Dottssa rita bacci fisioterapista

Dottssa rita bacci fisioterapista 👩🏻‍⚕️ Responsabile Fisioterapia e Elba fitness Portoferraio
🧾 Docente Nazionale Pilates
✨ inseg

ACTIVITIES: fisioterapia, riabilitazione, massaggi, pilates, ginnastica postulare, riflessologia, riabilitazione pelvica.

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
14/04/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi scendiamo nella parte più bassa del pavimento pelvico, dove il sistema nervoso svolge uno dei compiti più delicati e sofisticati del nostro corpo: controllare la continenza. In questa zona lavora un piccolo nervo che raramente viene nominato ma che è fondamentale per la sensibilità e il controllo dell’area a***e.

Parliamo del nervo ano-rettale, uno dei rami più importanti del nervo pudendo.

Dove sta?

Il nervo ano-rettale nasce dal nervo pudendo, che a sua volta deriva dal plesso sacrale (S2–S4).

Il suo percorso è breve ma molto specifico: il nervo pudendo attraversa il ca***e pudendo (ca***e di Alcock), da qui origina il nervo rettale inferiore, spesso chiamato anche nervo ano-rettale, questo nervo attraversa la fossa ischio-a***e e raggiunge lo sfintere a***e esterno e la cute peria***e.

È un nervo misto: sensitivo e motorio.

Che cosa fa?

Il nervo ano-rettale svolge due funzioni fondamentali. Dal punto di vista motorio, innerva lo sfintere a***e esterno e parte dei muscoli del pavimento pelvico.

Questi muscoli sono essenziali per il controllo volontario della continenza.

Dal punto di vista sensitivo fornisce sensibilità alla cute peria***e e al ca***e a***e inferiore. Questa sensibilità permette di percepire pressione, contatto e distensione nella zona a***e.

Come si lamenta?

Quando il nervo ano-rettale è irritato o lesionato possono comparire dolore nella regione peria***e, bruciore o fastidio vicino all’ano, alterazioni della sensibilità a***e, difficoltà nel controllo dello sfintere e dolore durante la posizione seduta prolungata.

Spesso i sintomi possono essere confusi con emorroidi, fissure anali, disfunzioni del pavimento pelvico e nevralgia del pudendo.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo ano-rettale lavora continuamente per mantenere la continenza fecale, percepire la distensione del ca***e a***e, coordinare il rilassamento e la contrazione degli sfinteri e contribuire alla stabilità del pavimento pelvico.

È uno dei nervi chiave nella fisiologia della defecazione.

Patologie e disfunzioni

Neuropatia del nervo pudendo in primis, ma anche lesioni ostetriche del pavimento pelvico, traumi della regione perineale, interventi chirurgici anorettali, compressioni nel ca***e pudendo e disfunzioni del pavimento pelvico.

In alcuni casi può contribuire a quadri di dolore pelvico cronico.

Curiosità neurologica

Il nervo ano-rettale è uno dei nervi che permettono al cervello di distinguere tra gas, liquidi e materiale solido. Questa capacità sensoriale raffinata è fondamentale per il controllo volontario della defecazione.

Un sistema neurologico sorprendentemente preciso.

Approccio fisioterapico

La fisioterapia del pavimento pelvico ha un ruolo molto importante. La valutazione del pavimento pelvico per il controllo del tono e della coordinazione muscolare, gli esercizi di rinforzo degli sfinteri per il training mirato della muscolatura perineale. Importante la rieducazione della continenza con tecniche di controllo e coordinazione. Lavoro sul bacino e sul sacro per migliorare l’equilibrio del sistema pelvico. Educazione comportamentale per la gestione della pressione addominale e della postura.

Spesso il trattamento coinvolge fisioterapista, ginecologo, proctologo e fisiatra.

Conclusione

Il nervo ano-rettale è piccolo e nascosto ma svolge uno dei compiti più importanti del nostro corpo. Grazie a lui il pavimento pelvico può controllare una funzione fondamentale della vita quotidiana: la continenza.

Un altro esempio di quanto il sistema nervoso lavori in silenzio per permetterci di vivere con naturalezza.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

È lunedì ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorris...
13/04/2026

È lunedì ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😄

Oggi torniamo nel bacino per incontrare una linea ossea poco famosa ma importantissima per la biomeccanica dell’anca: la linea pettinea!

