Dottssa rita bacci fisioterapista

Dottssa rita bacci fisioterapista 👩🏻‍⚕️ Responsabile Fisioterapia e Elba fitness Portoferraio
🧾 Docente Nazionale Pilates
✨ inseg

ACTIVITIES: fisioterapia, riabilitazione, massaggi, pilates, ginnastica postulare, riflessologia, riabilitazione pelvica.

Immagina di stringere i denti mentre sollevi qualcosa. Oppure quando trattieni il fiato per fare uno sforzo. O quando ti...
14/01/2026

Immagina di stringere i denti mentre sollevi qualcosa. Oppure quando trattieni il fiato per fare uno sforzo. O quando ti “chiudi” istintivamente per proteggerti.

In quel momento non stai usando la pancia.
Stai usando questo muscolo rosso qui.

Quello non è il muscolo degli addominali scolpiti. Non è lì per l’estetica. E non serve a “dimagrire la pancia”. È il vero muscolo della protezione.

GUARDA L’IMMAGINE

Vedi come scende obliquo: dalle costole, verso il bacino, passando davanti al tronco. Questo muscolo abbraccia il corpo. Non lo piega. Lo tiene insieme.

È l’obliquo esterno. Il primo che entra in gioco quando il corpo dice: “Occhio. Qui c’è carico.” Quando ti fai male alla schiena non è perché “sei debole”.

Spesso è perché questa cintura non si attiva più al momento giusto.

E allora la schiena prende tutto, il bacino si irrigidisce, il respiro si blocca.

Succede a chi trattiene il fiato sotto sforzo, spinge “di pancia” ma senza controllo, sente rigidità laterale, ha dolore lombare asimmetrico.

Il problema non è il core. È la tempistica del core.

L’obliquo esterno stabilizza prima del movimento, collega torace e bacino, protegge la colonna prima che il carico arrivi. Se arriva in ritardo, il corpo entra in modalità emergenza.

Prova ora: metti una mano sul fianco e tossisci leggermente.

Hai sentito una tensione laterale?
O solo davanti?

L’obliquo non serve a farti bello.
Serve a farti intero sotto pressione.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

L’ileopsoas non è solo un muscolo flessore dell’anca, ma ha un ruolo chiave anche nella stabilità e nella biomeccanica d...
13/01/2026

L’ileopsoas non è solo un muscolo flessore dell’anca, ma ha un ruolo chiave anche nella stabilità e nella biomeccanica del piede. Come sono collegati e quali implicazioni ha questa relazione?

L’articolo esplora in dettaglio questo legame e include parole cliccabili che rimandano a immagini, video e articoli di approfondimento, per offrirti una visione completa su come l’ileopsoas influenzi il piede e viceversa.

https://educarefisio.com/2025/02/11/ileopsoas-e-piede/

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Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
13/01/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che vive in una zona in cui tutto è importante: respirare, deglutire, parlare, assaporare, proteggersi.

È il nervo glossofaringeo, il custode del gusto posteriore, del riflesso del vomito, della deglutizione e persino della regolazione pressoria. Un nervo discreto ma fondamentale: non fa rumore.. ma governa funzioni vitali.

Pronti ad addentrarci nella gola, tra lingua, tonsille e faringe?

Oggi si scopre il nono nervo cranico.

Dove sta?

Il nervo glossofaringeo (IX nervo cranico) nasce dal bulbo (midollo allungato) e lascia il cranio attraverso il forame giugulare, insieme al vago (X) e all’accessorio (XI).

Da li scende verso la gola, passa tra la carotide interna e la vena giugulare, raggiunge la lingua, la faringe, le tonsille, la tuba di Eustachio e la ghiandola parotide.

Un nervo corto, ricco di rami, e chirurgicamente.. delicatissimo

Che cosa fa?

Il glossofaringeo è misto: sensitivo, motorio e parasimpatico. Dal punto di vista della sensibilità generale e speciale, controlla il gusto del terzo posteriore della lingua, la sensibilità di faringe, tonsille e palato molle, la sensibilità dell’orecchio medio e parte interna della membrana del timpano.

