Dott.ssa Zamira Dine Psicologa- Psicoterapeuta

Dott.ssa Zamira Dine Psicologa- Psicoterapeuta Mi occupo di Psicoterapia dell'Infanzia, dell'Adolescenza e degli Adulti.

Conduco interventi di psicoterapia e sostegno psicologico in presenza e Online in madre lingua Italiano/Albanese
Svolgo la mia attività presso lo studio a Pisa-Pontedera e Forcoli

25/08/2025

La chiusura del gruppo social in cui oltre 30.000 uomini si scambiavano immagini intime di donne non è un incidente isolato. È il sintomo di una malattia culturale profonda, le cui radici affondano nel terreno fertile del patriarcato e del maschilismo tossico. Per comprendere come un simile orrore possa essere normalizzato, dobbiamo prima guardare all'ideologia che lo nutre, e solo dopo ai meccanismi psicologici che lo amplificano.

IL PATRIARCATO COME MANUALE D'ISTRUZIONI

Questi gruppi non nascono nel vuoto, ma sono l'espressione digitale e tossica di un modello culturale che da secoli insegna agli uomini a definire la propria identità attraverso il dominio. Al centro di questo modello si trova il concetto di mascolinità egemonica, spiegato da Raewyn Connell, che costruisce l'essere "uomo" in opposizione al femminile e attraverso l'esercizio del potere. In questa visione, dove la virilità si misura con la capacità di controllare, la condivisione non consensuale di foto intime diventa un brutale atto di possesso: il corpo della donna viene espropriato e trasformato in un trofeo da esibire al branco per riaffermare un potere maschile fragile e predatorio.

Per esercitare questo controllo senza provare empatia, è necessario un passaggio psicologico centrale: la deumanizzazione. Come ha sottolineato Susan Fiske, questo meccanismo riduce le persone a oggetti, spogliando la donna della sua identità di individuo con una storia, dignità ed emozioni. Diventa così un corpo frammentato, una "cosa" da consumare, giudicare e scartare, e solo in questo modo la violenza smette di essere percepita come tale, perché si agisce su un oggetto e non su un essere umano.

IL CONSENSO CANCELLATO: IL CUORE DELLA VIOLENZA

Dobbiamo essere cristallini su un punto che non ammette ambiguità: il consenso non è un dettaglio, è il netto confine tra un atto di intimità e un atto di violenza. In questi gruppi, ogni singola immagine condivisa rappresenta un confine violato. Il consenso dato in un contesto privato e di fiducia (ad esempio, all'interno di una relazione di coppia) non è un assegno in bianco. Non autorizza in alcun modo la diffusione pubblica di quel materiale. L'atto di prendere quell'immagine e darla in pasto a migliaia di estranei è un tradimento profondo e un'affermazione di potere assoluto: significa comunicare alla vittima che il suo "no", la sua volontà e il suo diritto alla privacy non hanno alcun valore. Si tratta di una violenza psicologica ed emotiva devastante, che cancella l'autonomia della persona e la trasforma in un oggetto a completa disposizione del volere altrui. Non è "leggerezza", è un abuso.

"MIA MOGLIE", "LA MIA RAGAZZA": IL POSSESSO CHE GIUSTIFICA IL TRADIMENTO

Ciò che rende questo fenomeno ancora più inquietante e perverso è che le vittime non erano anonime estranee, ma le proprie compagne, mogli, fidanzate. Il nome stesso del gruppo, "Mia Moglie", è una dichiarazione programmatica. L'aggettivo possessivo "mia" non indica affetto, ma proprietà. Rivela una mentalità patriarcale radicata per cui la partner non è un individuo autonomo, ma un'estensione di sé, un bene di cui si può disporre a piacimento. In quest'ottica distorta, condividere le sue foto intime non è visto come un tradimento della fiducia coniugale, ma come l'esercizio di un diritto di proprietà sul suo corpo. È un atto che si svolge su un doppio binario: da un lato, si cerca la complicità e l'approvazione del branco maschile ("guardate cosa possiedo"), dall'altro si punisce e si umilia la partner, riaffermando il proprio controllo su di lei proprio all'interno della relazione più intima. È la massima espressione di un amore che non è amore, ma dominio.

