Dott.ssa Anna Maria Silvestri - Psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Anna Maria Silvestri - Psicologa psicoterapeuta Studio di psicologia e psicoterapia
Via Campi Flegrei 50 c/o RadioMedica, 80078 Pozzuoli (Na)
Piazza

20/02/2026

D. Siegel, 12 Strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino.
Link al libro https://amzn.to/4b0rvnJ

Un libro fondamentale per chi educa o insegna.

11/02/2026

Quando un bambino prende due pupazzetti e li fa parlare, litigare, aiutarsi, perdersi, ritrovarsi… sta facendo una cosa che per noi adulti sembra “giochicchiare”.

In realtà sta facendo la forma più avanzata di apprendimento che esiste in età evolutiva.

Sta simulando la vita.

E la sta simulando in un ambiente totalmente sicuro, dove può provare tutto senza conseguenze.



🧠 Allenamento sociale e relazionale

Quando inventa dialoghi tra i pupazzi, il bambino:
• prova a capire come parlano le persone
• sperimenta conflitti, scuse, aiuto, collaborazione
• mette in scena ciò che vede fare agli adulti

Sta letteralmente studiando le dinamiche umane, ma da regista.



🎭 Elaborazione emotiva (anche di cose che non sa spiegare)

Spesso i pupazzi:
• si fanno male
• hanno paura
• litigano
• vengono salvati

Queste scene non sono casuali.
Sono il modo con cui il bambino mette fuori emozioni che dentro non sa nominare.

È una forma di auto-terapia naturale.



🧩 Sviluppo cognitivo e narrativo

Quando crea ambientazioni diverse:
• casa
• foresta
• ospedale
• scuola
• castello

Sta costruendo strutture narrative: inizio, problema, soluzione, finale.
È la base del pensiero logico e della futura capacità di scrivere, raccontare, comprendere storie.



🛡️ Controllo e sicurezza

Nel gioco con i pupazzi il bambino è onnipotente:
• decide cosa succede
• decide chi vince
• decide chi si salva

In un mondo dove lui è piccolo e spesso subisce decisioni, qui sperimenta potere, controllo, competenza.

Questo aumenta tantissimo l’autostima.



🗣️ Linguaggio e pensiero astratto

Parlando per conto dei pupazzi, il bambino:
• usa parole che magari non usa mai nella vita reale
• costruisce frasi complesse
• prova registri emotivi diversi

Sta allenando linguaggio, empatia e pensiero simbolico tutto insieme.

Quello che per un adulto è “gioca coi pupazzetti”, per un bambino è: simulare la vita, capire le persone, elaborare emozioni, allenare il cervello e sentirsi forte.

18/01/2026

𝗜𝗡𝗦𝗜𝗗𝗘 𝗢𝗨𝗧: 𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗧𝗥𝗜𝗦𝗧𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗖’𝗘’ 𝗖𝗥𝗘𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔 𝗘𝗠𝗢𝗧𝗜𝗩𝗔
𝙄𝙣𝙩𝙚𝙜𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙚𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙚 𝙛𝙪𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙩𝙧𝙖𝙨𝙛𝙤𝙧𝙢𝙖𝙩𝙞𝙫𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙢𝙚

Riley ha undici anni quando 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗶𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲: il trasloco, i legami che si interrompono, la paura di non avere più un posto.

Nel suo mondo emotivo interno, Gioia cerca di tenere tutto sotto controllo: 𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲𝘃𝗼𝗹𝗶 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ “𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀”. Ma più prova a cancellare il dolore, più qualcosa si inceppa. Tristezza inizia a toccare i ricordi e tutto cambia: ciò che sembrava luminoso si opacizza.
E' una ferita che chiede ascolto.

Nella 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼, 𝗪𝗶𝗹𝗳𝗿𝗲𝗱 𝗕𝗶𝗼𝗻, psicoanalista britannico, parla di “𝙛𝙪𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖𝙡𝙛𝙖”: la capacità di trasformare emozioni grezze in pensieri che possiamo comprendere. Se un’emozione non trova una mente che la accolga, resta indigesta, come un nodo dentro. Riley vuole essere forte, ma non trova spazio per dire che soffre. Senza tristezza, le emozioni non possono legarsi tra loro: il mondo interno si frammenta.

La svolta arriva quando Gioia scopre che i ricordi più preziosi di Riley non sono quelli senza lacrime, ma quelli in cui qualcuno era lì ad accoglierla mentre piangeva.

𝗣𝗲𝘁𝗲𝗿 𝗙𝗼𝗻𝗮𝗴𝘆, psicoanalista ungherese, lo chiama “𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚”: il dolore può essere pensato quando un’altra mente lo riconosce. Non serve cancellarlo: basta non viverlo da soli. La ricerca frenetica di gioia a tutti i costi isola e svuota. Accettare la tristezza, invece, permette di chiedere aiuto, di ritrovare il contatto. È così che Riley torna ad abbracciare i suoi genitori: quando finalmente trova il coraggio di dire “mi mancate”. La vulnerabilità diventa un ponte.

