Dott.ssa Federica Taglialatela - Psicologa

Dott.ssa Federica Taglialatela - Psicologa Psicologa

Quando si perde il senso, ci sono buone probabilità che sia finito fuori fuoco. Così lontano da uscire dal nostro raggio...
20/01/2026

Quando si perde il senso, ci sono buone probabilità che sia finito fuori fuoco. Così lontano da uscire dal nostro raggio visivo oppure così vicino da occuparlo completamente. Che poi il risultato è lo stesso: insoddisfazione e disorientamento.

Se da un lato consegnare il senso totale delle proprie azioni all'esito che producono rappresenta un movimento ritualistico (faccio in funzione di un effetto), dall'altro fare senza la prevedibilità di aspettativa alcuna mette in contatto con un vuoto angosciante e opprimente.

"Stai nel presente" "Vivi giorno per giorno" sono incoraggiamenti privi di significato se non esistono altri tempi in cui possiamo pensarci, proiettarci o immaginarci.
È la vita di un carcerato.
Il qui ed ora è perseguibile solo se esiste una struttura di senso più ampia che tiene insieme i pezzi, altrimenti non si tollera e si va altrove.

Per contro, l'aspettativa di trovare il senso in un futuro risolutivo assomiglia più a un'illusione se i passi per arrivarci restano sospesi in un tempo percepito come sempre uguale.
È la vita di un carcerato.
"Bisogna investire nel proprio futuro" "I sacrifici ripagano sempre" suonano come promesse già infrante se nel frattempo perdiamo lo sguardo sulle cose più prossime.

Uno sguardo al dito, un altro alla luna.

Nutrirsi. Giornate AIAT 2025 - Torino
17/11/2025

Nutrirsi.

Giornate AIAT 2025 - Torino

Giornate AIAT 2024 - Appartenere per essereAncora una volta torno a casa grata per avere la possibilità di sentirmi acco...
18/11/2024

Giornate AIAT 2024 - Appartenere per essere

Ancora una volta torno a casa grata per avere la possibilità di sentirmi accolta all'interno di una comunità in cui mi vedo e mi riconosco.
Sono stati moltissimi gli spunti di riflessione, le domande e le risposte che dentro di me ho cercato.

Alcuni interventi hanno risuonato dentro di me come una delicata melodia, altri come un mare in tempesta, altri ancora come il boato di un tuono: cercare l'altro dentro di sè ha affermato, nella sua presentazione, Zefiro Mellacqua.
È questo quello che siamo chiamati a fare per stare in contatto con l'altro senza perdere noi stessi.

Una scelta che si rinnova, ogni volta.

Se è vero (e lo è) che il modo in cui stiamo a questo mondo dipende dalla lettura che ne facciamo e dai significati che ...
12/09/2023

Se è vero (e lo è) che il modo in cui stiamo a questo mondo dipende dalla lettura che ne facciamo e dai significati che attribuiamo a ciò che ci accade, è vero anche che il cambiamento ha a che fare con un aggiornamento del nostro lessico interiore.

Negli ultimi tempi mi sono spesso fermata a pensare alla grammatica del cambiamento, perché il pensiero è fatto anche di parole e quelle parole determinano la nostra realtà: più scarno è il nostro bagaglio lessicale, più appaiono ridotte le possibilità di interpretazione, e quindi di significati e quindi di azione e di movimento.

La sintassi della sofferenza ha regole molto rigide e si basa su un principio che spesso è quello dell'esclusione che non tiene affatto conto della ricchezza del nostro mondo interiore, dove può essere vera una cosa e anche il suo contrario. La logica vuole che se siamo tristi allora non possiamo essere anche felici, che se stiamo facendo qualcosa di bello allora non possiamo essere anche spaventati, e via così ci intrappoliamo in una dicotomia che non lascia spazio alle infinite sfumature che abitano noi e l'altro da noi.
E se non possiamo tenere insieme, allora ci dividiamo, ci frantumiamo, ci dissociamo, negando l'esistenza di parti mai viste, ma esistenti.

Bisogna trovare nuove parole, imparare a pronunciarle e ad ascoltarle, bisogna creare nuovi nessi e nuove regole grammaticali per dare spazio a ciò che abbiamo dentro.
Io il cambiamento me lo immagino cosi: laddove c'era una o, adesso c'è una e.

Ho scoperto l'efficacia che non sapevo di avere solo quando ho smesso di fare a pugni con i miei limiti e ho trovato il ...
29/06/2023

Ho scoperto l'efficacia che non sapevo di avere solo quando ho smesso di fare a pugni con i miei limiti e ho trovato il coraggio di dire "questo non fa (più) per me".
Qualcuno potrà obiettare appellandosi a parole come "zona di comfort" "pigrizia" "crescita personale" e tutte ste robe da coaching che mi fanno venì l'orticaria, io invece dirò una cosa che va decisamente contro la corrente della retorica dell'onnipotenza che caratterizza così tanto il nostro tempo: non possiamo essere tutto ciò che vogliamo prescindendo da noi stessi.
Individuare i limiti significa tracciare i confini che mi rendono me e non altro, tutto ciò che esiste, esiste perché de-limitato.
L'incapacità, l'impotenza, l'inutilità, il disorientamento e la confusione sono il rinculo della spinta delirante a voler essere qualcosa che va oltre sè e oltre la natura umana stessa.
E così, nel tentativo di superarci, ci scontriamo miseramente con noi stessi, confondendo un dato di realtà col fallimento.
Possiamo sperimentarci come persone di successo solo se partiamo dai nostri limiti, non frustrandoli a tutti i costi.
È nell'accettazione del limite che è racchiuso tutto il nostro potere, non nella sua negazione o nel suo ostinato superamento.
E no, non sei tutti i limiti che superi.

