11/06/2025
Il prurito indotto da oppioidi, un nemico sottovalutato
Il sorriso inebetito dalla scarica di adrenalina che deriva dall'aver dato alla luce a un piccolo essere umano, il corpo paralizzato dalla vita in giù mentre il chirurgo con fare sospettoso soppesa l'utero tra le mani, cronaca di un normale taglio cesareo Ed ecco che compare lui, subdolo e silenzioso. La paziente è diventata irrequieta, chiede di muovere le mani per sopprimere quella irresistibile necessità di grattarsi il naso e il nostro pensiero va alla generosa dose di morfina intretecale che le abbiamo regalato.
Il prurito generato da oppioidi è una complicanza subdola ma estremamente frequente del loro uso. La letteratura ci dice che esso si manifesta nel 20-30% dei casi di iniezione sistemica e fino al 70% dei casi di iniezione intratecale con la morfina in pole position rispetto al fentanyl e sufentanyl.
La revisione sistematica Mechanisms and treatment of opioid-induced pruritus: Peripheral and central pathways di Hiroai Okutani, Silvia Lo Vecchio, Lars Arendt-Nielsen ci dà uno sguardo alpino su questo problema così sottovalutato.
Il prurito è considerato una sensazione sgradevole irritativa che genera la necessità incoercibile di grattarsi e rimuovere lo stimolo. I recettori deputati a generarla solo le terminazione libere di fibre C ed esso può avere un'origine centrale e periferica. Dolore e prurito sono assimilabili sotto vari punti di vista ed esistono varie teorie che li confrontano:
(1) Teoria della specificità (teoria della linea etichettata): le fibre afferenti primarie veicolate selettivamente nella segnalazione di prurito o dolore si collegano alla via centrale. (2) Teoria dell'intensità: con variazioni nella frequenza di scarica dei neuroni, una forte percezione sensoriale causa dolore e una minore percezione causa prurito. (3) Teoria della selettività: segue sostanzialmente la teoria specifica, ma implica una modulazione inibitoria della trasmissione del prurito attraverso interneuroni