Fortuna La Mura Psicologa

Fortuna La Mura Psicologa Sono Fortunata La Mura, psicoterapeuta della Gestalt. Accompagno bambini, adolescenti, adulti e coppie in percorsi di consapevolezza. Colloqui online

Offro ascolto e presenza nel qui e ora, per aiutarti a ritrovare equilibrio, autenticità e fiducia in te stesso.

Esiste un’immagine molto cara a chi si occupa di cura dell’anima ed è quella di un vaso che, dopo essersi rotto, viene r...
15/04/2026

Esiste un’immagine molto cara a chi si occupa di cura dell’anima ed è quella di un vaso che, dopo essersi rotto, viene ricomposto con l’oro. Questa antica pratica giapponese, chiamata kintsugi, ci insegna che una ferita non deve essere necessariamente un segno di debolezza da nascondere, ma può diventare il punto da cui ricominciare a splendere. Spesso arriviamo in terapia sentendoci frammentati, con il desiderio profondo di cancellare il dolore e tornare a essere esattamente le persone che eravamo un tempo, prima che la vita ci mettesse alla prova.
​Il senso di questo cammino insieme non è però quello di riparare qualcosa di rotto per farlo tornare come nuovo, quanto piuttosto quello di accogliere con tenerezza ogni nostra cicatrice. L’oro che riempie le crepe rappresenta il permesso che finalmente diamo a noi stessi di essere stati vulnerabili e di aver attraversato la fatica. È un invito gentile a non provare più vergogna per la propria storia, trasformando la sofferenza in una saggezza nuova che ci rende persone più integre e consapevoli.
​Guarire non significa dunque tornare indietro, ma evolvere verso una versione di noi stessi più autentica e sincera. Quando smettiamo di investire energie nel nascondere le nostre fragilità, scopriamo che proprio lì, in quei punti che credevamo perduti, risiede la nostra forza più grande. Questo percorso è un atto di cura verso la propria storia, un modo per riconoscere che la parte più preziosa di noi non è quella perfetta, ma quella che ha saputo ritrovarsi e ricomporsi, diventando ancora più preziosa proprio grazie alla cura che si è concessa.
E tu, sei pronto a dare valore alle tue crepe?
Ti va di condividere?

Ci sono giorni in cui ci sediamo a tavola con l’intenzione di mangiare il giusto. Eppure, capita che appena finito il pa...
08/04/2026

Ci sono giorni in cui ci sediamo a tavola con l’intenzione di mangiare il giusto. Eppure, capita che appena finito il pasto, nonostante il senso di sazietà , ci ritroviamo ad aprire il frigo o la dispensa alla ricerca di "qualcosa di buono": un biscotto, un quadratino di cioccolato, una manciata di patatine.
In quei momenti, è fondamentale fermarsi e chiedersi: quale bisogno sto cercando di soddisfare? Cosa sto mangiando davvero?

Per riprendere il controllo, dobbiamo imparare a distinguere questi due segnali:
La fame fisica arriva gradualmente, si sente nello stomaco e scompare una volta sazi. Accetta qualsiasi tipo di cibo nutriente.
La fame emotiva è improvvisa, urgente e "selettiva". Non cerchi una mela, ma un cibo specifico (spesso dolce o salato) per mettere a tacere un sentimento scomodo.
"Il cibo può riempire lo stomaco, ma non può colmare un vuoto emotivo. Solo l'ascolto di noi stessi può farlo."
Quando usiamo il cibo per regolare le nostre emozioni, di solito stiamo cercando di gestire uno stato d'animo che non sappiamo come affrontare. La prossima volta che senti quell'impulso improvviso, prova a decodificarlo:
Tristezza? Cerchi conforto.
Ansia? Cerchi di calmarti.
Noia? Cerchi uno stimolo o una distrazione.
Stanchezza? Cerchi un'energia che il cibo non può darti.

Prendersi cura della propria alimentazione significa, prima di tutto, prendersi cura del proprio mondo interiore. Prova questa tecnica la prossima volta che senti un desiderio improvviso:
Prima di allungare la mano verso la dispensa, fermati e fai tre respiri profondi.
Poi chiediti con onestà:
“Di cosa ho davvero fame in questo momento? Di un biscotto o di una parola gentile? Di un cioccolatino o di un momento di vero riposo?”

E tu, in quale emozione ti rifugi più spesso quando cerchi il cibo? Raccontamelo nei commenti.

