02/01/2026
IL CORPO REGISTRA TUTTO QUELLO CHE TU NON ELABORI...
Quando si parla di corpo ed emozioni bisogna stare molto attenti a non banalizzare, perché non è che se uno è arrabbiato allora ha il fegato malato e se è triste ha i polmoni che soffrono. Non funziona così, e dirlo in quel modo è una semplificazione che non aiuta nessuno. Però esiste una cosa che, volenti o nolenti, si ripete con una precisione quasi certosina... alcune emozioni, quando vengono vissute per anni senza essere elaborate, trovano sempre gli stessi distretti corporei su cui scaricarsi.
Il FEGATO, per esempio, è l’organo che gestisce. Gestisce tossine, ormoni, farmaci, carichi metabolici... è l’organo che non si lamenta, che lavora anche di notte, che regge finché può. E guarda caso è quasi sempre sotto pressione nelle persone che vivono una rabbia costante ma trattenuta, una frustrazione cronica, un senso di ingiustizia che non ha mai trovato uno sfogo reale. Non parlo della rabbia urlata, quella che esplode e finisce lì. Parlo di quella che viene ingoiata per anni perché non è il caso, perché devo essere superiore, perché tanto non cambierebbe nulla. Quel tipo di rabbia non sparisce. Diventa tensione interna, rigidità, irritabilità, stanchezza profonda. E il fegato, che è fatto per reggere carichi, se la prende tutta. Poi magari uno si concentra solo sull’alimentazione o sugli integratori, ma finché quella rabbia resta lì sotto traccia, il fegato continuerà a lavorare in sovraccarico.
Lo STOMACO è un’altra storia ancora. Lo stomaco è il luogo dove qualcosa entra e deve essere trasformato. Non solo il cibo, ma anche quello che ci succede nella vita. Le persone con stomaco sensibile, gastrite, nodo allo stomaco, nausea senza causa apparente, spesso sono persone che hanno vissuto ingiustizie, sensi di colpa, accuse implicite o esplicite. Persone che si sono sentite dire, in un modo o nell’altro, che il problema erano loro. E allora iniziano a ruminare dentro, a chiedersi se hanno sbagliato, se potevano fare diversamente, se esagerano. Lo stomaco in questi casi non è debole, è sovraccarico di cose che non riesce a digerire. E non c’è tisana che tenga se una persona continua a ingoiare situazioni che le fanno male.
L’INTESTINO TENUE, invece, lavora sulla selezione. Decide cosa entra e cosa va lasciato andare. Quando una persona vive in uno stato di allerta continua, con paura del futuro, bisogno di controllare tutto, incapacità di fidarsi, questo tratto del sistema digerente va in tilt. Non discrimina più bene, assorbe male, si infiamma facilmente. È come se il corpo dicesse... se tu non sai più cosa è sicuro e cosa no, non lo so nemmeno io. E non è un caso che molte persone con disturbi dell’intestino tenue abbiano una mente che non si ferma mai, sempre proiettata avanti, sempre a cercare di prevenire qualcosa.
Il COLON parla un linguaggio ancora diverso. Il colon riguarda il lasciare andare e qui entrano in gioco i lutti, gli attaccamenti, le storie che non finiscono mai davvero. La stitichezza cronica, per esempio, non è solo una questione di fibre o acqua. Spesso è il segnale di una persona che trattiene, che fatica a chiudere capitoli, che rimane agganciata a ciò che è stato anche quando non c’è più. Il colon non ama il cambiamento brusco, ama i ritmi, ama la regolarità. Ma soprattutto soffre quando si vive con la paura del vuoto.
I RENI sono un capitolo delicato, perché parlano della paura più profonda, quella legata alla sopravvivenza. Non la paura razionale, ma quella di fondo, ce la farò, sarò al sicuro, avrò un appoggio. Le persone con reni affaticati spesso sono persone che hanno vissuto a lungo senza sentirsi sostenute, che hanno dovuto cavarsela da sole, che non si sono mai concesse il lusso di mollare. Il corpo, a un certo punto, presenta il conto.
Il CUORE ED I POLMONI entrano in gioco quando il dolore è affettivo. Perdite, separazioni, mancanza di gioia, tristezza trattenuta. Non quella dichiarata, ma quella che si tiene per andare avanti. Il respiro si accorcia, il petto si chiude, il cuore si affatica. Non perché la persona è fragile, ma perché ha smesso di nutrirsi emotivamente.
E poi ci sono le ghiandole, la TIROIDE - LE SURRENALI. La tiroide soffre spesso in chi non riesce a esprimersi, in chi si è adattato troppo, in chi ha rinunciato alla propria voce. Le surrenali cedono in chi vive da anni in modalità emergenza, sempre responsabile di tutto, sempre in allerta, sempre a reggere più di quanto sarebbe umano.
Il punto, e qui voglio essere molto chiara, è che il corpo non si ammala per caso e non si ammala per punire. Si ammala perché registra... registra quello che non viene detto, quello che non viene visto, quello che viene sopportato troppo a lungo. E quando non c’è più spazio per tenere tutto dentro, lo manifesta dove può.
Capire queste correlazioni non serve a colpevolizzarsi. Serve a
smettere di fare guerra al corpo e iniziare a chiedergli... cosa stai cercando di dirmi da anni? Perché quando fai questa domanda sul serio, senza retorica e senza frasi fatte, il corpo di solito risponde e lo fa in modo molto più onesto di quanto siamo abituati ad ascoltare.
