07/01/2026
Perché la tosse persiste per settimane dopo un processo infiammatorio a carico delle vie aeree?
Una possibile spiegazione 👇
Perché la tosse può continuare anche dopo la guarigione?
Chiunque abbia avuto un’influenza o un’altra infezione respiratoria conosce bene il fenomeno. I sintomi acuti scompaiono, la febbre passa, il malessere generale si risolve, ma la tosse resta. A volte per settimane. Non è solo fastidiosa. Può essere invalidante e socialmente imbarazzante. La ricerca degli ultimi decenni ha chiarito che non si tratta di un semplice residuo dell’infezione, ma di un vero e proprio cambiamento funzionale dei nervi delle vie aeree.
L’ipotesi oggi più solida è quella dell’ipersensibilità neuronale post infettiva. Durante un’infezione respiratoria l’infiammazione non colpisce solo la mucosa bronchiale, ma coinvolge direttamente le terminazioni nervose sensoriali responsabili del riflesso della tosse. Questi nervi diventano più reattivi agli stimoli, anche a quelli normalmente innocui.
Fare un respiro profondo, parlare a lungo al telefono, ridere, uscire all’aria fredda. Sono azioni fisiologiche che non rappresentano un pericolo per le vie respiratorie. Tuttavia, in una fase post infettiva, possono innescare violenti accessi di tosse anche in assenza di infezione attiva. È il riflesso che è cambiato, non lo stimolo.
Questa osservazione clinica è stata descritta per la prima volta già negli anni Novanta. Nel 1990 alcuni ricercatori notarono che cavie infettate con un virus simil influenzale mostravano una marcata ipersensibilità del riflesso tussigeno. Esposte a sostanze irritanti come la capsaicina, le cavie infette tossivano molto di più rispetto a quelle sane. Un fenomeno sovrapponibile è stato poi osservato anche nell’uomo, aprendo la strada allo studio dei meccanismi neurobiologici alla base della tosse post infettiva.
Negli anni successivi, l’attenzione si è concentrata sul ruolo delle sostanze infiammatorie rilasciate durante l’infezione e sui recettori presenti sulle fibre nervose delle vie aeree. Tra questi, uno dei più studiati è il recettore TRPV1. Si tratta di un canale ionico espresso sui nervi sensoriali, noto per rispondere alla capsaicina, al calore e a diversi stimoli chimici irritanti.
Nel 2016, diversi gruppi di ricerca hanno dimostrato che un’infezione con virus respiratori simil influenzali induce alcune fibre nervose delle vie aeree a produrre un numero maggiore di recettori TRPV1. In pratica, il nervo diventa più sensibile perché esprime più “antenne” in grado di captare stimoli. Studi successivi, condotti sia su modelli animali sia su cellule umane coltivate in laboratorio, hanno confermato l’aumento non solo di TRPV1 ma anche di altri recettori coinvolti nel riflesso della tosse durante le infezioni virali.
Un dato particolarmente interessante arriva da uno studio del 2017. I ricercatori hanno osservato che anche un virus inattivato, reso incapace di replicarsi tramite esposizione ai raggi ultravioletti, era comunque in grado di aumentare l’espressione di TRPV1 e di altri recettori nelle cellule umane. Questo suggerisce che non è necessaria un’infezione attiva per indurre l’ipersensibilità neuronale. È sufficiente l’interazione tra il virus e il sistema immunitario delle vie aeree per innescare il processo.
Queste evidenze spiegano perché la tosse possa persistere anche quando il virus non è più presente. L’infiammazione si risolve, ma i nervi restano temporaneamente “ripogrammati” su una soglia di attivazione più bassa. È una forma di memoria biologica, simile a quella osservata in altri tipi di dolore cronico.
Secondo Lorcan McGarvey, uno dei massimi esperti mondiali di tosse cronica, questo stato di ipersensibilità è alla base di molte tosse post infettive persistenti. Non si tratta di una malattia strutturale, ma di un’alterazione funzionale del sistema nervoso periferico delle vie aeree.
Quando rivolgersi al medico?
Nella maggior parte dei casi la tosse post infettiva si risolve spontaneamente entro due o tre settimane. Questo andamento è considerato fisiologico. Tuttavia, se la tosse persiste oltre le otto settimane, è corretto parlarne con un medico per escludere altre cause e valutare eventuali strategie terapeutiche.
La valutazione deve essere più tempestiva se la tosse è accompagnata da segnali di allarme come febbre persistente, respiro affannoso, presenza di sangue nel catarro, calo ponderale non intenzionale o dolore toracico significativo.
Lukasz Antoniewicz, pneumologo dell’unità di tosse cronica dell’Università di Vienna, sottolinea che alcune settimane di tosse dopo una malattia respiratoria sono del tutto normali. Nella pratica clinica, però, anche un mese di tosse può avere un impatto importante sulla qualità di vita.
Antoniewicz riporta casi di pazienti giovani, senza patologie ossee, che hanno sviluppato fratture costali semplicemente a causa della forza del riflesso tussigeno. Questo rende evidente come la tosse non sia un sintomo banale, ma un riflesso potentissimo che può diventare invalidante se protratto nel tempo.
In quest’ottica, già dopo quattro settimane di tosse persistente, una valutazione clinica può essere ragionevole, non tanto per “medicalizzare” un fenomeno fisiologico, quanto per offrire sollievo, rassicurazione e una corretta esclusione di cause alternative.
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