Silvia Di Stefano - Psicologa Psicoterapeuta

Silvia Di Stefano - Psicologa Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Silvia Di Stefano - Psicologa Psicoterapeuta, Psicologo, Viale Martelli 11, Pordenone.

Studio di Psicologia e Psicoterapia

Consulenza e sostegno per persone, coppie, famiglie che attraversano momenti di difficoltà.

* Approccio Sistemico Familiare e Relazionale
* EMDR
* Lavoro sul Trauma
* Teoria Polivagale
* Neuroscienze

Sono 5 minuti che cerco di scrivere una didascalia a questo video. Rinuncio, dico solo 🤩🤩
19/04/2023

Sono 5 minuti che cerco di scrivere una didascalia a questo video. Rinuncio, dico solo 🤩🤩

Negli ultimi anni ho iniziato a parlare più liberamente delle mie neurodivergenze, ma non ne ho mai fatto un elenco completo. Ho voluto farlo in questo video...

COME AIUTARE UNA PERSONA A CALMARSI (3/4)⠀Come dicevo nello scorso post (è passato un po', sorry!), i mammiferi sono ani...
12/04/2021

COME AIUTARE UNA PERSONA A CALMARSI (3/4)

Come dicevo nello scorso post (è passato un po', sorry!), i mammiferi sono animali sociali. Questo vuol dire appunto che siamo progettati per vivere assieme ad altri esseri umani, non sono perchè è più bello, ma perché, nel tempo in cui ci siamo evoluti, ci dava maggiori possibilità di sopravvivere.

I mammiferi imparano come gestire le loro emozioni attraverso la guida delle persone accanto a noi. Come dicevamo nello scorso post, questa si chiama co-regolazione.
Normalmente, nel tempo impariamo a regolarci da soli, ma a volte, quando non ci riusciamo, l'aiuto di un altro essere umano rassicurante può essere utile.

Per esempio, quando siamo in uno stato di agitazione, potremmo aver bisogno di fare dei respiri profondi, ma, poichè siamo molto agitati, potremmo non riuscire ad afferrare le indicazioni sul respiro che ci dà la persona che ci vuole aiutare, proprio non ci riusciamo ad eseguire nulla.

Ecco quindi che per aiutare qualcuno molto agitato a tranquillizzarsi, può non essere utile dirgli di respirare, sebbene ne abbia bisogno. Possiamo però aiutarli facendolo noi stessi: mentre inspiriamo ed espiriamo, la persona vicino a noi si sentirà naturalmente invitata a fare lo stesso, aiutandosi con il ritmo del nostro respiro: siamo predisposti per natura a rispecchiare la regolazione emotiva degli altri umani.

A volte, proprio per questo ci possiamo anche trovare a rispecchiare la persona agitata che abbiamo davanti ("Calmati, se fai così mi fai agitare!").

E' in questi momenti che ci dobbiamo ricentrare, regolare, ricordare che per essere d'aiuto a qualcuno che si deve calmare, dobbiamo trasmettere calma.

Proviamo allora a fermarci, fare un passo indietro, se necessario allontanandoci (condividendolo con la persona, che non deve sentirsi abbandonata).

Chiediamoci: com'è il nostro respiro? Dov'è il respiro nel corpo in questo momento? Come sta il nostro corpo? Cosa stiamo sentendo?
Con queste domande aiutiamo il nostro stesso corpo a calmarsi, a concentrarsi sulle sensazioni presenti, ritornando "qui ed ora".

Solo quando saremo tranquilli, potremo essere d'aiuto.

Una serie di eventi pensata assieme alla collega Giulia Mariutti Psicologa Pordenone, per mettere insieme e condividere ...
10/04/2021

Una serie di eventi pensata assieme alla collega Giulia Mariutti Psicologa Pordenone, per mettere insieme e condividere riflessioni ed esperienze che ci hanno colpito in questi ultimi mesi.

L'esperienza del ricovero in un reparto COVID è diversa da ogni altra, sia dal punto di vista di chi l'ha vissuta come paziente che dal punto di vista dei familiari dei ricoverati e, non ultimi, degli operatori sanitari che tutti i giorni ci lavorano.

E' un mondo a sé di cui si parla poco, su cui non si vuole e non si riesce a dire molto.

Sappiamo però che le emozioni, i pensieri e le paure imbottigliati e messi in un cassetto spesso poi ritornano a trovarci in altre forme, sia psicologiche che fisiche.

Abbiamo pensato a questi incontri come ad un momento in cui parlarne, mettere ordine e condividere quelle che sono le nostre riflessioni come psicologhe, ma anche come spazio dove ascoltare e dare dignità alle esperienze di chi ha vissuto in prima persona, sia per sè che per una persona cara, un ricovero in un reparto per pazienti COVID.

Per iscriversi o avere informazioni mandare una mail a studio.distefanomariutti@gmail.com oppure compilare il modulo
https://forms.gle/PSmEmKxa2HXQFxwN7

Cose che ti dice la tua terapeuta (6)⠀Questo post mi è particolarmente caro, e non solo perchè dà il nome a questa pagin...
07/04/2021

Cose che ti dice la tua terapeuta (6)

Questo post mi è particolarmente caro, e non solo perchè dà il nome a questa pagina.