Ti è mai capitato di sederti in una sala d'aspetto, sentendo il battito del cuore un po' più accelerato e le mani legger...
02/04/2026

Ti è mai capitato di sederti in una sala d'aspetto, sentendo il battito del cuore un po' più accelerato e le mani leggermente fredde, mentre cerchi di convincerti che in fondo va tutto bene?
È quel momento preciso in cui la stanchezza di dover sempre dimostrare agli altri di avere tutto sotto controllo si scontra con il desiderio profondo di essere finalmente ascoltato per chi sei davvero.
Quando varchi la soglia dello studio professionale, non stai semplicemente entrando in una stanza, ma stai concedendo a te stesso la possibilità di smettere di recitare un ruolo, lasciando che quella sottile tensione nel petto inizi finalmente a sciogliersi.
​Questo primo contatto assomiglia molto alla sensazione che provi quando entri per la prima volta in una nuova casa che stai pensando di prendere: non ti fermi a guardare solo se le pareti sono robuste, ma cerchi di sentire se tra quelle mura riusciresti a respirare liberamente e se quegli angoli potrebbero ospitare la tua vita quotidiana.
Scegliere la persona a cui affidarti non significa affatto acquistare un servizio tecnico, ma significa cercare un legame umano che sia abbastanza solido da sostenerti.
La prima seduta serve proprio a questo, a capire se quel rapporto che sta nascendo può diventare il terreno sicuro su cui costruire la tua crescita personale.
​Non sentirti in dovere di arrivare al colloquio con un discorso pronto o con la capacità di spiegare ogni tua emozione con precisione chirurgica, perché ciò che conta veramente è percepire se ti senti rispettato nei tuoi tempi e nel tuo silenzio. Se durante l'incontro senti che il tuo corpo inizia lentamente a rilassarsi e che non hai più bisogno di difenderti, sappi che non è un caso, ma è il tuo sistema interno che ti sta comunicando di aver trovato un luogo protetto.
Quella sensazione di poter finalmente abbassare la guardia è il segnale più importante di tutti, perché rappresenta l'unico vero punto di partenza per iniziare a lavorare su di te con autentica fiducia.
E tu, sei pronto per il cambiamento?

Immaginate un amico che vi chiama ogni sera e parla per ore dei suoi problemi, senza mai chiedervi come state. Se i vost...
01/04/2026

Immaginate un amico che vi chiama ogni sera e parla per ore dei suoi problemi, senza mai chiedervi come state.

Se i vostri confini sono deboli, ascolterete in silenzio accumulando stress e frustrazione, finendo per provare risentimento verso di lui.
Se i vostri confini sono sani, sarete in grado di dire: "Ti voglio bene e mi sta a cuore quello che stai passando, ma stasera ho le energie al minimo e ho bisogno di staccare. Possiamo sentirci nel fine settimana con più calma?".
In questo modo non state rifiutando l'amico, state proteggendo voi stessi per poter continuare a essere amici in modo autentico, senza scoppiare.

Stabilire un confine non serve a creare distanza, ma a creare le condizioni giuste per stare vicini davvero.
Spesso pensiamo ai confini come a dei muri che servono a tenere lontane le persone, ma in realtà sono esattamente l'opposto: sono lo spazio che permette l'incontro.
Quando non so dove finisco io e dove inizi tu, la relazione diventa una nebbia in cui ci si perde, ci si confonde e, alla fine, ci si calpesta senza volerlo.
​Avere confini chiari significa capire cosa è "mio" e cosa è "tuo".

Le mie emozioni, i miei bisogni e le mie responsabilità sono sotto la mia gestione, mentre i tuoi appartengono a te.
Quando questa distinzione sfuma, iniziamo a sentirci in colpa per i problemi degli altri o, al contrario, pretendiamo che siano gli altri a indovinare i nostri desideri. È qui che nascono i rapporti difficili, quelli fatti di eccessiva dipendenza, rabbia repressa o bisogno di controllare tutto per non sentirsi sopraffatti.
​Proteggere il proprio spazio interno non significa diventare rigidi o freddi, ma sviluppare una flessibilità consapevole.
Un "no" detto al momento giusto non è un atto di ostilità, ma un gesto di estrema chiarezza che rende il rapporto più sicuro per entrambi.
Se sono onesto sui miei limiti, tu saprai sempre dove trovarmi e potrai fidarti della mia presenza, perché saprai che quando dico "sì" lo sto facendo davvero e non per paura o senso del dovere.
​Dal punto di vista della crescita personale, questo equilibrio si costruisce imparando ad ascoltare i segnali del corpo, allenandosi a comunicare ciò che sentiamo senza temere il conflitto e, soprattutto, smettendo di far dipendere il nostro valore dal giudizio di chi abbiamo davanti.
​E Tu, riesci a definire i tuoi confini?
Ti va di raccontare?