È il nervo sensitivo del gag reflex (riflesso del vomito). Se irriti la faringe, il IX manda il segnale e il X risponde con la contrazione.

Contiene afferenze dai glomi e dai seni carotidi e monitora la pressione arteriosa e il livello di ossigeno nel sangue.

Controlla il muscolo stilofaringeo, essenziale per sollevare la faringe durante la deglutizione. Stimola la ghiandola parotide, che si occupa della produzione di saliva.

Un nervo.. che fa mille cose.

Come si lamenta?

Quando il glossofaringeo soffre, i suoi messaggi sono chiarissimi: perdita del gusto nel terzo posteriore della lingua, con sapore “fondo” e persistente, difficoltà a iniziare la deglutizione, riduzione o assenza del riflesso del vomito (se la lesione è sensitiva il IX; se è motoria il X), nevralgia glossofaringea (dolore acuto, lancinante, spesso scatenato da parlare, deglutire, sbadigliare), fastidi profondi all’orecchio medio per la sua innervazione.

Ruolo nella vita quotidiana

Il IX lavora in ogni gesto legato ad assaporare il cibo, percepire sapori amari e complessi, deglutire correttamente, preve**re ingressi sbagliati in trachea, proteggere le vie aeree con il gag reflex, salivare, modulare la pressione arteriosa.

È una centralina autonoma al servizio della gola e della vita.

Patologie e disfunzioni

Nevralgia glossofaringea (dolore intensissimo, simile al trigeminale ma più profondo), lesioni del forame giugulare (tumori, traumi, glomos, meningiomi), infezioni tonsillari e faringee, complicanze post-chirurgiche di interventi ORL, lesioni dei glomi e dei seni carotidi, sclerosi multipla o altre malattie demielinizzanti, lesioni da compressione o vascolari.

Il glossofaringeo è un nervo “di passaggio”: quando soffre, spesso non soffre da solo.

Curiosità neurologica

Il glossofaringeo è l’unico nervo cranico che controlla gusto, controlla riflesso del vomito, controlla la sensibilità faringea e contribuisce alla regolazione della pressione arteriosa.

Un nervo polifunzionale e sofisticato.

Approccio fisioterapico (indiretto)

Il fisioterapista può essere coinvolto nella riabilitazione della disfagia (insieme a logopedista e team ORL), nella gestione posturale e cervicale correlata a dolori faringei, nella riabilitazione neurologica complessa, nei training sensitivo-motori del distretto cervico-facciale.

Il lavoro multidisciplinare è fondamentale.

Conclusione

Il nervo glossofaringeo è come un direttore d’orchestra nascosto: coordina gusto, deglutizione, salivazione, protezione delle vie aeree e perfino la pressione arteriosa.

Non lo vediamo mai. Ma ogni giorno, lavora per farci.. vivere.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

È lunedì.. ed eccoci di nuovo con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😄O...
12/01/2026

È lunedì.. ed eccoci di nuovo con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😄

Oggi saliamo al gomito per incontrare un legamento dalla forma elegante e dal compito delicatissimo: il legamento anulare!

Il nome è già tutto un programma: “anulare” perché fa proprio questo.. abbraccia, circonda, contiene. È l’anello che permette al radio di girare su se stesso senza scappare via come una trottola impazzita!

Cos’è e dov’è?

Il legamento anulare del radio è una banda fibrosa circolare che origina e si inserisce sull’ulna, circonda la testa del radio, formando una sorta di collare resistente.

Fa parte dell’articolazione radio-ulnare prossimale, quella che permette pronazione e supinazione dell’avambraccio.

In pratica: senza di lui, girare il palmo della mano sarebbe un problema serio!

A cosa serve?

Mantiene la testa del radio aderente all’ulna, consentendo la rotazione fluida del radio e stabilizzando il gomito senza bloccarne il movimento. Lavora in sinergia con la capsula articolare.

È un perfetto esempio di stabilità + mobilità, senza compromessi.

Curiosità divertente

Il legamento anulare è il protagonista assoluto del famoso “gomito della balia” (o nursemaid’s elbow): nei bambini piccoli, una trazione improvvisa del braccio può far scivolare la testa del radio fuori dall’anello.

