Dottssa rita bacci fisioterapista

Dottssa rita bacci fisioterapista 👩🏻‍⚕️ Responsabile Fisioterapia e Elba fitness Portoferraio
🧾 Docente Nazionale Pilates
✨ inseg

ACTIVITIES: fisioterapia, riabilitazione, massaggi, pilates, ginnastica postulare, riflessologia, riabilitazione pelvica.

Dolore alla SCHIENA che prende le GAMBE: ecco perché succede (e cosa fare) 🦴Hai dolore alla bassa schiena che si irradia...
01/03/2026

Dolore alla SCHIENA che prende le GAMBE: ecco perché succede (e cosa fare) 🦴

Hai dolore alla bassa schiena che si irradia alle gambe?

Beh, sei in buona compagnia: è una delle combinazioni di sintomi più comuni in assoluto.

E la cosa curiosa è che a volte il dolore alle gambe c’è anche quando la schiena non fa particolarmente male.

Sembra strano, ma ha perfettamente senso.

E tra poco capirai perché.

Come si manifesta
Il dolore alle gambe che viene dalla schiena può presentarsi in modi molto diversi.
Può colpire la parte posteriore di una sola gamba, dal gluteo fino al polpaccio o al piede.
È il classico dolore sciatico, quello che tutti conoscono almeno di nome.
Può colpire la stessa zona ma su entrambe le gambe, magari alternandosi tra destra e sinistra.
Può manifestarsi nella parte anteriore o laterale della coscia.
In questo caso si parla di cruralgia, perché coinvolge il nervo crurale (o femorale) invece dello sciatico.
Può fermarsi ai glutei, senza scendere lungo la gamba.
Può comparire all’inguine, cosa che spesso fa pensare a problemi dell’anca quando invece l’origine è nella schiena.
E poi c’è una variante che spaventa particolarmente: la sensazione di gambe deboli, come se cedessero o non rispondessero bene ai comandi.
Non è un vero dolore, ma una debolezza che preoccupa. ⚠️

Da dove viene il problema
Le strutture della bassa schiena che possono mandare dolore alle gambe sono diverse.
C’è l’ernia al disco, il “re” dei problemi lombari che si irradiano alla gamba.
Quando il disco si rompe può toccare le radici nervose che partono dalla colonna, e il dolore viaggia lungo tutto il percorso del nervo.
C’è la stenosi del ca***e vertebrale, un restringimento dello spazio dove passano i nervi.
È più comune negli anziani e tipicamente dà sintomi su entrambe le gambe.
C’è l’articolazione sacro-iliaca, il punto di contatto tra colonna e bacino.
Quando si infiamma (sacroileite) può proiettare dolore al gluteo, alla coscia posteriore, all’inguine.
Secondo alcune statistiche, è responsabile di circa il 30% dei dolori lombari.
E poi ci sono i muscoli. Sempre loro.

I muscoli che fanno la differenza 💪
Due muscoli meritano una menzione speciale perché sono quasi sempre coinvolti in
questo tipo di problemi.

Il primo è il piriforme, un piccolo muscolo del bacino che ha la sfortuna di essere in stretto contatto con il nervo sciatico.
Quando è troppo contratto può irritare il nervo e creare un dolore che “mima” l’ernia al disco.
La famosa “sindrome del piriforme” di cui si sente parlare tantissimo.
Una curiosità: non in tutte le persone il nervo sciatico passa effettivamente attraverso il piriforme.
L’anatomia varia da individuo a individuo.

Il secondo muscolo è lo psoas, e qui la storia si fa ancora più interessante.
Lo psoas si inserisce sulla colonna vertebrale, sul bacino e sulla coscia.
Nel suo percorso entra a stretto contatto con l’intestino, con il nervo femorale, e con il diaframma.
Proprio così: lo psoas è il “vicino di casa” del diaframma, il principale muscolo respiratorio.
E questo spiega una cosa che molti non considerano.

