Studio Ākāśa Yoga

Studio Ākāśa Yoga Hatha Yoga - Yoga Nidra e Meditazione - Yoga in Gravidanza e accompagnamento alla nascita - Yoga Post parto - Yoga bimbi - Yoga d'argento

✨ Yoga Post Parto ✨Esiste un luogo, sospeso tra il tempo e il corpo, dove il ricordo del parto abita ancora. Non è solo ...
13/04/2026

✨ Yoga Post Parto ✨

Esiste un luogo, sospeso tra il tempo e il corpo, dove il ricordo del parto abita ancora. Non è solo un racconto fatto di ore e di volti, è una vibrazione che scorre sottopelle, un’eco che la mente ha provato a riordinare, ma che il corpo custodisce nella sua forma più pura.

Forse ti sei sentita frammentata tra la forza di un oceano e la fragilità di un guscio.
Fermati, ascolta, sposta l’attenzione dal ricordo narrato alle sensazioni. Cosa è scivolato in secondo piano, oscurato dal boato di emozioni troppo intense?
C'è un non detto che chiede di essere visto, ascoltato?
C'è una tensione nelle spalle o un vuoto nel respiro che parla di quella paura o di quell'incertezza?

Comincia ad accogliere quelle tracce, onora attraverso l'ascolto l'inestimabile profondità che la Nascita ti ha permesso di vedere, abbracciati con gratitudine per tutto ciò che hai vissuto e dai spazio alle emozioni che chiedono ascolto, anche quelle che ancora ti fanno tremare.

Cerca le parti di te che hanno ancora bisogno di cura. Quelle che forse non si sono sentite pienamente viste, ascoltate o accolte nella loro nudità emotiva.

Senti il tuo corpo, domandagli, con estrema tenerezza, del rispetto ricevuto, delle intenzioni che sono state onorate o tradite, dell'amorevolezza donata, delle emozioni e delle intenzioni inascoltate.

Sai dove sei? Sei cosciente di ciò che ti è successo?

Il parto non è solo la nascita di un figlio, è la metamorfosi profonda di una donna.

Scegli di onorare ogni frammento di quel parto, il dolore, la vergogna, l'amore, la gioia, la paura, l'euforia.

Scelgi di abbracciare te stessa con amorevole cura e riconoscenza ❤️

✨ Si apre oggi il percorso di Yoga Post Parto ✨

08/04/2026
✨ Yoga & Trekking in Montagna ✨La montagna non è solo una meta, è uno stato mentale. Chi frequenta i sentieri sa che la ...
07/04/2026

✨ Yoga & Trekking in Montagna ✨

La montagna non è solo una meta, è uno stato mentale. Chi frequenta i sentieri sa che la vera libertà si conquista con il fiato regolare, il passo fermo e la mente lucida.

Come lo Yoga può aiutarci a prepararci al meglio per accompagnare i nostri passi?

Il 6 Giugno ci ritroviamo in studio per una sessione dedicata a chi ama le camminate in quota.

✨ Forza e stabilità: Prepariamo il corpo a macinare dislivello con fluidità e resistenza.

🌬️ Il fiato in salita: Tecniche di respirazione per non andare in affanno quando il sentiero "tira".

🧠 Presenza nel passo: Concentrazione e focus per affrontare i passaggi tecnici con calma e sicurezza.

6 Giugno
9.00 - 11.30
Studio Akasa Yoga - Via Roma 103, Quarto d'Altino (VE)

✨ Meditazione Mindfulness & Self Compassion ✨Una serata speciale dedicata a Te ❤️In un mondo che ci spinge sempre a corr...
07/04/2026

✨ Meditazione Mindfulness & Self Compassion ✨

Una serata speciale dedicata a Te ❤️

In un mondo che ci spinge sempre a correre, ecco uno spazio per fermarti, respirare e connetterti con le tue parti interiori ✨

Durante l'incontro, praticheremo un tipo di meditazione ispirata ai Sistemi Familiari Interni (IFS): un approccio profondo per coltivare una presenza consapevole e un ascolto accogliente verso tutte quelle "parti" che danno forma al nostro Sé. Non si tratta semplicemente di una meditazione ma di un modo per imparare a volersi bene con gentilezza e compassione.

