Dott. Sileo Alessandro - Psicologo

Dott. Sileo Alessandro - Psicologo La tua vita non va? Sei in difficoltà? Sei senza speranza? Non arrenderti. Come posso aiutarti? Sono stato docente universitario nell'a. Sono pronto ad ascoltarti!

FORMAZIONE:
Sono uno PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE operante a Potenza, in Basilicata. Ho conseguito il titolo il 13 dicembre 2024 alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia di Basilicata di Potenza. Sono iscritto all'Albo degli Psicoterapeuti con matr. 897 dell'Ordine degli Psicologi della Basilicata. Sono Perfezionato in "Riabilitazione Neuropsicologica nell'Adulto e nel

l'Anziano", grazie ad un Master di II Livello conseguito il 12/12/2021 all'Istituto di Scienze Neurocognitive "Aleksandr Lurija" di Torino con la Tesi Sperimentale dal titolo "Il Disturbo Neurocognitivo Maggiore Vascolare da ipoperfusione conseguente ad arresto cardiaco: un trattamento neuropsicologico nell'era Covid". Ho conseguito il 15/04/2019 la laurea Magistrale in "Psicologia - indirizzo Cognitivo" con voto 110/110 all'Università degli Studi "Gabriele D'Annunzio" di Chieti con la Tesi Sperimentale in Fondamenti di Scienze Cognitive dal titolo "L'influenza delle emozioni sulla percezione del tempo". A settembre 2016 ho ottenuto la Laurea Triennale in "Scienze e Tecniche Psicologiche" all'Università degli Studi "Gabriele D'Annunzio" di Chieti con la Tesi Compilativa in I Principali Orientamenti teorici di Psicologia Dinamica intitolata "Eros e Thanatos nella nevrosi ossessiva". Sono in possesso del Master Universitario di I Livello in Discipline Filosofiche, Sociologiche ed Umanistiche, conseguito nel dicembre 2023. Ho anche ottenuto nel 2007 la Laurea triennale in "Scienze della Comunicazione" all'Università degli Studi della Basilicata con la Tesi Compilativa in Antropologia Culturale denominata "Il Corpo tra Passato e Presente". LAVORO:
Svolgo attività professionale nel mio studio privato a Potenza da Psicologo dal febbraio 2022. Ho svolto attività di psicologo libero professionista con la Società Cooperativa Sociale "Auxilium" da giugno 2022 a giugno 2023 assolvendo prestazioni psicologiche domiciliari per utenti oncologici, con patologie croniche e neurodegenerative. a. 2022/2023 in Relazione Facilitante al corso triennale in Ostetricia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono docente universitario dall'a. a. 2023/2024 fino a tuttora in Psicologia Generale al corso triennale in Infermieristica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore

STUDIO PROFESSIONALE:
Il mio studio professionale di Psicologia offre complessivamente servizi:
- di counseling, di sostegno/supporto psicologico;
- di assessment psicodiagnostico;
- di valutazione neuropsicologica;
- di trattamento di problemi di problem-solving di coppia, di crisi esistenziali, di ansia, assertività, irascibilità, insonnia, autostima, fobie, disturbi dell'umore e della personalità, di disturbi dello spettro schizofrenico ed altri disturbi psicotici;
- di elaborazione del lutto e di traumi psicologici;
- di riabilitazione neuropsicologica e di stimolazione cognitiva;
- di gestione di problemi cognitivi dovuti ad ictus e patologie cerebrovascolari e neurodegenerative. https://g.co/kgs/P2Qxn9
https://www.guidapsicologi.it/studio/dott-alessandro-sileo
https://www.miodottore.it/alessandro-sileo/psicologo-psicologo-clinico-psicoterapeuta/potenza

LA PAURA INCOMBENTE DEL “DISTURBO DI PANICO”Cosa succede nel cervello di chi soffre di "Disturbo di panico"?Nel "Disturb...
18/04/2026

LA PAURA INCOMBENTE DEL “DISTURBO DI PANICO”
Cosa succede nel cervello di chi soffre di "Disturbo di panico"?
Nel "Disturbo di panico" si sviluppa una marcata ansia anticipatoria con fame d'aria, rivolta ad alla aspettativa della impossibilità di fronteggiare una situazione ignota temuta.

⏳ L’amigdala, situata nella parte dorsomediale del lobo temporale e deputata alla gestione della paura, tende a iperattivarsi, segnalando la presenza di un pericolo anche quando questo non è realmente presente. Questa sorta di “falso allarme” innesca le manifestazioni tipiche del panico. L’iperattivazione dell’amigdala coinvolge anche altri sistemi:

- la "corteccia prefrontale", che contribuisce alle interpretazioni catastrofiche dei segnali corporei (“sto per morire”, “mi viene un infarto”);
- l’"ipotalamo", che attiva la risposta fisiologica (tachicardia, vertigini, sudorazione, tremore, senso di soffocamento).