Non è una montagna, non è una grande tuberosità, non è una sporgenza spettacolare.
La linea pettinea è una cresta ossea discreta, ma fondamentale. È una di quelle strutture anatomiche che lavorano in silenzio, permettendo ai muscoli della coscia di agganciarsi e funzionare correttamente.

Cos’è e dov’è?

La linea pettinea del femore è una cresta ossea situata nella parte prossimale e postero-mediale del femore, subito sotto il piccolo trocantere. Si trova sulla faccia posteriore dell’osso e rappresenta la continuazione inferiore del trocantere minore verso la linea aspra.

In pratica è una piccola “strada ossea” che collega due grandi strutture della parte posteriore del femore.

A cosa serve davvero?

La linea pettinea è il punto di inserzione del muscolo pettineo. Questo muscolo contribuisce alla flessione dell’anca, all'adduzione della coscia e alla stabilizzazione del bacino durante il cammino.

In altre parole, è uno dei muscoli che aiuta a guidare la gamba quando fai un passo.

Curiosità divertente

Il nome pettinea deriva proprio dal muscolo pettineo che si inserisce qui.È come se l’osso avesse una corsia riservata con il nome del muscolo scritto sopra.

Funzionamento buffo

Immagina il femore come una torre alta e liscia. Per far lavorare i muscoli servono dei punti dove agganciarsi, un po’ come i ganci per l’arrampicata. La linea pettinea è proprio uno di questi ganci anatomici.

Nella vita di tutti i giorni

La linea pettinea entra in gioco ogni volta che cammini, incroci le gambe, sali le scale o stringi le cosce.

È una struttura piccola, ma partecipa alla stabilità dinamica dell’anca.

Parole complicate, spiegate semplici

Linea: una cresta ossea allungata.

Pettinea: relativa al muscolo pettineo.

Come può soffrire?

La linea pettinea può essere coinvolta in lesioni o contratture del muscolo pettineo, pubalgie negli sportivi, traumi dell’anca e sovraccarichi da corsa o cambi di direzione.

Quando il muscolo tira troppo, l’osso sente la tensione.

Momento educativo leggero

Un buon equilibrio tra adduttori e abduttori dell’anca protegge questa zona Stretching e mobilità dell’anca aiutano a ridurre sovraccarichi Anche la stabilità del bacino gioca un ruolo importante.

Il movimento dell’anca è sempre un lavoro di squadra.

Curiosità scientifica

La linea pettinea è spesso utilizzata come punto di riferimento anatomico nello studio del femore prossimale. In anatomia comparata e antropologia è utile per identificare inserzioni muscolari e adattamenti biomeccanici legati al movimento bipede.

Un piccolo segno sull’osso che racconta come camminiamo.

Conclusione

La prossima volta che fai un passo, ricorda che dentro il tuo femore esiste una piccola cresta ossea chiamata linea pettinea, dove il muscolo pettineo lavora silenziosamente per guidare la gamba.

Piccola, nascosta.. ma fondamentale per la meccanica del movimento.

Ci vediamo lunedì prossimo per scoprire un’altra meraviglia del corpo umano,
sempre con il sorriso! 😄

Osservando quest’immagine, quello che colpisce immediatamente è l’elegante interazione tra il muscolo obliquo esterno di...
12/04/2026

Osservando quest’immagine, quello che colpisce immediatamente è l’elegante interazione tra il muscolo obliquo esterno di destra e l’obliquo interno di sinistra. Due entità apparentemente separate che, in realtà, lavorano in perfetta armonia, unite da una protagonista silenziosa ma potentissima: la linea alba.

Quest’ultima non è solo una linea di mezzo, ma un vero e proprio crocevia fasciale, un punto di trasmissione e continuità tra le catene miofasciali del tronco. Le frecce nell’immagine indicano proprio questo centro di tensione e di trasduzione del carico: qui convergono le forze generate da entrambi i lati della parete addominale, in un gioco biomeccanico tridimensionale che ha del raffinato.