Per fortuna, spesso basta una manovra dolce per rimettere tutto al suo posto. Un anello che, nei più piccoli, è ancora un po’.. largo!

Funzionamento buffo

Immagina la testa del radio come una ruota, e il legamento anulare come il cerchione che la tiene centrata. La ruota gira liberamente.. ma non può uscire dal suo alloggiamento.

Elegante, semplice, geniale.

Nella vita di tutti i giorni

Il legamento anulare lavora quando giri una chiave, avviti una bottiglia, usi un cacciavite, ruoti il palmo della mano per prendere qualcosa.

Ogni pronazione e supinazione passa.. da lui.

Parole complicate, spiegate semplici

Radio: osso laterale dell’avambraccio
Ulna: osso mediale dell’avambraccio
Pronazione: palmo verso il basso
Supinazione: palmo verso l’alto
Articolazione radio-ulnare prossimale: giunto che permette la rotazione

Come può soffrire?

Sublussazione della testa del radio (tipica nei bambini), traumi in rotazione del gomito, infiammazioni locali, instabilità radio-ulnare (rara, ma possibile).

Nel bambino dà dolore acuto e rifiuto del movimento; nell’adulto è più spesso associato a traumi complessi del gomito.

Momento educativo leggero

Mai ti**re un bambino per il braccio! Il gomito ama i movimenti guidati, non le trazioni brusche. In caso di dolore improvviso dopo una torsione.. meglio far valutare!

E come sempre: professionista sanitario prima di improvvisare.

Curiosità scientifica

Il legamento anulare è rivestito internamente da cartilagine, per facilitare lo scorrimento della testa del radio. È un esempio perfetto di legamento funzionale, più “dinamico” che statico. La sua integrità è fondamentale per la biomeccanica di tutto l’arto superiore.

Conclusione con sorriso

La prossima volta che ruoti il palmo della mano senza pensarci, ricorda che lì al gomito c’è un anello invisibile che tiene tutto in equilibrio. Il legamento anulare: discreto, elegante, indispensabile.

Ci vediamo lunedì prossimo per un’altra meraviglia del corpo umano.. sempre con il sorriso! 😄

💥 Ernia del disco: sintomi e quando potrebbe richiedere un intervento chirurgico 💥Un'ernia del disco si verifica quando ...
10/01/2026

💥 Ernia del disco: sintomi e quando potrebbe richiedere un intervento chirurgico 💥

Un'ernia del disco si verifica quando il disco intervertebrale si sposta o si rompe, comprimendo le strutture nervose. Questo può generare sintomi che vanno oltre il semplice mal di schiena.

🔍 Sintomi più comuni:
• Dolore localizzato al collo o alla schiena bassa
• Dolore che si irradia a braccio o gamba (sciatica o brachialgia)
• Formicolio, intorpidimento o sensazione di "corrente"
• Debolezza muscolare
• Dolore che aumenta seduti, piegandosi, tossire o caricando peso
• Rigidità e limitazione del movimento

🩺 Quando potrebbe richiedere un intervento chirurgico?
La maggior parte delle ernie discali migliorano con un trattamento conservativo (fisioterapia, esercizio terapeutico e controllo del dolore). Tuttavia, la chirurgia può essere considerata quando:
• Il dolore è intenso e persistente nonostante il trattamento
• C'è una perdita di forza progressiva
• Si manifestano alterazioni della sensibilità
• C'è un impegno neurologico importante
• Si presenta perdita del controllo degli sfintere (urgenza medica)

👉 Una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato possono evitare complicazioni e migliorare la qualità della vita.

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉Oggi ci addentr...
08/01/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi ci addentriamo tra le profondità pelviche per incontrare un muscolo spesso trascurato, ma fondamentale per la stabilità dell’anca e il controllo del movimento: l’otturatore esterno (musculus obturator externus).

Dettagli anatomici

L’otturatore esterno è un muscolo piatto e triangolare, situato profondamente nella regione mediale dell’anca, esterno alla membrana otturatoria. Origina dal margine esterno del forame otturatorio e dalla membrana otturatoria, inserendosi sulla fossa trocanterica del femore, dietro il piccolo trocantere.