⏳ A livello neurochimico risultano coinvolti diversi neurotrasmettitori, tra cui noradrenalina, serotonina e GABA, oltre a fattori ormonali come il progesterone, la cui funzione ansiolitica può ridursi in alcune condizioni (ad esempio durante la gravidanza).

⏳ Nel DSM-5, il "Disturbo di panico" è classificato tra i disturbi d’ansia ed è caratterizzato da attacchi di panico ricorrenti e inaspettati, seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente per nuovi attacchi o da cambiamenti comportamentali disfunzionali (evitamento, controllo eccessivo del corpo, ecc.).

⏳ L’origine del disturbo è multifattoriale. Oltre alla predisposizione biologica, hanno un ruolo importante le esperienze precoci di attaccamento "insicuro" (ansioso o disorganizzato), che possono favorire una maggiore sensibilità alle minacce e una difficoltà nella regolazione emotiva. Un ambiente familiare caratterizzato da iperprotezione, imprevedibilità o scarsa sintonizzazione emotiva può contribuire allo sviluppo di una percezione del mondo come minaccioso e del corpo come imprevedibile, terreno fertile per il panico.

⏳ Il "Disturbo di panico" ha una prevalenza nel corso della vita di circa il 2-4% della popolazione, con una maggiore incidenza nel sesso femminile. L’esordio avviene tipicamente tra la tarda adolescenza e la prima età adulta.

⏳ La Psicoterapia "cognitivo-comportamentale" è uno degli interventi più efficaci avente l’obiettivo non di eliminare l’ansia, ma di cambiare il rapporto dell'individuo ansioso con essa. La stessa psicoterapia mira a interrompere il circolo vizioso del panico attraverso:

- "Psicoeducazione", per comprendere cosa accade nel corpo;
- "Ristrutturazione cognitiva", per modificare le interpretazioni catastrofiche;
- "Esposizione enterocettiva", per ridurre la paura delle sensazioni fisiche;
- "Esposizione situazionale", per superare l’evitamento;
- "Training di regolazione emotiva o di rilassamento".

Il "Disturbo di panico", per quanto sia intenso e spaventante, non è pericoloso. È l’espressione di un sistema di allarme che funziona “troppo bene”, attivandosi anche quando non serve. Normalizzare questa esperienza significa riconoscere che il panico non è un segno di debolezza o di perdita di controllo, ma una risposta umana, amplificata e fraintesa. Con il giusto supporto, è possibile imparare a comprenderlo, ridurne l’impatto e, gradualmente, smettere di temerlo.

05/04/2026
IL PARADOSSO DELL’EVITAMENTO "EMOTIVO": PIÙ FUGGI E PIÙ SOFFRIL’"evitamento emotivo o esperienziale" è un processo psico...
27/03/2026

IL PARADOSSO DELL’EVITAMENTO "EMOTIVO": PIÙ FUGGI E PIÙ SOFFRI
L’"evitamento emotivo o esperienziale" è un processo psicologico caratterizzato dal tentativo persistente di evitare, controllare, contenere, respingere, sopprimere o modificare esperienze interne indesiderate, come emozioni, pensieri, ricordi o sensazioni corporee. Sebbene a breve termine possa ridurre il disagio, nel lungo periodo rappresenta uno dei principali fattori di mantenimento di numerosi disturbi psicologici.

⏳ Il concetto di "evitamento esperienziale" è stato formalizzato all’interno della "Acceptance and Commitment Therapy" (ACT), sviluppata da Steven Hayes, ma trova solide basi anche nella tradizione "cognitivo-comportamentale" classica. Secondo questo modello, il problema non è la presenza di eventi interni negativi (inevitabili nell’esperienza umana), ma il modo in cui la persona si relaziona ad essi. L’"evitamento" diventa disfunzionale quando:

- è rigido e pervasivo;
- interferisce con i valori personali;
- riduce il repertorio comportamentale;

Nel DOC, l’"evitamento emotivo" assume forme evidenti come:

- evitamento di situazioni trigger (es. contaminazione);
- rituali compulsivi (evitamento interno dell’ansia);
- soppressione o neutralizzazione dei pensieri.

⏳ Le evidenze empiriche indicano che l’"evitamento esperienziale" è ampiamente diffuso:

- in circa il 70% dei disturbi d’ansia;
- in circa il 50–70% dei disturbi di depressivo maggiore;
- in oltre il 60% dei DOC.

