Dott.ssa Adele Pasquale Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Adele Pasquale Psicologa Psicoterapeuta Riceve su appuntamento. Per contatti telefonare al 3334625550. Psicologa e psicoterapeuta psicoanalitica. Per contatti chiamare il numero 3334625550.

Effettua colloqui psicologici e percorsi di psicoterapia individuale.

05/03/2026
“La terapia inizia sostanzialmente e realmente soltanto nel momento in cui il paziente vede che non sono più il padre e ...
18/02/2026

“La terapia inizia sostanzialmente e realmente soltanto nel momento in cui il paziente vede che non sono più il padre e la madre a intralciarlo, ma è lui stesso, ossia una parte inconscia della sua personalità, che ha assunto e continua a interpretare il ruolo di padre e madre.”

"Un'analisi deve essere dolorosa, non perché vi sia per forza qualche valore speciale nel dolore, ma perché non si può r...
13/02/2026

"Un'analisi deve essere dolorosa, non perché vi sia per forza qualche valore speciale nel dolore, ma perché non si può ritenere che un'analisi nella quale il dolore non venga osservato e discusso, affronti una delle ragioni centrali per le quali il paziente è lì."

W. R. Bion

Un momento di crisi può essere trasformato in un punto di svolta. Poter chiedere aiuto e concedersi uno spazio di cura è...
10/01/2026

Un momento di crisi può essere trasformato in un punto di svolta. Poter chiedere aiuto e concedersi uno spazio di cura è in fondo un atto di amor proprio.

Che strumento meraviglioso la psicoanalisi ❣️
03/01/2026

Che strumento meraviglioso la psicoanalisi ❣️

La psicoanalisi - quando è al servizio della vita e non un suo esangue sostituto - può aiutarci a rinunciare alla sofferenza inutile, frutto avvelenato del narcisismo, e con essa alla pretesa rancorosa della gratificazione assoluta, che elude il compito d'industriarsi realisticamente per procacciare quel poco di felicità condivisa che la vita consente. Cento anni di psicoanalisi non hanno cambiato il mondo; ma ciascuno di noi, nel privato della sua esperienza, può avere il conforto di sapere che, talvolta, con lento, laborioso, laico miracolo, essa può cambiare la vita di una persona.

