D.ssa Maria Pirozzi Psicoterapeuta Psicodrammatista

D.ssa Maria Pirozzi Psicoterapeuta Psicodrammatista "Se cadi ti rialzo. Oppure mi sdraio accanto a te". Julio Cortàzar Pratico psicoterapia individuale e di gruppo.

Sono una psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico, con formazione in psicodramma classico integrato. L'integrazione consiste, nel mio orientamento, all'utilizzo inevitabile della lente psicoanalitica nel mio approccio al gruppo. Lavoro come actor trainer - psicodrammaturgia attoriale - per scuole di formazione attori di cinema e teatro a Napoli e Caserta. Amo la mia professione e tutti coloro

che mi permette di incontrare sul mio cammino. Dr.ssa Maria Pirozzi
Ordine Psicologi Regione Campania n.6889

Personalizzare una chiusura secondo una singolare manifestazione espressiva dell'individuo anche a distanza di tempo e l...
07/04/2026

Personalizzare una chiusura secondo una singolare manifestazione espressiva dell'individuo anche a distanza di tempo e lontani dal vortice della rabbia o dell'odio dentro il quale spesso ci si trova trascinati, risponde ai criteri dell'etica.
Non si tratta di una mera ripetizione ma di una vera e propria trasformazione.

20/03/2026

Vergognarsi della 'propria m***a' non è la soluzione.
Il dolore dell'esistenza va guardato negli occhi perché anche le parti 'orribili' di sé e della vita, le cose peggiori, sono pezzi di vita da attraversare e riconoscere.
Giudicare continuamente queste parti equivale a misconoscerle e ad isolarsi dal mondo.

Si è padri anche senza avere un figlio.Si è padri ogni volta che, in coerenza con un’etica interna, troviamo il coraggio...
19/03/2026

Si è padri anche senza avere un figlio.

Si è padri ogni volta che, in coerenza con un’etica interna, troviamo il coraggio di sviluppare in autonomia il desiderio di incontrare il mondo con entusiasmo e iniziativa.

La paternità non è solo un dato biologico.
È una funzione interiore: quella che ci spinge fuori, che ci separa da ciò che ci trattiene, che ci orienta verso ciò che sentiamo vivo.

Ma non sempre è facile.

Perché a volte il desiderio c’è, ma fa paura.
A volte l’entusiasmo è soffocato dal senso di colpa.
A volte l’iniziativa si arresta davanti al timore di fare male, di sbagliare, di non essere all’altezza.

Forse, allora, non si tratta di diventare subito “luce”.
Forse si tratta di iniziare a riconoscere quel movimento interno che vorrebbe portarci verso la vita… e concedergli, poco alla volta, uno spazio.

Anche questo è un atto generativo. Anche questo è, in fondo, un modo di essere padri.

Auguri , ad ogni "padre".

𝙲𝚘𝚛𝚜𝚘 𝚍𝚒 𝙿𝚜𝚒𝚌𝚘𝚍𝚛𝚊𝚖𝚖𝚊𝚝𝚞𝚛𝚐𝚒𝚊 𝙰𝚝𝚝𝚘𝚛𝚒𝚊𝚕𝚎 𝚎 𝚃𝚛𝚊𝚒𝚗𝚒𝚗𝚐 𝙴𝚖𝚘𝚝𝚒𝚟𝚘 - 𝚖𝚘𝚍𝚞𝚕𝚘 𝚌𝚒𝚗𝚎𝚖𝚊 - Il Pendolo - Scuola di Teatro e Cinema 𝗖𝗮𝘀𝗲𝗿𝘁𝗮...
15/03/2026

𝙲𝚘𝚛𝚜𝚘 𝚍𝚒 𝙿𝚜𝚒𝚌𝚘𝚍𝚛𝚊𝚖𝚖𝚊𝚝𝚞𝚛𝚐𝚒𝚊 𝙰𝚝𝚝𝚘𝚛𝚒𝚊𝚕𝚎 𝚎 𝚃𝚛𝚊𝚒𝚗𝚒𝚗𝚐 𝙴𝚖𝚘𝚝𝚒𝚟𝚘 - 𝚖𝚘𝚍𝚞𝚕𝚘 𝚌𝚒𝚗𝚎𝚖𝚊 -

Il Pendolo - Scuola di Teatro e Cinema 𝗖𝗮𝘀𝗲𝗿𝘁𝗮.
direzione artistica Antonio Iavazzo