Il DESIDERIO DELL'UMILIAZIONE

È fondamentale soffermarsi su come la sessualità stessa venga percepita in questi contesti. Quella che vediamo in azione non è espressione di desiderio o di erotismo, ma la sua negazione: è una sessualità usata come arma di potere e linguaggio del dominio. Il punto centrale non è l'attrazione, ma il possesso. Per poter condividere l'immagine di una donna in quel modo, è necessario prima averla spogliata della sua soggettività, trasformandola in un trofeo. Il corpo femminile diventa merce di scambio sociale all'interno del branco maschile, un oggetto da esibire per ottenere approvazione e consolidare il proprio status nel gruppo.

In questo processo, l'intimità originale viene rubata, violata e data in pasto al pubblico ludibrio. Un momento privato, basato sulla fiducia e sul consenso, viene trasformato in un atto di pornificazione e umiliazione di massa. La sessualità cessa di essere un'esperienza di connessione reciproca per diventare uno strumento unilaterale di sottomissione. È la massima espressione di una mascolinità tossica che non sa vivere la relazione se non in termini di conquista e controllo, e che teme una sessualità paritaria basata sul rispetto del desiderio altrui.

IL BRANCO DIGITALE: COME IL GRUPPO AMPLIFICA LA VIOLENZA

Se il patriarcato fornisce il "manuale", il gruppo digitale diventa il "laboratorio" in cui queste dinamiche vengono messe in pratica e potenziate, un luogo dove persone comuni si trasformano in complici di una violenza sistematica. La forza del branco si cementa innanzitutto attraverso la creazione di un "noi" contro un "loro", come spiegato dalla teoria dell'identità sociale di Tajfel: il "noi" degli uomini del gruppo si rafforza proprio umiliando il "loro", le donne ridotte a oggetti. In questo contesto, la condivisione del "bottino" cessa di essere un atto individuale per diventare un rito di appartenenza che consolida la lealtà reciproca. A questo potente meccanismo si aggiunge l'anonimato dello schermo, che assolve e incoraggia.
Mentre la donna diventa un oggetto, un corpo da esibire, l’uomo , senza volto disperde nella chat se stesso. La vastità del gruppo crea un effetto di deindividuazione, come teorizzato da Philip Zimbardo, in cui l'individuo si sente una goccia indistinta in un oceano, perde il senso di responsabilità personale e si sente autorizzato a compiere atti che non oserebbe mai fare da solo, poiché la colpa si dissolve nella massa. Infine, il silenzio delle migliaia di "spettatori" non è stato affatto neutrale. Come dimostra l'effetto testimone di Darley e Latané, più persone assistono a un'ingiustizia, meno ciascuna si sente responsabile di agire. Quel silenzio assordante è stato un'approvazione tacita, il terreno fertile che ha permesso alla violenza di prosperare senza ostacoli.

LA COSCIENZA ADDORMENTATA: "È SOLO UNO SCHERZO"

Infine, come fanno questi uomini a convivere con le proprie azioni? Attraverso il disimpegno morale, come descritto da Albert Bandura. Mettono a tacere la propria coscienza con una serie di auto-giustificazioni: "è solo goliardia", "guardavo soltanto" (minimizzazione), "lo fanno tutti" (diffusione di responsabilità). Questo permette di essere crudeli senza sentirsi crudeli.

DALLA CONSAPEVOLEZZA ALL'AZIONE: IL NOSTRO RUOLO

La chiusura del gruppo è un intervento sul sintomo, non sulla malattia, perché la cultura che l'ha generato è ancora qui, tra noi.

Il primo passo fondamentale è quindi riconoscere le sue radici, smettendo di trattare la violenza di genere come un'emergenza o un raptus isolato per iniziare finalmente a considerarla per quello che è: un problema strutturale. Affrontare un problema di questa portata richiede un intervento culturale altrettanto profondo, che deve partire dall'educare a una mascolinità diversa, promuovendo modelli di identità maschile fondati sul rispetto, l'empatia e la parità. Questo percorso inizia con l'educazione dei figli ma prosegue e si consolida nelle conversazioni quotidiane tra adulti.

Questa trasformazione non può essere delegata, perché la responsabilità è di tutti, qui e ora. È necessario agire e non solo osservare: segnalare, denunciare, uscire dai gruppi tossici e trovare il coraggio di contestare una battuta sessista.
Ogni gesto conta.

-Lo schema della famiglia matriarcale in cui la donna è indispensabile ma dentro le mura domestiche si sta sgretolando: ...
25/08/2025

-Lo schema della famiglia matriarcale in cui la donna è indispensabile ma dentro le mura domestiche si sta sgretolando:

la vera liberazione consiste proprio nel liberarsi dall’idea di dover essere indispensabili per qualcun altro.

