03/01/2026
Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato che ricevere uno smartphone prima dei 13 anni è associato a una maggiore probabilità di sviluppare problemi psicologici negli anni successivi, fino alla giovane età adulta. Non si tratta di un rapporto di causa diretta, ma di un’associazione che emerge con una certa regolarità nella ricerca scientifica.
Tra gli esiti più frequentemente osservati figurano pensieri suicidari, una sensazione di distacco dalla realtà, difficoltà nella regolazione delle emozioni e un calo dell’autostima. Queste associazioni risultano particolarmente evidenti nelle ragazze, probabilmente per una maggiore esposizione al confronto sociale, alle dinamiche relazionali online e a forme di cyberbullismo.
Lo smartphone non è solo un mezzo di comunicazione: permette un accesso continuo ai social media, ambienti in cui l’identità personale tende a costruirsi sotto lo sguardo degli altri. A questo si aggiungono i disturbi del sonno legati all’uso serale dei dispositivi e, in alcuni casi, relazioni familiari fragili, che possono spingere bambini e preadolescenti a usare il telefono come rifugio o regolatore emotivo.
È importante chiarire che non è lo smartphone in sé a creare il problema, ma il momento e il modo in cui viene introdotto. Dare uno smartphone ai bambini senza accompagnamento equivale a mettere loro in mano un coltello senza averli educati a usarlo. Un accesso precoce e non mediato può amplificare fragilità già presenti e interferire con lo sviluppo emotivo; al contrario, regole chiare, limiti di tempo e una presenza adulta attenta possono ridurne significativamente l’impatto.
In definitiva, la questione non è se dare uno smartphone, ma quando farlo e come accompagnarne l’uso, assumendosi una responsabilità educativa che oggi non può essere delegata alla tecnologia.