Ti sei mai chiesto perché a volte "accontentarsi" sembri quasi un dovere morale, mentre "desiderare" ci faccia sentire i...
31/03/2026

Ti sei mai chiesto perché a volte "accontentarsi" sembri quasi un dovere morale, mentre "desiderare" ci faccia sentire in colpa o fuori posto?

​In Analisi Transazionale, la capacità di desiderare è il segno distintivo di una personalità integrata e vitale. Il desiderio nasce nel nostro Bambino Libero: la parte di noi autentica, creativa e spontanea.

​Quando smettiamo di desiderare, stiamo silenziando questa voce, privandoci dell'energia vitale e della curiosità che ci permettono di evolvere.
​Perché ci accontentiamo?
Spesso non è una scelta libera, ma l’effetto di vecchi messaggi ricevuti nell'infanzia (le ingiunzioni), come:
​ "Non volere troppo"
​ "Sii compiacente"
​ "Non riuscire"
​Questi copioni ci spingono a restare piccoli per non "disturbare" o per paura di fallire. Desiderare, a questo punto, diventa un vero atto di autonomia.

​Secondo Eric Berne, l’obiettivo della terapia è proprio l’Autonomia, che si manifesta attraverso:
La consapevolezza dei propri bisogni reali qui e ora.
La spontaneità: la libertà di desiderare senza il filtro dei pregiudizi.
L’intimità: la capacità di condividere i propri desideri con l’altro.
​"L'autonomia si conquista quando si decide di scrivere il proprio copione, anziché recitare quello scritto da altri."

​Fermati un secondo e ascoltati:
Chi sta parlando dentro di te quando dici "mi accontento"? È una scelta adulta e consapevole, o è il timore di un vecchio divieto che ti impedisce di splendere?
​La crescita avviene quando diamo il permesso al nostro Bambino Libero di desiderare e al nostro Adulto di agire per realizzare quel desiderio.
​ Ti va di scrivermi nei commenti qual è un desiderio che hai messo nel cassetto per "accontentarti"?

È metà pomeriggio, sei in ufficio, è estate e il caldo incalza, la stanchezza inizia a farsi sentire. A quel punto ricev...
29/03/2026

È metà pomeriggio, sei in ufficio, è estate e il caldo incalza, la stanchezza inizia a farsi sentire. A quel punto ricevi una nuova richiesta urgente via email. In quel preciso istante, il Genitore dentro di te interviene subito con fermezza, ricordandoti che sei un professionista e che non puoi assolutamente rimandare il lavoro, perché la responsabilità viene prima di ogni altra cosa. Subito dopo si attiva l'Adulto, che cerca di analizzare la situazione con freddezza: osserva l'orologio, valuta le priorità della lista e calcola che, restando mezz'ora in più, riuscirai a chiudere la pratica senza portarti il pensiero a casa.
Mentre cerchi di concentrarti, però, il Bambino inizia a scalpitare e a sbuffare internamente, perché non ne può più di stare seduto davanti a uno schermo e vorrebbe solo chiudere il computer per andare a bere qualcosa con i colleghi o ascoltare un po' di musica. Questa parte di noi non è pigra, ma esprime semplicemente il bisogno naturale di scaricare la tensione e ritrovare un po' di gioia dopo ore di impegno costante.
Il segreto per non arrivare a sera completamente esauriti sta nel non ignorare nessuna di queste spinte. Un Adulto consapevole deve saper ascoltare il rigore del Genitore per mantenere la rotta, ma deve anche concedere spazio alla vitalità del Bambino, magari promettendogli una piccola ricompensa o una pausa rigenerante appena terminato il compito. Solo attraverso questo dialogo interiore riusciamo a gestire le scadenze senza perdere di vista il nostro benessere personale e la nostra serenità.
E tu, riesci ad avere un buon dialogo interiore?

Quando si intraprende un percorso su di sé è normale ritrovarsi a pensare, a un certo punto: “𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘵𝘢 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦”M...
25/03/2026

Quando si intraprende un percorso su di sé è normale ritrovarsi a pensare, a un certo punto: “𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘵𝘢 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦”

Ma molti dei cambiamenti più profondi iniziano ben prima di diventare visibili.