Ci sono eventi che generano una frattura, una terra di mezzo, un limbo che separa il prima dal poi. In questo spazio off...
03/04/2023

Ci sono eventi che generano una frattura, una terra di mezzo, un limbo che separa il prima dal poi.
In questo spazio offuscato tutto è fermo e l'immobilità si fa garante di contenimento: non ti muovere e non succederà niente di brutto, non ti muovere e niente si muoverà: il non movimento diventa così un modo per restare saldi su un suolo che si è spostato da dov'era prima.
La necessità è quella di tenersi aggrappati a qualcosa di vagamente familiare, di vagamente sicuro, quando intorno e dentro tutto trema.

In questa spaccatura però non è vero che non succede niente, non è vero che c'è solo stasi e quiete, in questo spazio si muovono due forze pulsionali che spingono in direzioni opposte: quella conservativa che chiede consolidamento e quella evolutiva che pretende mutamento. Così, scissi in questa ambivalenza che non trova la possibilità di integrarsi in alcun modo, rimaniamo in uno stato ibrido che ci consente di stare un po' nel prima e un po' nel dopo, ma in realtà non stiamo da nessuna parte.

Stare nella terra di mezzo è come stare in un lutto senza fine, dove il tempo si aggroviglia su se stesso e l'attesa diventa illusione di ritorno al prima e negazione di un tempo che in realtà và in una sola direzione.
Stare nella terra di mezzo è sostare in quello spazio che divide ciò che sarei voluto essere e ciò che sono, ciò che avrei desiderato avere e ciò che ho.

E allora mi chiedo chi sono oggi? Cosa desidero per me adesso?

Preludio di una staticità sempre più stagnante e di un lento spegnimento degli entusiasmi, l'età adulta è da molti consi...
18/09/2022

Preludio di una staticità sempre più stagnante e di un lento spegnimento degli entusiasmi, l'età adulta è da molti considerata come l'entrata negli inferi danteschi: "lasciate ogne speranza voi ch'intrate".
Perché è così che ce l'hanno raccontata: un enorme, gigantesco vortice fatto di scartoffie dalle quali dipende la nostra vita: contratti, tasse, fatture, mutui, domande, concorsi, partita iva (per i sognatori come me), cassa previdenziale, assicurazioni (perché che fai? Alla pensione non ci pensi?).
Insomma il mondo degli adulti pare essere incentrato sulla praticità. Sul fare e, inevitabilmente, sulle responsabilità che siamo chiamati a prenderci.
Succede però anche un'altra cosa, che ha a che fare con la traduzione che tutto questo assume sul piano psichico: devo farcela e posso contare solo sulle mie forze.
Nulla di più falso.
Perché se è vero che l'età adulta è responsabilità, questo vale anche per i nostri bisogni, tutti.
È saper prendersene cura, imparare a riconoscerli, è darsi il permesso di poterli esprimere e di chiedere aiuto quando ne sentiamo la necessità. È ascoltare il proprio corpo quando ci parla e concedersi una pausa.
È ritagliarsi quei sani e nutrienti momenti di leggerezza, che non vuol dire de-responsabilizzarsi, ma anzi essere responsabili verso il proprio bambino interiore che c'è ancora e ha tutto il diritto di esistere.

Ecco, per me essere adulti è imparare ad avere cura di se stessi e questo chiama inevitabilmente in causa anche l'altro.

E si, sto parlando con il mio cane.

Il primo lunedì del nuovo anno è andato.Quante aspettative legate a questo giorno? Quante aspettative riposte in questo ...
04/01/2022

Il primo lunedì del nuovo anno è andato.
Quante aspettative legate a questo giorno?
Quante aspettative riposte in questo 2022?

Io ne ho tante. Mi guardo indietro e mi dico che non è vero che è tutto fermo da due anni.
Sono cambiate così tante cose, fuori e dentro di me.
E allora se è vero che il cambiamento va costruito e non atteso, iniziamo da noi.
Il segreto non risiede nel trovare le risposte, ma nel porsi le domande giuste.

Siate curiosi verso voi stessi 🍀

Ascoltare l'altro, accogliere la sua sofferenza, sospendere il giudizio.Ascoltare cosa suscita in noi, accoglierlo, mant...
23/10/2021

Ascoltare l'altro, accogliere la sua sofferenza, sospendere il giudizio.
Ascoltare cosa suscita in noi, accoglierlo, mantenerlo

Un processo di ascolto parallelo che contiene noi e l'altro in una relazione che ripara

Ascoltare per comprendere, non per rispondere.

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