Gli studi longitudinali su soggetti con psicopatologice mostrano che l’evitamento predice:

- aumento della sintomatologia ansiosa;
- ricadute depressive;
- peggior funzionamento globale.

Cosa mantiene l’evitamento?

1. il rinforzo negativo (evitare vissuto disturbante) chebriduce immediatamente il disagio) rinforzando il comportamento ed aumentando la probabilità di riutilizzarlo;
2. la fusione cognitiva (identificazione completa con i propri pensieri) --> Ad es. “Se penso che sia pericoloso, allora lo è davvero”;
3. l'intolleranza alle emozioni (difficoltà a gestire ansia, vergogna o tristezza);
4. l'assenza di flessibilità cognitiva (incapacità di adattarsi ed agire in modo coerente con i propri valori).

Nel DOC, questi meccanismi si intrecciano con:

- bisogno di controllo
- iper-responsabilità
- sovrastima della minaccia.

⏳ La Psicoterapia "cognitivo-comportamentale" affronta l’evitamento in modo diretto, attraverso strategie validate empiricamente, come:

1. la Psicoeducazione --> aiuta il paziente a comprendere il ciclo dell’evitamento (evento interno → disagio → evitamento → sollievo → mantenimento);
2. l'Esposizione graduale --> il paziente viene guidato ad affrontare progressivamente situazioni ed emozioni evitate (nei disturbi d’ansia, esposizione a stimoli temuti; nel DOC, esposizione con prevenzione della risposta ERP);
3. L'Accettazione emotiva --> educare l'assistito sul fatto che le emozioni, anche intense, sono transitorie e tollerabili;
4. la Defusione cognitiva --> modifica il rapporto con i pensieri (non eliminandoli, ma osservandoli);
5. l'Attivazione comportamentale --> particolarmente efficace nella depressione per contrastare l’evitamento passivo, lavorando sulla consapevolezza dei propri valori in modo da orientare il comportamento verso ciò che conta, non verso ciò che evita.

⏳ Negli ultimi anni, nell'ambito dell'intervento sui problemi emotivi ha acquisito un ruolo centrale il "Protocollo di Trattamento dei Disturbi Emotivi" sviluppato da John Barlow. Questo modello propone un intervento unificato per ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo DOC, disturbi da stress, basandosi sull’idea che le difficoltà emotive condividano processi comuni, tra cui proprio l’evitamento esperienziale. Questo protocollo mira: ad aumentare la consapevolezza emotiva; a
promuovere una maggiore tolleranza delle emozioni; a ridurre le strategie di evitamento (comportamentali e cognitive); a sollecitare condotte coerenti con i valori personali.

PERCHÉ LA TUA MENTE NON SI SPEGNE?Ti capita di pensare troppo?Di ripassare mentalmente conversazioni, anticipare scenari...
03/03/2026

PERCHÉ LA TUA MENTE NON SI SPEGNE?
Ti capita di pensare troppo?
Di ripassare mentalmente conversazioni, anticipare scenari negativi, prepararti al peggio “per sicurezza”?
Molte persone chiamano questo meccanismo essere responsabili. In realtà, spesso si tratta di rimuginio cronico.

⏳ Nel 1978, la psicologa dello sviluppo Mary Ainsworth, attraverso l’esperimento della "Strange Situation", identificò diversi stili di attaccamento: sicuro, insicuro-evitante, insicuro-ansioso (ambivalente) e successivamente disorganizzato. Gli stili "insicuri" possono favorire l’interiorizzazione di convinzioni implicite profonde che tendono a radicarsi nella personalità, come ad esempio: “Non sono abbastanza”; “Se sbaglio, sono un fallito”; “Devo controllare la situazione per sentirmi al sicuro”.
Già nel 1969, lo psichiatra britannico John Bowlby aveva dimostrato che le esperienze precoci con le figure di accudimento strutturano i cosiddetti "modelli operativi interni", cioè rappresentazioni profonde su di sé e sugli altri che guidano il funzionamento emotivo in età adulta.

⏳ Nel 1967, lo psichiatra statunitense Aaron Timothy Beck individuò le credenze centrali disfunzionali alla base di ansia e depressione, che influenzano il modo in cui ogni persona interpreta gli eventi. Tra le principali:

- Impotenza/Inadeguatezza (“Non sono abbastanza”);
- Non amabilità (“Non piaccio agli altri”);
- Inutilità/Scarso valore (“Mi sento inutile”).