Un po’ come succede con un tipo di bambù che cresce in Cina. Per i primi quattro anni dopo essere stato piantato, non mostra assolutamente nulla sopra la terra. Puoi innaffiarlo, concimarlo, prendertene cura ogni singolo giorno, ma non vedrai spuntare nemmeno un piccolo germoglio verde. Tutto resta piatto, silenzioso, apparentemente morto.
Poi, all’improvviso, nel quinto anno, accade l'incredibile: la pianta esplode verso l’alto, crescendo di quasi 30 metri in sole sei settimane.
Il bambù è cresciuto in quelle sei settimane o in quei quattro anni di silenzio?
Se non avesse passato tutto quel tempo a sviluppare un sistema di radici massicce e profonde nel buio della terra, non avrebbe mai potuto sostenere una crescita così verticale e improvvisa senza spezzarsi al primo alito di vento.
Il cambiamento non è solo ciò che emerge alla luce
spesso lavorano in silenzio sotto la superficie, anche quando ancora non riusciamo a vederli.
E tu, ti sei mai detto
"Non sta cambiando nulla?"


Ti è mai capitato di perdere completamente la pazienza per una sciocchezza? Una persona che ti passa avanti in fila al s...
23/03/2026

Ti è mai capitato di perdere completamente la pazienza per una sciocchezza? Una persona che ti passa avanti in fila al supermercato, uno sguardo storto, quel tizio che non mette la freccia nel traffico?
"Ti sblocco un livello": in quei momenti non siamo noi a reagire davvero, ma una parte di noi che viene da lontano, molto lontano.
In Analisi Transazionale si dice che il nostro "Bambino interiore" prende il comando. In quel momento, quell'atto di "prepotenza" non è solo fastidioso: è la prova che "non contiamo nulla", è una parte di noi 'bambino' che si attiva ,un riflesso di quando eravamo piccoli quando il sentirsi messi da parte faceva davvero rabbia. Subito dopo arriva il "Genitore" interno che incalza sussurrandoci che avremmo dovuto rispondere meglio o che siamo troppo deboli.
Un caos totale per un pacco di pasta e uno scontrino.
Reagire in modo sano non significa ignorare la rabbia, ma accorgersi di ciò che ci sta succedendo in quel momento, nel "qui e ora".
Può bastare un respiro profondo per fare spazio all' "Adulto". Non è una parte gelida di noi, ma è quella parte di noi che guarda la scena e dice: "Ok, è fastidioso, ma non è un attacco alla mia dignità. È solo uno che ha fretta".
Rimettere le cose nella giusta prospettiva ci salva il fegato e ci riporta nel presente.
Alla fine, essere "Adulto" è tutto qui: decidere di non farsi rovinare la giornata da un automatismo vecchio di vent'anni.
E tu, in quale situazione banale senti che il tuo "Bambino" prende il sopravvento?

Raccontamelo nei commenti!



Un tempo mi sentivo in colpa quando non riuscivo ad aiutare i miei pazienti a vivere e ad esprimere il dolore, ma poco p...
14/03/2026

Un tempo mi sentivo in colpa quando non riuscivo ad aiutare i miei pazienti a vivere e ad esprimere il dolore, ma poco per volta mi sono reso conto che, quando il paziente si trova a dover affrontare il proprio dolore, io non devo fare proprio niente, se non limitarmi a non interferire. Questo spiega perché spesso, quando ci sentiamo in colpa, noi diventiamo iperattivi e invadenti, ostacolando così il processo di crescita all'interno della terapia.

H. Searles, Il controtransfert

Il Blue Monday è il nome dato a quello che viene definito il giorno più triste dell’anno.Si colloca generalmente il terz...
19/01/2026

Il Blue Monday è il nome dato a quello che viene definito il giorno più triste dell’anno.
Si colloca generalmente il terzo lunedì di gennaio, un periodo in cui le festività sono finite, le giornate sono ancora corte e il rientro nella routine può farsi sentire più del previsto.
Nasce da una formula creata a fini divulgativi che mette insieme diversi fattori: il clima invernale, la stanchezza accumulata, le aspettative disattese di inizio anno e, per molti, anche qualche preoccupazione economica.
Ma cosa significa davvero?
Il Blue Monday non è una diagnosi né una verità scientifica. È piuttosto un simbolo emotivo, un modo per raccontare quel momento dell’anno in cui il corpo e la mente sembrano andare a un ritmo più lento.
Può portare con sé malinconia, calo di energia, poca motivazione. Sensazioni comuni, umane, che non indicano fragilità ma bisogno di ascolto.
Più che etichettare una giornata come “triste”, il Blue Monday ci invita a riconoscere come stiamo davvero, senza giudizio e senza forzarci a essere sempre performanti.

