Psicologia-pordenone-udine

Psicologia-pordenone-udine Se sei arrivato/a fin qui è perché cerchi uno psicologo, magari ne hai già provati tanti, o è la prima volta. Psicologo operante online e di persona

Scegliere me vuol dire affidarsi a un professionista che ha dedicato molti anni della propria vita alla ricerca nel campo dei disagi emotivi.

19/10/2025

In Danimarca, alcuni villaggi per anziani rappresentano un modello che cambia la concezione tradizionale della terza età.

Si tratta del Senior CoHousing, comunità dove ogni residente over 60 è non solo abitante, ma anche co-gestore del proprio luogo di vita.

Gli ospiti vivono in alloggi indipendenti e condividono cucine, sale hobby, orti e officine.

Il vero fulcro è la gestione collettiva: regole di convivenza, budget, spese e attività vengono decise insieme in assemblee.

Non c’è un gestore esterno. La partecipazione ai compiti comuni come pulizia, manutenzione e preparazione dei pasti è obbligatoria per tutti.

Un momento centrale è la grande assemblea annuale in cui si vota se proseguire con la comunità o scioglierla, lasciando la libertà a ciascuno di tornare a vivere da solo.

Questa regola rende la coesione una scelta consapevole e non imposta.

Il modello, nato dal lavoro di cooperative e gruppi d’acquisto solidali, ha dimostrato risultati concreti: riduce la solitudine, i costi di assistenza pubblica e migliora il benessere psicofisico degli anziani.

L’esperienza danese ha ispirato realtà simili in Italia, come le case condivise di Figino a Milano e Lucca, e in Francia con le cooperative “Vivre Ensemble”, dove anziani e giovani vivono insieme costruendo reti di mutuo aiuto quotidiano.

Non si tratta solo di un luogo dove vivere, ma di un progetto di autonomia e responsabilità condivisa.

Dunque, la vera indipendenza per questi anziani nordici è la libertà di scegliere insieme, ogni anno, se rimanere uniti o separarsi senza rimpianti.

💁‍♂️ I fatti chiave in breve
👉 In Danimarca gli anziani sono gestori e abitanti
👉 Ogni anno si vota per continuare o sciogliere la comunità
👉 Il modello riduce solitudine e costi, aumenta il benessere
👉 Esperienze analoghe in Italia e Francia

13/10/2025
12/10/2025

Gustave Le Bon, con la sua opera "Psicologia delle F***e", ha lasciato un'impronta indelebile nel campo della psicologia sociale e della filosofia. Pubblicato per la prima volta nel 1895, questo testo è diventato un punto di riferimento per chiunque desideri esplorare le dinamiche complesse che governano il comportamento collettivo.

La profondità di "Psicologia delle F***e" risiede nella sua capacità di trascendere il tempo. Le Bon esamina con acume le caratteristiche delle f***e, delineando come queste possano essere guidate da impulsi emotivi piuttosto che dalla razionalità. La sua analisi si estende alle credenze e opinioni delle masse, evidenziando la loro variabilità e la facilità con cui possono essere influenzate da figure carismatiche.

Il libro è strutturato in tre parti principali. Nella prima, Le Bon si concentra sulle caratteristiche generali delle f***e, esplorando la loro psicologia e i meccanismi attraverso i quali si formano le opinioni collettive. La seconda parte si addentra nelle opinioni e credenze delle f***e, mentre la terza classifica le f***e in omogenee ed eterogenee, approfondendo concetti come civiltà, razza, setta, classe e casta.

Le Bon non si limita a una mera descrizione; egli offre anche una critica penetrante delle f***e, ritenendole responsabili di atti di grande eroismo quanto di terribili atrocità. La sua visione è ambivalente: da un lato, le f***e possono essere fonte di progresso e cambiamento, dall'altro possono portare alla distruzione e alla decadenza.

La rilevanza di "Psicologia delle F***e" si estende ben oltre il contesto storico in cui è stata scritta. Le Bon anticipa concetti che oggi troviamo nella psicologia moderna, come l'inconscio collettivo e il fenomeno della suggestione. La sua opera è stata studiata da figure storiche come Hi**er, Mussolini e Stalin, che hanno utilizzato le tecniche di persuasione e assoggettamento delle f***e descritte da Le Bon per i loro scopi politici.

Un'opera che continua a stimolare riflessioni profonde sulla natura umana e sul potere delle masse. La sua lettura è essenziale per chiunque sia interessato a comprendere le forze psicologiche che muovono le società e a riflettere sulle implicazioni etiche e morali che ne derivano.