Il collegamento con ansia e stress 🧠
Le persone con frequenti stati di ansia e stress hanno spesso un respiro superficiale e un diaframma contratto.
Questa contrattura tende a “estendersi” allo psoas, che gli sta attaccato.
Risultato: dolore nella parte anteriore delle cosce, all’inguine, nella parte bassa dell’addome.
Tutto senza che ci sia nessun problema “meccanico” alla colonna.
C’è anche un altro meccanismo, più primitivo.
La muscolatura anteriore delle gambe ha forti collegamenti con gli stati emotivi.
Pensa a cosa succede quando ti spaventi: ti “cedono le gambe” e devi sederti.
Non è un modo di dire, è fisiologia pura.
Quando siamo cronicamente stressati, questa muscolatura rimane in uno stato di tensione costante.
E a un certo punto inizia a fare male o a dare quella sensazione di debolezza che preoccupa tanto.

Gli esami servono?
Se hai questo tipo di problema, probabilmente hai già fatto (o ti hanno consigliato) una risonanza magnetica.
La risonanza può essere utile per escludere situazioni serie, come ernie importanti o stenosi significative.
Ma c’è un dettaglio che spesso viene dimenticato.
Protrusioni discali e piccole ernie sono la norma anche nelle persone perfettamente sane.
Studi su persone senza alcun dolore mostrano percentuali altissime di “anomalie” alla risonanza.
Quindi, se il referto dice che hai una protrusione o una piccola ernia, non andare in panico.
Potrebbe non c’entrare nulla con il tuo dolore.
L’altro esame che può essere utile è l’elettromiografia, che studia il comportamento dei nervi.
Se c’è una compressione significativa, si vede.
Ma nella maggior parte dei casi, la diagnosi precisa della “struttura colpevole” conta meno di quanto si pensi.
Perché le soluzioni sono sempre simili.

Cosa fare concretamente
Il dolore alle gambe che viene dalla schiena persiste spesso perché, una volta escluse patologie serie, alla persona non viene consigliato un percorso rieducativo adeguato.
Si danno antinfiammatori, si fanno terapie passive (laser, tecar, manipolazioni), ma il lavoro attivo sui muscoli viene sempre messo all’ultimo posto.
Il che è paradossale, visto che la letteratura scientifica identifica gli esercizi rieducativi come uno degli interventi più efficaci per i problemi lombari.
La chiave è lavorare sui muscoli che abbiamo visto: psoas, piriforme, glutei, e tutto il sistema muscolare della colonna e del bacino.
L’allungamento dello psoas è spesso il punto di partenza più efficace.
Ma da solo non basta, perché lo psoas non lavora in isolamento.
Fa parte di un sistema che include decine di altri muscoli, e tutti devono funzionare bene insieme.
E c’è un altro aspetto da non sottovalutare.
Se parte del problema è legata a tensione nervosa e stress (e spesso lo è), serve anche lavorare sulla mobilità generale del corpo, sulla respirazione, sul diaframma.
Tutte cose che un programma di esercizi mirati può affrontare.

Il punto chiave 🔑
Il dolore alla schiena che prende le gambe può sembrare complicato, e in effetti non è il problema più semplice da affrontare.

Ma con le giuste indicazioni e un po’ di costanza, nella maggior parte dei casi si risolve.

Non serve capire esattamente quale struttura fa male.

Serve rimettere in funzione tutto il sistema muscolare, in modo che le forze si distribuiscano correttamente e i nervi smettano di essere irritati.

La chiave è non limitarsi al tratto lombare. Serve un lavoro completo che coinvolga muscoli, respirazione, mobilità generale, stile di vita. Tutto insieme.

Per farlo insieme a me, puoi scaricare l'ANTEPRIMA GRATUITA delle schede Total Training con il link qui sotto!

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Il dolore dietro al ginocchio non è “un muscolo tirato”. È spesso un problema di controllo, non di forza. Quando fa male...
01/03/2026

Il dolore dietro al ginocchio non è “un muscolo tirato”. È spesso un problema di controllo, non di forza. Quando fa male lì dietro, la scorciatoia è pronta: “È il polpaccio.” “È rigido.” “Serve allungare.”
Rassicurante.
Ma quasi mai vero.