L'idea del riuscire "stare" con le cose che ci succedono in un determinato momento, emozioni, sensazioni fisiche, pensieri disturbanti è quanto di più prezioso si cerca di imparare (e trasmettere) in terapia.

Nel pensiero che sta dietro agli approcci di meditazione basati sulla mindfulness si insiste spesso sull'impossibilità di controllare i nostri pensieri e le nostre sensazioni e di imparare ad osservarli andare e ve**re, senza giudicare nè loro nè noi che li proviamo.

Seppure non li possiamo controllare, quello che ci raccontano mentre vanno e vengono è estremamente importante: come stiamo ORA, mentre tocchiamo argomenti difficili, pensiamo a momenti faticosi, a cose che non vogliamo ricordare e a cui non vogliamo pensare, riflettiamo su parti di noi che non ci piacciono per niente, è davvero fondamentale, perchè quando impariamo a stare in quelle sensazioni difficili togliamo loro il potere di controllare il nostro presente.

Chiaramente, non si tratta di una cosa semplice nè immediata: chi si impegna in un percorso di terapia lo sa, quanto è faticoso, quanto spesso serva stare male per poter stare meglio, quanto lavoro duro serva per vedere quello stare male non sparire, ma allontanarsi fino a perdere importanza.

Stare sul presente, sul qui ed ora, è anche alla base dell'EMDR, tecnica di lavoro con il trauma. Chi ha mai fatto una seduta EMDR sentirà come familiari le parole "stai su questo", perchè il lavoro dell'EMDR è (soprattutto) sfruttare le reti di memoria usando il presente per elaborare il passato: ciò che senti ora, mentre la terapeuta muove le dita, tutto quello che ti passa per la mente è parte dell'elaborazione del trauma.

Gli americani spesso ne parlano nei termini di "sit with it", sedersi con queste sensazioni spiacevoli, piano piano, fino a starci comodi, come a volercisi bere un thé.

Ed è davvero, per me, uno dei fini ultimi della terapia.

Avete mai sentito dire che una buona rete di supporto è la migliore protezione contro i traumi? Ma che cosa significa es...
29/03/2021

Avete mai sentito dire che una buona rete di supporto è la migliore protezione contro i traumi? Ma che cosa significa esattamente, e perché?

La più potente risorsa contro il trauma è la sensazione di sicurezza stessa: sicurezza e terrore sono incompatibili.

Niente ci calma come la voce rassicurante e l'abbraccio deciso di qualcuno di cui ci fidiamo.

Per guarire la nostra mente e il nostro corpo hanno bisogno di sapere che ci si può lasciare andare, poiché si è al sicuro.

Per questo dopo un trauma acuto, come un'aggressione, un'incidente la prima cosa che la persona sopravvissuta richiede è la presenza di altre persone, voci, volti familiari, un posto protetto e sicuro dove dormire, contatto fisico.

Nei protocolli d'emergenza dopo un disastro naturale (e non), un'azione chiave è sempre riunire le persone ai propri cari in un posto che possano percepire come sicuro.

La guarigione dal trauma passa per le relazioni: una relazione che dia sicurezza emotiva e fisica, senza giudizio, vergogna o rimprovero, permette di avere il coraggio di tollerare, affrontare, elaborare la realtà di ciò che è successo.

Ma come accade?

Siamo esseri umani: la maggior parte del cablaggio del nostro cervello è stata messa a punto proprio per potersi sintonizzare con altri esseri umani. I mammiferi sono letteralmente costruiti per vivere in relazione con gli altri.

Ed è per questo che la guarigione dal trauma deve passare per una riconnessione con altri esseri umani: è ritrovando nelle nostre relazioni (anche in una sola, per esempio quella con il proprio terapeuta!) un senso di sicurezza tale da poterci aprire sentendoci capiti, che possiamo affrontare quello che ci è successo.









[cfr. BVK - Il corpo accusa il colpo]

“Innanzitutto è opportuno evitare di contrapporre, in un momento di emergenza come questo, la scuola in presenza e la sc...
15/03/2021

“Innanzitutto è opportuno evitare di contrapporre, in un momento di emergenza come questo, la scuola in presenza e la scuola a distanza: ovvio che le due modalità didattiche non sono sovrapponibili, ma attenzione a non alimentare battaglie le cui conseguenze finiscono per scaricarsi sui figli che, invece, necessitano di essere aiutati e affiancati in un clima il più sereno possibile e senza lotte.
Ciò che conta è “far capire ai bambini che anche la scuola da remoto è scuola, appunto, in modo che questo periodo non venga vissuto come un’anticipazione della sospensione pasquale, ma sia considerato a tutti gli effetti una prosecuzione sotto altra veste dell’impegno scolastico."