-Oggi le donne possono lavorare, costruirsi un futuro autonomo ed essere indispensabili a se stesse.

Perché il gruppo Mia Moglie aveva così tanti iscritti, la psicologa: “Non è perversione, il punto è il potere”.

La psicoanalista Giorgia Fracca spiega quali sono i meccanismi profondi che si nascondono dietro la proliferazione di comunità virtuali come il gruppo Facebook “Mia Moglie” il cui il corpo delle donne è trattato come una merce di scambio o un trofeo da esibire:

“Più che dalla perversione, nascono da un meccanismo di difesa poco elaborato all’emancipazione della donna”.

-Prima che venisse definitamente rimosso da Meta, il gruppo Facebook Mia Moglie, attivo da anni, aveva raggiunto quasi 32.000 iscritti. Fanpage.it lo ha visionato quando era ancora aperto a chiunque.

-Al suo interno circolavano centinaia di foto intime di donne, la maggior parte erano state evidentemente scattate e condivise senza il loro consenso.

-A pubblicarle erano quasi sempre uomini (la maggior parte degli iscritti pubblicavano in anonimato) che si presentavano come i mariti o i compagni delle donne che esponevano a migliaia di sconosciuti.

-Purtroppo Mia moglie non è l'unico gruppo nato sul web dove uomini, di ogni età ed estrazione socio-culturale, si riuniscono ed alimentano a vicenda la loro misoginia, consapevole o meno, poco conta.

-Una recente inchiesta di Fanpage.it ha mostrato cosa succede dentro la comunità Black Pill su Telegram, dove gli uomini dicono apertamente di volere stuprare le Non Persone (NP). Così le chiamano le donne.

-Nonostante ciò, tutt'oggi sotto i post di chi con rabbia e frustrazione ha denunciato il gruppo Mia Moglie, si leggono ancora decine di commenti che negano la gravità di quanto succedeva al suo interno.

-C'è anche chi scrive: "C'ero anch'io, non veniva condiviso niente di che".

-Una nuova forma di fratellanza tra uomini troppo frustrati…

-Come tutti i fenomeni, anche quello che porta alla creazione di queste comunità virtuali misogine è sovradeterminato, nel senso che possono esistere più cause alla base dello stesso comportamento.

-Qualcuno ha definito gli iscritti al gruppo pervertiti o malati.

Ma si può parlare davvero di perversione?

-Allora, in realtà in questo fenomeno io non vedo i tratti della perversione, che ha tutto un altro insieme di significati.

-Quello che vedo sicuramente è un bisogno di riportare la donna al livello di oggetto e quindi di respingerla in una posizione di sottomissione.

Da dove nasce questo bisogno?

*Da sempre, dall’origine della civiltà il corpo della donna è stato rappresentato come un oggetto.

*Potremmo dire che il corpo femminile è stato il primo vero oggetto di scambio:

*alcuni antropologi fanno risalire la nascita della civiltà e la costruzione della società estesa proprio alla pratica da parte degli uomini dell'esogamia, ovvero l’uscita dal clan di appartenenza per scambiare le proprie donne con quelle di altri gruppi.

*Il corpo femminile, dunque, è stato sin dall’inizio concepito come oggetto di transazione, come merce dotata di valore.

Qual è il legame con questi gruppi?

-Con l’emancipazione della donna, molti uomini sentono che stanno perdendo i propri privilegi di uomini bianchi che avevano fino a qualche decennio fa.

-Questo li fa sentire vittime, pur essendo ancora la categoria più privilegiata, e quindi sviluppano un desiderio di rivalsa che può manifestarsi in questo ritorno all'oggettivazione del corpo femminile.

-Le comunità virtuali misogine raccolgono proprio questo senso di privazione di quelli che percepiscono come i loro diritti “naturali” di maschi: sono uno spazio in cui sentono che si stanno riappropriando di questi loro diritti riconquistando il potere sul corpo delle donne.

Perché è così difficile riconoscere alla donna il possesso esclusivo del suo corpo?

-Da sempre la libertà della donna è qualcosa che incute timore:

molte culture antiche rappresentano come inquietante la donna non sottomessa.

-Nelle religioni pre-cristiane ricorre spesso la figura di una divinità femminile distruttiva:

-negli antichi Sumeri, ad esempio, Ishtar era la dea della passione e della distruzione.

