Daniela Sergianni Psicologa

Daniela Sergianni Psicologa Tutor degli apprendimenti👩🏻‍⚕️
Valutazioni Neuropsicologiche🧠
Supporto Psicologico 💪

Mi occupo in particolare di:

-consulenza psicologica e psicodiagnostica (dist. d'ansia, attacchi di panico, depressione ....)
-sportello d'ascolto
-training autogeno
-valutazioni neuropsicologiche dell'adulto (memoria, attenzione e linguaggio) e riabilitazione delle suddette funzioni
-metodo di studio, potenziamento delle abilità e aiuto compiti per ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori con DSA, ADHD e BES.

09/01/2026
Auguri a tutte le donne che,come la Befana,non aspettano di essere perfette per essere forti.A quelle che portano addoss...
05/01/2026

Auguri a tutte le donne che,
come la Befana,
non aspettano di essere perfette per essere forti.

A quelle che portano addosso stanchezza e coraggio,
che fanno il possibile con quello che hanno,
che sistemano, aggiustano, tengono insieme
anche quando nessuno se ne accorge.

Donne vere, un po’ stropicciate,
ma indispensabili.
Perché la vera magia
è continuare ad andare avanti.

Auguro a tutti che l'Epifania, il male lo porti via.

🖋️Tania Catarama ©
Non c’è mai una fine©

Ha per un attimo gli occhi fermi nel vuoto Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, chirurgo plastico che dirige il Centro ustion...
03/01/2026

Ha per un attimo gli occhi fermi nel vuoto Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, chirurgo plastico che dirige il Centro ustioni del Niguarda, mentre prova a concedersi un momento di pausa. Il rumore di pale d’elicottero è il segnale che un altro giovanissimo con la pelle martoriata dal fuoco è in arrivo dalla tragedia di Crans-Montana. E ci sono braccia e mani che non smettono di raggiungerlo ovunque per passargli cartelle, mostrargli esami. “Perché il segreto è operarli rapidamente — ripete, scusandosi per le interruzioni — per noi il tempo è davvero tutto”.

L’articolo di Tiziana De Giorgio su Repubblica

24/12/2025
Lo sapevate che?Tutti citano Seneca: “Non per la scuola, ma per la vita impariamo.”Ma la verità è che Seneca scrisse l’o...
04/12/2025

Lo sapevate che?

Tutti citano Seneca: “Non per la scuola, ma per la vita impariamo.”
Ma la verità è che Seneca scrisse l’opposto.

Nelle Lettere a Lucilio leggiamo infatti:
“Non vitae sed scholae discimus” – “Non impariamo per la vita, ma per la scuola.”

Era una critica feroce: ci si esercitava in nozioni astratte, lontane dalla realtà, incapaci di insegnare a vivere davvero. Col tempo la frase è stata ribaltata e resa più “educativa”, ma così abbiamo tradito il senso originario.

Il messaggio autentico resta attualissimo:
un sapere che non serve a vivere è sterile.

Oggi, tra registri elettronici, verifiche e programmi, rischiamo di dimenticare che la vita non ti interroga con un test a crocette: ti mette davanti a rifiuti, dolori, cadute e scelte difficili.

La sfida non è prepararsi a un esame, ma a quei giorni in cui l’esame è la vita stessa.

03/12/2025

Grazie di cuore ❤️

27/11/2025

Nelle scuole si registra una crescente attenzione al tema dell’educazione sessuale, segnale di un’esigenza educativa ormai consolidata.

La presidente del CNOP, Maria Antonietta Gulino, intervenuta al Sole 24 Ore, sottolinea che «parlare di sessualità non significa anticipare esperienze né spingere i giovani verso tappe non adeguate alla loro età. Significa, invece, offrire strumenti solidi per una crescita consapevole, sostenendo bambini e adolescenti nella costruzione di relazioni sane, rispettose e informate.»

I dati confermano questa esigenza: oltre il 90% degli studenti chiede un percorso strutturato e le scuole che lo hanno già introdotto rilevano benefici significativi. Senza un intervento educativo competente, il vuoto viene colmato dal web e da informazioni spesso distorte, con conseguenze che la pratica clinica evidenzia sempre più chiaramente.

Investire in educazione alla sessualità e alle relazioni non è solo un’opportunità: è un atto di tutela e prevenzione, capace di incidere in modo concreto sul benessere dei giovani. ‎

Educazione Affettiva 🧠 immensamente grata😉
25/11/2025

Educazione Affettiva 🧠 immensamente grata😉

Una firma per una Psicologia Pubblica perché anche la Salute Mentale deve essere per Tutti💪🥰🧠
22/11/2025

Una firma per una Psicologia Pubblica perché anche la Salute Mentale deve essere per Tutti💪🥰🧠

È gravissimo. Sentire un ministro della Repubblica affermare, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazi...
22/11/2025

È gravissimo. Sentire un ministro della Repubblica affermare, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che «nel codice genetico dell’uomo c’è una resistenza alla parità dei sessi» è inaccettabile.