Pensa al ginocchio come a una cerniera intelligente, non a un cardine rigido. Se la cerniera apre e chiude nel momento giusto, tutto scorre. Se perde il timing, qualcuno deve compensare. E il fastidio compare dove meno te lo aspetti.

Ora la lettura clinica.

Questa zona non è “dietro e basta”: è un incrocio di controllo. Il popliteo, i legamenti laterali, i tessuti posteriori gestiscono la rotazione tibiale, la stabilità fine, l’ingresso e l’uscita dal carico. Quando il controllo motorio è impreciso, quando il carico arriva male, quando il sistema nervoso anticipa o ritarda le attivazioni.. il ginocchio non si rompe. Si protegge.

E qui cade la semplificazione classica: “È accorciato”“È infiammato”“Basta stirarlo”

Allungare una struttura che sta cercando di stabilizzare è come sfilare un cuneo da una porta che traballa, per un attimo sembra andare meglio, poi peggiora.

Micro-esperimento.
15 secondi.
In piedi.
Piega leggermente le ginocchia, poi risali pensando di ruotare delicatamente le tibie in avanti, senza stringere i glutei.
Rifallo due volte, lento.

Domande dirette. Sensazione diversa dietro al ginocchio? Più controllo? Meno tensione? Stai inseguendo il punto che fa male o stai cambiando il modo in cui il ginocchio gestisce il carico?
Qui emerge il criterio.

C’è chi tratta ciò che sente sotto le dita. E chi osserva come il sistema organizza il movimento, formula un’ipotesi funzionale, la verifica sotto carico e misura se il corpo risponde meglio. Il ginocchio non chiede stretching a caso. Chiede coordinazione.

Il dolore dietro al ginocchio raramente è debolezza. Molto più spesso è un controllo che arriva in ritardo.

Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

28/02/2026

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza! Oggi parliamo di un’attività notturna che nessuno ha in agenda, ma che molti praticano senza saperlo: il bruxismo. Se ti svegli con la mandibola stanca, il collo rigido o il mal di testa.. forse di notte non stai riposando: stai stringendo i denti come se dovessi vincere una gara.

Cos’è e dov’è?

Il bruxismo è un comportamento motorio involontario, caratterizzato da serramento o digrignamento dei denti, che può avvenire di notte (bruxismo notturno) o di giorno (serramento diurno, spesso inconsapevole)

Non è una patologia in sé, ma una manifestazione multifattoriale, che coinvolge sistema nervoso, muscoli masticatori, postura, stress e sonno.

Curiosità divertente:

Molti scoprono di essere bruxisti.. grazie al partner. Oppure dal dentista, quando si sentono dire: “Lei stringe i denti.” E rispondono: “Io? Mai!”
Peccato che i denti parlino più sinceramente di noi.

Come si sviluppa?

Il bruxismo non nasce “per i denti storti” (mito duro a morire). Le cause più riconosciute includono iperattività del sistema nervoso centrale, stress e carico emotivo, disturbi del sonno, alterazioni del controllo motorio mandibolare e correlazioni con postura cervicale e respirazione.

È il cervello che “accende” i muscoli masticatori anche quando dovrebbero riposare.

Nella vita quotidiana

I segnali più comuni sono dolore mandibolare o alle tempie, cefalea al risveglio, rigidità cervicale, affaticamento facciale, denti consumati o sensibili e click o fastidi all’ATM.

Molti pazienti dicono: “Mi sveglio più stanco di quando sono andato a dormire.” E spesso il bruxismo è uno dei responsabili.

Parole complicate, spiegate semplici

ATM: articolazione temporo-mandibolare, la “cerniera” della mandibola.
Serramento: stringere i denti senza sfregarli.
Digrignamento: sfregamento vero e proprio dei denti.
Parafunzione: attività muscolare non necessaria (eccessiva).

Accenni di fisioterapia

Qui la fisioterapia ha un ruolo fondamentale, in integrazione con altre figure: lavoro sui muscoli masticatori (masseteri, temporali, pterigoidei), trattamento cervicale e dorsale, rieducazione respiratoria (fondamentale!), lavoro sul controllo motorio mandibolare e educazione alla consapevolezza del serramento diurno.

