Fortuna La Mura Psicologa

Fortuna La Mura Psicologa Sono Fortunata La Mura, psicoterapeuta della Gestalt. Accompagno bambini, adolescenti, adulti e coppie in percorsi di consapevolezza. Colloqui online

Offro ascolto e presenza nel qui e ora, per aiutarti a ritrovare equilibrio, autenticità e fiducia in te stesso.

C’è un momento, spesso silenzioso, in cui smetti di dubitare di te.Non accade tutto insieme e non fa rumore. È più simil...
06/01/2026

C’è un momento, spesso silenzioso, in cui smetti di dubitare di te.
Non accade tutto insieme e non fa rumore. È più simile a uno spostamento interno, sottile ma profondo.
Succede quando inizi a non mettere più in discussione il tuo valore.
Quando l’idea di “non essere abbastanza” perde forza e smette di guidare le tue scelte.
È lì che qualcosa comincia davvero a cambiare.
All’inizio potresti non accorgertene subito. Poi diventa evidente.
Ti muovi in modo diverso, parli con un altro tono, scegli con maggiore chiarezza.
Non perché vuoi dimostrare qualcosa, ma perché sei più allineata con te stessa.
E il mondo, lentamente, se ne accorge.
Non perché fai più rumore, ma perché la tua presenza è più piena.
C’è meno sforzo e più consistenza. Meno rincorsa e più centratura.
Quello che prima sembrava troppo grande o troppo audace inizia a sembrare possibile, persino naturale.
Quando una donna smette di mettersi in dubbio, entra in uno spazio nuovo:
uno spazio in cui non si riduce, non si adatta per paura, non accetta meno di ciò che sente giusto per sé.
Forse lo percepisci anche tu.
Quella sensazione di espansione che da tempo bussa.
Una forza tranquilla che cresce, una sicurezza morbida ma stabile.
Non è casuale. È il segnale che stai tornando a un contatto più autentico con te stessa.
In quello spazio la mente è più lucida, le scelte sono più coerenti, gli obiettivi diventano concreti.
Cambia anche il modo di stare nelle relazioni, di lavorare, di amare.
Perché quando ti riconosci davvero, smetti di accontentarti delle briciole, in qualsiasi ambito della tua vita.
Questo è spesso un punto di svolta.
Non una trasformazione improvvisa, ma l’inizio di una nuova identità più radicata, più vera.
Se senti che questo momento ti riguarda, potresti concederti la possibilità di lavorare su di te con maggiore intenzione e cura.
Di iniziare un percorso per accompagnare questo passaggio, per sostenere donne che stanno evolvendo, emergendo, riallineando la propria vita a una versione più autentica di sé.
Non si tratta di diventare qualcun’altra, ma di tornare a casa.
Alla donna che sei sempre stata, sotto i dubbi e le aspettative.
Ora la domanda è solo una:
sei pronta ad ascoltare davvero cosa accade quando inizi a fidarti di te?

☎️3381173472

04/01/2026

Quando arriva l’adolescenza, sembra che i figli cambino in pochi giorni: si chiudono in camera, parlano poco e tutto sembra “vietato ai genitori”.

Ma questo non significa che non abbiano bisogno di noi. Hanno bisogno di essere visti, ascoltati, riconosciuti nelle loro emozioni e nei loro pensieri, anche quando non condividiamo tutto.

Spesso i loro tempi sono diversi dai nostri: a volte non parlano subito perché hanno bisogno di riflettere. Ai genitori spetta il compito di mantenere l’ascolto e il dialogo, anche quando è faticoso o inaspettato. Mostrando interesse e presenza, diventiamo il loro punto di riferimento, pronti a sostenerli quando saranno pronti a raccontarsi.

Per questo lavoriamo ogni giorno per aiutare genitori e adulti a capire come accompagnare in modo efficace i ragazzi in questa fase.

📌 Se questa riflessione ti ha ispirato, condividila con altri genitori: può fare la differenza!

