11/02/2026
𝐏𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐫𝐭𝐢 (𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐫𝐜𝐢), 𝐜𝐚𝐫𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞.
Già un anno è passato (o volato?) dallo scorso 11 febbraio, data in cui scrissi questo post.
Post che ripubblico per non dimenticarti ma, anche, per non dimenticarci.
Non dimenticarci che siamo umani, fatti di carne ma anche di spirito.
Che il nostro mestiere è sempre più difficile, stressante, rischioso.
Che ciò che è capitato a te, potrebbe capitare a chiunque.
E quando ci ripenso, 𝒕𝒊 ripenso, mi pervade un senso di freddo, vuoto, buio e solitudine che, forse, hai provato pure tu, prima di lasciarci per sempre.
* * *
𝐓𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐮𝐠𝐮𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐛𝐮𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐚𝐧𝐧𝐨, 𝐜𝐚𝐫𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞.
Sto chiacchierando con mia moglie nella sala d’attesa dell’ospedale di Pordenone aspettando che ci chiamino per una visita di controllo di una delle nostre figlie quando mi fa: “hai sentito del neonato morto e del medico che si è tolto la vita?”
Istantaneamente mi trovo con la testa in sala parto, in uno di quei parti difficili dove l’imprevedibile prende il sopravvento su tutto e tutti e dove, nonostante la preparazione e il perfetto tempismo dei professionisti presenti, qualcosa 𝑝𝑢𝑜̀ andare storto.
Sono così immedesimato che sono 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 debba trattarsi di un Collega pediatra.
Vado su Google e digito: medico+neonato+suicidio.
Mi compare un lungo elenco di titoli di giornale recentissimi dove, lì per lì e leggendo “𝐠𝐢𝐧𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐨”, tiro un amaro sospiro di sollievo.
Non si tratta di un pediatra!
Ma che pensiero id**ta!, penso subito dopo. Un Collega si è tolto la vita!
Vado oltre: “𝐠𝐢𝐧𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐨, 𝐃𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚𝐧𝐨, 𝟑𝟗 𝐚𝐧𝐧𝐢”.
Mi si ghiaccia il sangue nelle vene.
“Giuseppe!”
Esclamo dentro me in silenzio.
Non posso credere possa essere tu.
Non 𝑝𝑢𝑜𝑖 essere tu.
Apro un articolo a caso e mi compare il tuo volto esattamente come lo ricordavo l’ultima volta che ci siamo visti e salutati in un ospedale disperso dell’Alto Adige, pochi mesi fa: da lì a poco ti saresti trasferito con Federica a Desenzano, per un nuovo capitolo della vostra vita insieme.
Quel tuo volto sempre sorridente, disteso, accogliente, come in quella foto.
Quel tuo sguardo buono di chi è buono per davvero, come in quella foto.
Leggo con fatica l’accaduto o meglio, ciò che i giornalisti riportano dell’accaduto.
Non mi capacito.
Tu con la tua esperienza breve ma intensa, maturata all’estero e anche in un ospedale africano dove ne hai viste di tutti i colori.
Quel Paese dove l’economia locale si basa sulla lavorazione di un fiore che viene poi impiegato per estrarre un olio essenziale pregiatissimo e costosissimo, venduto alle più importanti case del profumo del mondo.
Come si chiama quel fiore, Giuseppe, che non ricordo?
Mi tornano in mente le chiacchierate in cucina, le pizze condivise (che poi l’ultima volta avevi offerto tu; e ora come faccio a sdebitarmi?), e quella pasta strepitosa di cui in questo momento ricordo solo i datterini gialli che ci stavano da Dio e che avevi preparato per tutti noi quando eri reperibile e avresti potuto impiegare diversamente il tuo tempo “libero”.
Penso a quanto siamo 𝑓𝑟𝑎𝑔𝑖𝑙𝑖.
A come il nostro mestiere ci possa mettere emotivamente a durissima prova, specie in quelle circostanze imprevedibili dove ginecologo e neonatologo corrono la staffetta della vita, uno appresso all’altro, che ha come obiettivo finale il benessere del nascituro (e della mamma).
Ma dove qualcosa 𝑝𝑢𝑜̀ andare 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑡𝑜.
Anche se ne hai viste e gestite di tutti i colori e, come te, sei aggiornato e conosci per filo e per segno le più recenti linee guida, di cui capitava di parlare tra una visita e l’altra, tra un parto e l’altro.
Ora qualcuno che mai è entrato in una sala parto e che nulla sa di cosa significhi gestire quelle situazioni al limite tra la vita e la morte, dovrà decidere se tu e gli altri professionisti presenti abbiate o meno delle 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑒.
E disquisiranno a posteriori di cesarei negati e di ventose non indicate.
A tavolino.
Manco fosse la moviola di una inutile partita di calcio.
Che questa tragedia accenda una buona volta i riflettori su un mestiere, quello di medico, in Italia bistrattato, sottopagato, ed esposto a qualunque tipo di rivalsa da parte dei pazienti, a torto e a ragione.
𝐓𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐮𝐠𝐮𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐛𝐮𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐚𝐧𝐧𝐨, 𝐜𝐚𝐫𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞.
E un abbraccio gigantesco a Federica, per quel che può valere.
Giorgio
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L’hanno trovato il colpevole, Giuseppe?
https://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/giuseppe-perticone-ginecologo-suicidio-yxlmr8wf
𝑃𝑜𝑠𝑡 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝐴𝐼.