Psicologa, psicoterapeuta Laura Fratini

Psicologa, psicoterapeuta Laura Fratini Psicologa, psicoterapeuta. Ricevo a Casette Verdini presso Physiolab.

17/02/2026

Giornata nazionale sul tema dell’addiction

“L’ascolto psicoanalitico delle dipendenze: un dialogo possibile”
La Società Psicoanalitica Italiana promuove per il 21 febbraio 2026 una Giornata Nazionale di Studio dal titolo “L’ascolto psicoanalitico delle dipendenze: un dialogo possibile”, dedicata all’approfondimento teorico e clinico delle diverse forme di addiction nella contemporaneità. L’iniziativa, aperta e gratuita, si svolgerà in modalità mista, in presenza presso la sede SPI di Via Panama 48, Roma, e da remoto su piattaforma Zoom.

La giornata è curata dal Laboratorio Dipendenze, costituitosi ufficialmente nel 2023 e riconosciuto dall’Esecutivo Nazionale lo scorso 27 maggio, con l’obiettivo di promuovere una riflessione psicoanalitica articolata sul fenomeno delle dipendenze, mettendo in dialogo l’esperienza clinica, la teoria psicoanalitica e il confronto interdisciplinare. Il gruppo riunisce psicoanalisti impegnati nei servizi pubblici e nel privato, accomunati dall’interesse per le dinamiche psichiche profonde che sottendono i comportamenti di addiction, considerati non solo come sintomi, ma come modalità di relazione con l’oggetto, con l’altro e con il Sé.

L’evento vuole costituire un momento di dialogo e confronto, non solo tra professionisti della psicoanalisi, ma anche con operatori e studiosi di altre discipline, per esplorare come la prospettiva psicoanalitica possa arricchire la comprensione delle addiction. I lavori della giornata approfondiranno, in una prospettiva psicoanalitica, le sfide poste dalle dipendenze nel contesto contemporaneo, con l’intento di favorire una maggiore integrazione tra teoria e pratica in un ambito di cura complesso e in continua evoluzione.

I lavori prenderanno avvio alle ore 10.00, con l’introduzione alla giornata affidata a Fabio Castriota, Vicepresidente SPI. Seguiranno gli interventi di Andrea Francesco Auletta e Filippo Maria Moscati, che presenteranno una relazione dal titolo “Psicoanalisi dell’addiction: cenni storici”. La mattinata proseguirà con le relazioni di Flaminia Alimonti, “La dipendenza come rifugio”, e Mario Sasso, “Di quali sostanze sono fatti i sogni?”, che offriranno uno sguardo clinico e teorico su alcuni snodi fondamentali delle addiction.

Dopo la pausa prevista alle ore 12.30, i lavori riprenderanno alle ore 15.00 con una sessione dedicata alla clinica: Lara Bancheri presenterà “La porta chiusa: un caso di dipendenza da internet”; Rossella Lacerenza interverrà su “Il setting e la sua (difficile) costruzione”; Antonino Gallo proporrà “Per una psicoanalisi dell’addiction: il caso di Matteo”; Vito Sava concluderà la sessione con “Corpo e affetti nella cura delle dipendenze patologiche”. La chiusura dei lavori è prevista per le ore 17.00.

Obbiettivo della giornata è illustrare come la psicoanalisi, spesso considerata secondaria ad altri approcci “di elezione” al trattamento delle dipendenze, rappresenti invece uno strumento di ascolto prezioso e originale del paziente dell’addiction, della sua fatica profonda a vivere l’alterità, della sua ricerca di territori fusionali e della sua grande difficoltà a sostare in aree differenziate della mente.

SPI – Roma, Via Panama 48

h. 10:00 – 17.00

La giornata si terrà sia in presenza (massimo 100 partecipanti) e online su piattaforma zoom
Iscrizione gratuita ma obbligatoria

Informazioni: info@spiweb.it
Per iscrizioni: https://www.spiweb.it/event/giornata-nazionale-sul-tema-delladdiction-lascolto-psicoanalitico-delle-dipendenze-un-dialogo-possibile-roma-e-zoom-21-02-2026/

"Ci hanno insegnato che la Shoah è stata follia. Ma la follia è imprevedibile, mentre quello che è successo ad Auschwitz...
27/01/2026

"Ci hanno insegnato che la Shoah è stata follia. Ma la follia è imprevedibile, mentre quello che è successo ad Auschwitz è stato l'esatto opposto: è stata organizzazione. È stata logistica. È stata la capacità di convincere migliaia di persone "normali" a pensare: "Io faccio solo il mio lavoro". Il rischio più grande che corre la nostra coscienza non è la cattiveria, ma l'abitudine. L'abitudine a girare le sguardo, a usare parole che anestetizzano la realtà."