-In India la dea Kali rappresenta allo stesso tempo vita e morte.

-Anche figure mitologiche come Medea incarnano l’idea che la ribellione femminile si accompagni sempre alla distruzione.

-La libertà della donna, portatrice di vita, viene percepita anche come portatrice di morte, e quindi come minaccia.

Quindi questi gruppi sono anche un effetto dell’emancipazione femminile?

-Esattamente, negli ultimi decenni l’emancipazione femminile ha rafforzato questo timore verso la donna non sottomessa.

-Le donne non sono più soltanto casalinghe o figure indispensabili alla gestione della famiglia.

-Lo schema della famiglia matriarcale in cui la donna è indispensabile ma dentro le mura domestiche si sta sgretolando:

la vera liberazione consiste proprio nel liberarsi dall’idea di dover essere indispensabili per qualcun altro.

-Oggi le donne possono lavorare, costruirsi un futuro autonomo ed essere indispensabili a se stesse.

Questi gruppi sembrano essere accomunati da una sorta di omertà. Da dove nasce?

*Questo cambiamento spaventa molti uomini e li porta a voler fare gruppo.

-In queste comunità, e il caso dei 32.000 iscritti su Mia moglie è esemplare, c’è infatti uno spirito di fratellanza, di un orda primordiale in cui la regola della civiltà di portare rispetto alla donna salta.

*Più che di una perversione stiamo parlando di un meccanismo di difesa poco elaborato alla paura che la donna emancipata possa distruggere quel sistema identitario che sentono minacciato e il modo per difenderlo è esercitare il controllo sul corpo delle donne.

-Non a caso, uno dei primi diritti messi in discussione nell’America trumpiana – e Trump è stato votato anche per queso – è stato quello all’aborto:

la limitazione dell’autodeterminazione femminile si realizza per prima cosa riaffermando il controllo maschile sul corpo delle donne.

-Diversi uomini hanno commentato il caso Mia moglie dicendo che le donne su OnlyFans hanno contribuito a questi fenomeni. Eppure la differenza è evidente: qui non sono le donne ad aver scelto.

-In realtà questo ragionamento è la prova di quello che stiamo dicendo.

*Se il corpo della donna è considerato un oggetto di valore, che sia io donna a disporne, ovvero ad avere potere su di esso, è molto diverso dalla situazione in cui è un uomo a credere di avere potere sul mio corpo perché mi ha sposata o semplicemente mi ha portato a cena fuori.

*Quello che questi uomini non riescono ad accettare è la libertà delle donne di disporre del proprio corpo.

-Ma c’è anche chi invece dice che in fondo erano solo foto pubblicate così per goliardia.

-Chi non vede la gravità è perché non riesce a vedere la persona oltre al corpo.

-Questa difficoltà a riconoscere la gravità del fenomeno mette in luce la fatica che fanno gli uomini, anche contemporanei, a capire e a riconoscere che dietro il corpo di una donna c’è una persona.

-Nel loro modo di percepire la realtà, in fondo, non è così grave scherzare con il corpo femminile perché non è altro che un oggetto e un oggetto non si offende, non ha emozioni o una dignità.

Fanpage.it

Nella foto la psicoanalista Giorgia Fracca.

13/08/2025

📢 Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi informa che, a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale Salute–MEF e della successiva comunicazione dell’INPS, d’intesa con il Ministero della Salute, le domande per il Bonus Psicologo 2025 potranno essere presentate dal 15 settembre al 14 novembre 2025.

Il contributo è destinato ai cittadini con ISEE in corso di validità non superiore ai 50.000 euro e sostiene le spese per sessioni di psicoterapia, riconoscendo fino a 50 euro per seduta, per un massimo di 1.500 euro per beneficiario.

Il bonus, che può essere utilizzato una sola volta, è valido presso psicologi psicoterapeuti privati regolarmente iscritti all’Albo degli Psicologi e presenti nell’elenco dei professionisti che hanno aderito all’iniziativa comunicandolo al CNOP.

La domanda può essere presentata annualmente, online sul portale www.inps.it, dove sono disponibili tutte le informazioni su requisiti, modalità e importi.