Per almeno due settimane anche la maggior parte degli studenti del FVG ritornerà al cento per cento a seguire le lezioni da casa, inclusi gli alunni delle primarie: l'Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia interviene per indicare alcuni orientamenti che possono essere seguiti dai genitori...

“Il principio fondamentale da cui partivamo era che l’educazione sulle droghe non funziona, perché nessuno vi presta att...
27/12/2020

“Il principio fondamentale da cui partivamo era che l’educazione sulle droghe non funziona, perché nessuno vi presta attenzione. Servono delle strategie comportamentali per agire sulla base di quelle informazioni”

"L’approccio islandese, per cui i genitori, la scuola e la comunità devono agire collettivamente per supportare i propri ragazzi, e secondo il quale genitori e tutori devono rimanere coinvolti nella vita dei giovani adulti. "

Sembra che a Reykjavik abbiano trovato una soluzione all'abuso di sostanze tra i più giovani, ma pochi altri Paesi vogliono seguirne l'esempio

COME AIUTARE UNA PERSONA A CALMARSI (2/4)⠀⠀I mammiferi sono naturalmente predisposti per la vita in gruppo: senza social...
09/09/2020

COME AIUTARE UNA PERSONA A CALMARSI (2/4)
⠀⠀
I mammiferi sono naturalmente predisposti per la vita in gruppo: senza socialità le possibilità di sopravvivere sono molte meno.

Per noi umani ancora di più, vivere e relazionarci con le altre persone è fondamentale per la sopravvivenza.

Quando nasciamo non sappiamo bene come gestire le emozioni. Attraverso le persone che si prendono cura di noi impariamo a farlo, nel bene e nel male.

Da chi ci circonda impariamo a capire che cosa è pericoloso, quando preoccuparci e quando invece possiamo stare tranquilli perchè siamo al sicuro.

Questo processo si chiama co-regolazione, regolare le emozioni attraverso le altre persone e nel tempo pone le basi perchè possiamo imparare a regolarci da soli, attraverso l'autoregolazione.

La co-regolazione delle emozioni però rimane una parte importante di come funzioniamo: pensiamo a quando siamo arrabbiati, tristi, agitati, tutti abbiamo qualcuno che riesce ad aiutarci a calmarci.

Veniamo allora all'aiutare qualcuno che è agitato, arrabbiato, impaurito, a tranquillizzarsi.

Il nostro corpo emana un messaggio e quello che vogliamo è che sia un messaggio di tranquillità, così che venga recepito dal sistema nervoso dell'altra persona e la aiuti ad abbassare la sua attivazione.

Per trasmettere una sensazione di calma dobbiamo sintonizzarci con la persona, così che possa assorbire il messaggio "Sei al sicuro, puoi permetterti di tranquillizzarti".

Per fare questo possiamo toccarla in modo leggero, per esempio sulla schiena o su un braccio, chiedendo sempre se va bene e accettando se la persona chiede di non toccarla.

Cerchiamo di guardarla negli occhi, almeno per brevi momenti se non tutto il tempo, mantenere il contatto oculare aiuta moltissimo a calmare una persona, la spinge a sintonizzarsi con noi e a lasciarsi guidare nella regolazione delle sue emozioni e della sua attivazione psicofisica.

Usare un tono calmo, infine, è fondamentale. La voce, così come il contatto oculare, è molto potente per aiutare la sintonizzazione.

Il grosso del lavoro lo fa il contatto umano, dobbiamo solo ricordarci di essere lo specchio delle emozioni che vogliamo trasmettere.

Le reazioni traumatiche spesso sono (apparentemente) senza senso.⠀I trigger, quei segnali che innescano una risposta tra...
30/08/2020

Le reazioni traumatiche spesso sono (apparentemente) senza senso.

I trigger, quei segnali che innescano una risposta traumatica, possono essere di molti tipi diversi, così come ognuno di noi è diverso e vive le sue esperienze in un modo unico, suo.

Non sempre è chiaro che cosa faccia da trigger per noi, ma è proprio analizzando i trigger che fanno partire dei comportamenti di cui possiamo pentirci o che non riusciamo a spiegarci completamente (come per esempio uno scatto di rabbia o una cosa che ci dà un terribile fastidio e nemmeno noi sappiamo perchè), che diamo un senso a queste reazioni.

Per questo quando ci ritroviamo a scattare perchè un collega ci ha detto due parole di troppo, a piangere per un film che non è nemmeno triste, ad sentirci fortemente in ansia quando non c'è nulla per cui essere in ansia, dobbiamo esercitarci semplicemente a notarlo, farci caso.

Iniziare a notare quando ci accade di mettere in atto comportamenti che poi ci lasciano perplessi, a disagio, che ci fanno sentire subito in colpa, è fondamentale per capire a che cosa siano collegati: che cosa stava succedendo in quel momento intorno a noi? a che cosa abbiamo pensato? In quali altri momenti ci siamo sentiti nello stesso modo?

Conoscere quello che dal profondo ci smuove qualcosa è il primo passo per riuscire a gestirlo in modo funzionale, adattivo.



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