23/12/2025
🎄FESTIVITÀ E VALORE DEL GIOCO🎄
Dopo questi giorni di festività, molte case si riempiono di giocattoli nuovi.
Scatole colorate, luci, suoni, funzioni, pile, elettronica, promesse di apprendimento rapido e risultati visibili.
Eppure, spesso accade qualcosa di molto semplice e molto vero: dopo pochi giorni, molti di questi giocattoli vengono lasciati da parte da bambini e bambine.
Non perché i bambini e le bambine siano ingrati, distratti o “incostanti”. Non perché non sappiano apprezzare. Ma perché il loro gioco non abita lì.
I giocattoli troppo strutturati, rigidi, “che giocano da soli”, offrono poco spazio al pensiero creativo, al corpo, all’immaginazione.
Chiedono al bambino/a di seguire istruzioni già scritte, di raggiungere obiettivi già decisi, di restare dentro una forma che non può essere trasformata.
E allora cosa fanno i bambini e le bambine, quando possono?
Provano a smontarli.
A scomporli.
A destrutturarli.
A usarli “nel modo sbagliato”.
Non è distruzione.
È pensiero vivo.
È ricerca.
È gioco autentico.
✨ Il gioco non nasce dal giocattolo.
Il gioco è già insito nel bambino e nella bambina.
Nasce dal corpo che si muove, da mani che toccano e sperimentano, da cuori che battono e si muovono all’unisono al respiro, dall’immaginazione che trasforma, dalla possibilità di esplorare senza un risultato da raggiungere.
Non ha bisogno di scopi programmati, di luci che guidano, di pile che fanno funzionare, di risposte giuste.
Ha bisogno di tempo, spazio, materiali e oggetti aperti, di adulti che sappiano fidarsi.
Spesso basta molto meno:
– oggetti quotidiani,
– materiali destrutturati,
– elementi naturali,
– oggetti reali, di scarto e riciclo, che portano con sé la possibilità di combinare, separare, inventare.
Quando il gioco è libero, il bambino e la bambina costruiscono connessioni neurali, attenzione profonda, creatività, capacità di problem solving reale.
Quando il gioco è guidato dal giocattolo o dall’adulto, il corpo si spegne e l’interesse si esaurisce.
🌱 Forse, dopo le feste, la vera domanda non è: “Con cosa giocherà?”.
Ma: “Quanto spazio gli stiamo lasciando per essere autore del suo gioco?”
Perché il gioco non va insegnato. Va riconosciuto, custodito e rispettato.
Atelier della Pedagogista