𝙿𝚜𝚒𝚌𝚘𝚕𝚘𝚐𝚒𝚊 𝚍𝚎𝚕 𝙿𝚎𝚛𝚜𝚘𝚗𝚊𝚐𝚐𝚒𝚘

All'interno di un training di psicodrammaturgia attoriale la sola caratterizzazione del personaggio non basta, o almeno non è l'unico lavoro da fare preliminarmente ad una interpretazione.
C'è da scoprire se quella caratterizzazione può dare luogo a resistenze, impulsi o agíti contrari alla coerenza del personaggio analizzato. C'è da scoprire se, al contrario, "il vestito finale" calza a pennello sul bagaglio emotivo dell'attore, che lo indosserà poi come se fosse sempre stato suo. In altre parole egli coniuga la psicologia del personaggio alla sua.
Quando il personaggio diventa 'personale' dopo un lavoro di psicodrammaturgia accade un 𝘪𝘯𝘯𝘦𝘴𝘵𝘰 .
L'attore vede "il di più" che non serve e lo toglie, oppure, aggiunge "ciò che mancava" .
Ne diventa consapevole.
La recitazione si dipana, così, da un terreno intrapsichico e svolge una funzione espressiva di sé, di una ferita, di una verità sepolta, di un'ombra misconosciuta dalla luce e si fa spazio.. l'autenticità.

PS. Se l'emozione non ha voce...si vede.









Spesso malinconia, dolore psichico, malessere che si ripresenta, vengono da lontano, si perdono nella notte dei tempi pe...
09/03/2026

Spesso malinconia, dolore psichico, malessere che si ripresenta, vengono da lontano, si perdono nella notte dei tempi perché nascono da attaccamenti disfunzionali.
Allora soffrire può diventare un'identità, un modo di essere, una maniera di stare al mondo: noi stessi che ci teniamo al guinzaglio evitando il lavoro di ricordare, capire, scegliere, cambiare. Perché? Perché abbandonare la sicurezza di una vita faticosa per l'incertezza di una vita nuova non è facile.
Ma diventa l'unico modo per domare paure che abitano il passato, paralizzano il presente, e inevitabilmente impegnano il futuro.
Quello che spesso accade è che un'esperienza infantile dolorosa venga distorta a favore della sopravvivenza..
Ecco perché diventa fondamentale ricostruire l'infanzia per capire la genesi delle condotte auto frustranti.

L'UMANO NELL'UOMO"Il compito principale dell’esistenza di ognuno è imparare a conoscere lo spazio vuoto della libertà e ...
23/02/2026

L'UMANO NELL'UOMO

"Il compito principale dell’esistenza di ognuno è imparare a conoscere lo spazio vuoto della libertà e a muoversi al suo interno, al fine di diventare liberi, giusti e buoni.
Vale a dire veramente umani.
Lo spazio vuoto che costituisce il nostro intimo sé, l’energia indeterminata che ci portiamo dentro, il caos che ospitiamo e che rappresenta la nostra possibilità di libertà ma anche di schiavitù, è il nostro problema più grande: esso può risolversi in un buco nero che ci risucchia, oppure in una sorgente permanente di energia positiva.
Dipende.
Da cosa?
Dalla cura e dalla direzione che sappiamo imprimere all’energia indeterminata del nostro caos.
Il lavoro principale della nostra esistenza è dare forma all’energia del vuoto dentro di noi.
Si può fallire come esseri umani: avviene quando non si attiva l’umano potenzialmente presente in ognuno di noi.
Il vero e proprio successo nella vita è l’attivazione di questo umano, il vero e proprio fallimento la sua non attivazione.
Chi non accende l’umano dentro di sé passa tutta la vita nell’ignoranza, anche se ha una o più lauree e parla diverse lingue".

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Il Nevrotico Ossessivo 'si difende' dal desiderio.La sua logica inconscia mira ad annullare la vitalità del desiderio e ...
22/02/2026

Il Nevrotico Ossessivo 'si difende' dal desiderio.

La sua logica inconscia mira ad annullare la vitalità del desiderio e per farlo sviluppa strategie di ottundimento emotivo.

"𝘚𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘥𝘦𝘧𝘪𝘯𝘪𝘴𝘤𝘰 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘭'𝘈𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘥𝘢 𝘮𝘦, 𝘳𝘪𝘴𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘭'𝘈𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘮𝘦, 𝘦 𝘴𝘦 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘮𝘦 𝘪𝘰 𝘴𝘱𝘢𝘳𝘪𝘴𝘤𝘰".

