20/01/2026
Quando si perde il senso, ci sono buone probabilità che sia finito fuori fuoco. Così lontano da uscire dal nostro raggio visivo oppure così vicino da occuparlo completamente. Che poi il risultato è lo stesso: insoddisfazione e disorientamento.
Se da un lato consegnare il senso totale delle proprie azioni all'esito che producono rappresenta un movimento ritualistico (faccio in funzione di un effetto), dall'altro fare senza la prevedibilità di aspettativa alcuna mette in contatto con un vuoto angosciante e opprimente.
"Stai nel presente" "Vivi giorno per giorno" sono incoraggiamenti privi di significato se non esistono altri tempi in cui possiamo pensarci, proiettarci o immaginarci.
È la vita di un carcerato.
Il qui ed ora è perseguibile solo se esiste una struttura di senso più ampia che tiene insieme i pezzi, altrimenti non si tollera e si va altrove.
Per contro, l'aspettativa di trovare il senso in un futuro risolutivo assomiglia più a un'illusione se i passi per arrivarci restano sospesi in un tempo percepito come sempre uguale.
È la vita di un carcerato.
"Bisogna investire nel proprio futuro" "I sacrifici ripagano sempre" suonano come promesse già infrante se nel frattempo perdiamo lo sguardo sulle cose più prossime.
Uno sguardo al dito, un altro alla luna.