Studio pediatrico Andrea Parri

Studio pediatrico Andrea Parri Studio Pediatrico.presso la Misericordia di Poggibonsi via volta 38a

specialista in Pediatria
specialista in medicina preventiva
omeopata (corso triennale unicista)
responsabile nazionale Fimp per le politiche dell allattamento e per i rapporti con Unicef
componente dell osservatorio regionale per l allattamento
ideatore e progettista del corso Fad su allattamento della regione Toscana
per due anni membro della commissione ministeriale su allattamento

26/05/2026

Ammettiamolo mamme, quante volte per fare prima o per paura che dimentichino qualcosa, ci sostituiamo ai nostri figli?
Vestirli anche se sanno già farlo (solo perché sono un po' lenti), versare l'acqua al posto loro a 8 anni, o correre a controllare lo zaino dopo la scuola...

Daniele Novara, pedagogista, è stato intervistato da Orizzonte Scuola e ha lasciato una serie di riflessioni: stiamo proteggendo i nostri figli o li stiamo iper-accudendo?
Citando Maria Montessori, Novara ricorda un principio fondamentale:
"Tutto quello che un bambino sa fare da solo, lo deve fare. Quando non esercita un'autonomia perché un adulto la fa al posto suo, si rischia di fare un danno alla sua crescita."

Togliere il pannolino e il passeggino nei tempi corretti, imparare a dormire nel proprio lettino già dalla scuola dell'infanzia, preparare lo zaino alle elementari... non sono solo "compiti", sono vere e proprie sfide di autonomia che i bambini hanno bisogno di vivere per sentirsi grandi, capaci e sicuri di sé.

Meno genitori-spazzaneve, più genitori-guida. Lasciamoli sperimentare il mondo reale, anche a costo di vederli sbagliare un abbinamento di vestiti o dimenticare un quaderno! 💛

👇 Parliamone insieme nei commenti: Qual è l'autonomia che avete fatto più fatica a "concedere" ai vostri figli? E quale vi ha stupito di più? Raccontatecelo nei commenti! 👇

26/05/2026

Zecche nei bambini

La zecca non va trattata come una normale puntura.
Va rimossa correttamente e il bambino va osservato.

Le zecche possono attaccarsi alla pelle dopo passeggiate in campagna, erba alta, boschi, prati, giardini o contatto con animali.

1. Cosa fare se si trova una zecca

La zecca va rimossa il prima possibile. L’Ospedale Bambino Gesù indica di afferrarla alla base, il più vicino possibile alla pelle, con una pinzetta, senza schiacciarla, e tirarla delicatamente.

Procedura pratica
Usare una pinzetta a punte sottili o un estrattore per zecche.
Afferrare la zecca il più vicino possibile alla cute.
Ti**re lentamente e con decisione.
Non schiacciare il corpo della zecca.
Dopo la rimozione, lavare la zona con acqua e sapone.
Disinfettare la pelle.
Lavare bene le mani.
Annotare la data della rimozione.
Osservare la zona per le settimane successive.
2. Cosa NON fare con una zecca

Questa parte è fondamentale.

Non bisogna “stordire” la zecca.
Non bisogna soffocarla.
Non bisogna irritarla.

L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda di non usare mai alcol, benzina, acetone, ammoniaca, olio, grassi, oggetti arroventati, fiammiferi o si*****te, perché la sofferenza della zecca può favorire rigurgito di materiale potenzialmente infetto.

Quindi:

no olio;
no alcool;
no ammoniaca;
no benzina;
no acetone;
no vaselina;
no fuoco;
no sigaretta;
no fiammifero;
no schiacciamento;
no torsioni violente.

La zecca va tolta meccanicamente, con calma e nel modo corretto.

3. Se resta un pezzetto dentro?

Può capitare che una piccola parte resti nella pelle.

Non bisogna scavare in profondità con aghi o strumenti improvvisati. Si disinfetta e si osserva. Se compare infiammazione, dolore, pus o corpo estraneo evidente, si fa valutare dal medico.