L'universo non ha un centro ma per abbracciarsi si fa così: ci si avvicina lentamente eppure senza motivo apparente, poi...
04/01/2026

L'universo non ha un centro ma per abbracciarsi si fa così: ci si avvicina lentamente eppure senza motivo apparente, poi allargando le braccia, si mostra il disarmo delle ali, e infine si svanisce, insieme, nello spazio di ca**tà
tra te
e l'altro.
Chandra Candiani

La “sindrome della pulizia rimandata” e ciò che racconta di noi“Poi lo faccio.”“Adesso non è il momento.”“Quando avrò pi...
04/01/2026

La “sindrome della pulizia rimandata” e ciò che racconta di noi
“Poi lo faccio.”
“Adesso non è il momento.”
“Quando avrò più energie.”
La sindrome della pulizia rimandata non parla solo di disordine in casa. Spesso è un segnale più profondo: qualcosa dentro di noi è rimasto in sospeso, non ha trovato spazio, non è stato ascoltato.
In ottica Gestalt, ciò che rimandiamo tende a restare sullo sfondo, ma non scompare. Continua a chiedere attenzione, consumando energia. La stanza da riordinare può diventare il simbolo di un’emozione evitata, di una decisione non presa, di un bisogno messo da parte.

– Rimando a sistemare perché sono stanco: forse sto ignorando un limite.
– Evito di riordinare una stanza legata a un cambiamento: magari sto trattenendo una chiusura non elaborata.
– Accumulo oggetti: a volte è difficile lasciare andare parti di sé o del passato.

In Gestalt lavoriamo sul qui e ora: non chiedendoci “perché rimando?”, ma “cosa mi succede mentre rimando?”. Che emozione emerge? Che tensione sento nel corpo? Cosa sto evitando di contattare?
Riordinare, allora, non è solo un’azione pratica. Può diventare un piccolo atto di consapevolezza, un modo per riprendere contatto con se stessi, un passo verso maggiore chiarezza interna.
A volte non serve fare tutto. Basta iniziare da un angolo. Anche dentro di noi.
E tu? Sei pront* a fare ordine?
Se vuoi, parliamone.
☎️3381173472

Perché alcune relazioni sembrano ripetersi, anche quando desideriamo qualcosa di diverso?In Gestalt parliamo di copione ...
03/01/2026

Perché alcune relazioni sembrano ripetersi, anche quando desideriamo qualcosa di diverso?
In Gestalt parliamo di copione relazionale come di una modalità abituale di stare in contatto con l’altro.
È un modo appreso molto presto per proteggere noi stessi, per sentirci accettati, per non perdere il legame.
Il copione non è qualcosa di “sbagliato”:
è stato, in un tempo passato, la migliore soluzione possibile per affrontare l’ambiente e le relazioni significative.
Il problema nasce quando continuiamo a usarlo anche nel presente, senza accorgerci che le condizioni sono cambiate.
Così può accadere di adattarci troppo, di trattenere le emozioni, di rincorrere l’altro o di allontanarci proprio quando il contatto diventa intenso.
Non perché lo scegliamo, ma perché è ciò che conosciamo.
In terapia gestaltica il lavoro non è analizzare il passato in modo astratto, ma portare attenzione a ciò che accade qui e ora:
come entri in relazione, cosa senti nel corpo, dove interrompi il contatto, quali bisogni restano sullo sfondo.
Quando il copione diventa consapevole, smette di guidarci in automatico.
Da lì può nascere una possibilità nuova: sperimentare modi più vivi, autentici e responsabili di stare in relazione, rispettando i propri confini e i propri bisogni.
La consapevolezza non forza il cambiamento.
Lo rende possibile, un passo alla volta.
E tu?
Conosci il tuo copione?
Ti va di parlarne?