🟢Mi chiamo Zamira Dine e sono Psicologa LAUREATA IN PSICOLOGIA CLINICA E DELLA SALUTE presso l’Università degli studi di...
07/07/2025

🟢Mi chiamo Zamira Dine e sono Psicologa LAUREATA IN PSICOLOGIA CLINICA E DELLA SALUTE presso l’Università degli studi di Firenze e sono SPECIALIZZATA IN PSICOTERAPIA presso la Scuola di Specializzazione di Psicoterapia ad indirizzo Analitico Transazionale presso Performat srl nella sede di Pisa.

🔵Inoltre, mi sono specializzata in PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA DELL’INFANZIA E ADOLESCENZA che mi ha consentito di arricchire le mie competenze cliniche relative alla gestione dei colloqui e all’intervento terapeutico con bambini, adolescenti e famiglie.

🟡Sono iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana con il numero 8201.

🔴Nell’ambito clinico mi occupo di interventi di psicoterapia, consulenza e sostegno psicologico per l’individuo e la coppia. In particolare, seguo bambini in età scolare, adolescenti e adulti in un setting individuale e di gruppo: colloqui psicologici clinici focalizzati sul benessere psicofisico, sulla conoscenza di sé, sull’ incremento dell’ autostima e delle potenzialità, sul miglioramento delle capacità di comunicazione e relazione in diversi ambiti, come quello scolastico, familiare, di coppia, amicale e lavorativo.

🟣 Sempre nell’ambito clinico mi occupo anche di problematiche legate a:
👉 disturbi correlati prevalentemente all’ansia,
👉disturbi correlati a eventi di vita e a condizioni stressanti,
👉disturbi da sintomi somatici,
👉disturbi dell’umore,
👉disturbi della nutrizione e dell’alimentazione,
👉disturbi del ritmo sonno – veglia,
👉terapie rivolte alle coppie che stanno vivendo difficoltà di tipo emotivo, relazionale e sessuale,
👉difficoltà emotive e comportamentali del bambino e adolescente,
👉sostegno alla genitorialità,
👉tematiche legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale,
👉stress da lavoro correlato e Burn-Out.

🍀Sono in continua formazione e supervisione per garantire la migliore preparazione alle persone che richiedono sostegno psicologico. Partecipo annualmente a diversi convegni nell’area della psicoterapia e della neuropsicologia.

🟠Svolgo la mia attività privatamente come Psicologa e Psicoterapeuta a Pisa, Pontedera e Forcoli.

🇮🇹 🇦🇱 Conduco interventi di psicoterapia, consulenza e sostegno psicologico in presenza e Online in madre lingua Italiano & Albanese.

Per Informazioni & Appuntamento
📞 Cell: 3319426959
📧 Mail: zamiradine@gmail.com

“C’è una storia nella vita di tutti gli uomini.”William Shakespeare
07/07/2025

“C’è una storia nella vita di tutti gli uomini.”
William Shakespeare

il Bianconiglio di "Alice in Wonderland". «Ma tu mi ami?» chiese Alice.«No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio.Alice c...
13/05/2025

il Bianconiglio di "Alice in Wonderland".

«Ma tu mi ami?» chiese Alice.
«No, non ti amo.» rispose il Bianconiglio.

Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.

«Ecco, vedi? - disse il Bianconiglio - Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesci a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno dei giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.
La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa.
Perciò, Alice no, non ti amo.
Non posso farlo.»

27/03/2025
24/03/2025
Dormire male ci rende meno capaci di connettersi con gli altri.
14/03/2025

Dormire male ci rende meno capaci di connettersi con gli altri.

“Come possiamo godere dei nostri passi se la nostra attenzione è rivolta a tutto quel chiacchiericcio mentale? È importa...
01/11/2024

“Come possiamo godere dei nostri passi se la nostra attenzione è rivolta a tutto quel chiacchiericcio mentale? È importante diventare consapevoli di cosa sentiamo, non solo di cosa pensiamo. Quando tocchiamo il terreno con il piede dovremmo riuscire a sentire il piede che entra in contatto con esso. Quando lo facciamo possiamo provare un’enorme gioia nel semplice fatto di poter camminare.”
Thich Nhat Hanh

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Mi chiamo Zamira Dine e sono Psicologa Laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli studi di Firenze e sono Specializzata in Psicoterapia dell’infanzia, adolescenza e adulti presso la Scuola di Specializzazione di Psicoterapia ad indirizzo Analitico Transazionale presso Performat srl nella sede di Pisa.

Sono iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana con il numero 8201.

Svolgo la mia attività professionale in ambito clinico e nel campo della formazione.