10/01/2026
TESI INFONDATE DAL WEB SUL CERVELLO: MINA DI ANSIE INUTILI NEI PAZIENTI
Girando il mondo del web e dei social ci si accorge che circolano spesso idee allarmanti: per esempio, che lamentarsi troppo o concentrarsi su pensieri negativi possa causare danni cerebrali immediati, come un “restringimento istantaneo dell’ippocampo” dopo 60 secondi di pensieri negativi. Questa narrazione non ha alcuna base in studi clinici rigorosi; non esistono evidenze scientifiche che un singolo momento di negatività mentale causi atrofia cerebrale o danni neurologici improvvisi (Sapolsky, 2004; McEwen, 2007). Il cervello regola continuamente ormoni come il cortisolo tramite processi di omeostasi senza subire lesioni per un minuto di esperienza emotiva difficile (Sapolsky, 2002).
⏳ Il mito del restringimento dell’ippocampo con pensieri negativi in un solo minuto è assolutamente una notizia fasulla. Lo stress cronico prolungato o condizioni psicopatologiche gravi (disturbi depressivi profondi o PTSD) sono stati associati a variazioni nel volume dell’ippocampo (Bremner, 1999; McEwen & Morrison, 2013). Questi dati riguardano esposizioni molto estese nel tempo e contesti clinici specifici, non un pensiero negativo momentaneo o una lamentela quotidiana. Alcuni post sul web presentano questi dati fuori contesto, facendo credere erroneamente che qualsiasi pensiero negativo riduca il cervello.
⏳ Non è raro che anche esperti, talvolta per semplificazione o leggerezza, diffondano informazioni imprecise (Ioannidis, 2005). Queste affermazioni vengono spesso riprese dai media o dai giornalisti senza verificarne attendibilità e validità, creando un circolo di disinformazione che amplifica paure e malintesi tra chi è già vulnerabile (Scheufele & Krause, 2019). È così che miti come “lamentarsi restringe l’ippocampo” o “ogni lamentela è un trauma” diventano virali, generando confusione e ansia ingiustificate.
⏳ In psicologia clinica, il termine "trauma" indica un evento che minaccia seriamente l’integrità fisica o psicologica e altera profondamente i circuiti emotivi e di memoria (Van der Kolk, 2014). Una lamentela quotidiana — anche se faticosa — non rientra in questa categoria. Confondere questi concetti è scientificamente scorretto e può aumentare senso di colpa e ansia senza motivo.
⏳ In Internet addirittura gira voce che la repressione emotiva è salutare. Sopprimere le emozioni, invece, è generalmente più dannoso che esprimerle. La regolazione emotiva adattiva, che include riconoscere e dare senso alle emozioni, è correlata a maggiore resilienza e benessere mentale (Gross, 1998; Pennebaker, 1997; Linehan, 1993). Parlare con un professionista significa imparare strategie di coping basate sull’evidenza, come accettazione e ristrutturazione cognitiva, che riducono ruminazione e favoriscono chiarezza emotiva (Beck, 2011; Hayes, Strosahl & Wilson, 1999).
⏳ La combinazione di informazioni fuorvianti da esperti, amplificate dai media senza verifica, crea una vera e propria "infodemia". Questa confusione porta le persone a pensare che ogni momento di frustrazione o lamentele quotidiane equivalga a un trauma o a un danno cerebrale, con conseguente ansia inutile e senso di impotenza (Arora et al., 2025).
⏳ Se qualcuno si senta intrappolato in pensieri negativi, il mio consiglio è quello di non aspettare che spariscano da soli. Esistono professionalità valide e formate come psicologi o psicoterapeuti che possono intervenire sul disturbo. La scelta di affidarsi ad ubo specialista è un passo concreto verso sollievo, comprensione e cambiamento. La scienza ci insegna che mettere in parola ciò che si sente è un atto di cura verso sé stessi, ma non qualcosa da temere.