Parallelamente, nel 1962, lo psicologo Albert Ellis spiegò che l’ansia non nasce dall’evento in sé, ma dal significato che attribuiamo all’evento. Introdusse quindi il concetto di credenze irrazionali, tra cui:

- Doverizzazioni (“Devo fare tutto perfettamente”);
- Catastrofizzazione (“Se l’esame andrà male, non riuscirò a laurearmi”);
- Bassa tolleranza alla frustrazione (“Non sopporto che mi deridano”);
- Valutazioni globali negative su sé, altri e mondo (“Sono scarso”).

⏳ Insomma, il rimuginio è il motore dell’ansia.
Nel "Disturbo d'Ansia Generalizzato", così come definito nel DSM-5, il sintomo centrale è la preoccupazione eccessiva e difficile da controllare per la maggior parte dei giorni.
Lo psicologo clinico statunitense Thomas D. Borkovec, professore alla Pennsylvania State University, nel 1983 e nel 1990 dimostrò che il rimuginio rappresenta una forma di "evitamento cognitivo": riduce temporaneamente l’impatto emotivo intenso, ma mantiene l’attivazione ansiosa nel lungo periodo.
Successivamente, Adrian Wells, psicologo clinico britannico, professore di Psicopatologia Clinica dell’Università di Manchester e fondatore della Terapia Metacognitiva (MCT), nel 1995 e poi nel 2000 evidenziò che non è solo ciò che si pensa a mantenere l’ansia, bensì ciò che si crede riguardo al proprio pensiero. Wells mise in luce il ruolo delle credenze metacognitive disadattive, come: “Se non ci penso abbastanza, succederà qualcosa”; “Non posso controllare i miei pensieri”. Secondo il suo modello, è il rapporto che instauriamo con il pensiero – e non solo il contenuto del pensiero – a mantenere il disturbo.
Wells distinse due tipi di preoccupazioni:

a) "Preoccupazioni di tipo 1", che sono apprensioni legate ai problemi concreti della vita quotidiana (“E se fallisco l’esame?”);
b) "Preoccupazioni di tipo 2" che sono preoccupazioni legate alle prime preoccupazioni (“Non riesco a smettere di preoccuparmi, è pericoloso”).

Il ciclo dell'ansia di Wells si articola in:

A. "Preoccupazione di tipo 1" dettata da un evento percepito come minaccioso che attiva pensieri automatici negativi;
B. Ansia
C. "Rimuginio iniziale" volto a controllare o risolvere il problema;
D. "Preoccupazione di tipo 2" dedita a controllare la preoccupazione di tipo 1 tramite "Credenze metacognitive disadattive" (“Se non ci penso abbastanza, succederà qualcosa” o “Non posso fermare questi pensieri”)
E. Ansia, insonnia, irritabilità, tensione muscolare, sensazione di perdita di controllo.
F. Rimuginio (ricomincia ciclo).

Questo loop continuo si combina con le credenze centrali e i pensieri automatici negativi, rafforzando:
sensazioni di inadeguatezza;
difficoltà decisionali;
tensione cronica;
disturbi del sonno.
Nel tempo, può contribuire anche al mantenimento del "Disturbo Ossessivo-Compulsivo", quando il pensiero ripetitivo si associa a rituali mentali o comportamentali.

⏳ La Psicoterapia "Cognitivo-Comportamentale" (TCC), supportata da numerosi studi randomizzati controllati, mostra tassi di miglioramento clinicamente significativi. Il trattamento non mira a incentivare il “pensare positivo”, ma a modificare il meccanismo che genera il pensiero ansioso. Interviene principalmente attraverso:

1. Esposizione graduale con prevenzione della risposta;
2. Ristrutturazione cognitiva.

Quando chiedere aiuto?
È consigliabile rivolgersi a uno specialista se:

- la mente è costantemente attiva;
- dormi male per eccesso di pensieri;
- ti senti teso anche senza motivo apparente;
- hai bisogno continuo di rassicurazioni;
- rimandi decisioni per paura di sbagliare.

Il “loop” mentale patologico è spesso il risultato dell’uso ripetuto di una strategia di protezione che, nel tempo, è diventata disfunzionale. I meccanismi mentali che hai appreso possono essere modificati. Comprenderli è il primo passo per ritrovare il tuo equilibrio interiore.

  è un inno a chiedere aiuto.Abbiate il coraggio di aprirvi e di svelare le vostre sofferenze senza timore. Io sono qui ...
16/02/2026

è un inno a chiedere aiuto.
Abbiate il coraggio di aprirvi e di svelare le vostre sofferenze senza timore. Io sono qui ad aspettarvi e a tendervi la mano. Solo così usciremo insieme dal vostro male che avete dentro.