L’obliquo esterno, che corre obliquamente dall’alto verso il basso e medialmente, si inserisce sull’aponeurosi anteriore e sulla cresta iliaca, contribuendo sia alla rotazione controlaterale del tronco sia alla flessione laterale omolaterale. Dall’altra parte, l’obliquo interno, orientato in modo speculare, agisce in sinergia nella rotazione omolaterale. Quando lavorano insieme, uno da un lato e uno dall’altro, danno vita a un sistema crociato estremamente potente: l’oblique sling system.

Ed è qui che inizia il viaggio affascinante nelle catene crociate del corpo umano.
Il fascio dell’obliquo esterno di destra si intreccia fascialmente con il gran dorsale di sinistra, tramite la fascia toracolombare, passando attraverso la linea alba. Questo legame non è solo concettuale: è reale, palpabile, clinico. Lo ritrovi nel gesto atletico del lancio, nel cammino, nella torsione del busto, nel semplice gesto di portare una borsa pesante con una mano e controbilanciare col tronco.

In più, l’obliquo interno, legato alla fascia toracolombare e al legamento inguinale, fa da cerniera tra tronco e arto inferiore, coinvolgendosi nei meccanismi di stabilità dell’anca e del bacino. La sua attivazione corretta è cruciale nei pazienti con instabilità pelvica, lombalgie croniche o diastasi della linea alba post-parto.

Tutto questo sistema è orchestrato da un’altra figura silenziosa ma decisiva: il trasverso dell’addome, che sotto la superficie visibile dell’immagine si fonde fascialmente con entrambi gli obliqui e chiude il cerchio con il diaframma sopra e il pavimento pelvico sotto. Una cupola addominale che, se sinergica, diventa uno scudo pressorio, un motore di stabilità e respirazione profonda. Se disfunzionale, invece, dà origine a una miriade di compensi, tensioni miofasciali, alterazioni della meccanica del passo, del bacino e perfino della colonna cervicale.

In fisioterapia, conoscere queste relazioni significa osservare la persona in modo tridimensionale: il paziente con un dolore alla scapola destra potrebbe avere una debolezza dell’obliquo interno sinistro; chi ha una lombalgia resistente al trattamento locale potrebbe nascondere una rottura nella trasmissione fasciale tra i due emilati addominali.

L’immagine che vedete, quindi, non mostra solo due muscoli addominali: ci parla di dinamica, equilibrio, dialogo miofasciale. E, come ogni buon dialogo, quando una parte non ascolta o lavora troppo, tutto il sistema perde armonia. 😁

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e legge...
11/04/2026

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!" Oggi parliamo di una sigla che sembra uscita da un fumetto.. ma che in realtà riguarda la spalla: la SLAP lesion.

Se senti dolore profondo dentro la spalla, soprattutto nei movimenti sopra la testa o nei lanci, potresti avere qualcosa che.. non si vede da fuori, ma si sente eccome!

Cos’è e dov’è?

La SLAP lesion è una lesione del labbro glenoideo superiore, la struttura che stabilizza la spalla, proprio nel punto in cui si inserisce il tendine del capo lungo del bicipite.
SLAP è un acronimo inglese che significa "Superior Labrum Anterior to Posterior". In pratica, una lesione che va dalla parte anteriore a quella posteriore del labbro superiore.

È come se il “bordo” che stabilizza la spalla si danneggiasse nel punto più sollecitato.

Curiosità divertente

Molti pazienti leggono “SLAP” e pensano: “Mi sono dato uno schiaffo da solo?”
In realtà sì.. ma biomeccanico! Ogni lancio, ogni gesto sopra la testa è come un piccolo “slap” interno alla spalla.

Come si sviluppa?

Può comparire per movimenti ripetitivi sopra la testa (pallavolo, tennis, baseball), traumi improvvisi (cadute, trazioni), instabilità della spalla, sovraccarico del tendine del bicipite.

Nel tempo, lo stress continuo può causare una lesione del labbro glenoideo.

Nella vita quotidiana

I sintomi più comuni sono dolore profondo nella spalla, fastidio nei movimenti overhead. sensazione di “click” o scatto, perdita di forza, difficoltà nei lanci o movimenti esplosivi Molti dicono: “La spalla non è stabile come prima.”

