
02/08/2025
🚫🍔 Bambini sotto assedio: la pubblicità del cibo spazzatura li rende più vulnerabili all’obesità
Un recente studio pubblicato su Current Obesity Reports (2025) ci mette di fronte a una verità scomoda: la pubblicità di cibi malsani non è innocua, ma un potente fattore che alimenta l’epidemia globale di obesità infantile.
📊 I numeri parlano chiaro:
• Oltre il 90% delle pubblicità online rivolte ai bambini promuove cibi ultra-processati, ricchi di zuccheri, grassi e sale.
• Ogni esposizione pubblicitaria aumenta l’introito calorico medio dei bambini di circa 58 kcal, una quota che, sommata nel tempo, contribuisce in modo significativo all’aumento di peso.
• I bambini ricordano perfettamente queste pubblicità, soprattutto quando usano influencer, cartoni, colori accesi e promozioni.
⚠️ Non si tratta di semplici spot, ma di vere strategie psicologiche:
• Health-washing: dare un’aura salutare a prodotti che non lo sono.
• Green-washing: fingere sostenibilità ambientale per attrarre le famiglie.
• Sfide social, giochi online e messaggi legati allo sport, che associano junk food a energia, successo e divertimento.
👩⚕️ Le prove scientifiche sono solide:
• Meta-analisi OMS e JAMA Pediatrics dimostrano che la pubblicità modifica gusti, preferenze e comportamenti alimentari.
• Gli effetti non sono neutri: colpiscono di più i bambini con sovrappeso e quelli provenienti da famiglie meno abbienti.
• Le ricerche neuroimaging mostrano che questi spot attivano aree cerebrali legate a emozioni e ricompensa, rendendo i bambini più vulnerabili.
📉 Le soluzioni funzionano, ma non bastano:
Esperienze come quella del Cile dimostrano che restrizioni severe riducono esposizione, acquisti e consumo di cibi malsani. Tuttavia, nessun Paese al mondo ha ancora regolamentato tutte le forme di pubblicità, soprattutto quella digitale, dove i nostri figli passano gran parte del loro tempo.
💡 Cosa possiamo fare (proposte concrete)
1. Leggi più severe
o Vietare la pubblicità di cibi malsani sui social, nelle app e nei videogiochi frequentati da bambini e adolescenti.
o Estendere i divieti non solo in fascia oraria protetta TV, ma a tutte le piattaforme digitali.
2. Scuola e famiglie come alleati
o Educare bambini e genitori a riconoscere le tecniche di manipolazione pubblicitaria.
o Inserire nei programmi scolastici moduli di “educazione al consumo consapevole”.
3. Tecnologia al servizio della salute
o Utilizzare sistemi di intelligenza artificiale per monitorare la pubblicità online rivolta ai minori.
o Creare piattaforme di denuncia e segnalazione per i genitori.
4. Incentivare le aziende sane
o Agevolazioni fiscali e visibilità per chi investe in marketing di cibi realmente salutari.
o Promozione di campagne sociali con testimonial positivi per la corretta alimentazione.
👩⚕️ Il ruolo cruciale dei nutrizionisti professionisti.
1. Educatori della salute alimentare
I nutrizionisti tradizionali (Nutrizionisti e Dietisti Nutrizionisti) svolgono un ruolo educativo chiave. Tramite consulenze individuali e di gruppo, aiutano genitori e bambini a riconoscere e resistere alle strategie persuasive della pubblicità alimentare digitale
2. Promotori di consumo consapevole
Organizzano percorsi di educazione al consumo basati sulla dieta mediterranea, coinvolgendo le famiglie e le scuole nel costruire una “memoria alimentare” sana ed equilibrata
3. Collaboratori di politiche pubbliche
Collegano i dati scientifici sull’impatto della pubblicità alla progettazione di strategie pubbliche, affiancando le istituzioni nella definizione di nutrient profile, etichettature e linee guida anti marketing
4. Curatori di interventi comunitari
Intervengono nelle scuole, nei centri sportivi, nei gruppi giovanili, promuovendo ambienti digitali protetti e attività offline per ridurre l’esposizione ai contenuti pubblicitari
💡 Proposte pratiche e soluzioni
1. Regolamentazione severa
• Divieto pubblicità junk food su social, app e piattaforme frequentate da minori.
• Applicazione di nutrient profile governativi su tutte le forme di marketing
2. Formazione e sensibilizzazione
• Inserimento nei programmi scolastici di moduli su “educazione al consumo consapevole”.
• Coinvolgimento di nutrizionisti e pediatri in incontri informativi rivolti a famiglie e docenti.
3. Tecnologia al servizio della prevenzione
• App e filtri anti pubblicità pro genitori.
• Monitoraggio digitale delle campagne pubblicitarie mirate a minori, con coinvolgimento attivo dei nutrizionisti.
4. Incentivi per campagne etiche
• Agevolazioni fiscali e visibilità per agenzie che promuovono prodotti salutari.
• Collaborazioni tra nutrizionisti e aziende responsabili per campagne social positive.
5. Interventi nelle comunità
• Attività di prevenzione e sport extra scolastiche lontane dai dispositivi digitali.
• Creazione di zone “phone-free” dove i bambini possono vivere esperienze reali, comuni ad associazioni sportive, scuole e centri giovanili
Se non affrontiamo il problema della pubblicità di junk food in modo sistemico, saranno le aziende – non i genitori, non i nutrizionisti, non i pediatri – a decidere cosa mangiano i nostri figli.
I nutrizionisti non sono figure accessorie, ma protagonisti essenziali nel prevenire l’obesità infantile — non solo nutrendo la dieta, ma difendendo i bambini dagli assalti del marketing.
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