Mercoledì 20 Maggio
Dalle 20:00 alle 21:15
Studio Akasa Yoga – Via Roma 103, Quarto d'Altino (VE)

I posti sono limitati per garantire a tutti la giusta armonia.

✨Il Corpo Accusa il Colpo✨ Seconda parte del Workshop sullo Yoga & il Sistema Nervoso ❤️ Dopo aver esplorato le basi del...
07/04/2026

✨Il Corpo Accusa il Colpo✨

Seconda parte del Workshop sullo Yoga & il Sistema Nervoso ❤️

Dopo aver esplorato le basi del Sistema Nervoso, facciamo un passo avanti nel nostro viaggio di consapevolezza.
Il corpo contiene le mappe del nostro vissuto, trattiene tensioni, emozioni e memorie somatiche che influenzano il nostro benessere quotidiano. Questo workshop è un invito a rallentare e ascoltare ciò che il corpo ha da raccontarci.

Cosa faremo insieme?

In questo secondo appuntamento, passeremo dalla teoria alla pratica profonda per:

✨Osservare le memorie somatiche: Imparare a riconoscere dove il corpo "stocca" lo stress.
✨Trasformare la reattività: Passare dalla reazione impulsiva alla risposta consapevole.
✨Alleviare l'infiammazione: Pratiche dolci per favorire i processi di autoriparazione del corpo.
✨ Regolare il sistema nervoso: Ritrovare l'equilibrio tra attivazione e riposo.
✨ Respiro Vitale: Liberare il diaframma per un respiro finalmente pieno e rigenerante.

Il workshop è aperto anche a chi non ha partecipato alla prima parte❤️

Sabato 9 Maggio
Dalle 9.00 alle 11.00
Studio Akasa Yoga
Via Roma 103, Quarto d'Altino (VE)

✨Yoga Post Parto - NUOVO CALENDARIO ✨🌸 Un percorso di rinascita, consapevolezza e presenza 🌸Il post parto è un tempo sac...
07/04/2026

✨Yoga Post Parto - NUOVO CALENDARIO ✨

🌸 Un percorso di rinascita, consapevolezza e presenza 🌸

Il post parto è un tempo sacro, un momento di grandi cambiamenti fisici ed emotivi, un tempo molto delicato e prezioso che merita la massima cura e amorevolezza.

Torna così, nel nuovo Studio Ākāśa Yoga,
il percorso dedicato alle madri, per accompagnare ogni donna in un cammino di presenza e accoglienza, nel ritrovare il proprio centro e la propria immensa forza. Un momento per abbracciare luce e oscurità, per accarezzarci nella fatica e accogliere la totalità che il diventare madre porta con sé, anche quello che abbiamo paura di riconoscere.

Dare alla luce è un processo che non finisce con la Nascita e molto spesso la mente fatica ad accogliere i ritmi che questa gestazione richiede oltre alla gravidanza, ritmi che il corpo conosce e ricerca con assoluto bisogno.

Un tempo dedicato alle emozioni, al respiro, all'abbandono, al movimento, al recupero di una nuova forma di me, che non è più quella di prima.

✨Sette incontri, ogni Lunedì mattina dalle 9:30 alle 10:45:

13 Aprile: Accogliere la memoria del Parto – Per riconoscere il corpo e amare le proprie ferite.

20 Aprile: Respiro e Pavimento Pelvico – Tra movimento, propriocezione e riabilitazione respiratoria.

27 Aprile: Mobilità Post Parto (Parte 1) – Accompagnare il corpo al recupero tra flessibilità e forza.

4 Maggio: Mobilità Post Parto (Parte 2) – Sostenere il cambiamento, scaricare le tensioni e ritrovare l’equilibrio.

11 Maggio: Equilibrio del Sistema Nervoso – Ritrovare la calma e la stabilità interna.

18 Maggio: Voce, Suono, Canto – Strumenti preziosi di autoregolazione e co-regolazione.

25 Maggio: Io sono sorgente – Un incontro su identità, aspettative ed emozioni profonde della maternità.

Il percorso è aperto dai 40 giorni dopo il parto, con certificato ginecologico, fino agli 8 mesi.