LA "PRIMA IMPRESSIONE" RAPIDA ED INGANNEVOLE. QUESTIONE DI PREGIUDIZIO?La "prima impressione" tra sconosciuti nei primi ...
07/02/2026

LA "PRIMA IMPRESSIONE" RAPIDA ED INGANNEVOLE. QUESTIONE DI PREGIUDIZIO?
La "prima impressione" tra sconosciuti nei primi approcci relazionali si forma in tempi estremamente rapidi: bastano meno di un secondo, circa 100 millisecondi (Willis & Todorov, 2006), per giudicare caratteristiche come affidabilità, competenza o attrattiva. Questo processo è automatico e radicato nell’evoluzione: serve a valutare rapidamente se qualcuno può rappresentare un alleato o una minaccia. Tuttavia, la rapidità cognitiva non garantisce accuratezza. Come sottolinea Solomon Asch (1946), le prime impressioni tendono a diventare “profezie autoavveranti”: ciò che percepiamo inizialmente condiziona tutto il giudizio successivo, anche quando emergono informazioni contrarie.
La ricerca di Hazel Markus e Paula Nurius (1986) mostra inoltre come le persone tendano a cercare relazioni coerenti con la propria identità desiderata: chi idealizza concetti come “amore ideale”, “protezione” o “bellezza” può scegliere partner coerenti con quell’immagine, anche se inconsciamente pericolosi.

⏳ Spesso, parlando dei propri partner, alcune persone risultano contraddittorie. Nonostante abbiano scelto qualcuno solo per la prima impressione, molti dichiarano di aver frequentato “casi umani”. Psicologicamente, questa frase indica una svalutazione globale e una generalizzazione: l’altro non viene valutato nella sua complessità, ma etichettato come “irrecuperabile”. Questo meccanismo protegge l’autostima, riduce la responsabilità personale (“Non ho colpa io”) e difende dalla vergogna di aver scelto male. Chi giudica così spesso si ferma alla bellezza o al fascino iniziale, perché cerca conferme esterne e sicurezza emotiva. In termini clinici, può essere associato a dipendenza affettiva, bassa autostima, attaccamento ansioso e difficoltà di regolazione emotiva.

⏳ Il fenomeno noto come “halo effect” (Edward Thorndike, 1920) mostra che una persona percepita come attraente viene automaticamente valutata come più intelligente, affidabile e competente. Questo bias può portare a errori di valutazione nelle relazioni intime: l’attrattiva sovrastima la percezione di sicurezza, riduce l’attenzione verso segnali di rischio e favorisce l’idealizzazione, rendendo difficile riconoscere comportamenti manipolativi.
Secondo John Gottman, noto studioso delle relazioni di coppia, non è la passione iniziale a prevedere la stabilità della relazione, ma la capacità di gestire i conflitti, la coerenza emotiva e la reciprocità. La prima impressione, dunque, non è un predittore affidabile della qualità relazionale.

⏳ Spesso le persone manipolative e violente sono carismatiche e seducenti all’inizio. La loro abilità di apparire affascinanti fa parte di una strategia di controllo. Robert Hare (1993) mostra come individui con tratti narcisistici o psicopatici possano attrarre con fascino, ma manipolare, mentire e sfruttare gli altri. Lisa Diamond (2010) e altri studi sul comportamento affettivo evidenziano come in molte relazioni violente la fase iniziale sia caratterizzata da idealizzazione intensa e “love bombing”, seguita da svalutazione e aggressività.

⏳ Quando ci si basa solo sull’immagine corporea, emergono:

A) Frustrazione e delusione --> la persona scopre che il partner non corrisponde all’ideale;
B) Vulnerabilità psicologica --> l’attrattiva induce idealizzazione e bias di conferma, rendendo difficile riconoscere segnali di personalità devianti.

Le vulnerabilità psicologiche di chi si ferma alla prima facciata includono:

1. Dipendenza affettiva --> bisogno eccessivo di approvazione, paura di abbandono, idealizzazione del partner (Pietrangelo & Cupi, 1996);
2. Bassa autostima e fragilità narcisistica --> uso del partner come “specchio” per sentirsi importante; idealizzazione seguita da depressione, rabbia o vergogna (Kohut, Kernberg);
3. Ansia sociale o insicurezza relazionale --> preferenza per relazioni rapide basate sull’attrazione (Moscovitch);
4. Attaccamento insicuro ansioso o disorganizzato --> influenze infantili sulla scelta dei partner e sul modo di amare;
5. Deficit di regolazione emotiva --> ricerca di relazioni ad alta carica emotiva (Linehan, Bowlby);
6. Disturbi depressivi --> ricerca di partner “ideali” per compensare sensazioni di inutilità (Beck).