Il bite può proteggere i denti, ma non spegne il sistema nervoso: per quello serve un lavoro globale.

Curiosità scientifica

Il bruxismo è considerato oggi un disturbo del movimento correlato al sonno. Non è sempre associato a dolore. È più frequente in periodi di stress, ma non solo. Trattare solo i denti senza considerare postura e sistema nervoso riduce l’efficacia nel lungo periodo.

Conclusione

Il bruxismo non è un vizio né un difetto di carattere. È un segnale che il sistema nervoso sta lavorando troppo anche quando dovrebbe riposare. Con un approccio integrato e fisioterapico, si può ridurre il carico, migliorare il sonno e smettere di “mordere” la notte.

A sabato prossimo per il prossimo episodio! 😁

La scapola non è “instabile”. È spesso iper-controllata.Quando senti tensione tra collo e spalle, la diagnosi pop è pron...
27/02/2026

La scapola non è “instabile”. È spesso iper-controllata.
Quando senti tensione tra collo e spalle, la diagnosi pop è pronta: “Devi stabilizzare la scapola.” “Rinforza i romboidi.” “Abbassa le spalle.”
Suona tecnico.

Ma spesso è il motivo per cui il dolore non se ne va. Pensa alla scapola come a un joystick, non a un bullone. Se lo tieni rigido per paura di sbagliare, perdi precisione.
Se lo lasci muovere con controllo, diventa fluido. Il problema non è che la scapola si muove troppo. È che non sa più quando muoversi.

Lettura clinica.

Trapezio, romboidi, elevatore della scapola non sono muscoli da “tenere accesi”.
Sono modulatori di movimento. Quando il sistema nervoso entra in protezione, anticipa, irrigidisce, blocca la scapola prima ancora che il braccio parta.

Risultato? Carico mal distribuito, compensi cervicali, spalla che “tira”.
E qui smontiamo la semplificazione: “È debole” “Va rinforzata” “Devi tenerla giù”
Stabilizzare senza timing è come frenare con il freno a mano tirato: senti controllo, ma consumi tutto.

Micro-esperimento.
15 secondi.
In piedi.
Alza lentamente un braccio in avanti senza pensare alla scapola. Ora rifallo, ma immaginando che la scapola segua il movimento, non lo comandi.
Confronta.

Domande dirette. Movimento diverso? Più leggero? Meno tensione al collo? Stai cercando di “tenere fermo” qualcosa o di farlo lavorare al momento giusto?
Qui entra il criterio.

C’è chi allena muscoli isolati. E chi osserva come cambia il movimento quando cambia il controllo, formula un’ipotesi funzionale, la verifica e misura la risposta. La scapola non chiede forza cieca. Chiede coordinazione intelligente.

Una scapola che fa male raramente è instabile. Molto più spesso è bloccata dal tentativo di controllarla troppo.

Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo  episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉Oggi esploriam...
26/02/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi esploriamo un muscolo tanto curioso quanto.. inutile? O quasi! Parliamo del palmare lungo: il muscolo che alcuni non hanno.. e vivono benissimo lo stesso!

Dettagli anatomici

Il muscolo palmare lungo è una sottile striscia muscolare dell’avambraccio anteriore, visibile in alcune persone quando flettono il polso. Origina dall'epicondilo mediale dell’omero (come il flessore radiale e ulnare del carpo) e si inserisce sull'aponeurosi palmare e retinacolo dei flessori.

Innervazione: nervo mediano (C7–C8)

Curiosità anatomica: è assente in circa il 10–20% della popolazione, più spesso unilateralmente. Una vera lotteria muscolare!

Funzione principale

Flette debolmente il polso e tende l’aponeurosi palmare.

Tipi di dolore

Anche se piccolo, può far parlare di sé in alcuni contesti clinici: sindrome del tunnel carpale: nei rari casi in cui il palmare lungo è bifido o accessorio, può comprimere il nervo mediano. In traumi o stiramenti in sportivi (soprattutto in chi sollecita molto il polso, come ginnasti e arrampicatori) e nella chirurgia ricostruttiva: viene spesso prelevato come tendine donatore per ricostruzioni in altre sedi (pollice, legamenti, tendini estensori).

