Daniela Sergianni Psicologa

Daniela Sergianni Psicologa Tutor degli apprendimenti👩🏻‍⚕️
Valutazioni Neuropsicologiche🧠
Supporto Psicologico 💪

Mi occupo in particolare di:

-consulenza psicologica e psicodiagnostica (dist. d'ansia, attacchi di panico, depressione ....)
-sportello d'ascolto
-training autogeno
-valutazioni neuropsicologiche dell'adulto (memoria, attenzione e linguaggio) e riabilitazione delle suddette funzioni
-metodo di studio, potenziamento delle abilità e aiuto compiti per ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori con DSA, ADHD e BES.

22/08/2025
21/08/2025

«Tu sei questo grazie a me»
è la frase tipica di chi pretende il merito della crescita altrui ignorando (o cancellando) la fatica, la sofferenza o le strategie di sopravvivenza che l’altro ha dovuto mettere in atto. È una frase che trabocca di una miopia selettiva.

«No, io sono questo nonostante te»
è una risposta che rivendica la propria autonomia, il proprio dolore trasformato in forza, la capacità di essere diventati ciò che si è non grazie all’altro, ma a dispetto di lui.

Nota bene: non è una risposta carica di rabbia.
È una presa di coscienza lucida, dolorosa, ma profondamente liberante. È il riconoscimento che non tutto ciò che abbiamo vissuto ci ha fatto bene — anche se mentre lo vivevamo non ne eravamo consapevoli - e che alcune conquiste non sono frutto dell’amore ricevuto ma del vuoto che abbiamo imparato a colmare da soli.

«Non sei tu che mi hai reso ciò che sono, non sei tu che mi hai salvato; piuttosto...ho dovuto io salvarmi da te. E ciò che oggi sono è frutto del mio autoaccudimento e non certo del tuo (presunto) amore.»

Dal libro «il Mondo con i Tuoi Occhi»

20/08/2025

Fermarsi.
Che parola strana, quasi sospetta, in un mondo che applaude solo chi corre.
Eppure qui, con i piedi scalzi sulla pietra, capisco che fermarsi non è perdere tempo.
È ritrovarlo.
È smettere di inseguire le cose finché non diventano ombre sfocate, e lasciarle avvicinare da sole, se vogliono.
Il silenzio non è vuoto, è spazio.
Forse fermarsi è ricordarsi che non tutto va preso di corsa, che certe risposte hanno bisogno di lentezza, che certe ferite guariscono solo se smetti di toccarle.
Mi fermo perché c’è un punto in cui correre non serve più.
Il mondo continuerà a girare anche senza il mio affanno.
Le scadenze, le urgenze, i “devi” -tutti lì, a bussare.
E io, per una volta, non apro.
E penso che fermarsi non è perdere tempo.
È ritrovarlo.
È tornare a sentire il corpo, il respiro,
il battito che non chiede approvazione a nessuno.

Fermarsi è un atto radicale.
È dire al mondo:
“Adesso tocca a me.
Adesso sono io la mia priorità".
E io, adesso, non faccio niente.
Ed è esattamente ciò di cui avevo bisogno.

Oscar Travino

C’è un momento, nello sport e nella vita, in cui la forza non basta. Un momento in cui il corpo ti tradisce, anche quand...
20/08/2025

C’è un momento, nello sport e nella vita, in cui la forza non basta. Un momento in cui il corpo ti tradisce, anche quando il cuore vorrebbe restare lì, a combattere fino all’ultimo punto.

Jannik Sinner lo ha vissuto sulla sua pelle, davanti al mondo intero. È sceso in campo contro Carlos Alcaraz con un peso addosso che non era quello di un avversario più forte, ma quello della stanchezza, della debolezza che lo ha colpito all’improvviso.

Le sue parole, dopo il ritiro, raccontano molto più di una partita: «Sono sceso in campo solo per rispetto verso il pubblico»
C’è rispetto in queste frasi. Rispetto per chi ha comprato un biglietto per vederlo, per chi si è seduto sugli spalti sperando di assistere a un’altra battaglia indimenticabile. Rispetto per il tennis, che non merita compromessi, che pretende sempre onestà e verità.

Ma c’è anche fragilità. La fragilità che non siamo abituati a vedere nei campioni, perché li immaginiamo invincibili, macchine perfette pronte a superare ogni ostacolo. E invece no: anche i campioni hanno limiti, anche i campioni hanno giorni in cui il corpo dice basta.