𝗠𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝘀𝗶 𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗲 𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗼𝘀𝗲: “se non le sento, non soffro”. Ma non sentire significa restare soli dentro.

La Psicologia del profondo aiuta proprio a 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶: una mente è sana quando può accogliere tutte le sue parti.

𝙏𝙞 𝙚̀ 𝙢𝙖𝙞 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙨𝙚𝙣𝙩𝙞𝙧𝙩𝙞 𝙘𝙤𝙨𝙩𝙧𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙖 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙛𝙤𝙧𝙩𝙚, 𝙢𝙚𝙣𝙩𝙧𝙚 𝙙𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙘’𝙚𝙧𝙖 𝙪𝙣 𝙣𝙤𝙙𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙝𝙞𝙚𝙙𝙚𝙫𝙖 𝙖𝙨𝙘𝙤𝙡𝙩𝙤?
𝙁𝙤𝙧𝙨𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙡 𝙣𝙤𝙙𝙤 𝙚̀ 𝙡’𝙞𝙣𝙞𝙯𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙤 𝙢𝙤𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙨𝙚𝙣𝙩𝙞𝙧𝙩𝙞 𝙫𝙞𝙫𝙤.

𝗗𝗼𝘁𝘁. 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 – 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 🌒

🗯️ “𝙋𝙨𝙞𝙘𝙤𝙡𝙤𝙜𝙞𝙖 𝙙𝙖𝙡 𝙋𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙋𝙊𝙋” 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘳𝘶𝘣𝘳𝘪𝘤𝘢 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪, 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘱𝘰𝘱, 𝘦𝘴𝘱𝘭𝘰𝘳𝘪𝘢𝘮𝘰, 𝘪𝘯 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘷𝘦 𝘱𝘴𝘪𝘤𝘰𝘥𝘪𝘯𝘢𝘮𝘪𝘤𝘢, 𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘪 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘪.

28/09/2025

L'equilibrio tra protezione e autonomia rappresenta una delle sfide più complesse per i genitori di adolescenti. Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, evidenzia come l'eccesso di controllo genitoriale possa compromettere gravemente lo svilupp...

22/09/2025

🧭 I limiti educano, non imprigionano‼️
Sono la bussola che guida i bambini verso il rispetto, la responsabilità e la vera libertà❣️🪁

08/09/2025

Nessun figlio può "riparare" la ferita del suo genitore, diventare il "salvatore" della famiglia.
Quando è implicata la figura materna, la richiesta inconscia di fare da genitore alla propria madre implica un dovere di fedeltà a questo oggetto d'amore ferito che impedisce il libero sviluppo, la piena autonomia, anzi avvita il soggetto in un tormentoso sentimento di colpa: esistere per se stessi è "tradire" le esigenze d'amore e di riparazione del genitore, dunque è l'atto proibito per eccellenza.

[Aldo Carotenuto]

Illustrazione: Ebru Art

15/06/2025

Amare un genitore che non sa amare.

Lo amavi perché è tua madre (o tuo padre): non avevi scelta.

L'amore per un genitore non si decide, si vive, è biologico, istintivo, inevitabile.

Anche quando loro non sanno ricambiarlo, anche quando il loro amore era vuoto, ma tu eri un bambino e i bambini amano i loro genitori, sempre, anche quando sono mostri.

Anche quando i loro genitori non sanno amare.

Da bambino non puoi permetterti di non amarli: dipendi da loro per sopravvivere.
Il tuo cervello deve convincersi che quell'amore freddo sia normale, che quelle briciole siano un banchetto.

Non hai alternative.

O li ami o muori dentro.

E così scegli di amarli ogni singolo giorno.

Il paradosso più crudele: più loro sono incapaci di amarti, più tu ti sforzi di meritare il loro amore.

Diventi perfetto/a, invisibile, silenzioso/a.

Se solo fossi più bravo/a (pensi) forse mi amerebbero!

Ma non puoi insegnare l'amore a chi non ha mai imparato cosa significhi.

E così cresci diviso in due: una parte di te (il Bambino/a che sei stato) ama disperatamente; l'altra parte sa la verità... che il loro amore è come una stanza vuota.

Ma, ammettere che loro non ti amino davvero, significa ammettere di essere solo/o al mondo.

E' troppo. Troppo.

Così da adulto impari a vivere nel paradosso: ad amare chi ti ferisce, a cercare calore nel ghiaccio, a vedere amore dove c'è solo dovere, o peggio, indifferenza. Impari che amare significa soffrire in silenzio; che essere amati è un lusso che non ti puoi permettere.