⏳ Perché queste fragilità sono “nascoste”? Perché l’individuo non riconosce i propri bisogni emotivi e proietta sull’altro un’immagine desiderata. L’attrattiva fisica diventa un segnale rapido che promette felicità, la mente ignora i segnali di rischio e idealizza il partner come salvatore o valore.

⏳ La psicoterapia è consigliata quando:

A) capita spesso di innamorarsi rapidamente, idealizzare partner affascinanti, scoprire manipolazione o violenza;
B) si presentano ansia, depressione, attacchi di panico, bassa autostima persistente, disturbi del sonno o stress cronico;
C) si accetta tutto pur di non perdere la relazione (Bowlby, Ainsworth).

⏳ In conclusione, chi si ferma alla facciata e all’immagine corporea non è solo superficiale. Spesso nasconde fragilità profonde che aumentano la vulnerabilità a manipolazione, abuso o stalking. La prima impressione è rapida ma ingannevole: conoscere una persona richiede tempo, osservazione e riflessione, per evitare abbagli e valutazioni erronee e per apprezzare la complessità reale dell’altro.

COUNSELING E COACHING “FAI DA TE”: SCORCIATOIE CHE GIOCANO CON LA MENTE E LA VITA DELLE PERSONENegli ultimi anni, il mon...
24/01/2026

COUNSELING E COACHING “FAI DA TE”: SCORCIATOIE CHE GIOCANO CON LA MENTE E LA VITA DELLE PERSONE
Negli ultimi anni, il mondo del benessere e della crescita personale ha visto un’esplosione di figure come counselor e coach, accompagnate da corsi intensivi, certificazioni rapide e promesse di cambiamento in poche settimane. Il risultato è che molte persone, in cerca di aiuto, si rivolgono a professionisti non adeguatamente formati, attratte da un linguaggio rassicurante e da tecniche “facili”. Il problema è che, dietro questa apparente semplicità, spesso si nasconde una realtà seria: "counseling" e "coaching" possono entrare in aree tipiche della psicologia, e quando ciò avviene senza competenze cliniche, la pratica può diventare inefficace o addirittura dannosa. Si va, dunque, a sconfinare nella "psicologia ingenua" che bada alle intuizioni, stereotipi e senso comune, interpretando i comportamenti in modo semplificato, senza considerare complessità, contesto e dati verificabili. La "psicologia competente", ossia quella affidabile, è fondata su evidenze scientifiche. Adopera metodi validati e volge verso conoscenze aggiornate per comprendere e intervenire in modo efficace.

⏳ In questo periodo storico, sembra che molti operatori non psicologi, consapevoli (o meno) che non possono o non vogliono sostenere il percorso formativo lungo, costoso e rigoroso richiesto per diventare psicologi o psicoterapeuti, cercano una scorciatoia. Queste persone trovano nel "counseling" e nel "coaching" un’opportunità per ottenere attestati rapidi, spesso in pochi weekend, che danno loro una sensazione ingannevole di competenza. In pratica, invece di affrontare anni di studio, tirocinio, supervisione e aggiornamento continuo, molti scelgono la via più semplice: un corso breve che “certifica” abilità che in realtà richiedono una preparazione molto più profonda. Questo passo rapido porta a un fenomeno pericoloso: operatori con competenze limitate che si sentono autorizzati a gestire difficoltà psicologiche, spesso senza riconoscere i limiti del proprio ruolo e senza sapere quando indirizzare il cliente a un professionista qualificato.

⏳ Un fenomeno sempre più frequente è la presenza di operatori che acquisiscono certificazioni rapide per esercitare il "counseling" o il "coaching", presentandosi ingiustamente al pubblico come professionisti della salute mentale. Spesso questi titoli non garantiscono:

- conoscenze cliniche approfondite;
- esperienza pratica e supervisione;
- capacità di valutare e gestire disturbi psicologici;
- conoscenza dei limiti del proprio ruolo.

Questa “competenza apparente” può essere pericolosa perché induce il cliente a credere di essere seguito da un professionista qualificato, mentre in realtà sta ricevendo una consulenza emotiva non adeguata alle sue esigenze. Il rischio è che il "counseling" e "coaching" vengano spacciati come una “psicoterapia light” per risolvere problemi emotivi profondi. Quando ciò accade, la persona può essere spinta a “fare di più” e a sentirsi impotente, inadeguata ed inutile, se non ottiene risultati, aumentando ansia, stress e senso di fallimento.