Ammetterlo non è debolezza. Al contrario: è un atto di coraggio. Perché ci vuole forza per scendere in campo sapendo di non essere al meglio. Ci vuole forza per guardare negli occhi il pubblico e dire: “Ho provato, ma non ce l’ho fatta.”

In quel gesto c’è tutta l’umiltà di un ragazzo che, nonostante sia già tra i più grandi, continua a ricordarsi perché gioca: per passione, per onore, per chi lo sostiene. E allora il ritiro non diventa una sconfitta, ma una lezione. Una lezione che parla di ascolto di sé stessi, di rispetto dei propri limiti, di amore per la verità. Perché fermarsi, a volte, è l’unico modo per poter ripartire davvero.

Oggi vediamo Sinner lasciare il campo con il volto stanco, ma domani lo rivedremo tornare con ancora più fame, con ancora più forza. Perché chi sa accettare la fragilità, diventa ancora più grande nella vittoria. E questo, forse, il pubblico lo sa. Perché l’applauso che lo accompagna non è per i punti che ha giocato, ma per l’uomo che ha avuto il coraggio di mostrarsi così com’è: vero, sincero, umano.

Post di professor

20/08/2025

C’è un momento, nello sport e nella vita, in cui la forza non basta. Un momento in cui il corpo ti tradisce, anche quando il cuore vorrebbe restare lì, a combattere fino all’ultimo punto.

Jannik Sinner lo ha vissuto sulla sua pelle, davanti al mondo intero. È sceso in campo contro Carlos Alcaraz con un peso addosso che non era quello di un avversario più forte, ma quello della stanchezza, della debolezza che lo ha colpito all’improvviso.

Le sue parole, dopo il ritiro, raccontano molto più di una partita: «Sono sceso in campo solo per rispetto verso il pubblico»
C’è rispetto in queste frasi. Rispetto per chi ha comprato un biglietto per vederlo, per chi si è seduto sugli spalti sperando di assistere a un’altra battaglia indimenticabile. Rispetto per il tennis, che non merita compromessi, che pretende sempre onestà e verità.

Ma c’è anche fragilità. La fragilità che non siamo abituati a vedere nei campioni, perché li immaginiamo invincibili, macchine perfette pronte a superare ogni ostacolo. E invece no: anche i campioni hanno limiti, anche i campioni hanno giorni in cui il corpo dice basta.

Ammetterlo non è debolezza. Al contrario: è un atto di coraggio. Perché ci vuole forza per scendere in campo sapendo di non essere al meglio. Ci vuole forza per guardare negli occhi il pubblico e dire: “Ho provato, ma non ce l’ho fatta.”

In quel gesto c’è tutta l’umiltà di un ragazzo che, nonostante sia già tra i più grandi, continua a ricordarsi perché gioca: per passione, per onore, per chi lo sostiene. E allora il ritiro non diventa una sconfitta, ma una lezione. Una lezione che parla di ascolto di sé stessi, di rispetto dei propri limiti, di amore per la verità. Perché fermarsi, a volte, è l’unico modo per poter ripartire davvero.

Oggi vediamo Sinner lasciare il campo con il volto stanco, ma domani lo rivedremo tornare con ancora più fame, con ancora più forza. Perché chi sa accettare la fragilità, diventa ancora più grande nella vittoria. E questo, forse, il pubblico lo sa. Perché l’applauso che lo accompagna non è per i punti che ha giocato, ma per l’uomo che ha avuto il coraggio di mostrarsi così com’è: vero, sincero, umano.

19/08/2025

Portiamo addosso tutte le nostre storie. Alcune ci fanno sentire leggeri, altre ci pesano addosso come zaini pieni di pietre. Ma nonostante questo, o forse proprio per questo, siamo la somma di ogni pagina scritta (e vissuta).

Accettare i capitoli più faticosi significa riconoscere che ci hanno insegnato a resistere, a scegliere, a cambiare. Non sono solo pesi: sono ricordi che ci abitano, e che ci rendono veri, vivi.
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18/08/2025
Letture flooding 💝 ❤️
18/08/2025

Letture flooding 💝

❤️

18/08/2025

Buon giorno e buon caffè psicologico di oggi, con qualche pensiero in meno 🌈☕️

crediti all’artista 🙏🏻

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