Sono emozioni che parlano di passaggi, non di fallimenti.
Segnali che invitano a riconnettersi con i propri ritmi interiori, invece di ignorarli o combatterli.
Accoglierle non significa arrendersi, ma permettere a ciò che sentiamo di avere un posto.

Il potere distruttivo del sottovalutarsiSottovalutarsi significa ridurre il proprio valore, mettere in dubbio capacità e...
18/01/2026

Il potere distruttivo del sottovalutarsi
Sottovalutarsi significa ridurre il proprio valore, mettere in dubbio capacità ed emozioni, vivere con la sensazione di essere sempre un passo indietro. È un modo di guardarsi che nasce spesso molto presto, dentro relazioni in cui si è ricevuto poco riconoscimento, troppe critiche o aspettative difficili da sostenere. Con il tempo quella voce esterna diventa interna e inizia a guidare il modo in cui ci percepiamo.
Quando ci si sottovaluta si impara a minimizzare ciò che si sente, a ridurre ciò che si sa fare, a credere che il proprio valore dipenda dallo sguardo dell’altro. Anche davanti ai risultati raggiunti resta una distanza, come se nulla fosse mai abbastanza.
Chi vive questo vissuto fatica a vedersi davvero. Può impegnarsi, studiare, lavorare, resistere, eppure sentirsi sempre “meno”. Questo porta ad accontentarsi, a chiedere poco, a occupare spazi troppo piccoli per ciò che si è.
Il danno più profondo non riguarda solo le occasioni mancate, ma la perdita del contatto con la propria misura interna. Quando il riconoscimento non arriva da dentro, si finisce per abitare la propria vita in punta di piedi.
Riconoscere il proprio valore significa smettere di ignorarsi. Vuol dire guardarsi con maggiore onestà emotiva, senza sminuirsi e senza idealizzarsi, restando presenti a ciò che si è oggi.
E tu, riconosci il tuo valore?

C’è un momento, spesso silenzioso, in cui smetti di dubitare di te.Non accade tutto insieme e non fa rumore. È più simil...
06/01/2026

C’è un momento, spesso silenzioso, in cui smetti di dubitare di te.
Non accade tutto insieme e non fa rumore. È più simile a uno spostamento interno, sottile ma profondo.
Succede quando inizi a non mettere più in discussione il tuo valore.
Quando l’idea di “non essere abbastanza” perde forza e smette di guidare le tue scelte.
È lì che qualcosa comincia davvero a cambiare.
All’inizio potresti non accorgertene subito. Poi diventa evidente.
Ti muovi in modo diverso, parli con un altro tono, scegli con maggiore chiarezza.
Non perché vuoi dimostrare qualcosa, ma perché sei più allineata con te stessa.
E il mondo, lentamente, se ne accorge.
Non perché fai più rumore, ma perché la tua presenza è più piena.
C’è meno sforzo e più consistenza. Meno rincorsa e più centratura.
Quello che prima sembrava troppo grande o troppo audace inizia a sembrare possibile, persino naturale.
Quando una donna smette di mettersi in dubbio, entra in uno spazio nuovo:
uno spazio in cui non si riduce, non si adatta per paura, non accetta meno di ciò che sente giusto per sé.
Forse lo percepisci anche tu.
Quella sensazione di espansione che da tempo bussa.
Una forza tranquilla che cresce, una sicurezza morbida ma stabile.
Non è casuale. È il segnale che stai tornando a un contatto più autentico con te stessa.
In quello spazio la mente è più lucida, le scelte sono più coerenti, gli obiettivi diventano concreti.
Cambia anche il modo di stare nelle relazioni, di lavorare, di amare.
Perché quando ti riconosci davvero, smetti di accontentarti delle briciole, in qualsiasi ambito della tua vita.
Questo è spesso un punto di svolta.
Non una trasformazione improvvisa, ma l’inizio di una nuova identità più radicata, più vera.
Se senti che questo momento ti riguarda, potresti concederti la possibilità di lavorare su di te con maggiore intenzione e cura.
Di iniziare un percorso per accompagnare questo passaggio, per sostenere donne che stanno evolvendo, emergendo, riallineando la propria vita a una versione più autentica di sé.
Non si tratta di diventare qualcun’altra, ma di tornare a casa.
Alla donna che sei sempre stata, sotto i dubbi e le aspettative.
Ora la domanda è solo una:
sei pronta ad ascoltare davvero cosa accade quando inizi a fidarti di te?

☎️3381173472

Indirizzo

Via Stabiana 1
Pompei
80045

Orario di apertura

Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 15:00 - 20:00
Venerdì 15:00 - 20:00

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