⏳ Il "counseling", in senso professionale, è una relazione d’aiuto che si basa su competenze specifiche di orientamento psicologico. Non si tratta di “fare quattro chiacchiere” o di offrire semplici consigli, ma di accompagnare la persona nel comprendere e gestire difficoltà cognitivo-emotive e relazionali, promuovendo autonomia, consapevolezza e capacità di coping.
Mario Fulcheri, compianto psicologo e docente di Psicologia Clinica, ha più volte evidenziato che il counseling non può essere ridotto a una pratica improvvisata o a un’attività accessibile con pochi weekend di formazione. Secondo Fulcheri, il "counseling" richiede:

- una formazione teorica e pratica adeguata;
- una competenza psicologica reale, non “apparente”;
- la capacità di lavorare in modo professionale su processi psicologici e relazionali;
- un quadro etico e deontologico chiaro.

Fulcheri mette in guardia sul rischio che il "counseling" venga confuso con una consulenza emotiva non strutturata. Se svolto senza una preparazione solida, esso rischia di diventare una pratica “non regolamentata”, priva di standard professionali ed incapace di riconoscere situazioni cliniche che richiedono un intervento specialistico.

⏳ Anche il "coaching", nella sua forma più efficace, è un’attività strutturata e richiede competenze psicologiche dato che richiede: ascolto attivo, obiettivi condivisi, gestione di resistenze e consapevolezza emotiva. Tuttavia, nella pratica comune, molti coach operano con formazione breve e senza una preparazione clinica.

⏳ Al giorno d'oggi, il "counseling" e il "coaching" informale vengono proposti senza remore come sostituti impropri della psicologia. Molti coach e counselor, pur con buone intenzioni, si trovano a lavorare su aree tipiche della psicologia clinica: ansia e stress; difficoltà relazionali; crisi esistenziali; disturbi dell’umore; problemi di autostima e identità; traumi e vissuti dolorosi.
Quando una persona con difficoltà reali si rivolge a un coach o counselor non qualificato, l'inconveniente è di ricevere un intervento inadeguato, fuorviante o addirittura dannoso. Il problema non è la motivazione della persona: spesso la difficoltà non è un problema di volontà, ma una questione psicologica che richiede competenza clinica.

⏳ In Italia, il "counseling" e il "coaching" sono servizi specialistici che vengono svolti a livello etico e giuridico dagli psicologi. In particolare, lo psicologo è un professionista della salute mentale che:

- è iscritto all’Albo professionale;
- è soggetto a un codice deontologico;
- è formato per operare con standard di sicurezza e responsabilità;
- sa quando interrompere un percorso o indirizzare verso una terapia specialistica.

La Legge 56/1989 stabilisce che solo chi è iscritto all’Albo può esercitare come psicologo. Il Codice Deontologico impone obblighi di competenza, supervisione e chiarezza del ruolo.
Si rammenta a tutti che sercitare una professione senza titolo è un reato. L’art. 348 del Codice Penale punisce chi esercita scaltramente una prestazione regolamentata senza essere abilitato o usa titoli non posseduti.

--> Dopo questo excursus informativo, l'invito che fa la nostra categoria è che se si sta vivendo un momento difficile, è naturale cercare aiuto e desiderare un cambiamento rapido. Però, la sofferenza psicologica non è un problema che dovrebbe essere affidato a chi propone soluzioni facili e veloci. Occorre piuttosto rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta iscritto all’Albo come scelta più sicura e rispettosa della propria fragilità. Pertanto, si consiglia a tutti coloro che avvertono un male dentro di diffidare di chi si spaccia per esperto con pseudotitoli, certificazioni brevi o competenze “affini” non per cattiva volontà, ma per un’assenza di formazione che può diventare dannosa. Prendersi cura di sé significa per un paziente anche scegliere con attenzione chi potrà essere una valida guida che possa accompagnarlo durante il percorso di cambiamento.

“CORRERE SULLA SABBIA CHE SCOTTA”: TOLLERARE IL DISAGIO ORA PER ESSERE RESILIENTE DOPO“Hai presente quando la sabbia sco...
16/01/2026

“CORRERE SULLA SABBIA CHE SCOTTA”: TOLLERARE IL DISAGIO ORA PER ESSERE RESILIENTE DOPO
“Hai presente quando la sabbia scotta, ma tu continui a correre verso il mare? Ecco, bisognerebbe vivere così.” Questa metafora rappresenta in modo immediato una dinamica psicologica fondamentale: la capacità di tollerare il disagio presente in vista di obiettivi significativi. In psicoterapia, questo concetto è centrale per favorire resilienza, motivazione intrinseca e accettazione.
Correre sulla sabbia che scotta è doloroso. Chi corre, tuttavia, non si ferma a lamentarsi del calore; lo accetta come condizione temporanea. Questa tolleranza al disagio è una componente chiave della regolazione emotiva. Linehan (1993), nel contesto della Psicoterapia "Dialettico-Comportamentale" (DBT), sottolinea come la capacità di sopportare momenti di crisi senza peggiorarli sia fondamentale per gestire emozioni intense e comportamenti impulsivi.
Vivere “correndo verso il mare” significa comprendere che dolore e fatica non sono ostacoli insormontabili, ma parti integranti del percorso verso il cambiamento e la crescita personale.