Innervazione: nervo otturatorio (L3–L4)

Funzioni principali

Rotazione esterna dell’anca, soprattutto da posizione neutra, stabilizzazione dell’articolazione coxo-femorale, insieme agli altri muscoli pelvi-trocanterici. Contribuisce al controllo posturale pelvico, in sinergia con glutei profondi e psoas, partecipando in modo lieve all'adduzione in alcune fasi del passo.

Tipi di dolore

L’otturatore esterno non è un muscolo “urlante”, ma può lamentarsi in silenzio con dolore profondo alla radice dell’anca o al gluteo alto, spesso confuso con psoas o piriforme, con la sindrome del dolore pelvico cronico (CPPS), con ipertono miofasciale

Può subire irritazione da overuse in sport di rotazione rapida (tennis, danza, arti marziali), da posture sedentarie croniche, che aumentano la rigidità pelvica e da instabilità dell’anca o displasia lieve, dove lavora in eccesso per stabilizzare.

Funzione quotidiana

Lavora in ogni piccolo gesto di rotazione esterna del femore come quando accavalli le gambe, quando esci dalla macchina o sali le scale, quando tieni il bacino fermo e ruoti la gamba e quando mantieni la stabilità dell’anca in stazione eretta prolungata.

È attivo e vigile, anche se non lo senti.

Esercizio di allungamento (Stretching in posizione seduta a gamba incrociata)

1. Siediti su una sedia con la schiena dritta.
2. Appoggia la caviglia destra sul ginocchio sinistro.
3. Piega lentamente il busto in avanti mantenendo la schiena neutra.
4. Dovresti sentire allungare la regione glutea profonda e il fianco.
5. Mantieni 30 secondi, respira profondamente e cambia lato.

Allunga gentilmente l’otturatore esterno e i rotatori profondi dell’anca.

🏋️ Esercizio di rinforzo (Rotazione esterna dell’anca in decubito laterale)

1. Sdraiati sul fianco sinistro con le ginocchia piegate a 90°.
2. Mantieni i piedi uniti e solleva il ginocchio destro verso l’alto (clam shell).
3. Esegui lentamente 10-12 ripetizioni per lato.
4. Per intensificare, usa una miniband sopra le ginocchia.

Rinforza l’otturatore esterno in modo specifico, migliorando stabilità pelvica e controllo motorio.

Curiosità scientifica

L’otturatore esterno è uno dei muscoli più studiati negli atleti con pubalgia. In molti casi, non è l’adduttore a essere infiammato.. ma lui. Inoltre, è spesso implicato nei casi di sindrome femoro-acetabolare, come stabilizzatore profondo che tenta di limitare microtraumi da conflitto.

Conclusione

L’otturatore esterno è il classico muscolo che lavora nell’ombra: piccolo, profondo, ma fondamentale per la stabilità e la precisione del bacino. Rieducarlo vuol dire preve**re dolori cronici all’anca, migliorare l’equilibrio e ridurre i compensi da parte di muscoli più superficiali.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. dove ogni muscolo, anche il più nascosto, ha la sua storia da raccontare! 😁

Il problema è che continuiamo a cercare il colpevole nel punto che fa male. Se senti ti**re fuori dall’anca o lungo la c...
07/01/2026

Il problema è che continuiamo a cercare il colpevole nel punto che fa male. Se senti ti**re fuori dall’anca o lungo la coscia, pensi subito alla bandelletta, al muscolo “duro”, a qualcosa da allungare o massaggiare.

Ma l’immagine racconta un’altra storia: quello che vedi non è un pezzo difettoso, è un sistema che sta gestendo male il carico. È come prendersela con l’ammortizzatore perché l’auto tira a destra, quando il problema è l’assetto delle ruote.

Il corpo fa la stessa cosa: se una parte non controlla bene il movimento, un’altra si prende tutto il lavoro e prima o poi protesta.

E quindi? Significa che inseguire il punto dolente senza capire come stai usando il corpo spesso non risolve nulla. Prima di “sciogliere”, “allungare” o “sbloccare”, serve rimettere ordine nel modo in cui stai in piedi, cammini, carichi una gamba.

