09/05/2012
“I NOSTRI GIOVANI TRA PICCOLE DIFFICOLTA’ E ( QUALCHE VOLTA GRANDI) PROBLEMI”
Un momento di criticità è un momento di rottura degli schemi paragonabile al momento in cui un razzo, lanciato verso lo spazio, si separa da uno ”stadio” ormai divenuto inutile per proseguire la sua corsa verso il cielo. Eppure, nonostante gli accuratissimi calcoli che precedono le partenze e quindi i cambiamenti, non sempre tutto fila liscio come era stato previsto, rendendo necessaria una serie di aggiustamenti in “sala controllo”per permettere al razzo di continuare la sua missione. Nella vita di tutti i giorni i nostri ragazzi si trovano, in alcuni casi anche più volte al giorno, in un continuo processo di rottura e ricostruzione su basi più avanzate: proprio come nel “tetris” . Questo processo è normalmente accompagnato da una certa dose di ansia e di paura difficilmente verbalizzabile da chi ne è coinvolto. L’entrata nella scuola elementare, ad esempio, pone diverse richieste al bambino: stare seduto per lungo tempo, accettare nuove regole, interagire con l’altro, tollerare la frustrazione connessa con il complesso processo di apprendimento. Non tutti i bambini riescono ad adattarsi immediatamente, o quanto meno con gli stessi tempi degli altri : c’è il bambino che non riesce a stare seduto, quello che non riesce ad integrarsi ,quello che fa fatica ad imparare, quello che ha bisogno di un rapporto più diretto ed individualizzato con la maestra… è in tutti questi casi (ma non solo) che si rendono necessari gli aggiustamenti della “sala controllo” (i genitori e gli adulti di riferimento). A volte l’ansia e la paura sono talmente intensi da divenire destabilizzanti : di fronte alle richieste familiari ed extrafamiliari, il bambino, tende a reagire costantemente con la paura di non riuscire, di non essere all’altezza, di non sapere che cosa fare. Tale ansia si esprime tanto in una paura che non trova immediato riscontro nel reale come anche in una paura specifica e diretta che può riguardare indifferentemente novità o situazioni in cui il bambino è chiamato ad una prestazione. C’è il bambino che dissimula la sua ansia dietro atteggiamenti da “clown” o eccessivamente adulti ed iper-responsabili ,altri bambini esprimono il proprio disagio attraverso il corpo: mal di pancia, mal di testa ecc. La scuola in quanto luogo di richieste, di rapporti sociali e soprattutto come primo ambiente estraneo alla famiglia, è frequentemente il luogo elettivo ove ansia e paura vengono manifestate. Nei confronti del mondo adulto davanti alla paura delle critiche o di un possibile giudizio il bambino ansioso tende spesso ad ingraziarsi l’altro anticipandone le richieste e fa continue domande volte ad ottenere rassicurazione . Nel gruppo dei pari la paura di “sbagliare” fa sì che il bambino , non partecipi, o assuma atteggiamenti “di rottura”.La singola crisi ansiosa non costituisce un problema, però quando si stabilisce una costanza di risposte ansiose occorre affacciarsi in “sala controllo”: c’è infatti un’ansia sana che fa parte del gioco della vita e che serve a mobilizzare risorse, ma c’è anche un’ansia paralizzante che blocca e determina il ritiro da situazioni sociali e il disinvestimento da realtà nuove potenzialmente ansiogene.Saremo lieti di interloquire con quanti di voi vorranno condividere la loro esperienza, su Facebook su PSI.CO Studio… Pomezia… suggerendoci magari dei temi da trattare.
Luigi Cecchini e Alessandra pangrazi
(ANZIO-SPACE Aprile 2012