Cit.Saverio Tommasi, su fanpage.it

🕯️GIORNATA DELLA MEMORIA
In questa ricorrenza, vogliamo anche ricordare le tante persone che in quel periodo storico hanno rifiutato la logica dell'odio.
Ci siano d'insegnamento!

23/01/2026
17/01/2026
28/11/2025

✨ DIALOGHI CORAGGIOSI – Uno spazio di confronto per la professione

DIALOGHI CORAGGIOSI è un ciclo di webinar pensato per creare un luogo semplice, chiaro e partecipato in cui affrontare insieme temi che, troppo spesso, restano ai margini del dibattito professionale.

L’iniziativa, proposta dal gruppo di lavoro Women-UP, nasce con l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione su tre nodi centrali per la nostra comunità professionale: equità, consapevolezza e partecipazione.

📍 Tutti gli incontri si svolgeranno online, in modalità webinar, dalle 18.30 alle 20.00.
Uno spazio dedicato per ascoltare, confrontarsi e contribuire alla crescita della nostra professione.

✍️ Per partecipare è necessario confermare la presenza tramite il form di iscrizione.
📍https://forms.gle/uvsvKmxKTBEN9ugx7

14/11/2025

Vi segnalo questo appuntamento da remoto a cura di Associazione Lacaniana Internazionale - Roma del 22 novembre alle ore 15:00: Alexandra Kohan terrà da Buenos Aires il seminario "In principio era l'amore".

L'incontro sarà accompagnato da traduzione simultanea spagnolo-italiano.

Per informazioni: michela_marino@libero.it

Educazione sessuale e affettiva nelle scuole, di seguito l'approfondimento di Massimo Recalcati alla questione. La posiz...
12/11/2025

Educazione sessuale e affettiva nelle scuole, di seguito l'approfondimento di Massimo Recalcati alla questione.
La posizione di Recalcati è condivisibile, ma personalmente non del tutto, penso che se effettivamente ci sarà la possibilità di aprire questo spazio a scuola allora sarà bene cogliere l'occasione.
Ci sono dei rischi certo, tra cui quello che essendo materia di studio rimanga distante, un sapere da acquisire, ma ciò dipenderà da chi abiterà quello spazio, quell'ora di lezione.
Chi lo sa come può andare quest'incontro?
Ci sono dei rischi, ma penso possa valere la pena affrontarli.

Educare al desiderio: la mia risposta a Concita De Gregorio
la Repubblica – 4 novembre 2025