XO - Patrizia Coffaro
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QUELLO CHE NON ELABORI, IL CORPO LO REGISTRA
(Di Patrizia Coffaro)
Quando si parla di corpo ed emozioni bisogna stare molto attenti a non banalizzare, perché non è che se uno è arrabbiato allora ha il fegato malato e se è triste ha i polmoni che soffrono. Non funziona così, e dirlo in quel modo è una semplificazione che non aiuta nessuno. Però esiste una cosa che, volenti o nolenti, si ripete con una precisione quasi certosina... alcune emozioni, quando vengono vissute per anni senza essere elaborate, trovano sempre gli stessi distretti corporei su cui scaricarsi.
Il fegato, per esempio, è l’organo che gestisce. Gestisce tossine, ormoni, farmaci, carichi metabolici... è l’organo che non si lamenta, che lavora anche di notte, che regge finché può. E guarda caso è quasi sempre sotto pressione nelle persone che vivono una rabbia costante ma trattenuta, una frustrazione cronica, un senso di ingiustizia che non ha mai trovato uno sfogo reale. Non parlo della rabbia urlata, quella che esplode e finisce lì. Parlo di quella che viene ingoiata per anni perché non è il caso, perché devo essere superiore, perché tanto non cambierebbe nulla. Quel tipo di rabbia non sparisce. Diventa tensione interna, rigidità, irritabilità, stanchezza profonda. E il fegato, che è fatto per reggere carichi, se la prende tutta. Poi magari uno si concentra solo sull’alimentazione o sugli integratori, ma finché quella rabbia resta lì sotto traccia, il fegato continuerà a lavorare in sovraccarico.
Lo stomaco è un’altra storia ancora. Lo stomaco è il luogo dove qualcosa entra e deve essere trasformato. Non solo il cibo, ma anche quello che ci succede nella vita. Le persone con stomaco sensibile, gastrite, nodo allo stomaco, nausea senza causa apparente, spesso sono persone che hanno vissuto ingiustizie, sensi di colpa, accuse implicite o esplicite. Persone che si sono sentite dire, in un modo o nell’altro, che il problema erano loro. E allora iniziano a ruminare dentro, a chiedersi se hanno sbagliato, se potevano fare diversamente, se esagerano. Lo stomaco in questi casi non è debole, è sovraccarico di cose che non riesce a digerire. E non c’è tisana che tenga se una persona continua a ingoiare situazioni che le fanno male.
L’intestino tenue, invece, lavora sulla selezione. Decide cosa entra e cosa va lasciato andare. Quando una persona vive in uno stato di allerta continua, con paura del futuro, bisogno di controllare tutto, incapacità di fidarsi, questo tratto del sistema digerente va in tilt. Non discrimina più bene, assorbe male, si infiamma facilmente. È come se il corpo dicesse... se tu non sai più cosa è sicuro e cosa no, non lo so nemmeno io. E non è un caso che molte persone con disturbi dell’intestino tenue abbiano una mente che non si ferma mai, sempre proiettata avanti, sempre a cercare di prevenire qualcosa.
Il colon parla un linguaggio ancora diverso. Il colon riguarda il lasciare andare e qui entrano in gioco i lutti, gli attaccamenti, le storie che non finiscono mai davvero. La stitichezza cronica, per esempio, non è solo una questione di fibre o acqua. Spesso è il segnale di una persona che trattiene, che fatica a chiudere capitoli, che rimane agganciata a ciò che è stato anche quando non c’è più. Il colon non ama il cambiamento brusco, ama i ritmi, ama la regolarità. Ma soprattutto soffre quando si vive con la paura del vuoto.
I reni sono un capitolo delicato, perché parlano della paura più profonda, quella legata alla sopravvivenza. Non la paura razionale, ma quella di fondo, ce la farò, sarò al sicuro, avrò un appoggio. Le persone con reni affaticati spesso sono persone che hanno vissuto a lungo senza sentirsi sostenute, che hanno dovuto cavarsela da sole, che non si sono mai concesse il lusso di mollare. Il corpo, a un certo punto, presenta il conto.
Il cuore e i polmoni entrano in gioco quando il dolore è affettivo. Perdite, separazioni, mancanza di gioia, tristezza trattenuta. Non quella dichiarata, ma quella che si tiene per andare avanti. Il respiro si accorcia, il petto si chiude, il cuore si affatica. Non perché la persona è fragile, ma perché ha smesso di nutrirsi emotivamente.
E poi ci sono le ghiandole, la tiroide, le surrenali. La tiroide soffre spesso in chi non riesce a esprimersi, in chi si è adattato troppo, in chi ha rinunciato alla propria voce. Le surrenali cedono in chi vive da anni in modalità emergenza, sempre responsabile di tutto, sempre in allerta, sempre a reggere più di quanto sarebbe umano.
Il punto, e qui voglio essere molto chiara, è che il corpo non si ammala per caso e non si ammala per punire. Si ammala perché registra... registra quello che non viene detto, quello che non viene visto, quello che viene sopportato troppo a lungo. E quando non c’è più spazio per tenere tutto dentro, lo manifesta dove può.
Capire queste correlazioni non serve a colpevolizzarsi. Serve a smettere di fare guerra al corpo e iniziare a chiedergli... cosa stai cercando di dirmi da anni? Perché quando fai questa domanda sul serio, senza retorica e senza frasi fatte, il corpo di solito risponde e lo fa in modo molto più onesto di quanto siamo abituati ad ascoltare.
XO - Patrizia Coffaro