Puoi ve**re sola o puoi portare con te il tuo bambino, la tua bambina, lo studio è predisposto ad accogliervi con tutte le comodità di cui avete bisogno 🌸

Il corso si terrà presso lo Studio Akasa Yoga in Via Roma 103, Quarto d’Altino (VE).

✨ Per informazioni e iscrizioni:
📞 Martina Moretti: 340 9779308
🌐 www.spazioakasayoga.it
📱 IG:

"Avete trasformato il primo gradino in una religione del movimento e chiamate yoga ciò che vi impedisce perfino di veder...
04/04/2026

"Avete trasformato il primo gradino in una religione del movimento e chiamate yoga ciò che vi impedisce perfino di vedere la mente"

-Lo scandalo non è fermarsi al corpo, ma raffinarsi fino a perdere la possibilità di vedere che anche la mente, proprio mentre si perfeziona, rimane un oggetto e non la sorgente della conoscenza.-

Se si osserva con onestà il panorama dello yoga contemporaneo, ciò che emerge non è una semplice deviazione, ma una vera e propria ristrutturazione del percorso, nella quale il primo involucro è stato trasformato in un fine e ciò che doveva essere attraversato è stato reso il luogo in cui sostare indefinitamente, producendo una disciplina che ha perso la propria direzione interna pur mantenendo una forma esteriore coerente, perché ciò che viene insegnato, praticato e trasmesso oggi è uno yoga che lavora incessantemente sul corpo senza mai arrivare al punto in cui quel lavoro dovrebbe compiersi, cioè la sua irrilevanza come centro dell’osservazione.

Il corpo, infatti, non è semplicemente una dimensione dell’esperienza, ma il primo punto di condensazione dell’identificazione, il luogo in cui la cognizione si raccoglie e stabilisce un centro operativo, ed è proprio da questo centro che prende forma l’errore cognitivo di asmita, che non è un concetto filosofico ma un atto concreto, un posizionamento reale attraverso cui la mente si riconosce come punto separato e da quel punto costruisce l’idea di un mondo esterno, di una materia da affrontare, di una realtà con cui entrare in relazione, senza rendersi conto che quella separazione non appartiene alla realtà ma alla posizione da cui la realtà viene osservata.

Questo significa che il corpo non è il problema, ma è il primo dispositivo attraverso cui il problema prende forma, ed è proprio per questo che deve essere attraversato e non perfezionato all’infinito, perché il suo perfezionamento, se non conduce al suo superamento, rafforza esattamente quella configurazione che dovrebbe essere dissolta, rendendo sempre più stabile la convinzione di essere quel punto e non ciò che osserva quel punto.

Qui si apre il primo punto che lo yoga moderno ha completamente smesso di sostenere, sostituendolo con una pratica continua e apparentemente evolutiva: l’immobilità come prerequisito cognitivo. Non come postura, non come tecnica, ma come condizione senza la quale il passaggio successivo non può avve**re, perché finché il corpo si muove l’attenzione viene catturata dal movimento e non può rivolgersi verso ciò che il movimento nasconde, e ciò che il movimento nasconde non è un contenuto più sottile ma la struttura stessa della mente, che resta invisibile finché il sistema è interamente impegnato a reagire al cambiamento.

🔷Questo punto deve essere detto con chiarezza, perché riguarda direttamente chi pratica e chi insegna: se il corpo continua a muoversi, la mente non viene vista; se la mente non viene vista, non viene compresa; se non viene compresa, non può essere ricollocata; e se non viene ricollocata, continuerà a occupare il ruolo di soggetto, impedendo l’accesso a ciò che lo yoga dovrebbe rivelare.🔷

E qui non si tratta più di opinione, ma di struttura teorica, perché ciò che nel quarto capitolo viene dichiarato non lascia spazio a interpretazioni accomodanti, e il sūtra IV.19 — na tat svābhāsaṁ dṛśyatvāt — rappresenta una frattura definitiva nella possibilità di confondere il mezzo con la sorgente, affermando in maniera inequivocabile che la mente non è auto-luminosa poiché è oggetto di osservazione.