Cara Concita (permettimi di conservare questa confidenza visto che da quando ci conosciamo ci siamo sempre chiamati per nome), nel mio articolo di domenica 2 novembre ho sollevato alcuni miei dubbi personalissimi sull’eventuale introduzione nei programmi scolastici di una materia didattica dedicata all’educazione della sessualità e dell’affettività. Dubbi che restano tali e quali dopo la lettura della tua appassionata replica sul giornale di ieri (lunedì 3 novembre).
Provo però a spiegarmi meglio. Perché non esiste a scuola una materia che si chiama “educazione” in senso lato? Perché la scuola «nel suo complesso», appunto, come scrivo, è tenuta a generare degli effetti educativi. «Nel suo complesso» significa nell’attività didattica, nelle relazioni tra insegnanti e allievi, in quelle tra gli allievi, insomma in quella vita comunitaria che dovrebbe costituire l’anima vivente di ogni scuola. Sarebbe allora pensabile una materia che avesse come tema l’insegnamento dell’educazione in senso lato? No, non lo sarebbe.
Lo stesso vale, nel mio ragionamento, per la cosiddetta educazione sessuale e affettiva. Un bravo insegnante non è un filosofo della morale, non pretende di condurre le vite dei suoi allievi nella giusta direzione (quale sarebbe poi?), non è un educatore di professione. La didattica è già in se stessa profondamente educativa senza che questo costituisca il suo programma esplicito. Resto convinto che non avrebbe senso alcuna materia deputata all’insegnamento di cosa sia educazione sessuale o all’affettività perché questa educazione dovrebbe scaturire dalla vita stessa della scuola.
Per quel che mi riguarda molto meglio una lezione su Flaubert o su Saba, sul terrore giacobino o sulla nostra Costituzione che una spiegazione “educativa” per comprendere cosa significhi tolleranza e rispetto della differenza, accoglimento e critica alla discriminazione di ogni genere. Senza l’aggancio con la didattica ogni discorso correrebbe infatti, sempre a mio modestissimo parere, il rischio di una caduta psicologistica nutrendo l’illusione che esistano “esperti” o “specialisti” deputati a spiegare come dovrebbe essere una sessualità e una affettività “giusta”.
E poi — e non è davvero una questione di ironia come invece scrivi — tenuto da chi? Io per primo mi rifiuterei di spiegare cosa dovrebbe essere una sessualità e una affettività “giusta”. Soprattutto in un’aula magna piena di sedicenni. Forse mi vedrei meglio a parlare, solo se però lo volessero, ai loro genitori non per offrire un modello ideale, ma per evocare la centralità che la testimonianza attiva del loro reciproco rispetto può avere nella sua trasmissione ai loro figli. Credo per questo che anche un solo gesto o una parola di un insegnante possa valere molto di più di qualunque educazione strutturata alla sessualità o all’affettività nella formazione di un giovane.
Ma, cara Concita, tutto questo mio personalissimo ragionamento trova la sua giustificazione in un tema ancora più scabroso. Riguarda quello che chiamiamo prevenzione. Ho compiuto 65 anni e da 35 ascolto bambini e bambine (all’inizio della mia attività), ragazzi e ragazze, uomini e donne parlarmi delle loro più diverse e insopportabili sofferenze. Parte di queste sono legate alla sessualità e alla propria vita affettiva. Lasciami fare per esperienza questa semplice considerazione: l’idea che sia la trasmissione del sapere a dissuadere dalle cattive pratiche risponde a un “modello greco” della conoscenza che alimenta purtroppo solo illusioni: conoscere il nostro bene significherebbe fare il nostro bene.
Avendo partecipato a tavoli nazionali e internazionali di ogni genere sul tema della prevenzione, tutte le persone più oneste intellettualmente che ho potuto conoscere condividevano il presupposto che ciò che previene non è affatto il sapere. Questo “modello greco” è stato infatti scombussolato traumaticamente da quello cristiano prima e da quello della psicoanalisi poi: «Perché non faccio quello che veramente voglio, ma solo quello che detesto?», si chiedeva Paolo di Tarso nella sua Epistola ai Romani. Domanda inquietante che non possiamo eludere e che la psicoanalisi ha messo al centro della sua prassi: perché pur sapendo quale sarebbe il proprio bene gli esseri umani possono tendere a fare il loro male? Domanda che è davvero spesso al cuore della nostra vita affettiva e alla quale nessuna istruzione può rispondere.
E allora? Cosa ci salva? Cosa rende possibile una vita affettiva e sessuale gioiosa e affermativa? Risponderò in modo bruscamente sintetico isolando quelle che a me appaiono le due condizioni di base. La prima: serve la testimonianza reale dei propri genitori o di qualunque altro adulto di riferimento che è possibile davvero amare e desiderare senza usurpare o fare soffrire, senza ricattare o ingannare, senza esercitare potere o subirlo, senza negare la libertà dell’altro ma riconoscendola appieno. Testimonianza reale, ripeto, e non chiacchiere.
La seconda e più fondamentale riguarda propriamente la scuola come comunità: alimentare il desiderio di vita nei nostri figli, fare sorgere in loro una vocazione, favorire l’accensione della loro esistenza. Perché le maggiori distorsioni della vita sessuale o affettiva non derivano da un non sapere, ma dalla chiusura della vita, dalla paura che determina la spinta a sopraffare l’altro o a offrirsi come sua vittima sacrificale. Pasolini lo diceva a suo modo: è il «vuoto di cultura» che genera «desiderio di morte». Laddove invece c’è trasmissione della cultura si accende il desiderio di vita che è la sola prevenzione possibile che possiamo davvero offrire.
È quello che si dovrebbe fare giorno dopo giorno a scuola. Non nel recinto chiuso di una materia ma nell’apertura della vita stessa della scuola. Educare a una vita affettiva e sessuale generativa significa innanzitutto, almeno per me, educare al desiderio come impegno e vocazione. Più le vite dei nostri figli saranno capaci di vita più la qualità delle loro relazioni affettive o sessuali tenderanno a essere feconde e non mortifere. E vale, ovviamente, anche il contrario.

[Cover: R. Kawauchi, AILA]

Una persona che purtroppo non c'è più, ma che rimarrà a me sempre presente ha lasciato un foglio con alcune citazioni, m...
22/09/2025

Una persona che purtroppo non c'è più, ma che rimarrà a me sempre presente ha lasciato un foglio con alcune citazioni, mi sono piaciute così tanto che ci tengo a condividerle

18/09/2025

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