Ma il tuo corpo ricorda: quando qualcuno ti tratta con freddezza ti senti a casa, quando qualcuno è emotivamente assente, lo riconosci come amore.

E' il paradosso che ti porti dentro: cerchi negli altri lo stesso vuoto che ti ha cresciuto/a, perché è l'unico amore che il tuo sistema conosce.

C'è una responsabilità dolorosa da riconoscere: scegli chi conferma la tua storia; i partner emotivamente assenti non capitano per caso, li riconosci, li selezioni, li tieni perché l'intimità vera terrorizza chi non l'ha mai conosciuta.

Meglio il vuoto familiare che il pieno sconosciuto.

Riconosci l'amore disfunzionale come un segugio, lo fiuti nell'aria, lo vedi in come non ti guardano, in come ti sfamano a briciole, non per masochismo, ma perché il tuo sistema sa navigare il rifiuto, non la presenza: è una competenza traumatica.

Claudia Scarpati

08/06/2025

A volte ci sentiamo intrappolati, come se fossimo dentro una gabbia invisibile. Le pareti sembrano fatte di limiti, paure, giudizi o convinzioni radicate nel tempo. Eppure, se ci fermiamo ad ascoltare con attenzione, ci accorgiamo che quelle sbarre che ci trattengono non sono fatte di ferro, ma di pensieri. Sono illusioni che abbiamo accettato come verità.

La mente può essere sia prigione che chiave. Quando crediamo di non poter cambiare, quando ripetiamo a noi stessi "non sono capace", "non è possibile", stiamo serrando da soli la porta della nostra libertà. Ma se iniziamo a mettere in discussione quelle frasi, se proviamo a spostare lo sguardo, qualcosa cambia. Le sbarre si assottigliano, si incrinano, si dissolvono.

La libertà mentale è lì, a portata di mano. Non richiede grandi rivoluzioni esterne, ma piccoli atti di coraggio interiore: scegliere un pensiero nuovo, lasciar andare una paura, aprirsi a una possibilità.

Non sempre possiamo cambiare ciò che ci circonda, ma possiamo sempre cambiare il modo in cui lo guardiamo. E in quello sguardo nuovo, spesso, scopriamo di essere sempre stati liberi.

13/05/2025

«I figli non sono cerotti per cuori infranti, né sostituti di sogni infranti. Non esistono per riempire il vuoto della nostra esistenza. Sono piuttosto un richiamo alla responsabilità più pura, un dovere sacro che trascende l'ego. Sono i fiori più generosi dell'amore vero e incondizionato, germogliano dalla libertà e non dall'obbligo.
I bambini non sono giocattoli nelle mani dei genitori, né proiezioni delle loro ambizioni frustrate o un'estensione delle loro aspettative. Non sono venuti al mondo per esaudire i nostri desideri o per compensare le nostre mancanze. Sono individui unici, portatori della loro stessa essenza, e spetta a noi la nobile missione di guidarli affinché siano felici, consapevoli e liberi.»

Simone de Beauvoir

08/05/2025

Lo sbaglio e la cattiveria non abitano la stessa casa.
Lo sbaglio inciampa, la cattiveria mira.
Uno è umano, l’altra è disumana con precisione chirurgica.

Tutti sbagliamo.
Per fretta, per paura, per ignoranza.
Anche chi ci ama può ferirci, senza volerlo.
E lì, in quello strappo, possiamo trovare uno spazio per comprendere, per crescere insieme, magari anche per perdonarci davanti a un caffè e qualche silenzio di troppo.

Ma la cattiveria no.
La cattiveria è una scelta.
Una firma in calce a un gesto che si sa farà male.
È l’occhiata fredda che precede una parola tagliente.
È il silenzio che punge più di mille grida.
È il veleno somministrato a gocce, con calma, con lucidità.

E no, non sono la stessa cosa.
Non basta dire “scusa” se prima c’è stata la volontà di far male.
Perché un errore può diventare una lezione.
Ma una cattiveria consapevole diventa una sentenza.

Io, lo ammetto, perdono facilmente chi inciampa nel mio cuore.
Ma non chi ci danza sopra con gli anfibi.

Il perdono non è un dovere.
È un dono.
E chi sceglie di ferire con lucidità… non lo merita.

“Non tutti gli errori nascono dal cuore. Alcuni nascono proprio dalla sua assenza.”
“C’è più umanità in una ferita involontaria che in mille abbracci calcolati.”

-- Enrico Chelini

08/05/2025
06/05/2025

Come influiscono i traumi psicologici sulla salute mentale dei bambini? Un nuovo studio rivela che il modo in cui i più piccoli elaborano un evento traumatico è fondamentale nel determinare ansia, depressione e disturbo post traumatico.

https://www.stateofmind.it/2025/05/traumi-psicologici-bambini/

Indirizzo

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Pozzuoli
80078

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 14:00

Telefono

+393386996979

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