Qualcuno dirà: “dipende dai casi”. Vero. Ma se spegni sempre la spia senza aprire il cofano, non stai risolvendo il problema.. stai solo imparando a conviverci. 😅

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
06/01/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi parliamo di un nervo che ha un unico compito.. ma se smette di farlo, lo capisci al primo sguardo. È il nervo abducente, il grande specialista del movimento laterale dell’occhio.
Il nervo che ti permette di guardare “di lato” senza dover girare tutta la testa.

Il nervo che spesso dà i primi segni quando qualcosa non va nel cranio, nella pressione intracranica o nei movimenti oculari.

Un nervo minuscolo.
Un ruolo enorme

Dove sta?

Il nervo abducente (VI nervo cranico) nasce dal ponte (tronco encefalico), nella sua parte più bassa.

Da li emerge alla giunzione tra ponte e midollo allungato, sale nel seno cavernoso,
entra nell’orbita tramite la fessura orbitale superiore, raggiunge il muscolo che controlla direttamente: il muscolo retto laterale.

Il suo decorso intracranico è lungo, verticale e molto.. vulnerabile.

Che cosa fa?

Il nervo abducente ha una sola funzione motoria: abdurre l’occhio (ovvero: spostare lo sguardo verso l’esterno).

È il nervo che ti permette di guardare lo specchietto laterale quando guidi, il compagno accanto a te, un oggetto che si sposta rapidamente di lato, la persona con cui parli senza girare la testa.

Un solo muscolo, un solo gesto, ma essenziale per una visione bilaterale armoniosa.

Come si lamenta?

La sofferenza del nervo abducente produce un quadro tipico e inconfondibile. L’occhio che non riesce a girare verso l’esterno (il retto laterale non funziona e l’occhio resta “tirato” verso l’interno dal retto mediale), diplopia (visione doppia, soprattutto guardando in direzione laterale), strabismo convergente (esotropia, con l’occhio che “scappa verso il naso”), compenso posturale (il paziente spesso gira la testa verso il lato della lesione per ridurre la diplopia) e peggioramento con la distanza (perché la richiesta di abduzione aumenta).

È uno dei nervi cranici più sensibili all’aumento della pressione intracranica.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo abducente lavora ogni volta che guardi a lato senza muovere la testa, insegui un oggetto in movimento, fai saccadi rapide, ti orienti nello spazio, guidi o cammini in strada, muovi la testa e gli occhi in modo coordinato.

È un nervo piccolo, ma la sua assenza crea instabilità, confusione visiva e fatica.

Patologie e disfunzioni

Aumento della pressione intracranica (è un segno precoce!), neuropatia diabetica, traumi cranici, sindrome del seno cavernoso, trombosi o aneurismi, tumori del tronco encefalico, infezioni del basicranio e complicanze post-virali.

Per la sua lunghezza intracranica, è uno dei nervi più vulnerabili allo stiramento.

Curiosità neurologica

Il nervo abducente è così sensibile alla pressione intracranica che viene considerato un vero e proprio “barometro neurologico”. Quando aumenta la pressione è spesso il primo a dare segni clinici.

Questo lo rende fondamentale nelle valutazioni neurologiche urgenti.

Approccio fisioterapico (indiretto)

Il fisioterapista può interve**re solo indirettamente, integrando strategie per compensare la diplopia, training di stabilizzazione visiva, educazione posturale, lavoro sull’equilibrio e sull’integrazione visuo-vestibolare, gestione del paziente neurologico complesso, collaborazione con neurologo, oculista, ortottista e ORL.

Nelle forme transitorie (diabetiche, post-virali) si lavora sul compenso, non sulla “forzatura del muscolo”.

Conclusione

Il nervo abducente è il “punto di vista laterale” del cervello. Quando funziona bene, gli occhi scorrono liberi. Quando si indebolisce, vedi doppio.. e anche il mondo sembra andare da un’altra parte.

Piccolo nervo, grande responsabilità.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

È lunedì.. ed eccoci di nuovo con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” Og...
05/01/2026

È lunedì.. ed eccoci di nuovo con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” Oggi parliamo di un legamento piccolo, poco famoso, spesso dimenticato, ma sorprendentemente furbo: il legamento trasverso del ginocchio!