Funzione quotidiana

Il palmare lungo non è essenziale, ma può contribuire a flettere leggermente il polso, tendere l’aponeurosi palmare per migliorare la presa e stabilizzare il polso in movimenti precisi (scrittura, uso del mouse).

Ma la verità è che la maggior parte delle persone vive benissimo anche senza!

Prova se ce l’hai! Appoggia l’avambraccio su un tavolo, unisci pollice e mignolo e fletti il polso: se compare un tendine sottile al centro del polso.. eccolo!

Esercizio di allungamento (Stretching estensivo del compartimento flessore)

1. Stendi il braccio davanti a te con il palmo rivolto verso l’alto
2. Con l’altra mano, afferra le dita e trazionale delicatamente verso il basso
3. Mantieni 30 secondi
4. Senti l’allungamento sul lato anteriore dell’avambraccio, incluso il palmare lungo (se presente)

Utile per chi lavora molto al PC o svolge attività manuali ripetitive.

Esercizio di rinforzo (Flesso-estensione con elastico)

1. Fissa un elastico a un punto stabile
2. Afferralo con il palmo rivolto verso l’alto
3. Flette il polso contro resistenza, poi ritorna lentamente
4. Ripeti 12–15 volte

Coinvolge tutti i flessori del polso, incluso il palmare lungo: ottimo per sportivi o musicisti.

Curiosità scientifica

Uno studio di anatomia comparata mostra che il palmare lungo è presente in quasi tutti i primati arboricoli, ma assente in alcuni umani.. Segno che l’evoluzione ci ha dato una mano (letteralmente!) per lasciare andare ciò che non usiamo più.

Conclusione

Il palmare lungo è il muscolo fantasma: piccolo, incostante, poco utile.. ma amatissimo da chirurghi plastici e curiosi del corpo! A volte i muscoli non servono per muovere.. ma per raccontare.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche i muscoli che non abbiamo, meritano la nostra attenzione! 🤪

BRAVO
26/02/2026

BRAVO

Il bacino che “scende” non è un gluteo debole. È un sistema che ha perso il timing.Davanti a immagini così la frase arri...
25/02/2026

Il bacino che “scende” non è un gluteo debole. È un sistema che ha perso il timing.
Davanti a immagini così la frase arriva rapida: “Gluteo medio scarso.” “Rinforzalo.”
“Fai più elastici.”

Rassicurante.
E spesso inefficace.

Pensa al gluteo medio come a un sensore automatico, non a un motore. Non serve che spinga forte sempre. Serve che si accenda nel momento giusto mentre il peso passa da una gamba all’altra. Se arriva in ritardo, il bacino scende. E il corpo compensa altrove.

Lettura clinica.

Il gluteo medio non lavora da solo: dialoga con piede, ginocchio, bacino e sistema nervoso. Se il carico arriva male dal basso, se il controllo del tronco è impreciso, se il sistema anticipa per protezione.. il problema non è la forza massima. È l’organizzazione del carico in appoggio monopodalico.

Smontiamo la semplificazione: “È debole” “Basta rinforzarlo” “Più esercizi laterali”

Rinforzare senza criterio è come aumentare il volume a una radio fuori frequenza: senti di più, capisci di meno.

Micro-esperimento.
15 secondi.
In piedi, peso su una gamba.
Lascia che l’altra si sollevi leggermente.
Ora pensa di “allungare” la testa verso l’alto mentre mantieni il peso sotto il piede in appoggio.
Respira.
Ripeti.

Domande dirette. Il bacino è più stabile? Meno sforzo laterale?
Stai spegnendo un segno visivo o stai cambiando come il carico attraversa il corpo?

Qui entra il criterio. C’è chi conta ripetizioni. E chi osserva quando il muscolo entra in gioco, formula un’ipotesi funzionale, la testa sotto carico e misura se la strategia migliora.

Il gluteo medio non chiede elastici a caso. Chiede tempismo.
Un bacino che scende raramente è mancanza di forza. Molto più spesso è forza usata nel momento sbagliato.