☎️☎️ 3381173472

Molte donne,(o molti uomini) crescono con l’idea che il loro valore dipenda dalla capacità di essere educate, disponibil...
25/11/2025

Molte donne,(o molti uomini) crescono con l’idea che il loro valore dipenda dalla capacità di essere educate, disponibili, impeccabili. Senza accorgersene, imparano a leggere i bisogni degli altri prima dei propri e a mantenere l’armonia a qualunque costo. Il loro bisogno di essere perfette diventa una gabbia invisibile.
Questi schemi affondano le radici nell’infanzia: nelle aspettative familiari, nei messaggi culturali, nelle lodi ricevute quando si era “tranquille” e nella critica quando si esprimeva rabbia o si diceva di no.
Così, con il tempo, si interiorizza l’idea che l’amore si debba meritare e che valere significhi compiacere.
Nella vita adulta questo può trasformarsi in:

difficoltà a riconoscere i propri bisogni o desideri

tendenza a mettere gli altri al primo posto

paura di deludere o sbagliare

eccesso di responsabilità

fatica nel gestire i conflitti

senso di inadeguatezza anche quando si ottengono risultati

Questi comportamenti, anche se formati per proteggerci o per adattarci, possono diventare fonte di ansia, stress emotivo e relazioni sbilanciate.

In psicoterapia si lavora per:

riconoscere questi automatismi e capire come si sono formati

imparare a dare spazio alle proprie emozioni, senza giudizio

creare confini più chiari e rispettosi

sviluppare una forma di cura di sé che non passi dal sacrificio

costruire un senso di identità che non dipenda dall’approvazione esterna

Il percorso è profondamente liberatorio.
Riscoprire la propria voce significa iniziare a scegliere, e non più soltanto a compiacere.

Se ti rivedi in queste dinamiche, ricorda che non è egoismo iniziare a considerare anche te stessa, i tuoi bisogni, i tuoi desideri e di conseguenza dire di "no" quando è "no", è consapevolezza e crescita.

  di Giuseppe Rambaldo Educazione & PedagogiaSi chiama "Il deserto dei Tartari".Narra di un uomo,il sottotenente Drogo, ...
14/11/2025

di Giuseppe Rambaldo Educazione & Pedagogia
Si chiama "Il deserto dei Tartari".
Narra di un uomo,il sottotenente Drogo, un militare che attende per tutta la vita che arrivino i Tartari ad attaccare la fortezza.
Il resto, se vi va, leggetelo.
Vi prometto che ne vale la pena.
Dopo che lo lessi, decisi che non potevo essere come Drogo, ferma ad aspettare.
Mi sono "alzata" e sono andata a prendere ciò che volevo.
Il libro è di Dino Buzzati.
Scrive benissimo.
Leggetelo e mi direte.
Vi abbraccio, se vi fa piacere.

“Quando siamo stati poco amati, noi cerchiamo una persona che ci faccia andare bene questa cosa. Spiego meglio: noi cerc...
04/11/2025

“Quando siamo stati poco amati, noi cerchiamo una persona che ci faccia andare bene questa cosa. Spiego meglio: noi cerchiamo una persona che somigli un pochino al nostro genitore, e quindi che sia una persona poco affettiva in fondo, una persona un po’ fredda, una persona che si manifesti poco, che abbia magari pure lui paura di amare, oppure una persona un po’ dura. E quello va bene perché è come se rivivessimo la storia col genitore, ma questa volta deve andare a lieto fine. Per cui se lui o lei ci amano apertamente non rappresentano il genitore, contano meno, sono persone che appaiono addirittura deboli a volte. Se l’altro un po’ si nega, ci emoziona parecchio perché somiglia al genitore che si nega e riconquistare quel genitore che si nega è salvare il nostro passato.
Passato che non ricordiamo, eh, attenzione. Passato che non ricordiamo ma di cui abbiamo conservato le emozioni.

Quando siamo così protesi a conquistare l’amore dell’altro, l’altro non lo vediamo e quindi non lo amiamo, e quindi non sappiamo amare.