Non è grande come i crociati, non è teatrale come il collaterale mediale.. ma lui sta lì, davanti, a tenere in contatto due strutture fondamentali del ginocchio.

Un vero mediatore di pace tra menisco mediale e laterale!

Cos’è e dov’è?

Il legamento trasverso del ginocchio è una banda fibrosa orizzontale che collega il c***o anteriore del menisco mediale al c***o anteriore del menisco laterale.

Si trova nella parte anteriore dell’articolazione del ginocchio, subito dietro il tendine rotuleo e davanti ai piatti tibiali. Non tutti lo hanno ben sviluppato: in alcune persone è sottile, in altre robusto, in altre ancora.. quasi assente. Variante anatomica docet!

Cosa fa o a cosa serve?

Coordina il movimento dei due corni anteriori dei menischi, aiuta a sincronizzare lo scorrimento meniscale durante flessione ed estensione e contribuisce alla stabilità anteriore del comparto meniscale.

Non “tiene fermo”, ma fa lavorare insieme.
È più un direttore d’orchestra che una cintura di sicurezza.

Curiosità divertente

È uno di quei legamenti che, quando lo vedi in RM o in artroscopia, fa dire:
“Ah.. esiste davvero!” 😄

Talmente discreto che per anni molti testi lo citavano appena.. e invece eccolo lì, sempre presente davanti ai menischi come un cordoncino di collegamento.

Funzionamento buffo

Immagina i due corni anteriori dei menischi come due pattinatori sul ghiaccio: se uno va avanti e l’altro resta indietro, si cade. Il legamento trasverso è la cordicella invisibile che li fa muovere in modo coordinato.

Nella vita di tutti i giorni

Il legamento trasverso lavora quando scendi le scale, ti accovacci, ti rialzi da seduto, fai squat e cammini in discesa.

Ogni volta che il ginocchio si estende e i menischi devono “tornare avanti”.. lui accompagna il movimento.

Parole complicate, spiegate semplici

Menisco: cuscinetto fibrocartilagineo del ginocchio.
C***o anteriore: parte frontale del menisco.
Banda fibrosa:tessuto resistente ma flessibile.
Compartimento anteriore: zona frontale dell’articolazione del ginocchio.

Come può soffrire?

Può essere leso indirettamente in traumi rotatori del ginocchio e può essere coinvolto in dolori anteriori confusi con problematiche rotulee. In artroscopia può sembrare una struttura “di mezzo” e ve**re scambiato per plica o tessuto anomalo

Raramente è il protagonista del dolore.. ma spesso fa parte della storia!

Momento educativo leggero

Il ginocchio non è solo crociati e menischi: anche le piccole strutture contano. Nei dolori anteriori non sempre è solo la rotula. La biomeccanica è fatta di collaborazioni, non di singoli eroi.

Curiosità scientifica

Alcuni studi suggeriscono che il legamento trasverso possa limitare movimenti eccessivi del c***o anteriore del menisco mediale, più fisso rispetto al laterale, e che abbia un ruolo nella distribuzione delle forze anteriori sul piatto tibiale.
E' più frequentemente visibile e robusto nei ginocchi sani rispetto a quelli con degenerazione meniscale.

Piccolo sì.. ma non inutile.

Conclusione

La prossima volta che pensi al ginocchio, ricorda che oltre ai giganti famosi ci sono anche i legamenti silenziosi, come il legamento trasverso, che lavorano nell’ombra per far muovere tutto in armonia.

Ci vediamo lunedì prossimo per un’altra chicca anatomica.. sempre con il sorriso! 🤗

Hai presente quando stai facendo la spesa, ti chini per prendere l’acqua, e senti quella vocina interiore che dice: “Ehi...
04/01/2026

Hai presente quando stai facendo la spesa, ti chini per prendere l’acqua, e senti quella vocina interiore che dice: “Ehi.. lì sotto tira qualcosa, ma non so bene dove”?

Oppure quando, seduto troppo tempo, ti aggiusti sulla sedia come se stessi cercando il punto preciso in cui “non dà fastidio”?

