10/05/2026
L amore che cura 🩵♥️
La lezione della madre ci ricorda che l’amore che cura non può mai essere amore per la vita in generale ma solo amore per l’uno per uno, per il figlio in quanto unico, per il suo nome più proprio. La sua cura, dunque, non potrà mai essere procedurale, protocollare, non sarà mai anonima, impersonale, ma sempre particolareggiata. In questo senso la lezione materna dovrebbe risuonare anche nella nostra vita civile e politica, che molto spesso invece dà prova di incuria, ovvero di confondere anziché distinguere il nome dal numero.
Il magistero della madre ci ricorda che nessuno è proprietario della vita del figlio, nemmeno chi l’ha generata o l’ha adottata. Anzi, quello che la maternità mostra è l’esistenza di una ospitalità – accogliere nel proprio corpo la vita del figlio – che rinuncia ad ogni diritto di proprietà. È quello che vediamo in questi bei mesi di primavera nei giardini pubblici quando incontriamo madri che insegnano ai loro bambini a camminare. Gesto apparentemente semplice ma che porta con sé tutta la lezione del materno: a te che sei stato sangue del mio sangue, viscere nelle mie viscere, insegno a camminare, ad allontanarti da me, ad intraprendere la tua vita. È il nucleo più profondo del grande racconto biblico del re Salomone. Il suo noto stratagemma della spada svela che la vera madre non è quella che reclama il figlio come una sua proprietà, ma è quella che è disposta a perderlo, a rinunciare ad ogni proprietà, purché a quel figlio sia salvata la vita.
Al link, "La lezione della madre", il mio articolo di oggi su Repubblica: https://drive.google.com/file/d/1TdaT6aIQqpRVj1WTjSzGOsPtO8ozhNIJ/view?usp=sharing
[Cover: T. Malick, The Tree of Life (2001)]