Interrogandosi su cosa vuole l'Altro trasforma il desiderio dell'Altro in domanda per farsi oggetto preciso e vedere l'Altro allo stesso modo, preciso, puntuale e prevedibile.

Anche il 'farsi lasciare' dalla partner con la quale ha provato coinvolgimento è per lui una posizione attiva, un'altra modalità di incarnare l'oggetto-scarto per farsi espellere, per farsi evacuare, e così rendere onore ad una posizione deresponsabilizzante ma rassicurante che lo anestetizza dal mondo.

Nella logica strutturale del nevrotico ossessivo una partner coinvolta è un oggetto d'amore - troppo - vitale, dinamico, attivo e perciò minaccioso poiché imprevedibile, possibilmente 'mancante', che lo spinge inevitabilmente ad impattare con la dimensione della mancanza, della possibilità della perdita.

Nell'infanzia di ogni nevrotico c'è un tempo mitico al quale si vorrebbe tornare, generatore di nostalgia e malinconia, dove l'amore ha avuto un ruolo e dove il 'segno' del suo passaggio continua ad essere cercato.



Esiste una fragilità dell'Io che si manifesta nel bisogno di fusione, un tendere ad aggrapparsi all'Altro, in una incess...
21/02/2026

Esiste una fragilità dell'Io che si manifesta nel bisogno di fusione, un tendere ad aggrapparsi all'Altro, in una incessante ricerca di questo ultimo come specchio, che possa rimandare una continua e rassicurante similarità identitaria, utile a negare la mancanza (ciò che manca, ciò che deraglia dalla logica del fare uno in due).
Un movimento interno accompagnato costantemente dall'angoscia di dissoluzione e dal terrore dell'abbandono.

Non conosco la mamma di Domenico,  ma se la vita mi concederà di incrociare il suo cammino le diró che Domenico le ha in...
20/02/2026

Non conosco la mamma di Domenico, ma se la vita mi concederà di incrociare il suo cammino le diró che Domenico le ha insegnato a lottare per amore, non una lotta fatta di colpi e annientamenti, ma la lotta più nobile, quella fatta di speranza che non muore, di priorità all'essenziale e pulizia del superfluo, di agire pratico e silenzio dignitoso.
È la madre ad essere una Guerriera e lui ...il vero unico 'donatore' .


Contrariamente a quanto si pensa, l'odio è parte integrante dello sviluppo umano e parte del bagaglio sentimenale che l'...
19/02/2026

Contrariamente a quanto si pensa, l'odio è parte integrante dello sviluppo umano e parte del bagaglio sentimenale che l'amore porta con sé.
Dove c'è anche odio non c'è svincolo.
Dove c'è anche l'odio non c'è separazione (o non ancora).
Citando Recalcati:

"𝘓’𝘰𝘥𝘪𝘰 𝘥𝘪𝘱𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘭’𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘮𝘢𝘵𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘮𝘢𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰𝘳𝘢𝘵𝘰, 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘮𝘢𝘪, 𝘪𝘯 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘤𝘢𝘴𝘰, 𝘢𝘴𝘴𝘪𝘮𝘪𝘭𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘢𝘭𝘭’𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘰; 𝘦̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘳𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘳𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘨𝘪𝘶𝘯𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘪𝘶𝘨𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘯 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘱𝘪𝘯𝘵𝘢 𝘢𝘴𝘴𝘪𝘮𝘪𝘭𝘢𝘵𝘪𝘷𝘢: 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘦̀ 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘳𝘶𝘨𝘨𝘦𝘳𝘦, 𝘣𝘢𝘤𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘦̀ 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘮𝘰𝘳𝘥𝘦𝘳𝘦; 𝘰𝘥𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘦̀ 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭’𝘰𝘥𝘪𝘰, 𝘮𝘪𝘳𝘢 𝘢𝘭𝘭’𝘢𝘣𝘰𝘭𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘦𝘱𝘢𝘳𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘨𝘨𝘦𝘵𝘵𝘰. 𝘌̀, 𝘥𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦, 𝘪𝘭 𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘶𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘈𝘭𝘵𝘳𝘰 – 𝘤𝘪𝘰̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘶𝘰̀𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘥𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘰 𝘚𝘵𝘦𝘴𝘴𝘰 – 𝘤𝘪𝘰̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘰𝘥𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘮𝘢𝘴𝘴𝘪𝘮𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦".

Massimo Recalcati
"De odio" (Castelvecchi editore, 2025)

"Se accettate di uscire dal recinto, vi accadranno cose meravigliose". Piero Angela
16/02/2026

"Se accettate di uscire dal recinto, vi accadranno cose meravigliose".

Piero Angela

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