È ancora più inquietante che una ministra affermi, senza supporto empirico, che «non c’è correlazione tra l’educazione sessuo-affettiva a scuola e una diminuzione dei femminicidi».

Facciamo chiarezza.

Le dinamiche patriarcali, la sopraffazione maschile, la violenza di genere NON sono “codificate nel DNA” dei maschi. Sono cultura, potere, stereotipi, narrazioni sociali e modelli familiari che si tramandano, non predisposizioni biologiche inevitabili.

Affermazioni del tipo “è nel codice genetico” servono solo a naturalizzare la violenza maschile, a sminuire la responsabilità degli uomini e della società, a nascondere che dietro ogni femminicidio c’è una scelta, c’è una storia, c’è un contesto.

Dichiarare che l’educazione sessuo-affettiva “non serve” alla prevenzione dei femminicidi è un passo indietro. Negare o minimizzare l’importanza della prevenzione culturale e relazionale significa ignorare decenni di ricerche che evidenziano come l’educazione al rispetto, al consenso, all’uguaglianza agisca come fattore protettivo. (Anche se non è l’unica risposta, è parte imprescindibile.)

Quando il governo affida toni, parole e significati a ministri che parlano di “tara mentale” o di “codice genetico” che resiste alla parità, significa che non è davvero al lavoro su una strategia di cambiamento culturale, ma su una retorica che giustifica l’immobilismo.

Significa che il discorso pubblico sulle donne, sulla violenza maschile, sulle relazioni di potere è ancora dominato da logiche patriarcali, da mentalità che vedono l’uguaglianza come un ostacolo da “naturalizzare” anziché un obiettivo da costruire.

Significa che chi è vittima di violenza, chi subisce discriminazioni, chi si impegna quotidianamente nella prevenzione, viene ignorato o banalizzato. Perché “non è colpa dell’uomo”, è “il suo DNA”.

Dobbiamo usare parole chiare, senza scuse, per descrivere il fenomeno: violentatori che agiscono in un sistema di potere,

18/11/2025

ALLE RADICI DEL DISAGIO PSICOLOGICO IN ETÀ EVOLUTIVA – ERRORI DA EVITARE

Visto il numero davvero impressionante di persone che ieri sera non sono riuscite a entrare al Teatro La Fenice di Osimo — sold out in pochissimo tempo — ho deciso di riportare qui una sintesi del mio intervento.
Il tema affrontato tocca da vicino moltissime famiglie e mi sembra doveroso renderne accessibili i passaggi principali anche a chi non è riuscito a trovare posto.
Di seguito, dunque, ripercorro i punti essenziali della serata, certa che possano essere di interesse per tutti voi che mi seguite con grande attenzione e partecipazione.
Quando parliamo di disagio psicologico in età evolutiva dobbiamo liberarci subito da una falsa credenza: i bambini non sono “piccoli adulti”, non hanno gli strumenti che abbiamo noi per dare un nome alle loro ferite interiori.

Non spiegano, mostrano.

Non argomentano,mettono in scena.

E spesso, lo fanno in silenzio.
Il disagio non arriva mai all’improvviso, matura piano, si insinua nelle crepe della quotidianità, si alimenta di microtraumi, incoerenze educative, conflitti irrisolti. Cresce in quelle zone d’ombra che gli adulti non guardano, o che preferiscono non vedere.

La radice profonda del malessere, quasi sempre, si trova nella qualità del legame primario.

Un legame insicuro, instabile o emotivamente altalenante non genera semplicemente ansia, genera bambini iperadattati, bambini che imparano presto a “fare i bravi” perché temono di perdere l’amore dell’adulto.
Sono bambini che sembrano perfetti, ordinati, autonomi… ma è un equilibrio costruito sulla paura, non sulla fiducia.

Quando vedi un bambino che non sbaglia mai, chiediti sempre: a quale prezzo?

Accanto a questo, c’è la scuola, un ecosistema potentissimo che spesso intercetta i primi segnali. Un calo improvviso del rendimento, l’isolamento durante l’intervallo, l’aggressività che esplode in classe: tutto questo non parla di “cattiva educazione”, parla di un malessere che non trova parole, e quindi cerca spazio nel comportamento.
I segnali d’allarme sono tanti, evidenti e, allo stesso tempo, facilissimi da ignorare.

Ci sono segnali comportamentali: il bambino che cambia personalità nel giro di pochi mesi; quello che si ritira, quello che diventa oppositivo, quello che regredisce e ricomincia a fare la p**ì a letto o a non voler più dormire da solo.

Ci sono reazioni emotive sproporzionate: crisi di rabbia che sembrano capricci, ma che in realtà sono collassi emotivi di chi non ha più spazio dentro di sé per contenere ciò che prova.

