEGNARSI? 🤔

A volte mi capita che qualcuno abbia paura che “accertarsi” significhi “fermarsi”, “accontentarsi”, forse perfino “rassegnarsi”.

Mi spiego: c’è una paura irrazionale che se mettiamo a tacere il critico interiore allora poi ci rilassiamo troppo.

Come se il cambiamento venisse dai “fai schifo”, come se le offese ci aiutassero a tirar fuori il meglio di noi.

E come se uno sguardo benevolo e amorevole ci spingesse a mollare la presa.

L’avete mai pensato? 🤔

E invece le imposizioni (“devo dimagrire! Sono inguardabile!”) generano emozioni negative ci mettono in una condizione bambina, in cui non abbiamo alternative se non adattarci a testa bassa o ribellarci con rabbia.

Il vero cambiamento nasce dalla parte di noi affettiva, che si occupa dei nostri bisogni e del nostro nutrimento come farebbe con qualcuno che ama: perché, semplicemente, sei un essere speciale, e avrai cura di te. ❤️

LIBERA LA TRISTEZZA!Ne parlavo proprio stamattina: spesso il problema non è la tristezza in sé, ma tutto il carico che c...
22/05/2021

LIBERA LA TRISTEZZA!

Ne parlavo proprio stamattina: spesso il problema non è la tristezza in sé, ma tutto il carico che ci si mette sopra.

Che un conto è essere tristi, e un altro conto è essere tristi + giudicarsi perché si è profondamente convinti che sia sbagliato lasciarsi andare a quella roba lì.

Così come è altrettanto complicato essere tristi + averne paura, “che magari non ne esco più e ci annego dentro”.

Altra opzione (e qui vi becco in tanti): quelli che non va bene essere tristi, ‘che si potrebbe risultare pesanti e un po’ pallosi, o addirittura rischiare di ve**re abbandonati.

Povera tristezza!
Lei viene in pace, è tutt’altro che minacciosa e, se ce la concedessimo, sapendo che come una candela si consuma, potrebbe non essere poi così spiacevole (vedi viaggio in macchina con musica straziante e lacrima libera).

Come tutte le parti che ci abitano, anche la parte triste, quando si fa sentire, ci chiede solo di essere accolta e coccolata, affinché possa passare.
Se impariamo a farlo, diventiamo ricchi. ❤️

GIUDIZI ED ETICHETTE Un dito puntato verso di noi, un’espressione altera... ed è subito etichetta sulla fronte.Come se l...
19/05/2021

GIUDIZI ED ETICHETTE

Un dito puntato verso di noi, un’espressione altera... ed è subito etichetta sulla fronte.

Come se le parole maligne emesse dalla bocca di qualcuno (che spesso nemmeno conosce a fondo la situazione) riguardassero il giudicato e non il giudicante.

Secondo me, invece, spesso l’etichetta la indossa chi giudica.
È chi giudica che sta mostrando qualcosa di sé, che si sta facendo conoscere per quella sua caratteristica fuorviante.

In un modo ideale il giudizio è un boomerang che torna indietro a darti una botta in testa, di quelle che ti portano a riflettere, come Rafiki con Simba. Che sì, può fare male. Ma da quel male puoi scappare, oppure, imparare qualcosa...

E chi è in contatto con il proprio mondo interno questo lo sa.

“Ok, quel giudizio nasce dalla rabbia. Ma perché ti da così fastidio il suo comportamento?“
Pausa. Occhi lucidi.
“Forse in fondo in fondo perché non mi do il permesso di essere come lei.”
E così si alza il velo, svelando chi si nasconde lì sotto: una persona che non è rappresentata dalla sua etichetta, anche in questo caso.

-Eccomi qua finalmente, sto malissimo!-, mi disse quella ragazza che ricomparve all’improvviso dopo aver disdetto un pai...
12/03/2021

-Eccomi qua finalmente, sto malissimo!-, mi disse quella ragazza che ricomparve all’improvviso dopo aver disdetto un paio di sedute.

A volte pretendiamo di stare bene senza volerci prendere cura di noi.

Capitano persone che chiedono aiuto, portando una grande sofferenza, ma che poi non riescono a prendersi un’ora (alla settimana) da dedicare a se stessi.

Un po’ come se volessimo nutrirci senza mangiare, riposarci senza fermarci, curare un ginocchio correndoci sopra.

E a volte si parte proprio dal di lì, con la terapia. Dal perché sia così difficile dedicare del tempo a se stessi, a cominciare dal tempo della terapia.

Nelle storie di ieri più del cinquanta per cento delle persone mi ha risposto che non riesce a ritagliarsi momenti rigeneranti.

Sicuramente la pandemia ha complicato ulteriormente le cose, e sicuramente questo discorso tocca anche aspetti sociali, culturali, familiari, organizzativi.

Ma io mi occupo degli aspetti intrapsichici e relazionali, soprattutto.

Io mi occupo della nostra vocina interiore che spesso ha un grosso peso nello stabilire le priorità e il tempo che ci possiamo dedicare.

Occuparsi di noi può voler dire rivedere le aspettative che abbiamo nei nostri stessi confronti: posso permettermelo se la mia performance sul lavoro oggi non è stata delle migliori? O se poi per cena poi devo ricorrere alla pizza congelata?

Ma può voler dire anche avere a che fare con il giudizio degli altri: cosa penseranno se oggi chiedo di uscire dal lavoro all’orario stabilito senza concedere lo straordinario? E se non rispondo al telefono di sera?

Inoltre, può voler dire delegare: non è che in fondo in fondo ho la sensazione che come faccio le cose io non le faccia nessuno?

Può voler dire mollare qualcosa: il controllo?