Questa affermazione, se presa sul serio, ha una portata devastante per lo yoga moderno, perché implica che tutto ciò che può essere osservato, anche nella sua forma più raffinata, anche quando è stabile, chiaro, capace di cogliere simultaneamente molteplici aspetti della realtà, appartiene al campo di ciò che appare e non può coincidere con ciò che conosce, e quindi non può essere la sorgente della conoscenza.

Dire che la mente non è auto-luminosa significa affermare che non possiede luce propria ma riflette una luce che non le appartiene, significa riconoscere che anche quando buddhi si dispone nella sua forma più sattvica, quando diventa trasparente, quando smette di distorcere e si rende disponibile alla manifestazione, essa non illumina ma rende possibile l’illuminazione, e questa distinzione è assoluta perché impedisce definitivamente alla mente di appropriarsi del ruolo che non le appartiene.

Ed è proprio qui che emerge il punto più pericoloso dell’intero percorso, quello che raramente viene affrontato e che invece dovrebbe essere centrale sia nella pratica individuale sia nella formazione: la mente può essere raffinata fino a diventare estremamente potente, può diventare capace di instaurare relazioni di utilità con l’alterità, può diventare stabile, lucida, simultanea, integrata, può arrivare a sostenere una visione ampia e coerente della realtà, e proprio per questo può costruire un filtro egoico di enorme portata che si sostituisce alla visione, producendo una realtà perfettamente funzionante ma ancora mediata.

Yoga è Samadhi!! Ma Yoga, quello onesto, sa bene che il fine dello yoga non è il Samadhi se non in ciò che tecnicamente si pone in trascendenza della totale armonizzazione della conoscenza operata dalla mente e che prende il nome di Asaṃprajñāta che è realizzazione di un umanità che si libera anche della stessa parola Yoga risiedendo in ciò che è pienezza nella singolarità, in sanscrito: Kaivalya.

Questo significa che il perfezionamento della mente non è il fine, ma una fase, e se questa fase non viene superata diventa l’ostacolo più grande, perché rende invisibile il proprio limite proprio nel momento in cui sembra offrire il massimo della chiarezza, ed è esattamente questo che il sūtra IV.19 impedisce, impedendo che anche una mente raffinata venga scambiata per la sorgente.

E allora la domanda torna a essere inevitabile, ma questa volta in maniera ancora più stringente: quando si lavora davvero sulla mente, se il corpo continua a essere il centro della pratica e il movimento continua a impedire la visione della struttura che dovrebbe essere osservata?

Perché senza questo passaggio tutto ciò che viene costruito resta interno al campo delle modificazioni, resta interno alla funzione, resta interno a ciò che può essere osservato, e quindi non può coincidere con ciò che conosce.

Il percorso dello yoga, se preso nella sua interezza, è estremamente chiaro nella sua sequenza: il corpo deve essere reso immobile affinché l’attenzione non venga continuamente catturata dal cambiamento, la mente deve essere raffinata affinché diventi visibile come struttura, e una volta visibile deve essere riconosciuta come oggetto e quindi ricollocata, perché ciò che conosce non appartiene al campo di ciò che può essere osservato.

Finché si è all'interno di un processo non lo si può riconoscere come processo quindi è necessario prima superare il corpo e poi arrivare al punto nel quale la mente abbia finito il suo servizio verso la conoscenza: purusha.

Questo implica una conseguenza che lo yoga moderno continua a evitare: anche la mente, proprio mentre si perfeziona, deve essere messa a riposo, deve concludere il proprio servizio, deve cessare di occupare il centro, perché finché resta al centro, anche nella sua forma più elevata, continua a produrre una realtà mediata.