Ci sono indicatori sociali: l’isolamento, la selettività estrema nei rapporti, l’esclusione dai pari, o al contrario la fusione totale con gruppi virtuali che diventano l’unico rifugio possibile.

E poi c’è il corpo, che nei più piccoli è sempre il primo a parlare: mal di pancia, mal di testa, nausea, sintomi ricorrenti che sembrano “niente”, ma che di niente non hanno proprio nulla.

I bambini hanno un linguaggio segreto: quello dei sintomi.

Ed è un linguaggio che chiede disperatamente traduzione.
Ma l’ostacolo più grande non è il disagio dei bambini, sono gli errori degli adulti.
La minimizzazione è il primo.

Quante volte sentiamo dire “passerà”, “è solo stanchezza”, “fa così da un po’, ma poi si calma”?

Ogni volta che un adulto minimizza, il disagio si sedimenta, mette radici, diventa stabile.

Il secondo errore è proiettare.

Spesso gli adulti non guardano il bambino: guardano le loro aspettative.

“Devi essere forte”, “non devi avere paura”, “non devi piangere”.

Ogni “tu devi” è un colpo inferto alla possibilità di autenticità emotiva.
Il terzo errore è la confusione tra disciplina e controllo.

La disciplina educa, il controllo mutila.

Il risultato? Bambini che rispettano le regole fuori, ma dentro si sentono costantemente sbagliati.

Infine, c’è la tecnologia usata come anestetico.

Un tablet messo in mano a un bambino che piange è un cortocircuito educativo: gli insegna che ciò che sente non va ascoltato, ma zittito.

E allora, come facciamo davvero a individuare il disagio?

Servono tre osservazioni fondamentali:

frequenza, intensità, persistenza.

Un comportamento diventa significativo quando cresce in almeno due di queste tre dimensioni.

Non basta un giorno difficile. Ma se quel giorno difficile diventa una settimana, un mese, una fase che non si spiega… allora il campanello è forte e chiaro.

Dobbiamo osservare il bambino in quattro ambienti:

– casa

– scuola

– relazioni tra pari

– mondo digitale

Se un segnale appare in almeno due contesti, non è più un episodio: è un indicatore.
Serve poi imparare a fare domande che aprono mondi:

“Qual è il momento della giornata in cui ti senti più in difficoltà?”

“Se il tuo corpo parlasse, cosa direbbe oggi?”

“Cosa vorresti che gli adulti capissero di te?”

I bambini rispondono, sempre. Ma bisogna parlare la loro lingua.

E c’è un criterio semplice, quasi matematico:

se compaiono almeno tre categorie di segnali (comportamentali, emotivi, relazionali, somatici), è necessario un approfondimento clinico.

Non domani.

Non tra due mesi.

Ora.

Cosa possiamo fare davvero?

Prima di tutto, creare terreno di sicurezza.

I bambini non hanno bisogno di adulti perfetti, hanno bisogno di adulti prevedibili, coerenti, presenti.

Poi dobbiamo aiutarli a nominare le emozioni, perché si regola solo ciò che si sa chiamare. “Ti vedo agitato”, “vedo che sei triste”, “sembri preoccupato”: sono frasi semplici, ma sono finestre che si aprono dentro un bambino.

Dobbiamo abbandonare il mito del “se lo ignoro, passa”: il disagio ignorato oggi diventa un sintomo complesso domani.

E dobbiamo smetterla di accusare la scuola, o di aspettarci che risolva tutto da sola: la scuola è un alleato, non un colpevole.

E poi c’è il momento più difficile ossia riconoscere quando serve aiuto.

Quando il disagio supera le risorse della famiglia.

Quando il bambino regredisce, quando si isola, quando esplode o implode.

Chiedere aiuto non è un fallimento: è un atto di tutela.

Perché un bambino che soffre non chiede mai aiuto a caso.

Il disagio psicologico dei bambini non è un “problema”: è un messaggio.

E ogni messaggio ignorato lascia una cicatrice.

Il nostro compito, come adulti, è intercettarlo prima che si trasformi in comportamento disfunzionale, in rabbia, in isolamento, in autodenigrazione.

Non servono supereroi.

Servono adulti che ascoltano.

Che guardano.

Che non si spaventano di fronte alle emozioni, ma le attraversano insieme ai bambini.

Perché un bambino visto, ascoltato, accolto… è un bambino che può guarire.

E la differenza tra una vita segnata dal disagio e una vita che trova un equilibrio comincia sempre da qui, dall’attenzione.Dall’ascolto. Dal coraggio di non voltarsi dall’altra parte.

Indirizzo

Pontedera

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
14:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 12:00
14:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
14:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 12:00
14:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 12:00
14:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 12:00
14:00 - 18:00

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