Quando siamo così preoccupati da come ci tratta l’altro, cioè se ci ha dato segni di amarci, se ci preferisce, se ci ha detto che siamo belli o belle, se ci ripete continuamente che ci ama, noi dell’altro poco ce ne curiamo.
Per noi lui è interessante per questo riconoscimento che ci può dare: un riconoscimento che è mancato da bambini. L’altro è quello che ci può dare l’estasi o la depressione profonda: diventa tutto per noi, ma l’altro sente che c'è una fregatura.
Ci preoccupiamo di essere amati, ma non amiamo.”
Gabriella Tupini

Abbracciare il bambino interiore“Ogni tanto abbraccia la bambina o il bambino che sei stat*.”Può sembrare una frase semp...
31/10/2025

Abbracciare il bambino interiore

“Ogni tanto abbraccia la bambina o il bambino che sei stat*.”
Può sembrare una frase semplice, ma nasconde un messaggio psicologico profondo. Dentro ognuno di noi continua a vivere il bambino che siamo stati: quella parte autentica, spontanea e sensibile che, nel corso del tempo, può essere stata ferita, criticata o messa da parte per adattarsi alle richieste del mondo adulto.

Secondo l’Analisi Transazionale di Eric Berne, la nostra personalità si struttura intorno a tre stati dell’Io:

Il Genitore, che racchiude le regole, i modelli e le voci interiorizzate delle figure di riferimento;

L’Adulto, che si relaziona con la realtà presente in modo razionale e consapevole;

Il Bambino, che rappresenta il mondo delle emozioni, dei bisogni affettivi e della creatività.

Spesso, nella vita quotidiana, lasciamo che sia il nostro Genitore Critico a guidarci: ci rimprovera, ci giudica, ci fa sentire “sbagliati” o “non abbastanza”. In questi momenti, il Bambino interiore si chiude, si nasconde o si difende, perché rivive le stesse emozioni di un tempo: paura di non essere accettato, vergogna, senso di colpa o solitudine.

Abbracciare il bambino interiore significa, allora, interrompere questo schema interno e permettere al nostro Adulto di entrare in relazione con quella parte vulnerabile in modo empatico e protettivo. È come dire a sé stessi:

“Non sei solo, ti vedo, e ora ci sono io a prendermi cura di te.”
Questo gesto interiore — reale o simbolico che sia — favorisce integrazione psichica e autocompassione. Quando impariamo ad accogliere le nostre emozioni invece di giudicarle, il Bambino interiore può tornare a fidarsi, a esprimersi, a gioire.
E solo allora la nostra parte adulta può diventare davvero libera: perché non ha più bisogno di negare la propria fragilità, ma la riconosce come parte essenziale della propria umanità.

Abbracciare il bambino che siamo stati, dunque, non è un atto nostalgico, ma un passo concreto verso la guarigione interiore: significa riconnettersi con le radici della propria sensibilità e diventare, finalmente, l’adulto capace di dare quell’amore, quella comprensione e quella sicurezza che un tempo forse ci sono mancati.

Hai mai pensato di non meritare i tuoi successi?Di essere “solo fortunato” o che, prima o poi, qualcuno si accorga che n...
30/10/2025

Hai mai pensato di non meritare i tuoi successi?
Di essere “solo fortunato” o che, prima o poi, qualcuno si accorga che non sei davvero competente?
Potresti star sperimentando la sindrome dell’impostore.

Le psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes lo
descrivono come la percezione interna di non meritare i propri successi, anche di fronte a evidenze oggettive del contrario.

Chi vive questa condizione tende a sminuire le proprie capacità e ad attribuire i risultati positivi a fattori esterni — come la fortuna o l’errore di valutazione altrui.
Il paradosso?
Più ottieni, meno ti senti all’altezza.

Alla base c’è spesso una bassa autostima e una costante paura di essere “smascherati”.
Ogni traguardo non genera soddisfazione, ma ansia: e se, questa volta, si accorgessero che non valgo davvero?