Ecco.

La maggior parte delle persone pensa che “lì sotto” ci sia una cosa sola. In realtà è un quartiere intero, con strade, porte, corridoi e sistemi di sicurezza diversi.. e se non conosci la mappa, è impossibile capire da dove arriva un fastidio, un dolore o una disfunzione.

Questa immagine è quella mappa.

L’immagine mostra la v***a, NON la va**na (già qui metà delle persone scopre di aver sempre sbagliato parola). Qui si trovano il monte pubico (la “collina di protezione”: zona ricca di tessuto adiposo che ammortizza pressioni e impatti), grandi e piccole labbra (non sono solo “pelle”: sono strutture vascolarizzate e sensibili che proteggono le aperture interne e modulano la meccanica durante cammino, sport, sessualità e parto), clitoride e cappuccio clitorideo (il più grande incompreso dell’anatomia:
quello che si vede è SOLO la punta, sotto ci sono radici e bulbi che avvolgono il perineo e partecipano al tono muscolare della zona), uretra e va**na (aperture separate, la maggior parte delle irritazioni, dolori, sensazioni di bruciore.. derivano da relazioni tra queste due aperture), perineo e commissura posteriore (il “cuore biomeccanico” della zona, perchè qui si scaricano tensioni lombari, pressioni addominali, errori respiratori, posture compensate, esiti di parti, episiotomie, traumi, cicatrici, ipertono del pavimento pelvico) e l'ano (parte fondamentale della continenza, delle pressioni interne e della dinamica respiratoria addomino-pelvica).

La maggior parte delle donne crede che:
“Mi fa male lì.. sarà infezione, irritazione, ho fatto qualcosa di sbagliato.”

In realtà, spesso è postura, ipertensione del pavimento pelvico, respirazione sbagliata, serraggio involontario, frenulo posteriore rigido, retraining motorio mai fatto, esiti di parti sottovalutati, tensione lombare che si scarica sul perineo.

Il corpo non sbaglia.
Compensa.

La v***a non è “una cosa”.
È un sistema complesso dove ogni parte influenza le altre.

Come un condominio: se un inquilino fa casino, tutto il palazzo ne risente.

“E QUINDI?”

Se una persona avverte bruciore, fastidio, dolore o “sensazione strana”:
NON dare per scontato che sia infezione.
NON ignorare perché “passa da solo”.
NON vergognarti.
NON trattare con prodotti a caso.

Serve una valutazione: pavimento pelvico, postura, respirazione, cicatrici, tono muscolare, relazione addome-bacino.

La v***a non è un tabù.
È un sistema complesso che merita rispetto, conoscenza e cura.

La prossima volta che senti dire “È tutto nella tua testa”, fai un bel respiro, sorridi
e ricordati che il tuo corpo non inventa nulla. Ti sta parlando.
E merita qualcuno che lo ascolti davvero.

Post divulgativo. Non sostituisce valutazione fisioterapica specialistica del pavimento pelvico.

Immagina di portare due casse d’acqua dal supermercato al portone.Le braccia piegate.Le mani che stringono.Il peso che t...
02/01/2026

Immagina di portare due casse d’acqua dal supermercato al portone.
Le braccia piegate.
Le mani che stringono.
Il peso che tira giù.

Dopo pochi metri senti bruciare davanti al braccio.
E pensi subito: “Eh vabbè.. è il bicipite.”

No.
Quello che ti sta salvando il gomito non è il bicipite.

È quel muscolo che quasi nessuno nomina.
E che vedi evidenziato qui accanto.

Il brachiale. Guarda bene.

Il bicipite è quello che si vede.
Il brachiale è quello che lavora davvero. Il bicipite vuole ruotare l’avambraccio, il brachiale flette il gomito sempre, in ogni posizione, anche quando il bicipite è svantaggiato.

È il vero motore silenzioso della flessione del gomito.

Quando il gomito fa male non è perché sei “debole”.

È perché stai chiedendo visibilità a un muscolo e lavoro sporco a un altro.

Il brachiale lavora.
Il bicipite si prende il merito.
Il gomito paga il prezzo.