Parole complicate, spiegate semplici

Labbro glenoideo: anello fibrocartilagineo che stabilizza la spalla.

Capo lungo del bicipite: tendine che parte dalla spalla e scende nel braccio.

Overhead: movimenti sopra la testa.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia è fondamentale, soprattutto nei casi non chirurgici, con rinforzo della cuffia dei rotatori, controllo scapolare, miglioramento della mobilità toracica, gestione del carico sportivo e lavoro sul gesto atletico.

Non sempre serve operare: molti pazienti migliorano con un lavoro mirato.

Curiosità scientifica

Le SLAP lesion sono molto frequenti negli atleti overhead. Possono essere presenti anche in soggetti asintomatici e la diagnosi non è sempre semplice: serve correlare esame clinico e imaging. Non tutte le SLAP vanno operate.

Conclusione

La SLAP lesion è una di quelle condizioni che ci ricordano quanto la spalla sia una struttura precisa e delicata. Piccoli squilibri, ripetuti nel tempo, possono creare problemi importanti.. ma con il giusto lavoro fisioterapico si può spesso tornare a muoversi senza dolore.

A sabato prossimo per il prossimo episodio di Patologie Spiritose! 🤗

Quel piccolo cerchio blu.. può cambiare il destino della tua spalla.Guarda bene l’immagine. Quel punto evidenziato, picc...
10/04/2026

Quel piccolo cerchio blu.. può cambiare il destino della tua spalla.

Guarda bene l’immagine. Quel punto evidenziato, piccolo ma strategico, è l’origine del capo lungo del bicipite brachiale.

Si ancora al tubercolo sovraglenoideo della scapola e non è un dettaglio anatomico insignificante. È una bomba clinica pronta a esplodere.

Perché questo tendine è così importante?

1. È il “ponte” tra scapola e omero.

Il tendine del capo lungo attraversa l’articolazione gleno-omerale, scivola nel solco bicipitale e agisce come una cerniera stabilizzante nei movimenti del braccio.

Immaginalo come la zip che tiene insieme una giacca: se la zip si inceppa, la giacca si apre. Se il tendine si stressa, la spalla perde stabilità.

2. È un co-stabilizzatore spesso trascurato.

Durante i movimenti sopra il capo (es. lanci, trazioni, sollevamenti), il capo lungo aiuta a centrare la testa omerale nella glena, a limitare microinstabilità anteriori e ad assorbire parte delle forze di trazione insieme alla cuffia dei rotatori e al labbro glenoideo.

3. Quando il sistema si inceppa.. il tendine urla vendetta

Se c’è instabilità gleno-omerale, conflitto subacromiale, postura anteriore (spalla protratta), sovraccarico funzionale in sport overhead.. il tendine del capo lungo viene sovraccaricato, degenera (tendinopatia) o si infiamma (tenosinovite), o peggio.. partecipa a lesioni del labbro glenoideo (SLAP lesion).

Curiosità clinica

Il dolore anteriore alla spalla non è sempre dovuto alla cuffia dei rotatori. Molto spesso è il capo lungo del bicipite a protestare, nascosto dietro una diagnosi troppo generica.

Mini-autovalutazione interattiva: è il tuo bicipite a gridare aiuto?

Rispondi rapidamente.

1. Provi dolore pungente sulla parte anteriore della spalla alzando il braccio?

2. Senti uno “scatto” o un “click” interno durante alcuni movimenti?

3. Avverti dolore localizzato premendo davanti alla spalla (solco bicipitale)?

4. Il fastidio aumenta dopo esercizi come curl, pull-up o trazioni?

5. Senti che il dolore non resta localizzato alla spalla, ma tende a scendere lungo il braccio, verso il gomito?

Se hai risposto “sì” a 2 o più domande, in particolare se il dolore irradiato verso il gomito è presente, è fondamentale NON improvvisare: occorre una valutazione funzionale accurata da parte di un fisioterapista esperto in spalla.

Nota clinica tecnica (per i colleghi)

Il dolore irradiato lungo il braccio in un pattern anteriore è spesso un segno di tenosinovite bicipitale avanzata, SLAP lesion con trazione sul tendine, alterazione dinamica gleno-omerale che stressa il capo lungo.