Ed è qui che si chiarisce definitivamente il senso del percorso, perché non si tratta di diventare più capaci, ma di smettere di confondere la capacità con la sorgente, non si tratta di conoscere di più, ma di cessare la struttura che rende il conoscere un atto separato, non si tratta di raggiungere qualcosa, ma di riconoscere ciò che non è mai stato oggetto e che proprio per questo non ha mai avuto bisogno di essere prodotto.

Questo è il punto che dovrebbe far tremare chi pratica, perché implica che ciò che viene fatto quotidianamente potrebbe non essere ancora yoga nel suo senso pieno, ma una preparazione che non è mai stata portata a compimento.

Questo è il punto che dovrebbe far tremare le scuole di formazione, perché implica che si stanno formando insegnanti su un livello che dice di chiamarsi Yoga perché commercialmente ha appeal ma che nulla ha a che vedere con il reale disvelamento chiamato Yoga.

Questo è il punto che dovrebbe far tremare lo yoga moderno mondiale, perché implica che si è costruito un sistema estremamente efficiente nel primo involucro senza aver ancora aperto realmente il lavoro sul secondo e sul suo superamento e lo abbiamo fatto perché è vendibile insieme ad altre mille corbellerie new age che abbiamo permesso completassero questa ignoranza?

Per quanto tempo un praticante dovrà fare esperienza del movimento attraverso il corpo?

Quando è che potrá iniziare a praticare immobilità?

Quando dovrà iniziare a studiare un valido sistema teorico?

Quando porterà la mente in sazietà?

Questo è il vero Yoga. Il resto mi dispiace è anestetico venduto ad una umanità sofferente."

Simone Carbonardi

✨ Neurofisiologia di un Parto Attivo ✨ Continua il nostro percorso di Yoga in Gravidanza nella preparazione al travaglio...
03/04/2026

✨ Neurofisiologia di un Parto Attivo ✨

Continua il nostro percorso di Yoga in Gravidanza nella preparazione al travaglio e al parto.

A supporto delle pratiche e delle respirazioni che possiamo sperimentare per gestire al meglio il tempo della Nascita ci sono dei temi fondamentali che hanno bisogno di essere interiorizzati e portati nella nostra quotidianità, nel nostro modo di percepire il sentire corporeo e negli strumenti concreti che sentiamo adatti a noi.

La Neurofisiologia del parto attivo è uno di questi e ci permette di comprendere il funzionamento del nostro Sistema Nervoso, in termini di sensazioni, emozioni, oscillazioni ormonali e comportamenti funzionali.

Il compito del sistema nervoso autonomo è quello di tenerci al sicuro, capire il suo movimento e le sue oscillazioni partendo dal nostro sentire ci aiuta a costruire strumenti, comportamenti e risposte naturali, spontanee che ci accompagnano alla flessibilità, all'ampliamento, sempre di più, della nostra finestra di tolleranza, connessione e sicurezza, verso un'esperienza di Parto attiva, sicura, partecipata e presente.

Questo approfondimento ci aiuta a comprendere il valore delle respirazioni, del suono, dei movimenti e delle posizioni naturali e soprattutto ci porta in una postura interiore di forza, sicurezza, presenza e connessione, insegnando al corpo a sentirsi al sicuro anche quando l'esperienza si fa difficile e sconosciuta.

01/04/2026
✨ Yoga, pratiche contemplative, autoregolazione e Sistema Nervoso ✨ "Noi esseri umani siamo cantastorie, esseri creatori...
30/03/2026

✨ Yoga, pratiche contemplative, autoregolazione e Sistema Nervoso ✨

"Noi esseri umani siamo cantastorie, esseri creatori di significato", ma la storia più importante e più vera non è quella che (ci) raccontiamo, è quella che il nostro sistema nervoso scrive ogni giorno nel silenzio del suo movimento e attraverso il linguaggio del corpo.

È attraverso i nostri circuiti invisibili che prima creiamo e poi abitiamo la nostra realtà. Nella ricerca dell'equilibrio interiore e della sicurezza il nostro primo compito è l'ascolto di questo linguaggio al di sotto della superficie.