La Regione Toscana consiglia, dopo l’asportazione della zecca, di lavare la ferita con acqua calda e sapone e applicare un antisettico; se restano parti della zecca nella cute, può essere necessario rivolgersi a un medico.

4. Antibiotico dopo zecca: serve sempre?

No.
Non si dà antibiotico automaticamente, come spesso accade per ignoranza, dopo ogni morso di zecca.
L'infezione non è frequente, necessità di giorni se non settimane di incubazione, dunque non cureremo nulla.
Ci si deve ricordare nel periodo seguente di essere stati punti dalla zecca e segnalare eventuali sintomi al medico.

L’errore è dare antibiotico “per paura” senza indicazione, ma è anche sbagliato ignorare eventuali segni sospetti.

5. Cosa osservare dopo una zecca

Nei giorni e nelle settimane successive bisogna controllare:

comparsa di un arrossamento che si allarga;
lesione ad anello o a bersaglio;
febbre;
malessere;
dolori muscolari o articolari;
mal di testa;
linfonodi gonfi;
stanchezza insolita.

In questi casi bisogna contattare il pediatra.

Il classico arrossamento piccolo nel punto del morso, nei primi giorni, può essere solo irritazione locale. Diverso è un arrossamento che si allarga progressivamente.

6. Prevenzione

Dopo passeggiate in campagna, prati o boschi:

controllare cute, capelli, nuca, ascelle, inguine, retro delle ginocchia;
fare la doccia;
cambiare i vestiti;
controllare anche gli animali domestici;
usare abiti chiari e coprenti nelle zone a rischio;
evitare erba alta quando possibile.

Il Ministero della Salute consiglia di controllare attentamente corpo e vestiti dopo attività in aree a rischio e rimuovere rapidamente eventuali zecche.

Errori da non fare
1. Usare antibiotico per ogni puntura

La puntura non è automaticamente infezione.

2. Mettere creme a caso

Cortisone, antibiotico locale, antistaminici o disinfettanti aggressivi non vanno usati senza criterio.

3. Grattare

Grattare peggiora l’infiammazione e può infettare la pelle.

4. Schiacciare la zecca

Può aumentare il rischio di contaminazione.

5. Mettere olio o alcool sulla zecca

È uno degli errori più pericolosi: la zecca va rimossa, non irritata.

6. Non annotare la data

Sapere quando è stata rimossa è utile se compaiono sintomi nei giorni successivi.

7. Trascurare i segni generali

Difficoltà respiratoria, gonfiore del volto, orticaria diffusa, febbre o peggioramento importante vanno valutati.

Messaggio finale per i genitori

Per le punture di insetto:
lavare, raffreddare, non grattare, osservare.

Per le zecche:
rimuovere presto, rimuovere bene, non usare sostanze irritanti, osservare nei giorni successivi.

Non tutto richiede antibiotico.
Non tutto è allergia.
Ma alcune reazioni vanno riconosciute subito.

La regola è semplice:
niente panico, niente rimedi improvvisati, e quando i segni sono importanti si chiama il pediatra.

26/05/2026
24/05/2026
22/05/2026

Febbre che non scende
Cosa significa davvero e quando preoccuparsi

Una delle frasi più frequenti dei genitori è:

“Dottore, la febbre non scende!”

Ma bisogna chiarire una cosa fondamentale:
la febbre non deve necessariamente sparire dopo l’antipiretico.

L’antipiretico non serve a “normalizzare” la temperatura.
Serve soprattutto a migliorare il benessere del bambino.

L’errore più comune

Molti genitori pensano che, se dopo paracetamolo o ibuprofene la febbre non torna subito a 36,5 °C, allora qualcosa non va.

Non è così.

Se un bambino passa da 39,5 °C a 38,5 °C, e sta meglio, gioca un po’, beve, è più tranquillo, il farmaco ha funzionato.

Non bisogna inseguire il numero sul termometro.

La febbre alta non significa automaticamente malattia grave

Una febbre a 39-40 °C può comparire anche in infezioni virali comuni.