Un dolore irradiato vero a mano o a dita invece suggerirebbe radicolopatia cervicale (differenziale da non sbagliare.)

Test clinici correlati (da far eseguire a un fisioterapista o medico):

Test di Speed
Test di Yergason
Test di O’Brien

Solo attraverso una valutazione funzionale approfondita si può capire se il problema riguarda il capo lungo del bicipite, se ci sono instabilità sottostanti, se il dolore è secondario a patologie più complesse (es. SLAP, instabilità multidirezionale)

E ORA UN MESSAGGIO PER I COLLEGHI FISIOTERAPISTI, PERSONAL TRAINER E PREPARATORI.

Non fermatevi alla cuffia dei rotatori. Non allenate solo il gesto finale. Il tendine del capo lungo del bicipite è spesso la chiave nascosta nei dolori anteriori di spalla.

Se sospettate una sofferenza del capo lungo, la priorità è inviare il paziente o l’atleta a una valutazione funzionale da parte di un fisioterapista esperto.

Solo con una valutazione clinica corretta si può differenziare tendinopatia semplice da patologie complesse (es. SLAP, instabilità associata), stabilire se è necessario un trattamento conservativo o un rinforzo specifico, costruire un programma di rieducazione realmente efficace e sicuro.

La spalla non va solo rinforzata. Va capita. Va stabilizzata. E va rispettata nei suoi delicati equilibri.

Fisioterapisti, trainer, preparatori: fate rete. Collaborate. Il movimento consapevole nasce da una valutazione consapevole. 💪

E per i curiosi, un articolo sul protagonista di questa storia! 🤭

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉Oggi scendiamo ...
09/04/2026

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi scendiamo sotto la mandibola per conoscere un muscolo particolare, formato da due ventri collegati da un tendine: il muscolo digastrico. Un piccolo capolavoro di ingegneria anatomica che collega mandibola, osso ioide e cranio.

Dettagli anatomici

Il muscolo digastrico appartiene ai muscoli sopraioidei ed è composto da due parti: ventre anteriore e ventre posteriore.

Tra i due si trova un tendine intermedio che si ancora all’osso ioide tramite una piccola ansa fibrosa. L'origine del ventre anteriore è la fossa digastrica della mandibola, mentre l'origine del ventre posteriore è l'incisura mastoidea dell’osso temporale.

Si inseriscono entrambi sul tendine intermedio collegato all’osso ioide.

Innervazione: ventre anteriore: nervo miloioideo (ramo del nervo mandibolare – V3), ventre posteriore: nervo facciale (VII).

Funzioni principali

Abbassa la mandibola (apertura della bocca), eleva l’osso ioide durante la deglutizione, stabilizza il pavimento della bocca, collaborando nei movimenti della lingua e nella fonazione.

Tipi di dolore

Il digastrico può essere coinvolto in disfunzioni temporo-mandibolari (DTM), dolore sotto la mandibola o sotto il mento, dolore durante apertura della bocca o deglutizione, tensione nei muscoli sopraioidei e disturbi legati a bruxismo o serramento dentale.

Può anche essere coinvolto nelle cefalee cervico-mandibolari.

Funzione quotidiana

Il digastrico lavora ogni volta che apri la bocca, mastichi e deglutisci, parli o canti e muovi la lingua e il pavimento orale.

Senza di lui, la coordinazione tra mandibola, lingua e ioide sarebbe molto più difficile.

Esercizio di allungamento (Stretching sopraioideo)

1. Siediti con la schiena dritta.
2. Porta lentamente la testa all’indietro guardando verso il soffitto.
3. Mantieni la bocca leggermente aperta.
4. Mantieni la posizione per 15–20 secondi respirando lentamente.

Aiuta a ridurre la tensione nei muscoli sopraioidei, incluso il digastrico.

Esercizio di rinforzo (Apertura controllata della bocca)

1. Posiziona due dita sotto il mento.
2. Apri lentamente la bocca mentre le dita applicano una leggera resistenza verso l’alto.
3. Mantieni la posizione per 3–4 secondi.
4. Ripeti 8–10 volte.

Migliora il controllo dei muscoli sopraioidei e della mandibola.