A volte ci sentiamo frammentati, persi in un'energia caotica o chiusi in un torpore che sembra senza via d'uscita e riaccompagnarci in una condizione di stabilità sembra difficilissimo.

Ma ci sono pratiche e strumenti che ci aiutano concretamente a gestire questi momenti di disconnessione, riportandoci in un territorio dove ci sentiamo sicuri, presenti, dove percepiamo la vita e le sue difficoltà come qualcosa di gestibile.

Sabato mattina, in questo workshop teorico pratico ci siamo dedicati del tempo per conoscere il nostro sistema nervoso, ascoltare i suoi segnali nel corpo, prenderci cura dei nostri bisogni, riconoscere e ampliare il nostro contenitore interno tra capacità e sicurezza e praticare respiri, movimenti e strumenti di flessibilità autonomica.

Un tempo di cura e connessione, di scoperta e grande partecipazione ❤️

✨ Se sei stato presente, che cosa ti ha lasciato quest'esperienza?

🌸 Se avresti voluto esserci, cosa ti incuriosisce di più di questo tema?

28/03/2026

Quando una persona si sente davvero vista, succede qualcosa di estremamente significativo, perché non si tratta solo di essere notati, ma di sentire che qualcuno capisce davvero come ci sentiamo, anche quando facciamo fatica a comunicarlo. Questo, nel tempo, costruisce una sicurezza interiore, una base che ci fa sentire validati in ciò che proviamo, senza doverci nascondere o cambiare per essere accettati.
Allo stesso tempo, essere ascoltati in modo autentico ha un effetto diretto sul nostro sistema nervoso, perché la presenza attenta di un’altra persona contribuisce a regolare le nostre emozioni rendendo più tollerabili anche gli stati più complessi e crea una sensazione di sicurezza che nasce dalla qualità della relazione che stiamo vivendo in quel momento.
La comprensione aggiunge un ulteriore livello, perché implica che qualcuno riesce a stare con noi dentro l’esperienza e a darle forma insieme a noi, permettendo ai pensieri, alle emozioni e alle sensazioni corporee di collegarsi tra loro in modo più coerente, e questo processo di integrazione è ciò che rende la mente più flessibile, più stabile e più capace di affrontare la complessità della vita senza frammentarsi.
Daniel J. Siegel ha sintetizzato questo processo in modo molto chiaro affermando che sentirsi visti, ascoltati e compresi è ciò che permette al cervello di svilupparsi in modo sano, mettendo in evidenza come la qualità delle relazioni non sia soltanto un aspetto emotivo o affettivo, ma una vera e propria condizione biologica per il nostro sviluppo.
Quando queste esperienze mancano, spesso impariamo ad adattarci in modi che possono proteggerci nel breve termine, come chiudersi, evitare di mostrarsi o cercare continuamente conferme dall’esterno, ma che nel tempo rischiano di limitare la possibilità di costruire relazioni autentiche con sé e gli altri.
È per questo che anche in un percorso terapeutico il cambiamento non avviene solo attraverso la comprensione razionale, ma soprattutto attraverso una nuova esperienza relazionale.
G.V.

Opera di Dorrie Joy.

Indirizzo

Via Roma 103
Quarto D'Altino
30020

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Ākāśa Yoga pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Studio Ākāśa Yoga:

Condividi

Ākāśa Yoga

Mi chiamo Martina, sono un’indologa, insegnante di Hatha Yoga e filosofie orientali, amante della ricerca e della meraviglia. Ākāśa Yoga nasce con lo scopo di creare uno Spazio di ascolto e scoperta di sé, uno Spazio di relazione e gentilezza dove poter vivere e sperimentare se stessi attraverso il respiro, il movimento e la ripresa del naturale ritmo interiore.

Ākāśa (आकाश) è un termine sanscrito che viene tradotto come Spazio o Etere, quell’elemento

naturale che insieme alle altre quattro qualità essenziali (Terra, Acqua,Fuoco e Aria) forma

tutto ciò che siamo e tutto ciò che ci circonda, il Macrocosmo (Universo) e il Microcosmo