⏳ Perché continuiamo a correre nonostante il dolore?
La risposta risiede nei nostri valori: il “mare” rappresenta ciò che rende la vita degna di essere vissuta. La teoria dell’autodeterminazione (Deci & Ryan, 2000) dimostra che le persone che agiscono per motivazioni intrinseche — cioè perseguendo obiettivi coerenti con i propri valori profondi — mostrano maggiore resistenza allo stress e migliore regolazione emotiva. In psicoterapia, esplorare e chiarire i valori personali è fondamentale per aumentare motivazione e capacità di tollerare momenti difficili, come evidenziato dagli interventi basati sulla Psicoterapia "dell’Accettazione e dell’Impegno" (ACT) (Hayes et al., 2006).

⏳ Ignorare il bruciore immediato per ottenere il refrigerio futuro è anche un segno di intelligenza emotiva e di autoregolazione. La capacità di tollerare il disagio temporaneo in vista di un obiettivo significativo è un predittore di adattamento positivo.

⏳ Lo psichiatra Viktor Frankl (1946) afferma: «Chi ha un “perché” per vivere, può sopportare quasi ogni “come”». In psicoterapia, individuare e collegare le azioni quotidiane ai propri valori permette di dare senso al dolore, trasformandolo da ostacolo a motore di crescita.

⏳ Il cambiamento è la trappola del rinvio. Un elemento cruciale del lavoro clinico, infatti, riguarda il rinvio degli impegni e delle azioni significative. Spesso i pazienti rimandano, aspettando di “sentirsi meglio” prima di agire. Tuttavia, il futuro è intrinsecamente imprevedibile: non sappiamo come ci sentiremo domani, né se saremo più motivati, meno ansiosi o più pronti. È impossibile stabilire in anticipo il momento ideale in cui affrontare un compito, una scelta o una difficoltà.
Il rinvio, in questo senso, non è una strategia neutra, ma una forma di evitamento attivo. Rimandare espone il soggetto a un carico crescente di ansie anticipatorie, aspettative disfunzionali e senso di responsabilità non assunta. Più si aspetta, più la “sabbia” sembra scottare. Paradossalmente, non è l’azione a generare maggiore sofferenza, ma l’attesa dell’azione.

⏳ Uno degli ostacoli più comuni nella psicoterapia è la paura del cambiamento. Anche quando il paziente riconosce che certi schemi sono disfunzionali, il timore dell’ignoto e l’attaccamento alla zona di comfort possono bloccare l’azione. Tuttavia, il cambiamento è la condizione necessaria per il progresso clinico: senza accettare temporaneamente disagio, fatica o incertezza, non è possibile sperimentare strategie più adattive. "Correre sulla sabbia che scotta" diventa così la metafora del cambiamento stesso: il dolore iniziale non indica che si sta sbagliando strada, ma che la si sta finalmente percorrendo.

⏳ L’intervento psicoterapeutico aiuta il paziente a perseguire i suoi scopi personali (il mare) attraverso tre strategie fondamentali:

1. Accettazione del disagio, ossia osservare e riconoscere le emozioni difficili senza giudizio (DBT, ACT), riducendo la sofferenza amplificata dalla resistenza emotiva;
2. Visualizzazione degli obiettivi, che attiva i circuiti dopaminergici legati alla motivazione (Schultz, 1998) e sostiene l’energia psicofisiologica;
3. Identificazione dei valori, che consente di dare significato all’azione e di aumentare la resilienza nei momenti di difficoltà.

Dunque, il benessere psicologico non richiede l’assenza di sofferenza, ma la capacità di agire nonostante la fatica. Come nella “metafora della sabbia che scotta”, la visione del “mare” — i propri valori e obiettivi — rende sopportabile il “calore” del presente. Rinviare in attesa di stare meglio spesso prolunga la sofferenza; agire, invece, è ciò che permette al cambiamento di iniziare. L’intervento psicoterapeutico insegna all’assistito a correre verso il mare, sviluppando resilienza, motivazione intrinseca e accettazione: strumenti fondamentali per la crescita personale e la salute mentale.

Indirizzo

Mazzini 85
Potenza
85100

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 13:30
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Martedì 09:30 - 13:30
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Mercoledì 09:30 - 13:30
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Giovedì 09:30 - 13:30
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Venerdì 09:30 - 13:30
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Sabato 09:30 - 13:30
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