Può voler dire non occuparsi dell’altro: come la prenderà?

Può voler dire fermarsi e fermarsi può fare paura.

Occuparsi di noi può voler dire darsi la priorità rispetto ad altro, dare importanza a se stessi, ai propri bisogni, a quella “stanchezza” che spesso dietro quelle dieci lettere stra-abusate nasconde un mondo di frustrazione, preoccupazione, rassegnazione, rabbia.

Non è per niente facile, vero? 😕

-Secondo te come mai hai avuto voglia di scrivergli un messaggio dopo tutto questo tempo? -Eh, in effetti hai ragione, h...
03/03/2021

-Secondo te come mai hai avuto voglia di scrivergli un messaggio dopo tutto questo tempo?

-Eh, in effetti hai ragione, ho sbagliato!! 😩

-Chi ha parlato di “sbagliare”? 🤔

Questo mi succede tutti i giorni: che una richiesta di dare un senso a qualcosa, agli occhi di chi si giudica, sia vissuta come un giudizio.

E questo è un grande lavoro da fare insieme nella stanza della psicoterapia.

Quello di trasformare la nostra immediata e pressante tendenza a ragionare in termini di giusto e di sbagliato, e a massacrarci per questo, in una nuova possibilità: quella di comprendere, esplorare, approfondire.

Che un conto è dirsi “sono stata una stupida a scrivergli di nuovo”, e un altro è capire che cosa è successo: ad esempio che in una situazione di estrema difficoltà ha prevalso il bisogno di tornare alle antiche modalità, di sentirsi rassicurati, e di riprendere contatto con quel qualcuno che ci faceva sentire amati e protetti.

Perché nel primo caso (quando mi giudico senza pietà) rimane solo l’amaro in bocca e il sentirsi sbagliati, mentre il secondo (quando cerco di dare un senso) apre, intanto a uno sguardo più tenero e comprensivo verso noi stessi, e poi a nuove possibilità future per appagare quel bisogno di cui ho finalmente preso atto.

Chiara la differenza? 😉
Riuscite ad osservarvi silenziando (almeno ogni tanto) il giudizio?

🖋”Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.” (Gialal al-Din Rumi)

Alleanza terapeutica  (prima parte?) 🤝L’alleanza terapeutica secondo alcune ricerche è il fattore predittivo per eccelle...
26/02/2021

Alleanza terapeutica (prima parte?) 🤝

L’alleanza terapeutica secondo alcune ricerche è il fattore predittivo per eccellenza legato a un buon esito della terapia. Più dell’approccio teorico, degli anni di esperienza, del sesso del terapeuta, dell’età.

Per questo invito spesso le persone, come primo passo, a scegliersi il terapeuta, ascoltando le proprie sensazioni: mi sento compreso e non giudicato? Penso che possa essere la persona giusta per me? Ci sono le basi per la costruzione di una buona relazione?

Una volta scelto il terapeuta fidandosi del proprio giudizio e istinto, non significa che sia nata l’alleanza. La costruzione dell’alleanza terapeutica, secondo l’analisi transazionale, è una vera e propria fase della terapia, che può durare due settimane come mesi. Perché ognuno si approccia all’altro in maniera completamente diversa, a seconda del proprio modo di stare nelle relazioni. C’è chi costruisce in fretta una relazione intima e di fiducia, si sente libero e spontaneo, e chi invece necessità di molto più tempo per arrivare a quel risultato, e questo suo aspetto così importante va rispettato.

Per cui, una volta deciso che l’altro è un professionista che ci sembra quello giusto, entriamo nella relazione per come siamo, al nostro passo, al nostro ritmo, con le nostre paure e i nostri desideri, le nostre difese, le nostre esperienze e i nostri vissuti. E incuriosirsi verso quella roba lì, è già terapia!

Come mi sento in questo spazio? Ci vengo volentieri o tutt’altro? Com’è andata l’ultima volta? Mi è sembrato utile o sono uscita sconfortata? Tutto questo è argomento di terapia.

Forse vale per tutte le relazioni, ma per quella terapeutica sicuramente: più si parla di noi e di cosa ci succede in questo spazio delle parole, e meglio è! (Anche se non sempre è facile!)

Vi sorprende quello che dico o ve lo aspettavate?

Ps. Questo è il primo di milleduecento post che si potrebbero scrivere sull’alleanza in terapia. Nel caso continuasse a interessarvi il tema, scrivetemelo sotto o mandatemi un segnale di fumo, insomma, fatemelo sapere in qualche modo... che a me piace da matti e ne parlo volentieri 😊

Indirizzo

Via Bure Vecchia Nord, 115
Pistoia
51100

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Giulia Bassetti

Mi incuriosisce la mente umana più di ogni altra cosa: le emozioni, i pensieri e i comportamenti. Le relazioni! Mi piace condividere e divulgare quello che imparo e su cui rifletto, e ciò che mi appassiona.

Sono psicologa e psicoterapeuta e lavoro come libera professionista in Toscana, regione che mi ha adottato da alcuni anni. Credo nei sintomi come in delle strategie per manifestare una sofferenza, che altrimenti sarebbe stata taciuta. In questa pagina riporto riflessioni, curiosità, e approfondimenti, prendendo spunto da ciò che leggo e studio, ma soprattutto dagli incontri preziosi che faccio proprio grazie al mio splendido lavoro. Credo fermamente nella psicologia e nella psicoterapia come strada per raggiungere una maggiore consapevolezza, un profondo cambiamento e un migliore equilibrio e benessere. Questa pagina non intende sostituirsi in alcun modo ad un colloquio psicologico né ad una psicoterapia.

Svolgo la mia professione:

-a Pistoia presso Performat Salute, con adulti, adolescenti e bambini