Curiosità scientifica

Il muscolo digastrico è uno dei pochi muscoli del corpo con due ventri e due innervazioni diverse. Questo perché deriva da due archi branchiali differenti durante lo sviluppo embrionale.

Conclusione

Il muscolo digastrico è un vero coordinatore nascosto tra mandibola e collo.
Lavora ogni volta che parliamo, mastichiamo o deglutiamo.. spesso senza che ce ne accorgiamo.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. perché anche sotto il mento si nascondono muscoli straordinari! 💪

LA FASCIA TORACOLOMBARE: IL CENTRO DELLA FORZA E DELLA STABILITÀ Spesso sottovalutata, la fascia toracolombare è una del...
08/04/2026

LA FASCIA TORACOLOMBARE: IL CENTRO DELLA FORZA E DELLA STABILITÀ

Spesso sottovalutata, la fascia toracolombare è una delle strutture più importanti per la stabilità della colonna vertebrale e il controllo posturale. Questo complesso sistema di tessuto connettivo non è solo un supporto passivo, ma un vero e proprio centro di forza, trasmissione di energia e coordinazione muscolare.

ANATOMIA E STRUTTURA: NON SOLO UN “INVOLUCRO”

La fascia toracolombare è costituita da tre strati principali che si intrecciano con le strutture muscolari e ossee della regione lombare.

Strato anteriore: aderisce strettamente al muscolo quadrato dei lombi e al psoas, connettendosi alla fascia del muscolo trasverso dell’addome.

Strato medio: si posiziona tra i muscoli erettori spinali e quadrato dei lombi, avvolgendo le strutture profonde e contribuendo alla stabilità vertebrale.

Strato posteriore: il più spesso, si estende fino al muscolo grande gluteo, al gran dorsale e ai muscoli obliqui, giocando un ruolo chiave nella trasmissione della forza tra arti superiori e inferiori.

Questa fascia crea una connessione funzionale tra la parte superiore e inferiore del corpo, integrando i muscoli del core con quelli della colonna e del bacino.

PERCHÉ LA FASCIA TORACOLOMBARE È FONDAMENTALE?

La sua funzione va ben oltre il semplice “contenere” i muscoli.

Stabilizza la colonna lombare: lavorando con il trasverso dell’addome, il pavimento pelvico e il diaframma per mantenere la pressione intra-addominale.

Distribuisce le forze biomeccaniche: connette il grande gluteo e il gran dorsale in una catena cinetica fondamentale per la camminata, la corsa e i movimenti di torsione.

Previene il dolore lombare: una fascia toracolombare rigida o poco attiva può aumentare lo stress sulla colonna, predisponendo a lombalgie croniche e disfunzioni posturali.

Ottimizza il movimento: il suo coinvolgimento nei pattern motori permette una trasmissione efficiente della forza tra arti superiori e inferiori.

DISFUNZIONI DELLA FASCIA TORACOLOMBARE: SEGNALI D’ALLARME

Quando questa struttura perde la sua elasticità o funzionalità, si possono manifestare rigidità lombare e riduzione della mobilità, dolore cronico nella zona lombosacrale, spesso legato a tensioni muscolari del quadrato dei lombi o degli erettori spinali, instabilità del core, con conseguente aumento del rischio di infortuni e alterazioni posturali, come iperlordosi o squilibri tra bacino e colonna.

COME MIGLIORARE LA FUNZIONALITÀ DELLA FASCIA TORACOLOMBARE?

Per mantenere questa struttura elastica e funzionale è fondamentale allenare il core in maniera globale con esercizi che coinvolgano trasverso dell’addome, multifido e obliqui. Migliorare la mobilità della colonna e del bacino con esercizi di rotazione e allungamento della catena posteriore e integrare esercizi di stabilizzazione dinamica come il bird-dog, il plank con torsione e il dead bug.

Lavorare sulla respirazione per mantenere un corretto rapporto tra diaframma, pavimento pelvico e muscoli del core.

Sapevi che la fascia toracolombare ha un ruolo così cruciale? Se hai mai avuto dolori lombari o difficoltà nella stabilità del tronco, la causa potrebbe essere proprio qui!

E per i curiosi, vi rimandiamo alla lettura di un articolo sulla fascia toracolombare!