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12/10/2025

OTTO KERNBERG E L’IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA

Otto Kernberg è uno degli psicoanalisti contemporanei più noti ed autorevoli. Affermatosi come una figura di riferimento della psicoanalisi nordamericana, Kernberg è noto per le sue ricerche nell’ambito della clinica psicoanalitica degli stati borderline.

La psicoanalisi di Kernberg rappresenta una sintesi originale tra psicologia dell’io, psicologia delle relazioni oggettuali e teoria del narcisismo. Uno degli aspetti teorici più studiati da Kernberg è il concetto di “identificazione proiettiva”.

La proiezione è un fenomeno studiato già dalla prima generazione di psicoanalisti. Sono stati in particolare Ferenczi e Freud a dedicare i primi studi sul tema.

Secondo Kernberg,
“l’identificazione proiettiva è un meccanismo di difesa primitiva. Il soggetto proietta un’esperienza intrapsichiche intollerabile su un oggetto.”

La proiezione è una difesa rispetto a un contenuto emotivo intrapsichico, considerato intollerabile. Proiettarlo ristabilisce la coerenza interna della psiche, offrendo un’esperienza rassicurante di solidità.

Osserva Kernberg:
“la proiezione stessa, che è una forma più matura di difesa, consiste innanzitutto nel rimuovere l’esperienza intollerabile, quindi nel proiettarla sull’oggetto e, infine, nel separarsi o nel distanziarsi dall’oggetto per rafforzare il tentativo di difesa.”

Kernberg sottolinea la natura separata e fondamentalmente fobica della difesa come mezzo per garantire la sopravvivenza della psiche davanti ad un conflitto intollerabile.

Secondo lo psicanalista cresciuto in Cile, l’identificazione proiettiva sarebbe un meccanismo tipico dell’organizzazione borderline di personalità, tanto da indicarla come elemento prevalente del loro funzionamento e del transfert che riescono a stabilire nel corso del trattamento.

Il prevalere della sola proiezione rimanderebbe a un funzionamento nevrotico, il prevalere dell’identificazione proiettiva avrebbe invece a che fare con una maggiore debolezza dei confini dell’io, profondamente perturbati dai meccanismi di proiezione ed in introiezione.

Anche Melanie Klein aveva sottolineato la natura fondamentalmente violenta dell’identificazione proiettiva, considerandola un processo adeguato solo nelle prime fasi di vita.

Questo concetto oggi rischia di soffocare la fondamentale riflessione clinica sul controtransfert, spingendo i clinici ad attribuire al paziente i propri vissuti come effetto delle loro proiezioni. Questo è molto pericoloso perché determina sostanzialmente una sottrazione dell’analista rispetto alla responsabilità di lavorare sui propri punti ciechi, come sottolineato già da Freud.

L’articolo completo e disponibile sul sito.

Per approfondire:
-Otto Kernberg – “Teoria della reazione oggettuale e clinica psicoanalitica”;
-Otto Kernberg – “Proiezione e identificazione proiettiva: aspetti evolutivi clinici”;
-Thomas H. Ogden – “Sull’identificazione proiettiva”.

08/09/2025

Your Body Remembers What Your Childhood Nervous System Felt

Researchers revealed a fascinating connection between our childhood experiences and our adult bodies. A new study shows that the patterns and signals formed by the nervous system in early life leave lasting imprints that continue to influence the way our bodies function decades later. These neural “memories” are not just in the brain—they are embedded in muscles, organs, and even immune responses, silently carrying the story of our earliest experiences.

The implications are profound. Childhood stress, trauma, or even nurturing environments can shape how we respond to stress, regulate emotions, and maintain physical health as adults. For instance, early exposure to chronic stress may affect heart rate, digestion, and immune resilience long after the triggering events have passed. Conversely, positive childhood experiences can strengthen neural pathways that support emotional stability, learning, and overall wellbeing.

This research challenges the long-held assumption that our adult bodies are entirely separate from our early experiences. Instead, it highlights a deeply interconnected system where mind and body continuously communicate, reminding us that healing and personal growth may involve more than just addressing the present, it may require understanding and nurturing the echoes of our past.

By recognising that our bodies carry the story of our childhood nervous system, we gain new tools for health, self-awareness, and emotional resilience. Every ache, tension, or reaction may hold a clue about the life we lived and the ways we can shape a healthier future.

13/08/2025
30/07/2025
30/07/2025

Indirizzo

Pordenone
33170

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:30
Martedì 11:15 - 21:30
Mercoledì 09:00 - 12:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 12:00

Telefono

+393284157074

Sito Web

http://www.denistam.com/

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