I meccanismi tipici sono:

Perfezionismo e autocritica feroce

Paura del giudizio e del fallimento

Confronto costante con gli altri

Rimuginio e ruminazione su errori passati o futuri

Ansia e, a volte, sintomi depressivi

Chi vive con questa sensazione può arrivare a evitare sfide o nuove opportunità, costruendo una vita “al ribasso”, solo per evitare il rischio di essere scoperto come “impostore”.

Cosa puoi fare?
Anche se non è una diagnosi clinica, la sindrome dell’impostore può causare grande sofferenza.
Un percorso di psicoterapia può aiutare a:
Riconoscere i pensieri distorti
Valorizzare i propri risultati
Sviluppare un senso di competenza più realistico e stabile

Non devi essere perfetto per essere competente.
Riconoscere i propri successi non è arroganza — è consapevolezza.

Anche se non è una diagnosi clinica, la sindrome dell’impostore può causare grande sofferenza.
Un percorso di psicoterapia può aiutare a:
Riconoscere i pensieri distorti
Valorizzare i propri risultati
Sviluppare un senso di competenza più realistico e stabile

E tu?
Ti sei mai sentito un impostore?

La “Sindrome di Calimero”: il senso costante di ingiustizia e vittimismoIl termine “Sindrome di Calimero” deriva dal cel...
28/10/2025

La “Sindrome di Calimero”: il senso costante di ingiustizia e vittimismo

Il termine “Sindrome di Calimero” deriva dal celebre personaggio del pulcino nero che ripeteva:

“È un’ingiustizia, però!”

In psicologia, questa espressione viene usata in modo informale per descrivere un atteggiamento vittimistico cronico, in cui la persona tende a percepirsi come costantemente penalizzata o incompresa, attribuendo agli altri o alle circostanze la causa del proprio malessere.

Le caratteristiche principali di questa sindrome sono:

Sensazione ricorrente di ingiustizia o svantaggio

Tendenza a lamentarsi senza ricercare soluzioni

Difficoltà nel riconoscere la propria parte di responsabilità

Bisogno di conferme e riconoscimento esterno

Cosa si nasconde dietro questo atteggiamento?
Spesso la Sindrome di Calimero è associata a bassa autostima, insicurezza, o a esperienze passate di mancato riconoscimento.
Questi vissuti possono portare a un modello relazionale centrato sul bisogno di conferma e sulla difficoltà a percepirsi come agenti attivi della propria vita.

Un lavoro psicologico mirato può portare a un percorso di consapevolezza e cambiamento

Riconoscere i propri schemi di pensiero vittimistici

Rafforzare il senso di autoefficacia

Sviluppare una maggiore responsabilità personale e capacità di scelta

Riconoscere questo schema non significa colpevolizzarsi, ma avviare un percorso di trasformazione che trasforma la sensazione di ingiustizia in una nuova possibilità di crescita personale.
E tu? Hai mai detto:
"È un ingiustizia però..."?

Uno dei sentimenti più gratificanti che io conosca – ed una delle esperienze che meglio promuovono la crescita dell’altr...
18/10/2025

Uno dei sentimenti più gratificanti che io conosca – ed una delle esperienze che meglio promuovono la crescita dell’altra persona – sorge dall’apprezzare un individuo nello stesso modo in cui si apprezza un tramonto.

Le persone sono altrettanto meravigliose quanto i tramonti se io li lascio essere ciò che sono.

In realtà, la ragione per cui forse possiamo veramente apprezzare un tramonto è che non possiamo controllarlo.

Quando osservo un tramonto, come facevo l’altra sera, non mi capita di dire: “ addolcire un po’ l’arancione sull’angolo destro, mettere un po’ più di rosso porpora alla base, ed usare tinte più rosa per il colore delle nuvole”.

Non lo faccio.

Non tento di controllare un tramonto, ammiro con soggezione il suo dispiegarsi.

Carl R. Rogers

(visto su fb - grazie ad Angela Galassi)

Indirizzo

Via Stabiana 1
Pompei
80045

Orario di apertura

Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 15:00 - 20:00
Venerdì 15:00 - 20:00

Telefono

+393381173472

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