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”Ogg...
07/04/2026

Finalmente è martedì! Benvenuti a un nuovo episodio di “Neurolandia: il sistema nervoso come non lo avete mai visto!”

Oggi scendiamo nella regione inguinale, uno dei punti più trafficati del corpo umano: muscoli, legamenti, vasi, nervi.. tutti si incontrano qui. Quando compare un dolore strano all’inguine o nella parte alta della coscia, spesso pensiamo subito a muscoli o tendini. Ma a volte il responsabile è molto più piccolo.. e molto più sensibile.

Parliamo del nervo ileoinguinale, uno dei nervi più discreti ma clinicamente più interessanti del plesso lombare.

Dove sta?

Il nervo ileoinguinale nasce dal plesso lombare, principalmente dalla radice L1.

Il suo percorso è breve ma molto preciso: emerge lateralmente dal muscolo grande psoas, attraversa il muscolo quadrato dei lombi, perfora il muscolo trasverso dell’addome, decorre tra trasverso e obliquo interno, entra nel ca***e inguinale, emerge nella regione inguinale superficiale.

È un nervo prevalentemente sensitivo, con un piccolo contributo motorio ai muscoli addominali.

Che cosa fa?

Il nervo ileoinguinale contribuisce a due funzioni principali.

Parlando di funzione motoria, innerva parzialmente il muscolo trasverso dell’addome e il muscolo obliquo interno, muscoli fondamentali per la stabilità della parete addominale.

Parlando di funzione sensitiva, fornisce sensibilità alla regione inguinale, alla parte superiore mediale della coscia, alla base del pene e parte dello scroto (nell’uomo) e alle grandi labbra (nella donna).

È uno dei nervi che contribuiscono alla sensibilità superficiale dell’area inguino-genitale.

Come si lamenta?

Quando il nervo ileoinguinale è irritato o compresso può dare dolore pungente o bruciante all’inguine, fastidio nella parte alta e mediale della coscia, ipersensibilità nella regione inguinale, dolore che aumenta con estensione dell’anca o con la tosse, fastidio durante attività sportive o movimenti del tronco.

Spesso viene confuso con pubalgia, ernia inguinale, tendinopatie degli adduttori o problemi dell’anca.

Ma qui il dolore ha una componente neurologica.

Ruolo nella vita quotidiana

Il nervo ileoinguinale lavora ogni volta che cammini o corri, stabilizzi l’addome, muovi il bacino, attivi la parete addominale durante sforzi o sollevamenti.

È uno dei nervi che contribuiscono alla sensibilità e al controllo della zona inguinale.

Patologie e disfunzioni

Nevralgia ileoinguinale, intrappolamento nella parete addominale, compressione nel ca***e inguinale, dolore neuropatico post-chirurgia dell’ernia, irritazione dopo interventi addominali o ginecologici o sovraccarico sportivo nella regione inguinale.

Molti casi di dolore inguinale cronico hanno una componente nervosa.

Curiosità neurologica

Il nervo ileoinguinale lavora spesso insieme al nervo ileoipogastrico, suo “fratello” anatomico. I due nervi nascono entrambi dalla radice L1 e collaborano nell’innervazione della parete addominale e della regione inguinale.

Una coppia molto importante ma spesso dimenticata.

Approccio fisioterapico

La fisioterapia può essere molto efficace nella gestione conservativa. Si lavora sulla parete addominale per ridurre tensioni del trasverso e degli obliqui, sulla mobilità lombare e del bacino con riduzione delle compressioni sulla radice L1, con tecniche di neurodinamica dei nervi del plesso lombare, con il lavoro sul muscolo psoas per ridurre tensioni nella regione lombare.

Importanti l'educazione al carico e la gestione dello stress meccanico durante attività sportive. Spesso è utile un approccio multidisciplinare con chirurgo o fisiatra.

Conclusione

Il nervo ileoinguinale è piccolo, nascosto e spesso ignorato. Ma quando si irrita, può trasformare un semplice movimento del bacino in un dolore fastidioso e persistente. Un altro esempio perfetto di quanto il sistema nervoso sia protagonista del movimento.

