15/04/2026
Esiste un’immagine molto cara a chi si occupa di cura dell’anima ed è quella di un vaso che, dopo essersi rotto, viene ricomposto con l’oro. Questa antica pratica giapponese, chiamata kintsugi, ci insegna che una ferita non deve essere necessariamente un segno di debolezza da nascondere, ma può diventare il punto da cui ricominciare a splendere. Spesso arriviamo in terapia sentendoci frammentati, con il desiderio profondo di cancellare il dolore e tornare a essere esattamente le persone che eravamo un tempo, prima che la vita ci mettesse alla prova.
Il senso di questo cammino insieme non è però quello di riparare qualcosa di rotto per farlo tornare come nuovo, quanto piuttosto quello di accogliere con tenerezza ogni nostra cicatrice. L’oro che riempie le crepe rappresenta il permesso che finalmente diamo a noi stessi di essere stati vulnerabili e di aver attraversato la fatica. È un invito gentile a non provare più vergogna per la propria storia, trasformando la sofferenza in una saggezza nuova che ci rende persone più integre e consapevoli.
Guarire non significa dunque tornare indietro, ma evolvere verso una versione di noi stessi più autentica e sincera. Quando smettiamo di investire energie nel nascondere le nostre fragilità, scopriamo che proprio lì, in quei punti che credevamo perduti, risiede la nostra forza più grande. Questo percorso è un atto di cura verso la propria storia, un modo per riconoscere che la parte più preziosa di noi non è quella perfetta, ma quella che ha saputo ritrovarsi e ricomporsi, diventando ancora più preziosa proprio grazie alla cura che si è concessa.
E tu, sei pronto a dare valore alle tue crepe?
Ti va di condividere?