20/01/2026
Secondo Sigmund Freud, quando ci innamoriamo non stiamo davvero scegliendo l’altra persona.
Stiamo riconoscendo qualcosa di familiare dentro di noi.
L’attrazione, quella improvvisa e travolgente, non nasce nel presente. È un’eco. Un richiamo antico che riporta alla luce bisogni rimasti in sospeso, mancanze affettive, ferite che non hanno mai trovato parola. Non amiamo l’altro per ciò che è.
Lo carichiamo, spesso senza accorgercene, di un compito impossibile: riparare qualcosa che non ha rotto.
Per questo certi amori sembrano assoluti, urgenti, sproporzionati.
Non stanno iniziando: stanno continuando una storia più vecchia.
Il problema è che nessuno può colmare un vuoto che non gli appartiene. E quando questa aspettativa crolla, l’amore si trasforma in dipendenza, rabbia o delusione.
Freud era chiaro: finché non capisci cosa stai cercando di guarire attraverso l’altro, non stai scegliendo. Stai ripetendo. Una relazione diventa adulta solo quando smette di essere una riparazione inconscia e diventa un incontro reale tra due persone intere, non tra una ferita e una promessa.