Simona Argentieri

03/01/2026

Non si può morire a quindici anni
la Repubblica - 3 gennaio 2026

Non ci sono parole, si dice in questi casi. E si dice la verità. Non ce ne sono infatti per descrivere la disperazione dei sopravvissuti alla tragedia di questo Capodanno, che si è consumata in un locale nel quale si festeggiava la notte di San Silvestro. Non ci sono parole per chi, mentre celebrava la nascita del nuovo anno, ha perso la propria vita. La morte è arrivata prepotente, come un terribile intruso, ad un appuntamento alla quale non era invitata. Non ci sono parole perché una tragedia così non sarebbe dovuta succedere. Non è l’esuberanza festosa dei giovani ad avere scatenato il disastro ma, come quasi sempre in questi casi, l’imperizia e, probabilmente, l’avidità degli adulti rei di non mettere al primo posto la sicurezza. I morti e i feriti sono tutti giovanissimi. Potevano essere, come ancora si dice, i nostri stessi figli. Ma non toccherebbe mai a loro morire. A loro toccherebbe solo vivere. Perché non si può morire così a quindici anni. Sono ragazzi e ragazze travolti dalla morte proprio nell’età in cui la vita dovrebbe aprirsi alla vita nel modo più spensierato e più gioioso. È forse questa situazione a rendere tutto ancora più insensato e atroce, a renderlo psichicamente indigeribile. Non toccherebbe mai a loro. Toccherebbe a noi, piuttosto. Alle vecchie generazioni. A chi la vita l’ha più o meno già vissuta.
La tragedia è certamente nella morte atroce tra le fiamme, ma è soprattutto nell’inversione brutale dell’ordine naturale delle cose. Se è vero che la morte nella forma umana della vita è sempre prematura, viene sempre troppo in anticipo, innaturale, ingiusta, lo è certamente ancora di più quando le sue vittime sono delle vite all’inizio della vita. Ne La stanza del figlio (2001) Nanni Moretti era riuscito a cogliere il dramma di questo testacoda osceno: non sono i genitori che si congedano dai loro figli, come dovrebbe naturalmente accadere, ma sono i genitori ad essere costretti ad assistere alla perdita brutale e inattesa di chi hanno generato. Non si può accettare, non si può metabolizzare in nessun modo. Nel racconto di quel film il dolore per la perdita del figlio finisce per separare i genitori inchiodando ciascuno di loro in una solitudine senza scampo. Non c’è niente di più straziante che vedere un figlio morire. In questo modo poi. Non c’è la lenta disperazione di una malattia; c’era solo una festa, un rito propiziatorio. La morte irrompe dove avrebbe dovuto esserci solo la vita. Niente di più sconvolgente.
Un’amica ha raccontato di un suo conoscente che ha trascorso delle ore a cercare di mettersi in contatto con il proprio figlio che sapeva essere andato proprio in quel locale. Nessuna risposta al telefono. Poi ha sentito la voce del figlio comparire improvvisamente ed esclamare: “papà!”. Si era salvato perché, nel momento dello scoppio dell’incendio, era uscito a fumare. Un caso la morte, un caso la vita: testa o croce. Quest’uomo ha descritto l’incontro al telefono con la voce del figlio come una vera e propria resurrezione. Pensava potesse essere tra i morti e invece lo ha ritrovato. Un istante che vale una intera vita. Ma per i genitori dove invece questo istante benedetto è stato precluso, dove il figlio o la figlia si sono allontanati per sempre? Cosa accade a questi genitori che restano e che però non potranno più ascoltare la voce dei loro figli? Un’ombra scura discende improvvisamente sulla loro vita togliendo ogni luce al mondo. È quello che conosciamo come il trauma del lutto. In questi casi però il trauma appare ancora più violento e insopportabile perché, come abbiamo visto, contraddice l’avvicendamento naturale tra le generazioni. La giustizia che dovrà colpire i veri responsabili di questo disastro non sarà sufficiente a sanare questa ferita.
La morte di un figlio mostra con una violenza che non ha eguali che nessun genitore – nemmeno i più premurosi e i più sensibili – può garantire la vita dei propri figli, perché l’intrusione insensata della morte fa drammaticamente parte della vita. Può accadere con una malattia, con un incidente stradale, con un qualunque altro passo falso o imprevisto… Ma la vita stroncata nel pieno della vita chiede giustizia. La chiede come un grido ostinato. Non solo e non tanto quella che verrà garantita, come tutti ci auguriamo, dai tribunali degli uomini. Domanda una giustizia che oltrepassa ogni giustizia. Perché di fatto non c’è consolazione possibile per chi resta di fronte a questa perdita. Solo una disperazione che tramortisce anche i più forti. Certo, quello che abbiamo condiviso con chi non è più qui può sempre restare con noi. Ogni volta che qualcuno che abbiamo profondamento amato ci abbandona, qualcosa di lui non può non restare con noi e tra di noi, non può mai morire del tutto. Resta la luce viva dei ricordi incancellabili che sono destinati ad appartenere alla nostra vita per sempre. Ma resta anche una domanda di giustizia che rivolgiamo alla vita, e che non possiamo non rivolgere con accanimento: perché? perché proprio a noi? perché proprio in questa maldetta notte? La morte diviene reale quando, mettendoci le mani addosso, ci strappa la vita di chi amiamo o la nostra stessa vita… Ma la sola solidarietà che conta inizia proprio da qui. Nel riconoscerci uguali di fronte all’inesorabilità e all’insensatezza senza parole della morte, che può sempre arrivare. Se capissimo davvero questo, la guerra di tutti contro tutti lascerebbe il posto a quella pietas che sola ci rende umani…

[Cover: Ann Hamilton, Sense]