La gravità non si giudica solo dal numero, ma da come sta il bambino.

Conta molto di più osservare:

respira bene?
è vigile?
beve?
urina?
risponde agli stimoli?
ha un colorito normale?
quando la febbre scende un po’, migliora?

Un bambino con 39 °C ma reattivo, che beve e respira bene, può preoccupare meno di un bambino con 37,8 °C ma abbattuto, pallido, sonnolento o con difficoltà respiratoria.

Cosa fare se la febbre non scende
1. Non andare nel panico

La febbre è una risposta dell’organismo.
Non è il nemico da distruggere a ogni costo.

2. Dare l’antipiretico solo se serve

Paracetamolo o ibuprofene vanno usati se il bambino è sofferente, dolorante, molto infastidito o non riesce a riposare.

Non vanno dati solo per correggere un numero.

3. Usare il dosaggio corretto

Il dosaggio nei bambini si calcola in base al peso, non solo all’età.

Un dosaggio troppo basso può sembrare “inefficace”.
Un dosaggio eccessivo può essere pericoloso.

4. Aspettare il tempo giusto

L’antipiretico non agisce in 5 minuti.
Serve tempo. Spesso il miglioramento si valuta dopo 45-60 minuti.

5. Non coprire troppo il bambino

Coprire eccessivamente il bambino può ostacolare la dispersione del calore.

Meglio vestiti leggeri, ambiente non troppo caldo e bambino comodo.

6. Offrire liquidi

Con la febbre il bambino perde più liquidi.
Non bisogna forzare il cibo, ma è importante offrire spesso acqua, latte, soluzioni reidratanti se indicate, o piccoli sorsi frequenti.

Cosa NON fare
Non alternare farmaci senza indicazione del pediatra.
Non svegliare il bambino solo per misurare la febbre.
Non fare spugnature fredde o bagni freddi.
Non usare alcool sulla pelle.
Non dare antibiotico “perché la febbre non scende”.
Non usare cortisone per abbassare la febbre.
Non coprire troppo il bambino.
Non misurare la temperatura ogni 10 minuti.
Non farsi guidare solo dal numero.
Antibiotico? Non perché la febbre è alta

La febbre alta non significa automaticamente infezione batterica.

Molte febbri alte sono virali.
L’antibiotico serve solo quando c’è un sospetto fondato o una diagnosi di infezione batterica.

Dare antibiotico “per sicurezza” non fa scendere prima la febbre, può dare effetti collaterali e contribuisce all’antibiotico-resistenza.

Cortisone? Non per far scendere la febbre

Il cortisone non è un antipiretico da usare per “spegnere” la febbre.

Può essere utile in alcune condizioni precise, come laringite importante, broncospasmo selezionato, reazioni allergiche o altre situazioni indicate dal medico.

Usarlo solo per far “vedere” la febbre più bassa è un errore.

Quando preoccuparsi davvero

Bisogna contattare il pediatra o valutare rapidamente il bambino se:

ha meno di 3 mesi e febbre;
appare molto abbattuto, sonnolento o poco reattivo;
respira male;
ha labbra bluastre o colorito grigiastro;
non beve o urina molto poco;
ha vomito persistente;
ha rigidità del collo;
ha macchie sulla pelle che non scompaiono alla pressione;
ha convulsioni;
ha dolore intenso;
la febbre dura oltre 3 giorni;
peggiora invece di migliorare;
il genitore ha la sensazione che “qualcosa non va”.
Frase chiave per i genitori

La febbre non va inseguita.
Va interpretata.

Non conta solo quanto segna il termometro.
Conta soprattutto come sta il bambino.

Messaggio finale

La febbre che non scende subito non significa automaticamente pericolo.

L’obiettivo non è portare il bambino a 36,5 °C.
L’obiettivo è farlo stare meglio, idratarlo, osservarlo e riconoscere i veri segnali di allarme.

Non curate il termometro.
Guardate il bambino.

Indirizzo

Via Volta 38a
Poggibonsi
53036

Telefono

+39336711877

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