Post divulgativo a scopo educativo. Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!” Og...
24/02/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che vive in una zona che tutti conoscono.. ma di cui pochi parlano davvero. È piccolo, è posteriore, è silenzioso. Ma quando si infiamma, stare seduti diventa un incubo.

È il nervo ano-coccigeo, il custode sensitivo del coccige e della regione peria***e posteriore. Un nervo discreto.. finché non si fa sentire.

Dove sta?

Il nervo ano-coccigeo nasce dal plesso coccigeo, formato dalle radici S4, S5 e Co1.
Il suo percorso è molto breve ma strategico: emerge tra il coccige e l’ano, attraversa il legamento anococcigeo, si distribuisce nella cute della regione posteriore peria***e e coccigea. È un nervo puramente sensitivo.

Piccolo territorio, grande importanza clinica.

Che cosa fa?

Il nervo ano-coccigeo ha una funzione semplice: fornisce sensibilità cutanea alla regione coccigea e peria***e posteriore. Ma questo significa percezione della pressione da seduti, percezione del contatto nella zona anococcigea, modulazione della sensibilità superficiale del pavimento pelvico posteriore.

È uno dei nervi che contribuiscono al “dialogo sensoriale” tra postura e bacino.

Come si lamenta?

Quando il nervo ano-coccigeo è irritato o compresso, può dare dolore puntorio o urente al coccige, fastidio intenso in posizione seduta, sensazione di pressione o “spina” sotto il sacro, ipersensibilità cutanea nella zona a***e posteriore, dolore evocato dalla palpazione del legamento anococcigeo.

Spesso viene confuso con coccigodinia meccanica pura, disfunzioni del pavimento pelvico, patologie proctologiche, nevralgie del pudendo (che però hanno un territorio diverso).

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo ano-coccigeo lavora ogni volta che ti siedi, cambi posizione sul bacino, mantieni una postura prolungata, attivi il pavimento pelvico, ricevi pressione sulla zona sacrale.

È un nervo che dialoga costantemente con la postura seduta.

Patologie e disfunzioni

Coccigodinia neuropatica, traumi diretti sul coccige (cadute all’indietro), post-partum, interventi chirurgici anorettali, cicatrici locali, compressioni da postura prolungata, ipertono del pavimento pelvico.

A volte il dolore persiste anche quando la struttura ossea è integra: qui entra in gioco la componente neurologica.

Curiosità neurologica

Il plesso coccigeo è uno dei plessi più piccoli del corpo umano, ma rappresenta il “punto terminale” della colonna nervosa sacrale. È l’ultimo avamposto del sistema nervoso periferico.. prima della fine anatomica del rachide.

Un piccolo nervo all’estremità della nostra colonna.

Approccio fisioterapico

Qui la fisioterapia può fare molto: lavoro manuale delicato sul coccige, mobilizzazioni dolci e decompressive, trattamento del pavimento pelvico, riduzione dell’ipertono posteriore, lavoro sul sacro e sul bacino, equilibrio tra retroversione e anteversione, educazione alla postura seduta, riduzione delle pressioni dirette sul coccige, gestione neurodinamica indiretta attraverso lavoro sacrale e lombare.

Nei casi persistenti: lavoro multidisciplinare con ginecologo, proctologo e fisiatra.

Conclusione

Il nervo ano-coccigeo è piccolo, nascosto, silenzioso. Ma quando si irrita, ogni sedia diventa un problema. È l’ultimo tratto della colonna.. ma non è l’ultimo per importanza.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

23/02/2026
È lunedì.. ed eccoci di nuovo con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!”Ogg...
23/02/2026

È lunedì.. ed eccoci di nuovo con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!”

Oggi saliamo dietro l’orecchio per incontrare una struttura che sembra discreta ma in realtà è un vero pilastro del capo: il processo mastoideo. Lo tocchi ogni giorno senza saperlo. Lo senti se inclini la testa. Lo maledici se prendi una botta dietro l’orecchio.