Sebbene la psicologia e la pedagogia ci abbiano fatto credere che il bambino è un essere felice e senza conflitti, e che...
17/12/2025

Sebbene la psicologia e la pedagogia ci abbiano fatto credere che il bambino è un essere felice e senza conflitti, e che le sofferenze degli adulti siano causate dal peso e dalle difficoltà della vita reale, è vero esattamente il contrario. Ciò che abbiamo imparato sul bambino e l'adulto, grazie alla psicoanalisi, ci mostra come tutte le sofferenze della vita, successive a questa fase, siano in larga parte ripetizioni di sofferenze precedenti e che ogni bambino, nei primi anni di vita, passa attraverso un incommensurabile grado di sofferenza.

M. Klein "Amore, odio e riparazione"

Sebbene la psicologia e la pedagogia ci abbiano fatto credere che il bambino è un essere felice e senza conflitti, e che le sofferenze degli adulti siano causate dal peso e dalle difficoltà della vita reale, è vero esattamente il contrario. Ciò che abbiamo imparato sul bambino e l'adulto, grazie alla psicoanalisi, ci mostra come tutte le sofferenze della vita, successive a questa fase, siano in larga parte ripetizioni di sofferenze precedenti e che ogni bambino, nei primi anni di vita, passa attraverso un incommensurabile grado di sofferenza.

M. Klein "Amore, odio e riparazione"

Un momento di crisi o di crollo può trasformarsi in una opportunità di cambiamento, crescita personale e rinascita. Sent...
16/12/2025

Un momento di crisi o di crollo può trasformarsi in una opportunità di cambiamento, crescita personale e rinascita.
Sentirsi al limite può darci la spinta a chiedere aiuto e iniziare un lavoro di cura veramente prezioso. La psicoterapia è uno strumento di maturazione e crescita personale molto efficace. Richiede, però, la capacità di mettersi in discussione e affrontare noi stessi, soprattutto in quegli aspetti più difficili che possono risultare dolorosi o spaventosi.
Potersi concedere di accogliere e affidare le proprie parti fragili e bisognose, può aiutare a trovare un nuovo equilibrio, sottraendoci al ripetersi di dinamiche e circostanze dolorose o frustranti.

Somatizzazione: quando il corpo parla per la mente.A volte capita di soffrire di sintomi fisici che però non trovano ris...
11/12/2025

Somatizzazione: quando il corpo parla per la mente.

A volte capita di soffrire di sintomi fisici che però non trovano riscontro in cause organiche. Può trattarsi di somatizzazione, cioè di difficoltà emotive che, non potendo trovare una elaborazione efficace, vengono scaricati sul corpo causando malessere fisico.
Con la psicoterapia, possiamo prestare ascolto a quello che abbiamo dentro e costruire la possibilità di una modalità più efficace per accogliere ed elaborare le nostre emozioni.

La Storia Infinita, un classico datato ma il cui messaggio è più attuale che mai. L’incapacità di sognare e sperare, l’a...
02/12/2025

La Storia Infinita, un classico datato ma il cui messaggio è più attuale che mai.
L’incapacità di sognare e sperare, l’arrendersi ad un senso di impotenza nei confronti della realtà: una metafora della depressione che, nel mondo di Fantasia, prende il nome di Nulla. Una forza misteriosa che lentamente distrugge tutto, portando all’oblio.
Nel film, è il riprendere il contatto con le emozioni che permette di salvare il mondo dal Nulla: “voglio che tu abbia un cuore”, dice il protagonista alla strega cattiva.
Così come essere in contatto con le proprie emozioni, incluse quelle dolorose, ci permette di proteggere il nostro mondo interno e vivere una vita autentica, fatta di relazioni vitali, che nutrono e sostengono.

La storia infinita è uno dei film natalizi più ricorrenti e inscindibile dalla celebre colonna sonora di Giorgio Moroder e Klaus Doldinger.

Indirizzo

Via Crapolla II, 134
Pompei
80034

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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