Succede se alleni solo curl “da specchio”, lavori con carichi tenuti vicino al corpo, stringi, sollevi, trasporti e usi molto le braccia ma senza controllo del gesto.

Il corpo regge finché può. Poi il dolore arriva dove nessuno guarda.

Il brachiale è monoarticolare, lavora indipendentemente dalla supinazione, ed è un ammortizzatore funzionale del gomito.

Ignorarlo significa sovraccaricare il comparto anteriore e alimentare dolori “misteriosi” che misteriosi non sono.

Quando fletti il gomito sotto sforzo.. dove senti lavorare di più? Davanti al braccio?
Profondo? Verso il gomito?

Scrivilo nei commenti.
Il tuo corpo sta già rispondendo.

Il bicipite fa scena. Il brachiale fa il lavoro.
Il dolore nasce quando li confondi.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce una valutazione fisioterapica personalizzata.

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉Oggi conosciamo...
01/01/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi conosciamo un piccolo ma strategico alleato della caviglia e del piede: il peroneo terzo (o peroneo tertius), spesso ignorato.. ma mai inutile!

Dettagli anatomici

Il peroneo terzo è un piccolo muscolo situato nella parte antero-laterale della gamba. Non tutti lo hanno: può essere assente in circa l’8–12% della popolazione. Origina dal terzo distale della faccia anteriore del perone e dalla membrana interossea e si inserisce sulla base del 5° osso metatarsale (dorsalmente).

Innervazione: nervo peroneo profondo (L5–S1)

Funzioni principali

Dorsiflessione della caviglia, eversione del piede (lavora con i peronei lungo e breve), controllo della stabilità laterale durante il cammino e protezione della caviglia da inversioni eccessive.

Tipi di dolore

Il peroneo terzo può essere coinvolto in tendinopatia del 5° metatarso (specie se usato in eccesso in sportivi o runner), sindrome compartimentale anteriore, instabilità laterale cronica di caviglia (può diventare iperattivo) e compensi post-infortunio o post-chirurgici (es. dopo distorsioni o fratture).

Funzione quotidiana

Il peroneo terzo entra in gioco quando sollevi il piede per evitare di inciampare durante il passo, freni un’inversione rapida (es. caviglia che gira), cammini su terreni instabili o in discesa e usi scarpe troppo rigide o troppo alte: si sovraccarica per adattare il passo.

Svolge un lavoro “di fino”, ma può diventare protagonista.. se il resto non funziona!

Esercizio di allungamento (Stretching laterale del piede)

1. Siediti con la gamba distesa.
2. Con una mano, afferra l’avampiede e ruotalo delicatamente in inversione e flessione plantare (come se volessi guardare la pianta del piede verso l’interno).
3. Dovresti sentire una tensione lungo il lato esterno-anteriore della caviglia.
4. Mantieni 20-30 secondi, ripeti 2-3 volte.

Aiuta a ridurre tensioni in caso di rigidità o compensi eccessivi.

Esercizio di rinforzo (Eversione con elastico in dorsiflessione)

1. Fissa un elastico a un punto stabile e avvolgilo sul dorso del piede.
2. Porta il piede verso l’esterno e verso l’alto contemporaneamente (eversione più dorsiflessione).
3. Torna lentamente alla posizione neutra e ripeti 10-15 volte.

Rinforza in modo selettivo il peroneo terzo, migliorando il controllo in fase di contatto al suolo.

Curiosità scientifica

Il peroneo terzo è considerato un muscolo evolutivo “nuovo”: è presente solo nell’uomo e in alcuni primati, come adattamento alla deambulazione bipede. Non a caso, aiuta a sollevare la punta del piede per evitare cadute.

Insomma, è un piccolo passo.. per non inciampare!

Conclusione

Il peroneo terzo è come un tecnico di precisione: piccolo, ma fondamentale per il controllo fine del piede e della caviglia. Allenarlo significa preve**re distorsioni, potenziare l’equilibrio, e camminare sicuri.. anche nei sentieri della vita.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia, dove ogni muscolo conta! 🤗

Indirizzo

Via Amidei Barbiellini 34
Portoferraio
57037

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