11/03/2026
Ho la fortuna di chiacchierare con una certa regolarità nel mio studio con unliceale sedicenne libero di esprimersi con me più di quanto non faccia con i suoiinsegnanti. E ho avuto così l’occasione, nonostante il suo evidente sforzo diutilizzare in queste occasioni un vocabolario vintage, di poter esplorare il suovariopinto linguaggio e di cercare di capire non solo il significato, ma anche ilsenso, il contesto e, quando è possibile, la storia di certi oscuri vocaboli che emergevano di tanto in tanto. Ho resistito alla tentazione di compilare il solitodizionario “giovanile”, sempre un po’ modaiolo e destinato ad invecchiare nelgiro di pochi mesi. Mi sono soltanto limitata a qualche riflessione su alcune, ne ho scelte tre, delle parole nuove nell'ultimo anno che ho imparato, quelleche mi sono sembrate più significative nel rappresentare l’adolescenza di oggi.
BOT Quando ho sentito definire un compagno di scuola come “un po’ un Bot”,ho dovuto chiedere spiegazioni. È un termine informatico, mi dicefiduciosamente! Pensandoci bene, per non apparire troppo millenials rispondoche si tratta di un software. Chiarisce Wikipedia che in effetti è un programmaautomatico che esegue compiti ripetitivi online. Se risponde a domande prefissate (FAQ), per esempio, è una Chatbot. Scopro anche che il nome non èun acronimo, ma una semplice contrazione del glorioso robot. Quindi vuoi direche il tuo compagno è un po’ robot? Non proprio. Bot, mi dice, è un termine unpo’ vecchio (tre-quattro anni fa), ma ancora in uso. Vecchio perché deriva da unvideogioco, che impegnava tutti i ragazzi ai tempi della pandemia, quandoerano chiusi in casa, si collegavano in rete e giocavano soprattutto a Fortnitecon il resto del mondo. Esiste un intero gergo che deriva da questo videogame,ma sono poche le parole che sono entrate nel linguaggio quotidiano e Bot è lapiù importante. Nei videogiochi i Bot sono ostacoli, eventi o personaggi che iconcorrenti incontrano e che non sono mossi da altri giocatori, ma sono“automatici”. In Fortnite, mi dice, i Bot sono facili da superare, da ba***re, daaggirare. Ed ecco che Bot diventa un insulto: se sei un Bot, insomma, seidebole, prevedibile, anche un po’ noioso. In realtà ci sono altri giochi in cui iBot costituiscono ostacoli difficili, “cattivi”. Ma nel linguaggio giovanile ha prevalso l’accezione negativa, quella di Fortnite ai tempi del lockdown.Penso che in Bot ci sia tutta la genesi di gran parte dell’attuale linguaggio giovanile: le parole “del computer” e dei videogiochi, e quindi la lingua inglese,come era ovvio aspettarsi. Ma anche il riferimento storico a un periodo, quello della pandemia, che ha segnato e formato questa generazione, più di quanto noi fingiamo di non sapere.
AURA Quando si riesce a non essere un bot e cringe e a non essere gostati, sipuò conquistarsi aura. Finalmente una bella parola italiana, poetica, usata ancheda Dante, nei libretti per Mozart. Facciamo finta di non sapere che in realtà deriva probabilmente da un’altra fonte importante del linguaggio giovanile, un manga e cartone animato famoso, Dragon Ball, a rappresentare l’aloneluminescente che circondava il personaggio. A noi piace comunque di più. Auraè una cosa bella, ammirevole, e avere aura indica carisma, personalità, fascino. Quello a cui tutti, non solo gli adolescenti, aspirano. In altro contesto, ho sentito degli studenti complimentarsi con un insegnante perché “aveva aura”, quelloche da sempre gli studenti cercano dai docenti. Se fai o dici una cosa veramente super, puoi anche ottenere un +mille aura. Ma attenzione: c’è anche il -cento o-mille aure.
CHILL Avevo già sentito chill e chillare, ma non avevo capito niente delsignificato. In inglese chill è notoriamente “freddo”, “gelo”, e pensavo chechillare fosse qualcosa di inquietante, “raggelante”. Il termine "chill", di origine inglese, significa “freddo”, sensazione di gelo. Nonostante esprima ciò, tra i giovani viene usato con un significatocompletamente differente, sia in italiano sia in inglese. Chill indica qualcosa dirilassante, che non implica stress. In inglese viene spesso utilizzato come verbo(chill out), per invitare a prendere le cose con calma, senza fretta, ma spesso ha funzione di aggettivo, come in italiano (un’espressione giovanile che locontiene è “Facciamo qualcosa di chill”, che vuol dire ‘non preoccupiamoci e dedichiamoci a un’attività tranquilla, senza doverci impegnare troppo’). Dopo tutta questa ansia di prestazione, finalmente un po’ di "relax" che è dei boomer (pare) ma piace anche a noi millenials.