Il processo mastoideo è quella sporgenza ossea che trovi subito dietro e sotto il padiglione auricolare. Non fa rumore, ma tiene insieme muscoli, postura e.. perfino l’udito.

Cos’è e dov’è?

Il processo mastoideo è una proiezione dell’osso temporale, situata posteriormente all’orecchio e inferiormente alla porzione petrosa del temporale. È una struttura robusta e spugnosa, piena di cellule mastoidee (piccole cavità piene d’aria) che comunicano con l’orecchio medio.

Tradotto: non è solo osso.. è osso più aria più funzione.

A cosa serve davvero?

Il processo mastoideo è un punto di ancoraggio fondamentale per muscoli importantissimi: sternocleidomastoideo (il grande muscolo che gira e inclina la testa), splenio della testa, digastrico (ventre posteriore).

Senza di lui il collo sarebbe meno stabile, i movimenti del capo sarebbero scoordinati
la postura cervicale ne risentirebbe. È un vero palo della tenda cranio-cervicale.

Curiosità divertente

Il nome “mastoideo” deriva dal greco mastos, che significa.. seno o mammella. Perché? Perché la sua forma tondeggiante ricordava proprio quella.

Anatomia poetica, come sempre!

Funzionamento buffo

Immagina il processo mastoideo come un gancio osseo multitasking: tiene su i muscoli, stabilizza il capo e contribuisce all’equilibrio della pressione nell’orecchio medio.

Un pezzo solo.. tre lavori diversi. Efficienza pura.

Nella vita di tutti i giorni

Il processo mastoideo lavora quando giri la testa per guardare dietro, inclini il capo mentre ascolti qualcuno, mantieni la postura da seduto o in piedi e stringi i denti per stress 😬 (sì, anche lì!).

Se è rigido o sovraccarico, il collo se ne accorge subito.

Parole complicate, spiegate semplici

Osso temporale: osso laterale del cranio, legato a udito ed equilibrio
Cellule mastoidee: piccole cavità piene d’aria
Sternocleidomastoideo: muscolo che gira e inclina la testa

Come può soffrire?

Mastoidite: infezione delle cellule mastoidee (rara ma seria)
Dolore cervicale con irradiazione dietro l’orecchio
Rigidità miofasciale per stress posturale
Traumi diretti (botte.. che non si dimenticano)

A volte il dolore “all’orecchio” non viene dall’orecchio.. ma da qui.

Momento educativo leggero

Se hai dolore cervicale alto, guarda anche dietro l’orecchio. Postura e respirazione influenzano la tensione mastoidea e trattamenti manuali mirati possono fare la differenza.

E come sempre: prima valutazione sanitaria, poi trattamento.

Curiosità scientifica

Le cellule mastoidee contribuiscono alla ventilazione dell’orecchio medio, variano molto da persona a persona, sono importanti riferimenti in chirurgia ORL.

Un’area piccola, ma clinicamente importantissima.

Conclusione

La prossima volta che ti tocchi dietro l’orecchio o inclini la testa pensieroso, ricordati del processo mastoideo: il pilastro silenzioso che sostiene il capo, il collo e.. la tua postura!

Ci vediamo lunedì prossimo per un’altra meraviglia del corpo umano,
sempre con il sorriso! 😄

A CASA TUA è un innovativo servizio di fisioterapia domiciliare offerto direttamente nel comfort della propria abitazion...
23/02/2026

A CASA TUA è un innovativo servizio di fisioterapia domiciliare offerto direttamente nel comfort della propria abitazione da professionisti del settore.
Un servizio professionale, incentrato sull'idea che una fisioterapia efficace non necessita per forza né di costose apparecchiature, né dell’esclusività della seduta presso uno studio tradizionale o un centro di riabilitazione.

--- A chi è rivolto il servizio?

A CASA TUA nasce per soddisfare le esigenze di lavoro, familiari o di salute di quei pazienti impossibilitati a recarsi presso i tradizionali studi fisioterapici.
Se gli orari di lavoro non permettono di raggiungere un centro di fisioterapia o questo non è sufficientemente vicino alla propria abitazione, se a causa della patologia da cui si è affetti non si è in grado di utilizzare l'auto o semplicemente si preferisce ricevere le cure nella tranquillità della propria abitazione, A CASA TUA è il servizio ideale a cui rivolgersi.

