01/04/2026
“Indosso la giacca dell’anno scorso così mi riconosco. »
Inizia così uno dei brani più iconici di Morgan, e non c’è metafora più lucida per descrivere cosa accade dentro di noi quando iniziamo un percorso di cambiamento.
Perché ci aggrappiamo a vecchie abitudini, a modi di fare che non ci appartengono più, o a quella « giacca » che ormai ci va stretta?
Perché il cambiamento fa paura.
Anche quando è un’evoluzione positiva, ci priva dei nostri punti di riferimento.
Cosa possiamo fare?
Attraversare….
Possiamo COSTRUIRE… cambiare pelle non è un evento magico, è un « mutamento di stato ». Significa accettare che la nostra vecchia immagine stia sbiadendo. In questa fase, la giacca dell’anno scorso serve a non sentirsi nudi mentre stiamo ancora decidendo chi diventare.
Possiamo GUARDARCI ALLO SPECCHIO E DIRCI “CIAO”…imparare a guardarci senza cercare il riflesso del passato. È darci il permesso di essere diversi. Riconoscerci nella nuova immagine significa accettare anche le proprie contraddizioni, i propri « errori di punteggiatura ».
Possiamo CUSTODIRE…. difendere la propria metamorfosi.
Una volta trovata una nuova forma, bisogna proteggerla. Custodire non significa chiudersi, ma evitare di tornare indietro per pigrizia o per compiacere chi ci voleva « come prima ». È il momento in cui finalmente possiamo toglierci quella vecchia giacca: non ci serve più per sapere chi siamo.
La terapia, o qualsiasi percorso di crescita, non serve a « diventare qualcun altro », ma a permettersi finalmente di essere ciò che si è sempre stati sotto quegli strati di tessuto logoro.
A volte bisogna avere il coraggio di appenderla, quella giacca, per scoprire che l’ Altrove che cercavamo è già dentro di noi.