Ci vediamo martedì prossimo su Neurolandia.. perché quando i nervi parlano, noi impariamo ad ascoltarli. 🤗

Nota bene

Anche se a Neurolandia i nervi parlano.. la diagnosi medica la fa il medico. Quindi, se i sintomi ti fanno compagnia da troppo tempo, ascolta i segnali e confrontati con un neurologo o uno specialista medico. Noi siamo qui per spiegarti come funzionano le cose, ma la cura parte sempre da una valutazione sanitaria. E spesso, il fisioterapista è proprio il primo professionista sanitario a intercettare quei segnali e indirizzare nel modo giusto. 👏

07/04/2026
È lunedì, ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorri...
06/04/2026

È lunedì, ed eccoci di nuovo insieme con un nuovo episodio di “Anatomia Spassosa: esploriamo il corpo umano con un sorriso!” 😄

Oggi saliamo alla base del cranio per incontrare due strutture fondamentali per i movimenti della testa: i condili occipitali!

Se potessimo smontare la testa come un modellino anatomico, vedremmo che il cranio non poggia semplicemente sul collo, ma si articola con precisione millimetrica. Il punto di contatto tra cranio e colonna cervicale avviene proprio grazie a due piccole superfici articolari: i condili occipitali.

Sono loro che permettono alla testa di dire “sì”.

Cosa sono e dove si trovano?

I condili occipitali sono due superfici articolari ovali situate sulla parte inferiore dell’osso occipitale, ai lati del forame magno. Si trovano quindi alla base del cranio, nella zona che poggia sulla prima vertebra cervicale.

Questi condili si articolano con le facce articolari superiori dell’atlante (C1) formando l’articolazione atlanto-occipitale.

A cosa servono?

Grazie ai condili occipitali possiamo flettere ed estendere la testa, fare il classico movimento di annuire e mantenere stabilità tra cranio e colonna cervicale.

Questa articolazione è progettata per movimenti piccoli ma estremamente precisi.

Curiosità divertente

Se il cranio fosse una palla, i condili occipitali sarebbero le rotelline su cui scorre sopra l’atlante. È un po’ come una testa montata su un supporto a cuscinetto.

Funzionamento buffo

Immagina l’atlante come un vassoio osseo che regge la testa. I condili occipitali sono le due piccole basi arrotondate che si appoggiano su questo vassoio. Quando fai “sì” con la testa, stai letteralmente facendo rotolare i condili sull’atlante.

Nella vita di tutti i giorni

Questa articolazione entra in gioco ogni volta che annuisci, guardi in alto o in basso, mantieni la testa in equilibrio e stabilizzi lo sguardo mentre cammini.

È uno dei sistemi più raffinati per tenere il cranio stabile sopra la colonna.

Parole complicate, spiegate semplici

Condilo: superficie articolare arrotondata.

Occipitale: relativo all’osso occipitale (la parte posteriore e inferiore del cranio).
cervicale.

Come possono soffrire?

I condili occipitali possono essere coinvolti in traumi cervicali, colpo di frusta, instabilità cranio-cervicale, alterazioni della mobilità dell’articolazione atlanto-occipitale.

Quando questa zona perde equilibrio, possono comparire dolori cervicali e cefalee cervicogeniche.

Momento educativo leggero

La mobilità tra cranio e C1 è fondamentale per la postura, tensioni cervicali alte possono limitare il movimento dei condili, la respirazione, postura e movimento cervicale sono strettamente collegati.

Il collo ama mobilità dolce e controllo muscolare.

Curiosità scientifica

L’articolazione tra condili occipitali e atlante è una delle più importanti per il controllo della posizione della testa nello spazio. Qui si concentrano numerosi recettori propriocettivi, che aiutano il cervello a capire dove si trova la testa rispetto al corpo.

È uno dei sistemi che contribuisce al controllo dell’equilibrio e dello sguardo.

Conclusione

La prossima volta che fai “sì” con la testa, ricordati che il movimento nasce grazie a due piccole superfici alla base del cranio: i condili occipitali. Due strutture minuscole
che permettono alla testa di muoversi con eleganza sopra la colonna.

Ci vediamo lunedì prossimo per scoprire un’altra meraviglia del corpo umano,
sempre con il sorriso! 😄

Indirizzo

Via Amidei Barbiellini 34
Portoferraio
57037

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