Si tratta di un servizio domiciliare di qualità che, attraverso un'accurata valutazione fisioterapica, l'ausilio di un comodo e pratico lettino richiudibile o anche senza e un approccio basato sulle evidenze scientifiche, può aiutare il paziente a risolvere un gran numero di disturbi muscoloscheletrici (mal di schiena, cervicalgia, problematiche di spalla, artrosi, dolore al ginocchio e all'anca, tendinopatie, distorsioni ...).
A CASA TUA è particolarmente indicato per chi necessita di un percorso di riabilitazione personalizzato a seguito di interventi chirurgici (protesi di anca e di ginocchio, frattura del femore, ricostruzione del legamento crociato, meniscectomia ...), in quanto consente di minimizzare i disagi del post-operatorio e accelerare i tempi di recupero.

--- Come prenotare il servizio?

Per prenotare il servizio di fisioterapia domiciliare è sufficiente un messaggio wapp al numero 339 6899683 inviare un messaggio attraverso la pagina Facebook Dottssa rita bacci fisioterapista ) oppure inviare una e-mail all'indirizzo dottoressabacci@gmail.com .
Specificare possibilmente:

- la diagnosi o il problema per il quale si richiede la consulenza fisioterapica
- l’indirizzo completo del proprio domicilio
- un recapito telefonico o altro contatto (e-mail ...)

Entro 24 ore si verrà ricontattati per concordare le disponibilità di orario e per fissare la Prima Visita.

--- In cosa consiste il Programma Riabilitativo?

Qualora il programma riabilitativo sia appropriato per la specifica condizione clinica, si propone al paziente un numero indicativo di sedute, tenendo conto anche delle specifiche necessità del paziente e dei suoi obiettivi. Il linea con questo approccio A CASA TUA non prevede pacchetti standard con un numero prestabilito di sedute fisioterapiche in quanto potrebbero risultare eccessive o insufficienti a seconda della specifica situazione clinica.
Durante le sedute possono essere effettuate tecniche di Terapia Manuale, tecniche di trattamento dei tessuti molli (massoterapia specifica e trattamento dei Trigger Point) ed esercizi terapeutici mirati e individuali.
Nel corso del programma al paziente viene fornita un’appropriata informazione circa l'evoluzione della sua situazione clinica, i meccanismi patofisiologici alla base dei sintomi riportati e gli effetti delle terapie applicate.

Il problema è che guardi questa immagine e pensi subito: “Ok, nervi, recettori, cervello..  roba tecnica”. Invece è esat...
20/02/2026

Il problema è che guardi questa immagine e pensi subito: “Ok, nervi, recettori, cervello.. roba tecnica”. Invece è esattamente il motivo per cui continui a fraintendere il tuo dolore.

Qui non c’è scritto da nessuna parte che il dolore nasce nel muscolo. Né nel tendine. Né nel punto che indichi col dito. Qui c’è scritto una cosa molto più scomoda: il corpo non sente i tessuti, sente informazioni. I recettori non misurano “danni”, misurano cambiamenti. Tensione, pressione, chimica, movimento. E poi il cervello decide cosa farne.

Ma tu continui a ragionare come se il dolore fosse una spia rotta, non un messaggio.. E allora cerchi l’esercizio perfetto, la manovra giusta, la tecnica definitiva. Peccato che l’esercizio perfetto non esista, perché il problema non è stimolare di più il muscolo, è come il tuo sistema interpreta quello stimolo.

Se il corpo è in allerta, qualsiasi cosa fai viene letta come minaccia. Stretching compreso. Rinforzo compreso.

E quindi? Significa che finché continui a trattare il dolore come un guasto locale, stai parlando la lingua sbagliata al tuo sistema nervoso.

Qualcuno dirà “stai dicendo che è tutto nella testa?”.
No. Sto dicendo che è tutto nel sistema.
E ignorarlo è il modo migliore per farlo urlare ancora più forte.

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Portoferraio
57037

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